IL RINVIO DEL PORTIERE MODERNO- 3- : LA BIOMECCANICA NON È FORZA, È TRASFERIMENTO DI ENERGIA

Dopo aver parlato di percezione e decisione, arriviamo al momento in cui ciò che il portiere ha letto deve trasformarsi in un gesto concreto. È il punto nel quale il cervello incontra il corpo e la decisione diventa movimento. Ed è proprio qui che, nella mia esperienza di oltre vent’anni nel lavoro con i portieri, ho imparato a diffidare di una delle convinzioni più diffuse: quella secondo cui un buon rinvio dipenda soprattutto dalla forza con cui il portiere riesce a colpire il pallone. La forza è importante, naturalmente. Ma non è sufficiente. Un portiere può essere molto forte e produrre un rinvio mediocre. Può avere una grande capacità di calciare e perdere comunque distanza, precisione e controllo della traiettoria.

Al contrario, un portiere tecnicamente organizzato può ottenere un risultato molto più efficace senza necessariamente esprimere la massima forza possibile. La differenza sta nel modo in cui il corpo riesce a organizzare e trasferire l’energia fino al pallone. È questa, per me, una delle prime grandi lezioni che il lavoro quotidiano sul campo insegna. Quando osserviamo un rinvio da palla ferma, siamo portati a guardare soprattutto la gamba che calcia. In realtà, il gesto comincia molto prima. Comincia dall’organizzazione della rincorsa, dalla posizione del corpo, dalla qualità degli ultimi passi, dall’appoggio della gamba non calciante e dalla capacità di mantenere un equilibrio dinamico che permetta alla gamba di calcio di accelerare nel momento opportuno. Il piede che colpisce il pallone è soltanto l’ultimo anello della catena. La FIFA, nei suoi materiali sul ruolo del portiere, sottolinea come la distribuzione moderna richieda una gamma ampia di tecniche e la capacità di utilizzare entrambi i piedi, sia senza pressione sia sotto pressione. Il portiere deve quindi possedere una competenza tecnica sufficientemente ampia da poter adattare l’esecuzione alla situazione di gioco, non semplicemente ripetere un gesto standardizzato. (FIFA Training Centre)

Questo aspetto è fondamentale quando parliamo di biomeccanica. Non esiste un unico rinvio “perfetto” valido per ogni situazione. Esiste un’organizzazione del movimento capace di adattarsi all’obiettivo. Se voglio ricercare distanza, avrò bisogno di un’organizzazione diversa rispetto a quando devo ricercare precisione e rapidità. Se sono sotto pressione, la rincorsa può ridursi. Se ho tempo, posso utilizzare maggiormente lo spazio disponibile. Se devo giocare rapidamente dopo una transizione, la capacità di eseguire con pochi passi diventa determinante. Non è un dettaglio secondario. È parte della prestazione. Un’indicazione interessante arriva proprio dall’analisi FIFA del FIFA Club World Cup 2025. Il Technical Study Group ha evidenziato come alcuni portieri siano stati capaci di effettuare palloni lunghi accurati utilizzando una rincorsa di un solo passo. Il dato non deve essere interpretato come un nuovo modello tecnico da imitare in modo rigido. Il valore dell’osservazione è un altro: il portiere d’élite deve riuscire a mantenere qualità e precisione anche quando il tempo e lo spazio disponibili per eseguire il gesto sono ridotti. (FIFA Training Centre)

Questa è una differenza sostanziale rispetto al modo in cui spesso alleniamo il rinvio. Se chiedo al portiere di prendere una lunga rincorsa, senza avversari, senza informazioni da leggere e con un bersaglio fisso, posso ottenere un gesto molto bello. Ma sto costruendo una competenza trasferibile alla partita?

Dopo tanti anni sul campo, questa è una domanda che mi pongo continuamente. Non mi interessa soltanto vedere se il portiere calcia bene. Voglio capire se riesce a mantenere la qualità del gesto quando cambiano le condizioni. Voglio vedere cosa succede quando deve osservare prima di calciare, quando il compagno modifica la propria posizione, quando l’avversario chiude una linea di passaggio o quando deve scegliere rapidamente tra una soluzione corta e una più diretta.

La biomeccanica, in questo senso, non deve essere separata dalla situazione di gioco. Deve essere al suo servizio. Anche Coverciano ha progressivamente sviluppato una visione del ruolo nella quale il portiere non viene considerato un elemento isolato. La metodologia proposta dal Settore Tecnico integra infatti fasi globali, analitiche e situazionali e porta successivamente il portiere all’interno di attività con il gruppo squadra, attraverso giochi di posizione, small-sided games, tecnica funzionale e situazioni di performance. (FIGC)

È un principio che condivido pienamente, la fase analitica rimane fondamentale quando devo costruire o correggere un determinato comportamento motorio. Ma non può rappresentare il punto di arrivo. Il gesto deve poi essere riportato dentro il gioco. Per questo, quando lavoro sul rinvio, non considero soltanto il momento dell’impatto. Osservo l’intera sequenza: come il portiere arriva sulla palla, come prepara l’ultimo appoggio, dove posiziona il piede di sostegno, come organizza il tronco, come utilizza le braccia per contribuire all’equilibrio, come accelera la gamba e soprattutto come riesce a recuperare la propria posizione dopo l’esecuzione.

Quest’ultimo aspetto viene spesso trascurato, il  rinvio non termina quando il pallone lascia il piede. Il  portiere deve essere immediatamente pronto per la fase successiva. Se la squadra perde il possesso, deve poter reagire. Se il pallone viene riconquistato, deve essere disponibile come sostegno. Se la distribuzione supera la prima pressione, deve accompagnare l’azione con la propria posizione. La biomeccanica, quindi, non riguarda soltanto la produzione di velocità. Riguarda anche il controllo del corpo prima, durante e dopo il gesto è proprio questa visione che ritengo indispensabile per formare un portiere moderno. La UEFA ha più volte evidenziato come il portiere sia diventato parte integrante della costruzione e come la sua distribuzione debba essere varia, adattabile e collegata al comportamento della squadra. Nell’analisi della UEFA Youth League 2024/25, ad esempio, gli osservatori hanno sottolineato l’importanza di sviluppare strategie di distribuzione differenti, combinando soluzioni corte, medie e lunghe e adattandole allo stato della partita. (UEFA.com)

E allora anche il corpo deve essere preparato alla varietà. Dobbiamo insegnare al portiere a calciare con differenti rincorse, differenti tempi, differenti angoli di approccio e differenti condizioni di equilibrio. Dobbiamo sviluppare la capacità di modificare il gesto senza perdere il controllo del movimento. Questo, per me, è il vero significato della biomeccanica applicata al rinvio: non costruire un movimento esteticamente perfetto, ma costruire un movimento sufficientemente stabile da poter essere adattato alle esigenze della partita. Alla fine, il grande rinvio non è quello nel quale il portiere esprime semplicemente più forza. È quello nel quale riesce a trasformare nel modo più efficace ed efficiente possibile una decisione in una traiettoria utile alla squadra.

  • Il cervello ha scelto.
  • Il corpo organizza.
  • Il piede trasferisce.
  • Il pallone racconta il risultato.

Nel prossimo articolo entreremo nello specifico del primo grande gesto della serie: il rinvio con la palla in mano. Analizzeremo drop kick, timing del rilascio, coordinazione occhio-piede, punto di impatto e capacità di trasformare una transizione difensiva in una possibilità immediata di attacco.

BIO: ANTONIO FERRARO

Allenatore dei portieri con oltre vent’anni di esperienza nel calcio, maturata in contesti professionistici e dilettantistici ad alto livello. Nel corso della carriera ha operato all’interno del settore giovanile professionistico del Torino Calcio, affiancando allo sviluppo tecnico una costante attenzione agli aspetti percettivo-decisionali della prestazione del portiere.

In possesso di Laurea Magistrale in Scienze Motorie, integra competenze accademiche e metodologiche con l’esperienza di campo, sviluppando modelli di allenamento basati sull’evoluzione del ruolo nel calcio moderno.

È abilitato UEFA A e specializzato come Allenatore dei Portieri con qualifica UEFA Goalkeeper B (UEFA GKB), titoli che certificano una preparazione avanzata nella gestione e nello sviluppo della prestazione specifica.

Nel corso del proprio percorso ha lavorato in diverse categorie, dalla Serie C ai campionati di Eccellenza e Promozione, confrontandosi con contesti competitivi differenti e contribuendo alla crescita di portieri in tutte le fasi del loro sviluppo.

L’attività è orientata allo studio e all’applicazione di modelli prestativi innovativi, con particolare riferimento ai processi di scanning, anticipazione e preparazione motoria, elementi chiave nel ruolo del portiere nel calcio contemporaneo.

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