WORLD CUP ’26 MOMENTUM – IL PUNTO DOPO GARA 3: FESTE NAZIONALI, PRESUNTI BISCOTTI E INCROCI PERICOLOSI

Quando Plata, al 77′, ha segnato il gol della vittoria dell’Ecuador sulla Germania, è apparso subito chiaro che il Paese stava vivendo uno dei momenti più importanti della sua storia sportiva. Il presidente Nota ha scritto su X: “”Domani, giorno festivo! Viva l’Ecuador”. Viva anche il suo allenatore, Sebastián Beccacece, che dalla polvere delle critiche è passato all’esaltazione per una vittoria tanto inattesa quanto memorabile che sarà ricordata come il 24 maggio 1822, giorno della vittoria decisiva nella Battaglia di Pichincha. In fondo, la Germania, ai Mondiali, ogni tanto inciampa in capitomboli destinati a entrare nella storia. I più anziani ricorderanno la vittoria dell’Algeria sui Panzer nell’82, prima vittoria di un’africana su una rappresentativa europea ai campionati del mondo o la più recente disfatta del 2018, quando anche i tedeschi conobbero la loro personale Corea (del Sud). Alla fine la Mannschaft era già qualificata ma la sconfitta non è stata digerita in patria.  Nagelsmann è stato criticato per la mancanza di turnover e per la scelta di Neuer, disastroso sul vantaggio ecuadoregno. A quarant’anni continua a essere il portiere titolare della Germania. È in buona compagnia. Da Modrić a Ochoa, da Messi a Cristiano Ronaldo: il vintage va ancora di moda. Anche a Capo Verde è stata una grandissima festa. L’arcipelago africano è il paese più piccolo ad aver superato la fase a gironi. Il secondo 0-0 in tre partite assicura il passaggio del turno ed elimina l’Uruguay del loco Bielsa. Il tecnico argentino continua ad avere un feeling pessimo con il Mondiale e ventiquattro anni dopo Corea e Giappone riassapora il gusto amaro dell’eliminazione. Restando in tema di portieri quarantenni, sull’eliminazione della Celeste pesano le papere di Muslera.

Chi avrebbe scommesso un euro sul Sudafrica? Pochi, se non addirittura nessuno. Eppure, Maseko, giocatore dell’AEL Limassol, ha scritto per sempre la storia del suo Paese portando i Bafana Bafana alla fase ad eliminazione diretta. Dopo il successo nella Coppa Africa del 1996, si tratta del risultato più importante della nazionale sudafricana. Da lassù, Mandela avrà gioito.

Alla festa si è iscritta la Costa d’Avorio, rispettando le attese della vigilia. Gli Elefanti, che nel premondiale si erano presi il lusso di sconfiggere la Francia e che avevano già messo in difficoltà la Germania, sono riusciti a superare per la prima volta la fase a gironi, con un calcio brillante e frizzante, oltre che fisico.

Cosa dire del Congo? I Leopardi si iscrivono al club delle sorprese battendo l’Uzbekistan per 3-1. Questa volta non ci saranno drammatici ritorni in patria.

Ma è tutta l’Africa a far festa. Un dato avvalora la scelta della FIFA di aumentare il numero delle partecipanti: su 10 qualificate soltanto la Tunisia non è passata al turno successivo. Il continente del futuro è l’Africa. Anche calcisticamente.

Sull’ultimo turno aleggiava la minaccia di possibili “biscotti” in alcune partite, come in Svizzera-Canada. L’uno-due degli elvetici ha invece costretto i canadesi ad un secondo posto comunque storico. Australia e Paraguay hanno giocato al risparmio. O, forse, si sono semplicemente fatte le carezze.

I paraguaiani hanno ottenuto il punto che li qualifica come migliore terza del girone e gli australiani hanno mantenuto la seconda posizione. E allora perché darsele? L’allenatore del Giappone alla vigilia aveva dichiarato che il suo obiettivo sarebbe stato vincere e segnare il più possibile contro la Svezia. Già, gli svedesi. E la mente va al famoso biscotto del 22 giugno 2004. Le due squadre hanno giocato a viso aperto. A Maeda ha fatto seguito il secondo gol in questo Mondiale di Elanga. Nel finale Suzuki ha persino salvato i suoi. Qualche volta a pensar male si fa peccato.

Una delle partite più attese era Austria-Algeria, la rivincita, per gli africani, del patto di non belligeranza di Gijón. Ad entrambe le squadre serviva un pareggio. Ci risiamo. È finita in pareggio, un 3-3 pirotecnico. Una delle partite più belle della fase a gironi. “Ma un risultato del genere non si può improvvisare” ha detto Rangnick. Agli algerini non sarà per nulla dispiaciuto. Il fine giustifica i mezzi. Si dice così anche da loro.

E così l’interminabile fase a gironi è finita.

Le certezze sembrano due. La Francia ha fatto tre su tre, come nel 1998. Ricordate come finì? Vinse il Mondiale.

Tre vittorie e primo posto nel girone. Esagerato Ousmane Dembélé: segna una tripletta nel 4-1 finale nella partita contro la Norvegia, nella quale ha timbrato il cartellino anche Douè. Maignan si è reso protagonista parando un rigore a Larsen.

L’Argentina subisce dalla Giordania il suo primo gol al Mondiale. Questa è una notizia. Assieme ai Transalpini l’Albiceleste resta una delle principali candidate al successo finale.

La Germania se la vedrà con il Paraguay, un avversario alla portata dei tedeschi ma che nelle ultime due partite pare aver riassestato il pacchetto difensivo.

La Francia se la vedrà con la Svezia. In questo momento il pronostico pende inevitabilmente dalla parte di Mbappé e compagni.

Olanda-Marocco è una sfida che arriva troppo presto. Sarà un peccato perdere una delle due protagoniste soltanto ai sedicesimi.

Lo stesso si può dire di Brasile-Giappone. La squadra di Ancelotti è in crescita ma l’avversario è di quelli da prendere con le pinze.

Per Capo Verde la sfida contro l’Argentina di Messi è già un regalo. Gli Squali partono sfavoriti, ma, del resto, lo erano anche contro la Spagna. La Selección parte con i favori del pronostico contro la compagine africana, che ha già vinto il suo Mondiale.

Costa d’Avorio-Norvegia è una sfida sostanzialmente equilibrata. L’allenatore Solbakken ha deciso un largo turnover contro la Francia. Vedremo se è stata una buona scelta.

Il pareggio del Portogallo contro la Colombia costringe Ronaldo e compagni all’ostica sfida contro la Croazia di Modrić. Affascinante anche Spagna-Austria, un test probante per le ambizioni mondiali della squadra di De la Fuente.

L’Inghilterra, che finora va a sprazzi, ha pescato il Congo.

Stati Uniti-Bosnia è una partita sulla carta dal pronostico scontato, ma occhio ai colpi di genio dei balcanici.

Gli incroci potrebbero regalare già agli ottavi Germania-Francia e Portogallo-Spagna. La profezia dei Simpson di una possibile finale Portogallo-Messico resta ancora in piedi.

Favorevole sembra il cammino, almeno fino alle semifinali, dell’Argentina.

Canada-Sudafrica apre il programma della fase ad eliminazione diretta.

Da oggi non si fanno più calcoli. Da oggi inizia il vero divertimento. Alle lacrime di gioia seguiranno quelle della sconfitta. Perché è questa la bellezza della Coppa del Mondo.

Buon Mondiale a tutti!

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

Una risposta

  1. grazie del riassunto. seguo la coppa a sprazzi, anche perché non ho DAZN. Non succederà, ma vorrei tanto vincessero gli oranje, per ricompensare le beffe del 1974 e 1978 della nazionale che più mi ha emozionato in assoluto.

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