Cosa non devo fare per togliermi di torno
la mia nemica mente: ostilità perenne alla felice colpa di esser quel che sono
Il mio felice niente
(PATRIZIA CAVALLI-VITA MERAVIGLIOSA)

Sulla scia della fenomenologia di EDMUND HUSSERL, del suo richiamo al rigore nel ricercare l’essenza dei fenomeni e di tutto ciò che è invariabile e universale, nel 1991 esce The Embodied Mind di VARELA THOMPSON E ROSCH, testo fondativo delle scienze cognitive. Nel 1992 viene pubblicato questo articolo dall’originario gruppo di Parma RIZZOLATTI GALLESE, FATIGA, FOGASSI che è il primo articolo in cui si parla per la prima volta di NEURONI SPECCHIO pur non chiamandoli neuroni specchio, (cosa che avverrà nel 1996) fondamentale scoperta per le scienze cognitive, per le scienze dell’intersoggettività e per le neuroscienze.

Un cambiamento di prospettiva, in cui «il corpo è, da una parte, la cornice di riferimento nella quale tutte le nostre esperienze avvengono, e dall’altra, attraverso i sensi, diviene il PRINCIPALE LEGAME TRA LA MENTE E IL MONDO» (Lakoff, 1999, p. 43). Nel 2005, in uno studio condotto da Iacoboni e colleghi si scopre che reti DIVERSE di neuroni specchio si attivano quando si compiono due azioni che si assomigliano molto MA NON HANNO LA STESSA INTENZIONALITÀ.

Questa cosa aprì un mondo universo dando ai meccanismi implicati nel movimento, la DIGNITÀ DELLE FUNZIONI SUPERIORI. Dispositivi considerati fino ad allora esclusivamente esecutivi, E’ come se i neuroni specchio fossero SENSIBILI AL PERCHÉ DELL’AZIONE, attivando una modalità di ORIENTAMENTO ALL’INTERNO DELL’AMBITO DELLE INTENZIONI, DEGLI STATI MENTALI RELATIVI ALL’INTENZIONE. Spostiamoci nel rettangolo verde e riflettiamo su quanto queste teorie possano aver polverizzato il precedente punto di vista relativo alla comprensione del movimento, specialmente in UN’OTTICA PREDITTIVA. Aspetto strettamente collegato anche alla RELAZIONE, al DOMINIO AFFETTIVO, alla funzione del RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI, perché gli stessi neuroni che si attivano quando noi osserviamo la reazione di disgusto nel volto di un’altra persona si attivano quando sentiamo un odore particolarmente sgradevole: I NEURONI SPECCHIO SOTTENDONO LA POSSIBILITÀ DI COMPRENDERE IN MANIERA INCARNATA SIA LE INTENZIONI CHE LE EMOZIONI ALTRUI, SUPERANDO IL CONCETTO DI INTERSOGGETTIVITÀ del mind reading, cioè della lettura della mente, il paradigma delle scienze cognitive classiche, cioè l’idea per cui l’intenzionalità altrui può essere compresa soltanto attraverso dei processi inferenziali, riflessivi o metalinguistici o metacognitivi. La simulazione incarnata del “come se” di VITTORIO GALLESE, per intenderci.

Io ho un corpo e in quanto agisco nel mondo attraverso questo corpo, io non sono nello spazio e nel tempo, non penso lo spazio e il tempo: inerisco allo spazio a al tempo, il mio corpo si applica ad essi e li abbraccia. (MERLEAU PONTY)
Nell’edizione inglese del 1962 di FENOMENOLOGIA DELLA PERCEZIONE, il filosofo MAURICE MERLEAU- PONTY scrive “il corpo, stanti i suoi pattern di comportamento, è quello strano oggetto che utilizza delle parti di sè come un sistema generale di simboli per il mondo, attraverso i quali poi può conseguentemente ESSERE A CASA NEL MONDO, comprenderlo e trovare significato”. Questo passaggio viene citato da VITTORIO GALLESE in “Emozioni e ragione nelle pratiche sociali” del 2013 descrivendo l’idea per cui il corpo utilizza una parte di sé per trovare significato all’interno del mondo. “Nello stesso modo in cui una finestra mi permette di avere una visione sul mondo, l’apertura verso ciò che sta fuori, allo stesso modo il mio corpo è ciò che mi impone una visione sul mondo” Sempre Merleau- Ponty, citato dallo psichiatra e filosofo THOMAS FUCHS nel 2018 in ECOLOGY OF THE BRAIN, in cui la cognizione incarnata è CIÒ CHE RENDE POSSIBILE TUTTA L’ATTIVITÀ, il brusio della vita, in cui il corpo è un medium trasparente, quel veicolo che ci guida sparendo dalla nostra osservazione, una sorgente di input-output, e ci permette una visione in prima persona direttamente aggettata sul mondo.

Ciò implicherebbe il fatto che tutti noi potremmo o dovremmo trovare pace nella propria pelle, mentre invece spesso il corpo si ripiega sul se stesso, diventando una superficie sotto costante scrutinio. Ma questa è materia per un altro romanzo.
GREGORY BATESON in STEPS TO AN ECOLOGY OF MIND, nel 1972, qualche anno prima di Gibson, ci aveva fatto capire quanto la cognizione, concentrandosi sulle relazioni stabilite dall’agente nello spazio circostante possa essere considerata un’attività dinamica in evoluzione continua. Con il successivo “Questo è un gioco” del 1996, letteralmente divorato da molti di noi insegnanti freschi di studi, rivoluzionò ogni preesistente punto di vista relativo alle attività proposte nelle palestre e nei campi sportivi in una prospettiva talmente innovativa che farebbe davvero impallidire molti dei “GIOCOLOGI” del nostro tempo.

Una visione panoramica alla Maurits Cornelis Escher non focalizzata sul risultato del gioco ma sul PROCESSO IN DIVENIRE attraverso il quale il bambino o comunque il giocatore SI AUTO-CREA UNA COSCIENZA DEL MONDO E ALLO STESSO TEMPO IL SÉ NEL MONDO. A seguire la teoria ecologica di JAMES GIBSON del 1977 rientra a pieno titolo nel paradigma incarnato rivalutando soprattutto il modo di intendere L’INTERAZIONE TRA AMBIENTE E AGENTE. Il fulcro del suo pensiero sta nell’idea che la PERCEZIONE sia un processo diretto e immediato, non richieda alcuna rappresentazione mentale come sostenuto dai cognitivisti e costituisca una guida per l’AZIONE.

L’apprendimento percettivo inoltre avverrebbe attraverso la DIFFERENZIAZIONE e anche qui ci sarebbe da aprire un mondo universo. La cifra distintiva di GIBSON si chiama AFFORDANCE in cui mi ingavinai in un articolo scritto con il Prof.Sassi nel 2009 parlando di tazze e di manici e poi di palla e spazi che si aprono e si chiudono davanti al giocatore come opportunità di azione offerte dall’ambiente: opportunità d’azione immediate, percepibili senza la necessità di istruzioni esplicite o elaborazioni cognitive complesse. Anche da qui nacque l’idea dell’allenatore creatore di contesti, che, secondo me comincia a emanare odore di muffa. Ma ci tornerò. James Gibson sostiene che, visto che la percezione è proiettata all’azione e si dirige verso un ambiente che già contiene tutta l’INFORMAZIONE NECESSARIA, senza bisogno di integrazioni o inferenze. L’ambiente stesso potrà imbeccare la percezione per facilitarne l’interazione efficace. In maniera coerente con

In maniera coerente con la nozione di affordance, il legame inscindibile tra percezione e azione rende quindi impossibile separare queste due dimensioni dell’agire motorio. Non esisterebbe un mondo che deve prima essere rappresentato e poi agito: l’ambiente stesso sarà capace di fornire gli adeguati input per interagire con esso, senza la necessità di inserire elementi che fungano da mediatori. Così come non esisterebbe una separazione tra processi cognitivi superiori e inferiori, in quanto saranno proprio i processi definiti “di alto livello” ad essere radicati nelle strutture sensomotorie (Barsalou, 1999; Glenberg, Gallese 2012).
L’idea di Gibson, che l’individuazione di tali possibilità d’azione già presenti nelle proprietà dinamiche dell’ambiente non implichi alcun tipo di rappresentazione interna, si colloca in una PROSPETTIVA EVOLUTIVA, considerando LA PERCEZIONE COME IL RISULTATO DELL’ADATTAMENTO. Gli oggetti dell’ambiente, inoltre, presentano delle caratteristiche stabili che permettono alle persone di identificarli e di comprendere le loro caratteristiche, nonostante variazioni o modifiche nelle circostanze percettive. Risparmio da insegnante a chi ancora sta resistendo nella lettura, la narrazione degli aspetti pedagogici piagetiani, vigotskijani, bruneriani, deweyani, freireiani, montessoriani, gardneriani, golemaniani,freinetiani, papertiani, visalberghiani, dehaheniani ecc. ecc. pedagogisti che hanno aggiunto cose in questa colonizzazione della cognizione incarnata promettendo un radicato affidabile futuro scaffolding a tutti gli eventuali interessati. Passando per Edgar Morin ovviamente.
Sarà il filosofo statunitense ALVA NOË nell’arco di vita che va da ACTION IN PERCEPTION del 2004 a STRANGE TOOLS, presentato a Torino per Einaudi che partendo da Varela indagherà su coscienza e percezione non più viste come un processo interno basato sull’elaborazione computazionale di informazioni-stimolo preesistenti nella mente o provenienti dall’esterno, ma la messa in atto l’ENACTMENT, la messa in scena di un mondo e di una mente significativi.

Questa memoria delle azioni passate che nel nostro gergo per anni abbiamo denominato SCHEMA CORPOREO, ci permette di usare efficacemente il nostro corpo in azione senza prestare attenzione, senza concentrarci sulla meccanica di segmenti e sulla tecnica, partecipando all’attività nel suo complesso. E’ il concetto di BODY SCHEMA di SHAUN GALLAGHER: in un’azione complessa che intraprendiamo nello spazio non dobbiamo e non possiamo concentrarci sullo spacchettamento delle singole azioni, ma affrontiamo il tutto nel complesso di un FLUSSO di un’idea di attività che viene implementata nel suo complesso: è il caso di un difensore che mentre salta per effettuare un colpo di testa e, ( ammesso che ancora ci siano giocatori che abbiano l’ardire di farlo) simultaneamente, mette in atto infinite azioni diverse come considerare in che zona di campo sta agendo, posizionarsi davanti all’avversario calcolare la spinta, porre attenzione all’avversario/i che potrebbero sbilanciarlo e contemporaneamente non incorrere in gioco pericoloso, saltare prima di lui/loro, mantenere l’equilibrio e farsi spazio, calcolare la traiettoria per impattare con occhi aperti e adeguato timing sulla palla nel punto più alto possibile per dare profondità al rinvio, tener conto degli effetti atmosferici, imprimere adeguata energia alla palla e allontanarla verso le fasce o valutare se appoggiarla indietro al portiere, fare attenzione se il portiere la chiama, considerare dove cadrà la palla respinta tentando di vincere il duello, atterrare per riprendere subito una posizione vantaggiosa, fidarsi del raddoppio di copertura dei compagni eventualmente si mancasse il colpo.
Tutto in un FLUSSO: I gesti sportivi sono un esempio perfetto di cognizione incarnata, cioè il modo in cui noi creiamo senso e lo comunichiamo attraverso i gesti sono l’abc della cognizione internata.

Quando sono consapevole di un dolore, una percezione o un pensiero che sto avendo, l’esperienza è immediata, solo mia. Se mi gira la testa non posso né dubitare né sbagliarmi su chi è il soggetto di tale esperienza. Infatti, tutte le esperienze sono implicitamente caratterizzate dalla caratteristica della mieità, sono essere esperienze alle quali io sono sottoposto o che io sperimento. (GALLAGHER, ZAHAVI)
Alva Noë sostiene che un pensiero dotato di significato possa emergere solo in una persona intera, totale, dinamicamente coinvolta in un ambiente, quindi le esperienze hanno una sorta di mine-ness, MIEITÀ (Dante)che le rende originali e uniche, proprie di quel giocatore lì, la sua cifra non ripetibile: ricordo una chiacchierata a Gubbio con Agostino Tibaudi mentre Cassano, allora in forza alla Roma, circolava in accappatoio. Diceva Agostino riferendosi al giocatore: “Quando attacca fa spesso la stessa cosa, ma per come la fa lui raramente riescono a fermarlo “. I gesti creano senso dunque. Noë si domanda: il senso della danza dov’è? E’ nel corpo del ballerino? E’ nelle coreografie che noi possiamo trascrivere su un foglio? E’ nel rapporto tra le coreografie e la musica? E noi con lui: Il senso del calcio è nel calciatore, negli schemi che l’allenatore trascrive alla lavagna oppure nel rapporto giocatore-squadra? GOOD NEWS: è ovviamente in tutti questi dati in relazione sistemica, è tutto veramente un flusso e soprattutto è tutto LETTERALMENTE SINESTETICO. Si potrebbe dedurre che IL GIOCATORE SENTE TUTTO ASSIEME perché i sensi non sono dei canali isolati, ma “i cinque sensi” lavorano in reciproco adattamento e soprattutto in evoluzione dinamica con l’esplorazione da parte del corpo, dello spazio circostante. Come scriveva giustamente Libet poi criticato da Bennet ed altri per le erronee conclusioni a cui giunse, il potenziale di preparazione all’azione è già in corso prima dell’apparire dell’intenzione cosciente. La percezione da parte del calciatore è certamente sinestetica ma dovrà anche essere situata. Perché se il calciatore è solo abile a osservare ma non ORIENTA(OODA), non è pratico cioè a spacchettare ed eliminare selezionando, se non riesce ad estrarre il dato utile nel rumore dell’azione, connettere prevedendo ciò che l’ambiente gli sta per AFFORDARE e di conseguenza agire, siamo alle solite Calimero. E’ nel CHE CI FACCIO IO QUI (Domenico Iannacone perdonerà), nel CHE CI FACCIO CON QUESTE ACQUISIZIONI che il giocatore si gioca tutto.

E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della madaleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madaleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura.
Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? (MARCEL PROUST, DALLA PARTE DI SWANN)
1 DI 4: EMBODIED

Se negli anni 70 il termine EMBODIED veniva usato in modo piuttosto generico recentemente si è iniziato a ricercare e ad approfondire differenze tra i vari approcci. Influenzata dalle conclusioni a cui è giunto Edgar Morin al termine della sua lunghissima vita, CREDO CHE SIA ERRATO E ANCHE FUORI LUOGO NELLO SPORT DI INVASIONE E IN PARTICOLARE NEL CALCIO DELLA COMPLESSITA’ SEGUIRE O COLONIZZARE SOLO UNO DEI QUATTRO ARCHETIPI. Infatti con l’avvento del PARADIGMA INCARNATO, SOLIDA BASE DA CUI PARTIRE, molti processi mentali e cognitivi sono stati reinterpretati sotto una nuova prospettiva

e ampliati oltre il confine tradizionale che separava il corpo del calciatore dal mondo esterno, come ampiamente detto. Nell’ottica di superare le controversie che sembrano irrisolvibili SHAUN GHALLAGHER, autore ispiratore svaligiatissimo dai nostri smemorati sportivi consiglia “un APPROCCIO PRAGMATICO quanto SISTEMICO per bypassare alcuni dei vincoli che congelano il futuro e UTILIZZARE GLI SPUNTI PIÙ PRODUTTIVI ed efficaci da ciascuna delle 4 E(meticciate con le 6W). SCOPO: AUMENTARNE LE POTENZIALITÀ DI AZIONE. Tante prove sulla veridicità e sulla ricaduta pratica non sono ancora disponibili e il terreno teorico rimane controverso.

La teoria EMBODIED, figlia della radice fenomenologica e pragmatica che si incanala nella psicologia e nelle neuroscienze, ritiene che il corpo assuma un RUOLO SFIDANTE nei confronti dei tradizionali processi cognitivi. Ruolo multiforme però, che spazia dalle posizioni più conservatrici di una COGNIZIONE INCARNATA DEBOLE (ALVIN GOLDMAN e FREDERIQUE DE VIGNERON), una mente sede della maggior parte degli eventi ma non fortissimamente relata con l’ambiente, per arrivare a ipotesi avverse alle teorie neuro-centriche, quelle di una COGNIZIONE INCARNATA FORTE (LAWRENCE BARSALOU, GEORGE LAKOFF, SHAUN GALLAGHER ed il suo BODY-SCHEMA, LAWRENCE SHAPIRO, VITTORIO GALLESE e la SIMULAZIONE INCARNATA “che rende possibili quelle forme di sintonizzazione con l’ambiente in MODALITÀ “COME SE”.
“L’intersoggettività non è più intesa come un’impresa rappresentazionale e inferenziale, ma come un processo incarnato, dinamico e situato, in cui il mondo è esperito prima ancora di essere concettualizzato: anziché guardare al corpo come veicolo della soggettività occorre intenderlo come suo luogo costitutivo. Un pensiero non è né un muscolo né un neurone, ma i suoi contenuti, i contenuti delle nostre rappresentazioni mentali, sarebbero inconcepibili a prescindere dalla nostra corporeità”.

Secondo LAWRENCE SHAPIRO i processi percettivi dipendono dalle strutture corporee e contemporaneamente le includono: la familiarità che molti allenatori e giocatori hanno con il gioco potrebbe far perdere di vista la complessa architettura delle competenze coinvolte nelle partite. Eppure risolvere i problemi del gioco calcio all’interno di vincoli spaziali e temporali molto impegnativi che la situazione generalmente impone, rivela come il carico cognitivo si potrebbe ridurre grazie ad una prospettiva incarnata, sfruttando le dinamiche naturali del corpo. Anche il concentrarsi sull’ embodiment mostra come i processi percettivi siano molto meno costosi e rapidi, tema centrale della cognizione incarnata. Una carenza percettiva dei giocatori meno competenti, è invisibile a sè stessi perché il riconoscerla richiederebbe la stessa competenza che ad essi manca. Fortunatamente l’esecuzione di alcune pratiche in contesti di adeguato rumore aumenterà la capacità del giocatore di discriminare percettivamente analoghe pratiche nel calcio. Ciò renderà il giocatore maggiormente in grado di adeguatamente attivarsi. Quello che ANDY CLARK chiama ASSEMBLAGGIO MOLLE del SN che “interagirà con i limiti imposti da corpo e ambiente per generare i risultati desiderati” o la regolazione della chimica corporea di DAMASIO, “Vi è un intreccio assai stretto tra REGOLAZIONE CORPOREA (sonno, fame, sete, emozioni) SOPRAVVIVENZA E MENTE”.

I concetti di davanti e di dietro hanno senso solo per gli esseri che hanno una parte anteriore e una parte posteriore. Se tutti gli esseri su questo pianeta fossero sfere uniformi fluttuanti non avrebbero alcun concetto di davanti e di dietro (LAKOFF e JOHNSON, 1999)
2 di 4: EMBEDDED L’idea alla base della COGNIZIONE AMBIENTATA sta nel fatto chel’ambiente struttura comunque i nostri processi cognitivi. Sono numerosi i teorici di questa corrente (ANDY CLARK, 1997, 2008; JOHN SUTTON, 2007) che ritengono che il corpo e l’ambiente non facciano unicamente da sfondo ai

processi cognitivi ma li configurino in maniera dinamica. Le risorse presenti nell’ambiente e le operazioni svolte su di esse sono da considerarsi parti costitutive del processo cognitivo di chi nell’ambiente circola. L’ORGANIZZAZIONE STESSA DI UN AMBIENTE non è solo l’insieme degli strumenti che usiamo: il tutto diventa parte integrante del nostro stesso sistema cognitivo.

In quest’ottica, la definizione di ALLENATORE CREATORE DI CONTESTI, da me spesso usata, inflazionata comincia a perdere troppi colpi. Strade si aprono verso un PARADIGMA INTO THE WILD, perché come GIBSON ripeteva nel 1979” le affordances sono quel che l’ambiente offre all’animale, quello che fornisce, buono o cattivo che sia.” Ambienti da inventare che inducano FLUTTUAZIONI e DEVIAZIONI nei movimenti, quella certa quantità di “RUMORE STOCASTICO” all’interno del sistema che spinga il giocatore a trovare nuove soluzioni a percepire le differenze e ad adattarsi costantemente, migliorando le prestazioni reali. Nell’ambiente come negli invasion le condizioni cambiano continuamente e non esistono due esecuzioni identiche. Così la mente del giocatore imparerà più velocemente sperimentando l’imprevedibilità. Gli studi neuroscientifici condotti dal Prof. Schöllhorn hanno dimostrato che l’aggiunta di questo “rumore” produca nei giocatori EFFETTI EFFECTIVE, specialmente in fase di CHOKING.
Lo spazio dunque non è un contenitore, ma EMERGENZA DI TENSIONI E TRASFORMAZIONI RECIPROCHE TRA VETTORI IN GIOCO. Una continua ricomposizione dello spazio attraverso di forze prive di identità intrinseca, ma che acquisiscono significato solo attraverso la loro interrelazione. Se seguiamo questa logica, “un passaggio diagonale,

dall’esterno del campo al suo centro, riconfigura lo spazio che attraversa, intrecciando nuovi attori, nuove possibilità relazionali, frantumando le la rigidità grazie alla sua obliquità, aprendo il gioco a un campo emergente di relazioni” in cui il vettore, non la posizione, diventa l’unità primaria del pensiero tattico”. Giuro che ci torno.
Fine 2 di 3 -STAY TUNED











2 risposte
che spettacolo !
Grazie. Si spera sempre nel confronto.