IL MILAN DI AMORIM: LA STORIA INSEGNA

La storia insegna, si suol dire. I fatti ci dicono però che la storia insegni davvero solo quando l’uomo desidera apprendere con determinazione: dagli errori del passato ma anche da ciò che di buono è stato fatto.

Il nostro uomo, Mister Amorim, ha dimostrato subito di voler apprendere con risolutezza. Ha iniziato proprio dalla conoscenza della storia del Club, dell’anima vincente, nei risultati e nella proposta di gioco, che risaliva al periodo berlusconiano e alle gesta delle squadre guidate da Sacchi, prima, e Capello poi, squadre vincenti che sono entrate negli annali del calcio moderno.

Amorim ha rischiato e sta rischiando perché porta un’idea di calcio propositivo, coraggioso, non esattamente nelle corde di gran parte degli italiani più inclini al pragmatismo. Lo sta facendo con coraggio, senza proclami ma con ferma decisione, dal giorno della sua presentazione fino alla conferenza che ha preceduto la prima gara di campionato.

Siamo solo all’inizio e, come sappiamo, le cadute sono sempre dietro l’angolo così come le critiche. Sto con Amorim, non da oggi ma dal primo giorno, nonostante abbia fallito al Manchester United. Ciò che, ovviamente, è importante è che sia la squadra a stare con lui. Ancor più importante è che i giocatori, che per le ragioni più svariate (che ahimè nessuno avendone avuto possibilità ha chiesto all’allenatore), non sono stati ritenuti idonei al nuovo progetto tecnico, siano stati esclusi e messi sul mercato. Allo “stadio Olimpico Grande Torino’, l’unità di intenti, l’importanza del gruppo e l’adesione ai principi di gioco voluti da Amorim è stata palese.

I principi di gioco, l’idea di calcio, hanno messo a proprio agio giocatori (Chukwueze e Musah) che nel recente passato erano stati additati come “bidoni” (il termine più gentile utilizzato da alcuni tifosi). Sia chiaro, nessuno disconosce che Modric e Rabiot siano di un altro livello. Non dimentichiamo il talento Cisse che Amorim ha avuto il coraggio di impiegare dal primo minuto: oggi lo diamo tutti per scontato ma così non era.

Ho ribadito più volte come siano la qualità dei giocatori e l’impianto di gioco voluto dall’allenatore ad alimentarsi a vicenda: è avvenuto a Torino e mi auguro continui nel prosieguo del campionato. Nessuno si augura cadute ma è inevitabile che ci saranno. Ogni percorso di crescita non è lineare ed occorre aver pazienza: oggi possiamo averla perché con un’idea di gioco, dopo una sconfitta, si riparte, senza un’idea di gioco il risultato copre tutto finchè non scopre tutto.

Certo, è inutile nasconderlo, c’è ancora tanto da fare, molto da migliorare ma i prodromi sono molto interessanti e magari qualche giocatore arriverà negli ultimi giorni di mercato. Mi aspetto un difensore esperto: se devo dirla tutta non mi dispiacerebbe Koopmeiners che, sebbene non sia una prima scelta, può giocare nella linea a tre di difesa, a centrocampo e fare il trequartista incursore. In attacco invece non necessariamente occorre un’altra prima punta (fiducia a Camarda come alternativa a Ramos) ma un giocatore offensivo che possa giocare in piu ruoli.

Già da stasera contro il Venezia potremo avere qualche indicazione in più, sui singoli e sulla squadra. E si, la gara di stasera. Lo stesso Amorim in conferenza stampa pre-gara, si è stupito, dopo qualche minuto, di non aver ricevuto domande riferite alla partita contro la squadra allenata dal nostro ex Giovanni Stroppa. Focus sulla gara dunque: allenatore, staff, giocatori e tifosi! Poi si penserà di nuovo al mercato. A mercato chiuso si tornerà a Torino, casa Juventus, l’altra grande delusa della scorsa stagione: “When the Going Gets Tough, the Tough Gets Going!”

FILIPPO GALLI

3 risposte

  1. Grande Filippo. Concordo al 100 per cento . Ieri il Mister ha dato anche una lezione di pragmatismo, in maniera educata ha detto ai così detti giornalisti:” Ma della partita del nostro avversario non ne parliamo ?” Mostrando, oltre che pragmatismo, un grande rispetto per il Venezia .

  2. Come hai sottolineato mancano ancora due pedine fondamentali. In particolare, l’ultima mezz’ora di Torino ha dimostrato che l’assetto difensivo è stato poco lucido e che anche nella fase finale del match occorre un uomo d’ordine

  3. “…principi di gioco, l’idea di calcio, hanno messo a proprio agio giocatori (Chukwueze e Musah) che nel recente passato erano stati additati come “bidoni” (il termine più gentile utilizzato da alcuni tifosi)“
    Mi viene spontaneo su questo tuo giusto pensiero accostare una mia personale analogia scolastica quando nell’ultimo anno d’istituto tecnico nella materia Radioeletttrinica tantissimi allievi al primo trimestre avevano ottenuto una votazione insufficiente, poi dopo la sosta natalizia cambió l’insegnante e con esso il libro di testo…e dopo solo un mese di lavoro quelle insufficienze si tramutarono in voti tra il 6 e l’8!
    Dunque Professore e metodo d’insegnamento influenzano e come!…e allora Viva Amorin tutta la vita!
    Buona giornata!

    Massimo 48 ❤️🖤

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