La Coppa UEFA, dopo Juventus-Fiorentina dell’anno precedente (primo atto conclusivo esclusivamente italico nella storia delle manifestazioni internazionali), è nuovamente contesa, nella stagione 1990-91, da due squadre del nostro movimento: questa volta sono Inter e Roma ad affrontarsi nella finale della più qualitativa fra le competizioni continentali e, a trionfare, sono i nerazzurri, capaci di rinnovare la bacheca europea del club meneghino a distanza di ventisei anni dall’ultimo successo in Coppa dei Campioni.
Per la terza stagione consecutiva il trofeo resta dunque in Italia, dopo i trionfi di Napoli e Juventus.
Trapattoni solleva la sua seconda Coppa UEFA e, dopo i cinque ottenuti con la Juve, annovera il personalissimo sesto titolo internazionale che, a onor del vero, non sarà l’ultimo.
Nel 1991-91, per il quarto anno consecutivo, dopo tre coppe vinte e due atti conclusivi esclusivamente nostrani, l’Italia conduce in finale una nuova compagine: il Torino, però, interrompe la striscia di successi dei nostri club cedendo al cospetto dell’Ajax (che conquistando la Coppa UEFA diviene il secondo club, in ordine cronologico, dopo la Juventus, ad annoverare la totalità delle competizioni internazionali) solo per la regola dei gol in trasferta. Il 2-2 del “Delle Alpi” consente ai lancieri, con il successivo 0-0 di Amsterdam, di vincere l’unico trofeo di cui la bacheca olandese era sprovvista.
Questa edizione passerà alla storia del nostro calcio anche per l’incredibile successo del Genoa sul campo del Liverpool, con “Anfield” violato per la prima volta da una squadra italiana: il grifone verrà poi eliminato in semifinale proprio dall’Ajax (con il Torino che invece porta a casa lo scalpo del Real Madrid, battuto due a zero fra le mura amiche del Delle Alpi” dopo il 2-1 per i blancos al Bernabeu), eludendo una terza finale consecutiva tutta italiana.
La Juventus diviene, nel 1993, la prima squadra europea a vincere per tre volte la Coppa UEFA: grazie ai sei gol realizzati nelle due partite dell’atto conclusivo, i bianconeri ( guidati da uno straordinario Roberto Baggio) tramortiscono il Borussia Dortmund, suggellando una vittoria straripante contraddistinta dallo scarto maggiore nella storia della competizione.
Giovanni Trapattoni (il primo allenatore nella storia ad aver vinto le tre principali competizioni europee per club con la stessa squadra e, in seguito, tutte le manifestazioni allora gestite dalla confederazione) vince così il settimo personalissimo titolo internazionale e la terza Coppa UEFA della propria carriera (record battuto successivamente da Unai Emery ), dopo i successi con la Juve nel 1977 e con l’Inter nel 1991.
Proprio i nerazzurri, a distanza di soli tre anni dalla vittoria sulla Roma, conquistano la seconda Coppa UEFA della propria storia battendo in finale, con un doppio uno a zero, gli austriaci del Salisburgo. Un atto conclusivo che, e sarebbe stata la terza volta in cinque anni (ed in tal senso la statistica sarebbe ulteriormente migliorata l’anno seguente a quello narrato), avrebbe potuto mettere di fronte due squadre italiane: dopo Fiorentina-Juventus del ’90 e per l’appunto Roma-Inter del ’91, i nerazzurri trionfatori ed il Cagliari avrebbero potuto rendere totalmente italica la manifestazione qualora non fossero state sorteggiate in semifinale; gli isolani, altresì, erano riusciti nell’impresa di eliminare la Juve (detentrice del trofeo) ai quarti.
La straordinaria peculiarità del successo dell’Inter, che fa della beneamata la compagine peggio classificata nel proprio campionato ad aver vinto una competizione continentale, è rappresentata dall’averlo ottenuto in una stagione a dir poco negativa, con la retrocessione evitata soltanto alla penultima giornata da Marini, subentrato a Bagnoli, nonostante importanti investimenti come Bergkamp e Jonk, sommariamente molto al di sotto delle aspettative (anche se il futuro fantasista dell’Arsenal fu comunque capace di trionfare nella classifica dei cannonieri della competizione).
Nel 1994-95 iI Parma, dopo la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea, fa sua anche l’ambita Coppa UEFA battendo in finale la Juventus di Lippi, contro cui, nella corrente annata, diede vita ad un triplice, entusiasmante, duello, che vide i ducali, per l’appunto, vincere il trofeo continentale dopo la consueta doppia finale ed i bianconeri avere la meglio in campionato (titolo conquistato al primo anno della nuova gestione tecnica e a distanza di nove stagioni dall’ultimo scudetto “trapattoniano”) e nella duplice, anch’essa allora, finale di Coppa Italia. Decisivo risultò, fra andata e ritorno, l’ex Dino Baggio, autore di entrambe le reti messe a segno dalla compagine emiliana: per la Juve fu la prima sconfitta della storia in una finale di Coppa UEFA.
L’anno successivo, dopo sette edizioni consecutive, addirittura nobilitate da tre derby, nessuna squadra italiana raggiunge la finale di Coppa UEFA: le partecipazioni senza interruzione dei nostri club, qualora anche nella corrente narrata annata fosse accaduto, sarebbero ammontate a undici fino al 1999. A trionfare, sulla rivelazione Bordeaux di un certo Zidane, è il Bayern Monaco, che, facendo suo questo trofeo, diviene la terza squadra nella storia del calcio europeo, dopo Juventus ed Ajax, a conquistare la totalità delle manifestazioni internazionali.
La Coppa non torna in Italia neppure nella stagione 1996-97: lo Schalke 04, battendo nella doppia finale l’Inter dopo i calci di rigore, conquista il suo primo e unico trofeo internazionale (a cui andrebbero aggiunte due coppe Intertoto, ufficialmente riconosciute dall’UEFA).
È dunque ancora una tedesca, alla stregua di quanto accaduto alla favoritissima Juventus in Champions League contro il Borussia Dortmund, a fermare una nostra compagine in prossimità del traguardo continentale, rendendo avara di trionfi una stagione calcistica che, in virtù della notevole forza delle nostre rappresentanti nel periodo più fulgido del nostro calcio, avrebbe dovuto riservare ben altre soddisfazioni.
Per la Germania la vittoria dello Schalke rappresenterà l’ultimo titolo nella competizione per ben 25 anni: il successo dell’Eintracht nel 2022 riuscirà a porre fine ad un tale digiuno, lungo, per l’appunto, un quarto di secolo, riconducendo la vecchia Coppa UEFA in terra teutonica.
Nella stagione seguente va di scena la quarta finale tutta italiana del decennio: l’Inter accantona la delusione germanica dell’annata precedente battendo nettamente la Lazio per tre reti a zero al “Parco dei principi” di Parigi, conseguentemente agganciando la Juve a quota tre nella graduatoria di tutti i tempi.
Il derby italico sancisce una novità di rilievo, in senso assoluto, nella manifestazione: la finale fra biancocelesti e nerazzurri è la prima in gara secca dell’intera storia della Coppa UEFA. Zamorano, Zanetti ed uno straordinario Ronaldo, gli autori delle marcature che decretano il successo della compagine meneghina.
Il dominio delle nostre squadre, inaugurato dalla vittoria del Napoli di Diego, volge al termine dopo due due lustri: il Parma, battendo nettamente l’Olympique Marsiglia per tre a zero, conquista la seconda Coppa UEFA ed il quarto titolo internazionale della sua storia.
Le reti di Crespo, Vanoli e Chiesa, in quel di Mosca, decretano non solo la schiacciante vittoria degli uomini di Malesani ma sanciscono, a posteriori (incredibile a supporsi in quel momento), l’ultimo trionfo di una società del nostro movimento in una competizione successivamente ridisegnata e ribattezzata, prima che la straordinaria Atalanta di Gasperini scrivesse la pagina più bella della storia orobica riportando il trofeo nella nostra penisola: lontana dall’elevata competitività storica della Coppa UEFA, l’Europa League ridimensionerà inesorabilmente il fascino irraggiungibile della struttura primordiale delle competizioni europee.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.










