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La somiglianza con Dustin Hoffman è lampante. Roberto Antonelli è per tutti Dustin. È Ricky Albertosi il primo a dargli quel soprannome. Diventa allora altrettanto semplice, quasi per osmotica cinefilia, associargli i titoli dei film che hanno segnato la carriera dell’attore americano. La mente va a Il Laureato o a Rain Man, ma se si dovesse trovare tra i personaggi interpretati da Hoffman quello che più si confà alla personalità di Antonelli, forse bisognerebbe ricorrere a Lenny, il film che ha portato sul grande schermo la storia del comico Lenny Bruce.
Come il protagonista, anche Antonelli non ha mai temuto le critiche. La schiettezza è sempre stata parte della sua personalità, insieme a una classe innata: due qualità che, nel suo caso, sembrano convivere senza mai entrare in collisione.
Inizia la sua carriera nel Monza, tre stagioni importanti nelle quali colleziona 66 presenze condite da 12 gol. Finisce in orbita Milan che lo manda in prestito prima al Vicenza, poi ancora al Monza, dove ritorna dopo i primi anni.
È un Milan ambizioso quello che lo acquista nella stagione 1977. La sua firma passa in sordina perché è offuscata dal “caso Capello”: Il centrocampista resta in rossonero ma durante un’amichevole a Vipiteno viene fischiato dai tifosi per aver chiesto un aumento cospicuo per il rinnovo. Antonelli esordisce con il Milan nella gara di Coppa delle Coppe contro il Betis Siviglia del 14 settembre, mentre in campionato debutta nella sfida interna di novembre contro il Bologna. L’attaccante rossonero segna la sua prima rete alla Fiorentina su calcio di rigore, battendo un giovanissimo Giovanni Galli. Il Milan si veste a festa e celebra con cinque reti le 500 partite di Rivera. Non capitava di segnare così tanto dal 15 ottobre 1972 (Milan-Atalanta 9-3). Antonelli è il doppione di Rivera, ripete Liedholm, ma disputa una buona gara. Manca di continuità, persino nella partita stessa, ammette il suo allenatore, ma la fiducia in lui non manca. Per il “Cruijff della Brianza” Liddas ha un vero e proprio debole.
A Foggia il contributo dell’attaccante è più pesante. Il Milan ribalta il risultato dopo essere andato sotto a causa dell’autogol di Turone. Dopo il pareggio di Calloni, Antonelli sigla il definitivo gol del sorpasso con un tocco intelligente, a pallonetto. La classe non manca e nella stagione successiva si mostra fondamentale il suo contributo per raggiungere l’obiettivo della stella. Gioca da 9 e mezzo alle spalle di Chiodi, terminale offensivo. Sono 21 le presenze e 5 le reti messe a segno da Dustin. Tra queste, sicuramente le più importanti sono quelle del pareggio a Perugia e soprattutto dell’1-0 su rigore realizzato contro la Roma a San Siro, che si era guadagnato subendo un fallo da Spinosi. In un’intervista ricorda: “Il rigorista era Chiodi, ma Liedholm indicò me: «Tiralo tu». Chissà come mai decise così, forse per scaramanzia. Una volta mi mandò con Aldo Maldera dal suo amico, il mago Maggi. E niente, il mago ci voleva solo conoscere, piacere, piacere mio, parlammo un po’, forse ci stava studiando e avrebbe riferito a Liedholm, chi lo sa“.
Il finale è quello ovvio: la stella che finalmente può essere fregiata sulle maglie rossonere. Contro il Bologna si certifica la vittoria e l’addio di Rivera al terreno di San Siro. In Antonelli i tifosi, e non solo, vedono il suo erede e tante sono le aspettative per l’annata successiva. Il momento più alto della stagione arriva alla quarta giornata, quando a Milano arriva la Juventus di Trapattoni. Il Milan vince 2-1 e Antonelli mette in rete il pallone del momentaneo 2-0. Nel post partita racconta il momento del gol: “Sono partito come un razzo. Brio non l’ho visto. Più che altro non l’ho intuito. Sentivo la sua mano che voleva prendermi i capelli e poi una spalla, ma non ci è riuscito. Davanti a Zoff ho finto di calciare, poi quando il portiere era sbilanciato, l’ho fatto davvero piazzando la palla in una posizione quasi impossibile.”
Antonelli si ripete ancora contro il Catanzaro e contro il Perugia, sue vittime preferite. A fine campionato la classifica recita “Milan terzo” ma le sentenze che seguono lo scandalo del calcioscommesse retrocedono il povero Diavolo in Serie B. Si narra che Dustin, Maldera e Novellino piangessero dopo aver appreso la notizia. I tre decidono di continuare con il Milan e di diventare la spina dorsale della squadra che riporta i rossoneri in Serie A.
Ed è proprio tra i cadetti che si scatena la vena realizzativa di Dustin. I suoi 15 gol portano il Milan tra l’élite del calcio e si laurea, e chi se non lui, capocannoniere del campionato cadetto. Girano voci di mercato che lo riguardano, anche per una coesistenza complicata con il suo futuro compagno di squadra, lo Squalo Jordan. Ma quando c’è da essere schietti, Antonelli si avvicina al personaggio Lenny, di cui sopra, ripetendo parole forti che aveva già pronunciato dopo la doppietta al Taranto: “Proprio ad Ostuni ho seguito passo per passo tutte le vicende del calciomercato. Ero davanti al televisore quando è stato dato l’annuncio della mia cessione al Napoli in compagnia di Maldera che, guarda caso, si trovava nel mio stesso albergo. Avete perso una grande occasione per vedermi incavolato. Per fortuna si è rivelata una notizia falsa. Sarebbe stata una pazzia cedermi ma al Milan, evidentemente, non ci sono pazzi. Hanno fatto un grande affare a tenermi.”
Ha fiducia nella sua compatibilità tattica, dice che è disposto a giocare più indietro rispetto a Joe Jordan, come faceva con Chiodi, e di poter “marcare” da 10 a 12 gol. Farebbe gola a diverse squadre. I mal di pancia da parte dell’attaccante non sono mancati, ma il Milan ha sempre resistito alle richieste di acquisto del suo cartellino. A dire il vero, quando Ceulemans era finito nei radar dei rossoneri, era dato per certo il suo passaggio all’Udinese. Alla fine, tutto era saltato. Krol, uno che di classe ne capisce, lo vedrebbe bene nel Napoli per la sua capacità di dribblare l’avversario. L’attacco rossonero del campionato 1981/1982 è sterile: i gol di Antonelli sono meno di quelli pronosticati e Joe Jordan chiude la stagione con soli due miseri gol.
Nella partita di Cesena il titanico e disperato tentativo di evitare la retrocessione si racchiude nel gol del vantaggio segnato da Antonelli. È forse la più amara delle vittorie rossonere. Il ritorno in Serie B è il naturale epilogo di un film iniziato male e finito peggio. Antonelli è ai titoli di coda con il Milan. Farina e Fossati si accordano per la cifra di 950 milioni e così Dustin va a giocare al Genoa.
Veste la maglia della Roma. Entra nella storia dei derby della Capitale per il gol segnato nella sfida del 24 marzo 1985. Finisce la sua carriera nella sua Monza, dove tutto era iniziato.
Monza e Milan sono stati il set delle sue recite migliori, ma in rossonero ha vissuto le emozioni più belle, così come i momenti più difficili. Un film nel quale Dustin è stato uno degli attori protagonisti, uno dei giocatori più amati dai tifosi. E, molti anni dopo, negli anni più sfortunati del decennio scorso, suo figlio Luca ha indossato quella stessa maglia che un tempo era stata di suo padre.
Con il Milan ha vinto lo scudetto della stella (1978/1979), una promozione dalla Serie B alla Serie A (1980/1981), una Mitropa Cup (1982).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.











4 risposte
Articolo sontuoso, grande Vincenzo! Ad averne ora giocatori del calibro di “Dustin” Antonelli! Ne avremmo bisogno come il pane…e quí a Roma fra nove ore il ns Milan affronta l’ex Ringhio e dove si spera che qualcuno vesta sul serio i panni di quel campioncino di Dustin!
Buona giornata!
Massimo ❤️🖤
Grazie carissimo Massimo! A Roma abbiamo rischiato, ma forse abbiamo scoperto un giocatore che non ci farà tanto rimpiangere il buon Dustin: Moreira!
Vedremo…
Forza Milan♥️🖤
Come Novellino, anche Antonelli disponeva di grandi mezzi tecnici: il ritiro di Rivera, con loro due, ci faceva meno “paura”.
Antonelli nei primi due anni, mostrò, oltre che un ottimo repertorio tecnico, un dinamismo notevole.
Era veloce ed aveva un tiro secco: bravo con entrambi i piedi e freddo nelle conclusioni.
Eppure, quella partita nell’ottobre del 1979, rappresentò l’ultimo momento di gloria in serie A.
Non considero l’anno in B: teoricamente troppo forti, giocammo partite veramente mediocri ed arrivammo in serie A già stanchi.
Un’ avvisaglia non colta, per la nefasta stagione successiva.
Mi spiace per come fini il rapporto tra il Milan ed Antonelli: lui, più di Novellino, era adatto a portare quel lungo numero 10, ma la stagione in cui tornammo in serie A, lui è Novellino non seppero prenderci per mano e, da un giocatore del suo talento non me lo sarei mai aspettato.
Per questo reputavo loro due i maggiori responsabili della retrocessione…
Lui e Novellino…