Nel calcio moderno, dominato da metriche spietate e narrazioni iperboliche, la figura di Lionel Messi continua a imporsi come un paradosso vivente. Da un lato ci sono i numeri disumani e i record mondiali; dall’altro, una dichiarazione che funge da bussola esistenziale, ripresa a più riprese da un’intervista rilasciata nel 2012 a El Pais e riproposta negli ultimi giorni:
«Preferisco vincere titoli con la squadra piuttosto che titoli individuali o stabilire record di reti. Però mi preoccupo più di essere una brava persona che il miglior giocatore al mondo. La mia intenzione è che, quando andrò in pensione, io venga ricordato per essere stato un bravo ragazzo».
Per comprendere come un’icona planetaria possa aver dato fin da subìto priorità all’ordinario rispetto allo straordinario, è possibile analizzare la sua psicologia attraverso la Teoria dei Bisogni Umani di Tony Robbins. Questo modello evidenzia come le nostre decisioni siano guidate dalla ricerca di sei bisogni fondamentali. Nel caso di Messi, l’equilibrio tra queste forze svela il segreto della sua longevità emotiva e sportiva.
In particolare, con riferimento alla Sicurezza, il bisogno in esame riguarda il controllo, la stabilità e il comfort. Per Messi, questo pilastro non risiede nei contratti milionari, ma nella stabilità della sua cerchia più intima. La sua vita privata, caratterizzata dal legame indissolubile con la moglie Antonela (conosciuta nell’infanzia a Rosario) e con i figli, rappresenta la sua ancora di salvezza. Questa stabilità affettiva e la routine familiare creano una base emotiva sicura. È proprio questa certezza nei valori fondamentali che gli permette di scendere in campo e affrontare le pressioni devastanti del calcio mondiale senza mai perdere la testa.
Pensiamo in aggiunta, al bisogno di Unione e Amore: questa necessità domina la filosofia del fuoriclasse argentino. Quando dichiara di preferire l’affetto dei compagni di squadra ai titoli individuali, Messi sta elevando l’Unione al di sopra di tutto. Non cerca l’isolamento del leader supremo, ma la connessione profonda del collettivo. Sul campo, questo si traduce nell’altruismo del suo gioco, negli assist e nella capacità di far brillare chi gli sta accanto. Fuori dal campo, si manifesta nel desiderio radicato di essere apprezzato per la sua umanità, dimostrando che per lui l’amore e il rispetto dei suoi simili valgono più di qualsiasi trofeo in bacheca.
Il bisogno di importanza risponde al desiderio di sentirsi unici, speciali e necessari. La trappola di molti atleti d’élite è quella di soddisfare questo bisogno esclusivamente attraverso l’ego, i premi individuali e la fama. Messi, al contrario, compie un ribaltamento psicologico straordinario. Rifiuta l’importanza derivante dallo status di “Dio del calcio” e cerca una rilevanza più profonda e pulita: vuole essere importante come punto di riferimento morale, come uomo integro e affidabile. Preferisce l’unicità di essere un “bravo ragazzo” in un ambiente spesso cinico, ridefinendo il concetto stesso di successo.
Infine, soffermiamoci sul bisogno di contributo. Robbins lo inserisce tra i bisogni spirituali superiori, quelli che determinano la vera felicità. Significa andare oltre se stessi per aiutare gli altri. L’essenza profonda della dichiarazione di Messi risiede qui. Lasciare un’eredità (legacy) basata sulla propria bontà d’animo significa concepire la propria esistenza come un dono per la comunità. Attraverso la sua fondazione, il supporto ai giovani e l’esempio di umiltà quotidiana, Messi soddisfa proprio il suo bisogno di contributo. Il calcio diventa così lo strumento, mentre l’obiettivo finale resta l’impatto positivo sulle vite degli altri, ben oltre il campo.
L’analisi di Messi attraverso la lente di Tony Robbins mostra un uomo che ha saputo ordinare i propri bisogni in modo sano. Mettendo l’Unione e il Contributo al di sopra dell’Importanza personale, la Pulga ha trovato la chiave per rimanere immune alle lusinghe distruttive del successo. Quando i riflettori degli stadi si spegneranno, non saranno i palloni d’oro a definire il suo valore, ma la scia di rispetto e umanità che si sarà lasciato alle spalle. E leggere la lettera d’amore scritta dai suoi compagni di nazionale non è che l’ultima ed ennesima testimonianza.

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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