IL MERCATO DELL’INGEGNERIA E DEL RISCHIO: ANATOMIA DELLA SESSIONE ESTIVA 2026

Il gong della sessione estiva, scoccato alle ore 20:00 del 1° settembre, consegna agli archivi un calciomercato dominato dalla ricerca spasmodica della sostenibilità e dall’ingegneria finanziaria. La Serie A si trova ancora una volta a dover fare i conti con una disparità strutturale rispetto all’élite continentale: se la Premier League continua a operare come un’autentica Superlega per volume di spesa, e campionati come Liga, Bundesliga e Ligue 1 mantengono modelli d’investimento polarizzati ma solidi, il calcio italiano è ormai maestro nell’arte del compromesso tra prestiti onerosi con obblighi condizionati, valorizzazione di parametri zero e clausole di futura rivendita.

L’analisi dei vertici del campionato rivela visioni progettuali profondamente divergenti. L’Inter ha scelto la strada della continuità strutturale, inserendo nel motore un colpo di caratura internazionale come Curtis Jones dal Liverpool (30 milioni più bonus); le prime uscite confermano un’autorevolezza di gioco invidiabile, nonostante la perdita di alcune pedine importanti (Dumfries su tutti), che però non ne intaccano minimamente la candidatura al primato.

La Juventus ha proseguito l’opera di rimodellamento della rosa, per assecondare il più possibile le richieste del tecnico di Certaldo, puntellando l’attacco con la ciliegina finale di Nick Woltemade dal Newcastle, assicurandosi quella punta con caratteristiche diverse per completare il reparto offensivo, dopo il ritorno di Kolo Muani; la sicurezza tra i pali, riportando in patria Vicario (attenzione anche al colpo Grabara in porta); l’avvio bianconero ha restituito compattezza e aggressione alta, pur con la fisiologica ricerca di maggiore fluidità nell’ultimo terzo di campo. Il vero top-player della stagione la Juve dovrà trovarlo in panchina!

Il Milan è quella che forse ha cambiato di più, quantomeno per filosofia e principi di gioco. La scelta coraggiosa di Amorim ha portato ad un mercato in totale sinergia con le idee del nuovo tecnico, portando giocatori dotati di grande atletismo sulle fasce, come Moreira e Hutchinson, un colpo importante per il nostro campionato come Gila ed infine il vero colpo dell’estate rossonera Goncalo Ramos, fresco bi-campione d’Europa all’ombra della Tour Eiffel. I rossoneri hanno mostrato nelle prime giornate una fase offensiva potenzialmente esplosiva, ma una fragilità di filtro a metà campo durante le transizioni negative, starà ad Amorim, ora a mercato chiuso, trovare la via dell’equilibrio nella nostra Serie A.

Il Napoli ha risposto puntellando la retroguardia con la fisicità imponente di Benoît Badiashile dal Chelsea e inserendo una sorpresa della scorsa serie cadetta come Favasuli; delle big probabilmente è quella che ha operato il mercato più deludente, senza colpi ad effetto in stile estate 2025. Ad Allegri è stata consegnata una rosa forte sicuramente, capace di chiudere alle spalle della sola Inter meno di 4 mesi fa, ma che qualche perplessità la lascia e sarà il tecnico toscano a dover sciogliere più di un grattacapo tattico (in primis il nuovo ruolo in cui viene schierato McTominay), a partire dalla gara di sabato a San Siro.

La Roma, al ritorno in Champions dopo 7 anni, ha portato avanti un mercato a doppio binario, assicurandosi il talento cristallino del giovanissimo Rodrigo Mora dal Porto (operazione complessiva da quasi 50 milioni), Castro e di Koulierakis, ma al tempo stesso puntando su giocatori esperti ed affidabili come Leonardo Balerdi dal Marsiglia e Marten de Roon. L’avvio giallorosso è stato sicuramente al di sopra di ogni più rosea aspettativa, ma per testare realmente la rosa costruita da D’Amico e dalla dirigenza giallorossa bisognerà attendere test più probanti, come quello in programma alla terza giornata contro l’Atalanta di Sarri, ospite all’Olimpico.

Chi quest’anno avrà molti occhi addosso sarà il Como, chiamato per la prima volta nella sua storia al triplo impegno, subito con accesso dalla porta principale. Il mercato dei lariani è stato profondamente diverso da quello della passata stagione, ove si era dovuto gettare le fondamenta del progetto tecnico di Cesc Fàbregas. Quest’anno sono arrivati giocatori in grado di elevare il livello medio della rosa e permettere allo spagnolo di avere valide alternative in quasi tutti i ruoli del campo (in questa direzione gli arrivi di Chalobah, Kaiki, Ricci e Milla), specialmente nella trequarti avversaria, in cui, anche con l’arrivo dell’ex capocannoniere Moise Kean, il ventaglio di soluzioni offensive ha compiuto un ulteriore salto di qualità per peso specifico e profondità. La sfida per la formazione di Fàbregas sarà duplice: da un lato presentarsi sul palcoscenico della Champions League non come una comparsa folcloristica ma come una mina vagante, una squadra capace di imporre la propria identità di possesso anche contro i colossi continentali, dopo lo spettacolo mostrato in tutti i nostri stadi; dall’altro proporsi come la vera outsider della Serie A, una realtà strutturata e senza complessi d’inferiorità, pronta a scardinare le gerarchie consolidate.

Il capitolo più emblematico e complesso della sessione estiva appartiene senza dubbio alla Fiorentina. Spinta dall’urgenza categorica di archiviare la passata stagione, chiusa con un piazzamento deludente che aveva incrinato il rapporto con la piazza, la dirigenza viola ha vestito i panni della vera dominatrice delle trattative, con ben 13 acquisti (alcuni dei quali, specialmente quelli operati negli ultimi giorni, che sembrano più frutto di una frenetica necessità di ribaltare l’attuale situazione, che di concreta programmazione) . Con un coraggio finanziario notevole, la società ha posto le basi non solo per quest’anno, ma ricostruendo anche con giovani di grande prospettiva e con operazioni che sicuramente alzano molto le aspettative intorno ai gigliati. Ad inizio mercato erano impronosticabili le firme di Atta e Mastantuono, così come l’ultimo regalo fatto dalla proprietà ai tifosi, Pedro Goncalves, centrocampista da oltre 100 gol in carriera, nonostante sia solo un classe ’98.  

L’intento programmatico era chiaro: restituire profondità, peso atletico e imprevedibilità a una squadra apparsa lenta e prevedibile la passata stagione. Tuttavia, l’impatto con il rettangolo verde si è trasformato nel peggior incubo possibile: una partenza shock segnata da una manovra sterile, reparti completamente scollati e una fragilità difensiva allarmante. Di certo i tifosi non hanno festeggiato il centenario della squadra come si aspettavano e nonostante si siano giocati appena 180’, Grosso sembra già chiamato ad un forte segnale contro il Torino, chissà se supportato proprio da qualche nuovo volto in casa viola.

Nel perimetro della lotta per non retrocedere, l’attenzione ricade inevitabilmente sulle tre neopromosse — Venezia, Monza e Frosinone —, designate sulla carta come le principali indiziate alla lotta salvezza (insieme al Lecce, uscito ulteriormente ridimensionato dal mercato), ma accomunate solo dal punto di partenza e radicalmente distanti per architettura societaria e filosofia di mercato.

Il Venezia rappresenta l’anomalia più affascinante del lotto. Forte di una proprietà statunitense ambiziosa e disposta a investimenti cospicui, il club lagunare non si è limitato a puntellare la rosa, ma ha varato un piano di patrimonializzazione strutturale. Gli acquisti mirati si inseriscono in un progetto di respiro internazionale che punta a trasformare il brand in una realtà stabile e sostenibile della massima serie, allontanandosi dal classico cliché della matricola votata al puro arroccamento, ambendo a seguire le orme del Como, soprattutto per i grossi investimenti anche extra-sportivo che interessano i territori delle due società.

Il Monza ha impostato la propria strategia sulla razionalizzazione dei costi e sulla ricerca di un pragmatico equilibrio tra profili esperti della categoria e giovani emergenti. Dopo le stagioni di grande espansione, la dirigenza brianzola ha preferito una campagna acquisti chirurgica, volta a massimizzare l’omogeneità dello spogliatoio e a ottimizzare le risorse senza i voli pindarici delle stagioni targate Berlusconi-Galliani, ma portando comunque sia nel nostro campionato giovani interessanti e da seguire (su tutti Varela e Zeballos).

Per quanto riguarda il Frosinone di Alvini Incarna il modello della sostenibilità pura e dello scouting coraggioso. La società ciociara ha puntato sulla valorizzazione di giovani talenti in prestito dalle big, scommettendo sulla freschezza atletica, sull’intensità di gioco e sulla fame di rivalsa di un organico a basso costo, consapevole che solo attraverso l’organizzazione collettiva e la coesione tattica sarà possibile colmare il gap tecnico con le rivali e cercare di ottenere la prima, storica, salvezza in massima serie.

Quadro riassuntivo: il bilancio dei movimenti delle venti di Serie A

  • Atalanta: Acquisti: Gaetano, Kristensen, Elmas, Kessie, Rowe; Cessioni: Godfrey, Palestra, Maldini, Djimsiti, De Roon, Ahanor, Bakker, Cassa.
  • Bologna: Acquisti:Caccavo, Pobega, Alhassane, Amondarain, Dovbyk, Piccoli, Theate, Enem, Mbangula; Cessioni: Aebischer, Amey, Raimondo, Castro, Ravaglia, Dominguez, Lucumi, Dallinga, Enem, Rowe.
  • Cagliari: Acquisti: Romano, Akarakiri, Fazzini, Winks, Kofler, Maldini, Kevin Carlos, Fadera, Ciervo, Gagliardini, Massolin, Sugawara, Nzola; Cessioni: Luvumbo, Belotti, Gallea, Veroli, Wieteska, Albarracin, Prati, Di Paolo, Zappa, S. Esposito.
  • Como: Acquisti: Milla, Cuenca, Kaiki, N. Paz, Liberali, Couto, Chalobah, Kambwala, Ricci, Kean, Snchez; Cessioni: S. Roberto, Cassandro, Nucifero, Felipe Jack, Engelhardt, Vojvoda, Posch, Le Borgne, Rispoli, Gabrielloni, Van der Brempt, Kuhn.
  • Frosinone: Acquisti: Kone, Amey, Raimondo, G. Calvani, Cittadini, Fini, El Azzouzi, Desplanches, Zerbin, Hasa, Akpoguma, Masini, Grillitsch, Schmid, Fayed, Terzic, Tchato, Bobcek, Birligea ; Cessioni: Dixon, Gori, Gelli, Kalaj, Oyono, Grosso, Corrado.
  • Fiorentina: Acquisti:  Brescianini, Viery, Dragusin, Atta, Jimenez, Oulai, Valdepenas, Mastantuono, Pellegrino, Gnonto, Beto, Njie, João Mário, Goncalves; Cessioni: Beltran, Kouadio, Amatucci, Martinelli, Fazzini, Gosens, Richardson, Bianco, Distefano, Barak, Scuderi, Comuzzo, Blabo, Moreno, Sohm, Fabbian, Kean, Piccoli, Fortini, Nzola.
  • Genoa: Acquisti: Colombo, M. Vaz, Baldanzi, Meichtry, Wiafe, Puczka, Traorè, Mitaj, Havel, Osmaijc, Drameh, Robinho Jr; Cessioni: Ekhator, Consiglio, Odero, Debenedetti, Vogliacco.
  • Inter: Acquisti: A. Stankovic, Akanji, Provedel, Massolin, Stones, Spence, Jones; Cessioni: Sommer, Acerbi, Darmian, De Vrij, Carboni, Dumfries, Akinsamiro, Frattesi, Maye,
  • Juventus: Acquisti: Boga, Ekhator, Celik, Alajbegovic, Kolo Muani, Lucumi, Vicario, Grabara, Pepe Sarr, Woltemade; Cessioni: Vlahovic, Pietrelli, Faticanti, Openda, Rouhi, Adzic, Joao Mario, Di Gregorio, Perin.
  • Lazio: Acquisti: Pedraza, Doekhi, Galassi, Frattesi, Sutalo, Pinamonti, Gudmunsson; Cessioni: Gila, Calvani, Artistico.
  • Lecce: Acquisti: Geubbels, Bleve, Fatah, Ilic, Dembele, Monteiro; Cessioni: Camarda, Ramadani, Fruchtl.
  • Milan: Acquisti: Camarda, Ramos, Diawara, Gila, Moreira, Hutchinson; Cessioni: Benaccer, Odogu, Kostic, Nkunku, Ricci, Leao.
  • Monza: Acquisti: Lucchesi, Ondoa, Kouadio, Mangas, Varela, Akinsamiro, Robinson, Tourè, Maye, Ngonge, Folorunsho, Ziolkowski, Tornqvist, Zeballos, Goglichidze; Cessioni: Hernani, Azzi, Ravanelli, Brorrson, Petagna, Pizzignacco, Delli Carri.
  • Napoli: Acquisti: BA. Santos, Hojlund, M. Savic, Favasulli, Badiashile, Favasuli; Cessioni: J. Jesus, Elmas, Hasa, Zerbin, Gutierrez, Lukaku, Iaccarino, Obaretin, Folorunsho, Lindstrom.
  • Parma: Acquisti: N. Caviglia, Lontani, Cremaschi, Daffara, Carboni, Diallo, Tourè, Romero, De Martis, Fabbian, Diego Carlos, Ghidotti; Cessioni: Estevez, Sits, Martinez, Tigani, Cardinali, Benedyczak, Pellegrino, Ondrejka, Kouda.
  • Roma: Acquisti: Malen, Ghilardi, Molina, Koulierakis, R. Mora, Balerdi, De Roon, Castro; Cessioni: Dovbyk, Sangarè, Saud A., Baldanzi, Romano, Celik, Pagano, Angelino, Kumbulla, Cherubini, Reale, Ziolkowski, Mannini.
  • Sassuolo: Acquisti: Muric, Walukiewicz, Bowie, Adzic, Dominguez, Obrador, Leysen, S. Esposito, Van der Brempt, Caleta Car, Sulemana I.; Cessioni: Tressoldi, Muharemovic, Mulattieri, Leone, Kumi, Moro, Pinamonti, Ciervo, Macchioni.
  • Torino: Acquisti: Simeone, Anjorin, Kulenovic, Ciammaglichella, Cacciamani, Oristanio, Mascardi, Comuzzo, Comert, Fitz-Jim, Fortini, Perri, Belghali, Mandragora, Braganca, Patterson; Cessioni: Walukiewicz, Silva, Lazaro, Maripan, Tameze, Dellavalle, Acquah, Della Vecchia, Ilic, Pedersen, Njie, Dembele.
  • Udinese: Acquisti: Gueye, Zaniolo, Chakvetadze, Unai Gomez, Vojvoda, Jovanovic; Cessioni: Sava, Nunziante, Atta, Bravo, Pafundi, Payero, Zemura, Kristensen, Camara, Buska.
  • Venezia: Acquisti: Compagnon, Basic, Helgason, Correia, Lisman, Berardi L., Bella Kotchap, Rrahmani A., Gomes, A. Adams, Moreno, Sohm, Halhal, Montipò, J. Jesus, Mazzocchi, Fernandez; Cessioni: Doumbia, Svoboda, Plizzari, Korac, Busato, Cannavò, Fila, Compagno, Tavernaro, Berengo, Mariani, Sidibè, Bjarkason, Venturi, Lella, Casas, Bohinen.

Giocatori da osservare: tre novità assolute per la Serie A

  • Kian Fitz-Jim (Torino): Scuola Ajax (De Toekomst), centrocampista classe 2003 dotato di una pulizia tecnica e di una comprensione degli spazi fuori dal comune. Non è un mediano di rottura pura, ma un costruttore moderno capace di orientare il corpo prima della ricezione, ripulire le uscite basse sotto pressione avversaria e dettare i tempi di transizione con personalità e visione. Per il Torino può rappresentare il cervello pensante necessario a verticalizzare la manovra.
  • Exequiel Zeballos (Monza): Ala d’attacco argentina classe 2002 cresciuta nel Boca Juniors, El Changuito porta in Brianza l’anarchia creativa ed il cambio di passo che mancava al reparto offensivo di Ivan Juric . Giocatore brevilineo, letale nell’uno contro uno e nell’attacco dell’area partendo dall’esterno, possiede quella sfrontatezza tecnica fondamentale per scardinare blocchi bassi e creare superiorità numerica negli ultimi trenta metri per una neopromossa.
  • Viery (Fiorentina): Difensore centrale brasiliano classe 2005 prelevato dal Grêmio. Mancino naturale con struttura fisica importante (1,87 m) abbinata a una notevole fluidità di passo, incarna il prototipo del marcatore contemporaneo: aggressivo nell’anticipo in avanti, abile nella conduzione palla al piede per rompere la prima linea di pressione e naturalmente propenso a impostare dal basso. In un contesto difensivo viola ancora da registrare, la sua freschezza e la sua qualità di lettura possono diventare un fattore determinante, dovrà essere bravo ad adattarsi rapidamente al nostro campionato.

Il mercato parallelo: gli svincolati

La chiusura ufficiale delle trattative non segna tuttavia la fine assoluta dei giochi: resta aperto il mercato parallelo dei calciatori senza contratto, un bacino al quale i club potranno attingere anche a sessione conclusa per colmare lacune dell’ultimo minuto o cogliere opportunità d’esperienza. È un panorama che testimonia le contraddizioni finanziarie del calcio contemporaneo: tra gli svincolati di lusso figurano profili fino a pochissimi anni fa al vertice delle valutazioni internazionali, come Jadon Sancho — acquistato per circa 90 milioni solo cinque anni fa — e oggi a caccia di un progetto che possa rilanciarne il valore tecnico al di fuori dei vincoli del calciomercato.

La fotografia finale di questo calciomercato tratteggia una Serie A caratterizzata da un livellamento diffuso, ma al tempo stesso un campionato al cui interno vi sono molti mini-campionati, a causa del gap tra le prime 7/8 ed il gruppo delle altre, con sole quattro o cinque squadre che ai nastri di partenza sembrano molto indietro. Nonostante questa frazione il campionato si preannuncia molto equilibrato per tutti i vari obbiettivi e piazzamenti ed in questo scenario di generale equilibrio, l’unica vera eccezione strutturale rischia di essere l’Inter. La continuità della guida tecnica, la stabilità patrimoniale dell’organico e l’innesto chirurgico di qualità europea collocano i nerazzurri come l’autentico ago della bilancia della stagione. In un torneo dove tutte le rivali dirette dovranno fisiologicamente pagare dazio al rodaggio e all’assestamento emotivo, la compagine milanese appare come l’unica candidata concretamente attrezzata per fare corsa a sé e sfondare la soglia dei 90 punti; se gli uomini di Chivu dovessero essere meno mattatori della scorsa stagione, anche la corsa al titolo potrebbe vedere in lotta molte squadre.

BIO: MANLIO SANTULLI

Nato e cresciuto a Roma, è un Praticante Avvocato presso il Foro di Roma e Scout per un importante realtà calcistica capitolina. Divide le sue giornate tra i codici e i campi di gioco, cercando di applicare la stessa precisione analitica al diritto ed allo studio del calcio come sistema complesso. Grande appassionato di storia, scrive per esplorare le radici del gioco e le sue evoluzioni ed implicazioni socio-culturali.

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