Un mio caro amico, Vittorio, ex docente di letteratura italiana e straniera, ricco di una cultura fuori da qualsiasi comune immaginabile, ripete spesso: “Chi come me va a San Siro da 60 anni, è come un loggionista della Scala. Non ha bisogno di vedere gli allenamenti, ingolfarsi il cervello di teorie: conosce il calcio come e più di un allenatore, sa distinguere benissimo uno che sa giocare e uno che non è capace”.
Su un blog come questo (ma non solo…), Vittorio sarebbe un eretico. Devo dire per onestà che Vittorio, over ’70 cresciuto a pane e Gipo Viani, Nereo Rocco e Rivera, è spietato in tutti i suoi giudizi, come molti tifosi rossoneri anche più giovani: la storia li ha abituati a Dino Sani, Rijkaard, Albertini, Pirlo, non possono sopportare Musah. Facevano fatica a tollerare Gattuso, per dire. Sto per parlare di Modric.
Quando le migliaia di Vittorio commentano il Milan di oggi criticandolo anche aspramente, partono da Estupinan e magari da Bartesaghi, vanno da Loftus-Cheek, passano per Musah e De Winter (qualcuno anche da Pavlovic e Gabbia), arrivano alle perplessità per queste prime uscite di Ramos. In quei ruoli la storia ha regalato Maldini, ma anche Maldera, Kaladze, Jankulovski; Benetti, Ancelotti, ma anche Ambrosini; e Salvadore, Rosato, Bet, Costacurta, per non parlare dei centravanti…
Io riesco più facilmente a metabolizzare, anche quando penso al mio mestiere in cui ho conosciuto Gino Palumbo, Bruno Raschi, Gianni Brera, Maurizio Mosca, Silvio Garioni e tanti altri maestri, tante altre firme sopraffine. I tempi cambiano, resta la malinconia, ma bisogna farsene una ragione. Aggrapparsi al poco di buono che rimane, perché è in tutto il mondo, in tutti i campi, in ogni valore e aspetto della nostra vita che la qualità è scesa, è crollata. Eppure esistono ancora molta, moltissima educazione, ingegno, laboriosità, abnegazione: certo, bisogna cercarla, ma non è difficile. Si trova tanta qualità persino sul web. Un po’ come in tv: programmi trash, gossip, spazzatura, ma anche arte, documentari, storia, natura, scienza. Dovrebbero essere le nostre scelte a determinare l’offerta.
Avendola presa un po’ alla larga, concludo parlando della Cina che non considero affatto un modello di vita né tantomeno un esempio di moralità, ma un merito recente glielo riconosco: per le pubblicità, da agosto hanno cominciato a tappezzare le grandi città con cartelloni, megascreen e murales, non con testimonial popolari, tradizionali (influencer, cantanti, attori, vip…), ma con i loro scienziati tra i quali un paio di premi Nobel.
Questa lunga ouverture per arrivare a Luka Modric. Come Vittorio, seguo il calcio da 60 anni perché già da quando ne avevo 6 ho iniziato a correre dietro al pallone all’oratorio, scrivevo le cronache delle partite che giocavo a Subbuteo da solo in casa, ho iniziato a comprare la Gazzetta dello Sport – tutti i giorni – quando ne avevo 8 e prendevo il tram per andare a scuola dall’altra parte di Milano. Non so spiegarmi com’è possibile che nel Milan, in “questo” Milan per di più, Luka Modric possa essere un problema, di qualsiasi specie e natura. Non me lo so spiegare.
Empiricamente penso che l’unico tema vero sia la sua gestione, avendo compiuto 41 anni da pochi giorni. Questo percorso lo aveva iniziato con Ancelotti a Madrid, accomodandosi spesso in panchina e subentrando, o viceversa. Certo, il titolare e il suo ricambio erano di levatura differente rispetto ai compagni attuali, ma insomma penso che Jashari un po’ di fiducia la meriti. Il problema non è questo, ma ciò che Amorim dice di lui: “Può giocare solo un certo tipo di partite (…), quelle che controlliamo. Se comincia ad essere un incontro di pura corsa, non è adatto a lui. Per giocare con Modric dobbiamo avere un dominio nel possesso e nel controllo”.
Dunque: tutti i milanisti (risultano agli atti anche l’allenatore e la società) hanno palpitato per tutta l’estate nell’attesa della scelta di Modric, se restare al Milano o chiudere col calcio e fare il dirigente. La sua decisione di proseguire è stata accolta con un tripudio. A metà settembre Modric è ridotto a una certa possibilità di impiego? Voglio interpretare Amorim. È lui che ha promesso una squadra di dominio e controllo; dovrebbe essere la regola, anche se ovviamente ci vogliono tempo e pazienza. Ma durante questo tempo e questa pazienza, chi meglio di Modric può aiutare la squadra nel dominio e nel controllo? In soldoni significa che contro Torino e Venezia può giocare, contro la Juve e la Lazio no? In tutta onestà, faccio fatica a capire. Il senso del discorso di Amorim lo rispetto e lo capisco, sia chiaro: parliamo di un genio che purtroppo ha 41 anni.
Però non posso che chiudere, come ho aperto, citando Vittorio: in una squadra con Estupinan, Loftus-Cheek e qualche altro, il problema può mai essere Modric? Se il Milan giocasse con continuità come nella ripresa all’Olimpico, penso che nessun altro in Europa – ancora oggi – potrebbe essere più utile e concreto di Modric. Sono convinto che Amorim in silenzio la pensi come me: il problema è la squadra, non Modric. Se la squadra gira, in “questa” squadra Modric non può che essere titolare, lasciandolo fuori solo per tirare il fiato. Ogni tanto.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











5 risposte
Mi identifico nel tuo caro amico ex docente Vittorio per età, milanismo e pensiero grande Luca! Concordo con le riflessioni sul rendimento del tuo omonimo sul campo verde! Passata la quarta decade soltanto rari e volitivi calciatori riescono a rendere costantemente al top.
Una vecchia auto di marca francese quando si arrestava il motore ripartiva con l’uso di una manovella a corredo sotto al suo cofano….Ecco, se Modric stesse, ma solo biologicamente invecchiando, potrebbe tranquillamente subentrare nella scomoda attuale mediocrità del nostro team per rimetterlo, con vitaminica rigenerazione, sempre e comunque in una nuova dimensione energitica di motus proprio!
Forza Milan! Torna ad essere un Diavolo indiavolato!
Un caro abbraccio.
Massimo 48 ❤️🖤
Ciao Luca, mi permetto di provare a interpretare l’affermazione di Amorim. A mio modesto parere, intende dire a suocera perché nuora intenda. “Può giocare solo un certo tipo di partite (…), quelle che controlliamo. Se comincia ad essere un incontro di pura corsa, non è adatto a lui. Per giocare con Modric dobbiamo avere un dominio nel possesso e nel controllo”, credo voglia dire che per il momento la squadra non applica ancora il modo di giocare richiesto, con il risultato che ci troviamo a rincorrere l’avversario invece di essere in controllo. Questo comporta riflessi negativi per tutti, a maggior ragione per un atleta che non ha più venti anni da un bel pezzo. Anche io, come Vittorio, mi picco di sapere riconoscere un purosangue semplicemente da come stoppa la biglia. Poi mi rendo conto che se sono qui a scriverti invece di essere sulla panchina a dirigere i nostri ragazzi ci deve essere un motivo. E sono convinto che se Gianni Brera, a dispetto della sua abilità di dribbling lessicale, avesse avuto in mano il Milan, le emozioni degli anni meravigliosi di Sacchi – per dirne una – non le avrei mai provate. Un abbraccio e come sempre forza Milan!
Avere 40enni in squadra con nomi pesanti è sempre un problema soprattutto se si pensa che possa essere la soluzione.
Buongiorno.
Concordo sul fatto che non può essere Modric il problema in un Milan che ha i giocatori nominati nell’articolo.
Già a Madrid, Modric non era più titolare, ma spesso entrava a partita in corso, quando i ritmi erano meno incalzanti.
Modric è un grande professionista ed è per questo che a 41 anni gioca ancora in Europa, per cui il problema in un certo senso è altrove.
E’ fuor di dubbio però, a mio avviso, che Modric vada gestito in un certo modo, magari proprio come faceva il Real.
Non ne ho la controprova, ma se avesse giocato Jashari per esempio dall’inizio contro la Juventus, forse nel finale (diciamo gli ultimi 25 minuti), l’ingresso di Modric avrebbe consentito di gestire la partita portando via i tre punto, così come a Roma.
Certamente, insistere con certi giocatori nominati nell’articolo è un pò come non voler partecipare al campionato.
Sono tutti utili, ma qualcuno in questo momento è indispensabile: Pulisic, per esempio, se in condizione, non può e non deve essere panchinato, per cui a questo punto se vogliamo essere competitivi anche in Europa, quest’ultimo deve giocare.
Immagino che Amorin si sia reso conto che il suo impianto di gioco possa essere messo in crisi da un quarantunenne e questo è accettabile; ciò che non è accettabile è il fatto che si sia reso conto soltanto ora.
Mi ricorda tanto la storia del mio omonimo (anche se scritto diversamente) Giampaolo che si accorse dopo la prima giornata, con annessa sconfitta, che Suso, il “mattonellista”, non era un 10.
Allora ci troviamo di fronte ad un grande campione ed anche ad una persona intelligente: ritagliare un ruolo apposito per Modric, come è stato al Real Madrid, non è un insulto a questo grande giocatore, ma a patto che gli esperimenti di Amorim siano finiti.
Adesso si fa sul serio, già da stasera….
…pensavo si facesse sul serio!.
Colpa dei tifosi nervosi…