È di attualità discutere come i calciatori debbano migliorare nell’uno contro uno e nella tecnica individuale. Ma il calcio è un gioco dove gli aspetti di tecnica individuale, di tattica collettiva e di capacità condizionale si combinano concorrendo alla formazione dell’individuo e al rafforzamento delle dinamiche di squadra. Se ripenso alla mia infanzia, il primo ricordo calcistico che mi viene in mente sono i passaggi che effettuavo alla sera, prima della cena, sul piazzale di casa insieme a mio Nonno. Le mie esperienze calcistiche più rilevanti sono riconducibili al Futsal, dove un importante giocatore della nazionale italiana mi disse che il Futsal non solo può essere praticato da chiunque, ma chiunque può anche mettere in difficoltà dei Dream Team, in quanto, esemplificando, si affrontano delle dinamiche principali di gioco molto semplici, consistenti in passaggio-stop, tutto condito da una buona dose di personalità.
Nello sviluppo del gioco esistono numerose forme di passaggio: corto, lungo, alto, filtrante, imbucata e via dicendo. La trasmissione del pallone può avvenire in svariati modi: con l’interno per un passaggio lineare, con l’esterno quando si vuole indirizzare la palla lateralmente, con la pianta del piede per un passaggio soffice ravvicinato. Effettuare un passaggio potrebbe essere considerato un gesto tecnico relativamente semplice, ma di fatto sono spesso le cose più semplici quelle più difficili da realizzarsi in modo eccellente. Chiunque può fare un passaggio; farlo bene, all’aumentare dell’importanza della competizione, della pressione e del ritmo di gioco, è altra cosa, ben più difficile. Eppure, chi ha la personalità e vuole affrontare da protagonista partite difficili può riuscirci. Aggiungo che le squadre di Calcio e di Futsal vincenti possiedono la precisione di un orologio svizzero, con meccanismi efficienti e ben collaudati. I passaggi sono quegli ingranaggi che stanno dietro al quadrante dell’orologio e, se realizzati con maniacale precisione, consentono il funzionamento impeccabile dell’orologio stesso. Durante le partite ogni giocatore mette in atto quei gesti semplici fatti di controlli e passaggi che, sommati a quelli dei compagni, contribuiscono a realizzare una precisa ragnatela di gioco che porta inevitabilmente a guadagnare metri, a prendere campo, ad annullare minuziose difese a zona ben schierate dietro la metà campo, a disorientare gli avversari, a stordirli, a farli stancare per via di numerosi scatti a vuoto, portando spesso i propri giocatori in superiorità numerica in determinate zone di campo al fine di sfruttare le abilità di taluni calciatori nell’uno contro uno o di portare la squadra alla conclusione a rete.
“Puoi essere veloce quanto vuoi, ma la palla corre più veloce”.
Questa frase mi è rimasta ben impressa nella memoria quando in allenamento provavamo le situazioni di superiorità numerica con l’utilizzo del portiere di movimento. Si tratta certamente di un aspetto peculiare del Futsal, ma che può trovare applicazione per analogia anche nel Calcio. Di fatto, se un giocatore della squadra avversaria viene espulso; se si ha la necessità di ribaltare un risultato sfavorevole; se semplicemente dal primo minuto di gioco, con il risultato in parità, si vuole inviare psicologicamente un messaggio alla squadra avversaria, si utilizza in fase offensiva il portiere di movimento. Questa tattica di gioco è la perfetta espressione dei concetti sopra esposti, atti ad associare al gesto tecnico del passaggio gli aspetti più psicologico-mentali legati alla cosiddetta “Personalità” del giocatore. La squadra in possesso palla ha certamente un uomo aggiuntivo per via della superiorità, ma ogni giocatore che ne entra in possesso ha un’enorme pressione e una grossa spada di Damocle, poiché sa che non può effettuare la scelta sbagliata, deve controllare perfettamente il pallone, deve prendere decisioni efficaci, deve effettuare passaggi millimetrici, non deve azzardare la giocata se non percepisce ragionevolmente che sia il momento giusto per farla, poiché la propria porta è totalmente sguarnita e un passaggio errato significa solo una cosa: goal subito.
IL MAESTRO
Una frase analoga a quella del paragrafo precedente relativamente ai passaggi l’ha pronunciata anche una persona molto famosa in ambito calcistico: “Nel calcio la velocità è data dal pallone e dai passaggi”. (cit. Pep Guardiola).
Per curiosità personale ho fatto una ricerca sul web e sembrerebbe che il record di passaggi in una partita di Calcio lo detenga il Bayern Monaco allenato da Guardiola. Infatti, il 25/3/2014 la squadra riuscì a realizzare 1033 passaggi con successo nella partita disputata contro l’Hertha Berlino. Un numero impressionante, da far girare la testa anche a chi non si trova sul campo a difendere.
Se poi per un istante chiudo gli occhi e istintivamente penso all’abilità nel passaggio associata a grande personalità nel Calcio, il primo giocatore che mi viene in mente è Andrea Pirlo.
Pirlo è stato un predestinato sin da ragazzo. Infatti, dopo i primi calci dati al pallone nel Flero e nel Voluntas, crebbe calcisticamente nelle giovanili del Brescia Calcio. Era talmente unico per il suo talento cristallino che esordì in prima squadra all’età di soli 16 anni. La sua bravura non passò inosservata, tanto che fu notato dall’Inter che lo rilevò nel giro di poco tempo, impiegandolo come trequartista per via delle sue abilità tecniche. L’esperienza all’Inter si concluse relativamente in fretta e, dopo un’ottima esperienza con la Reggina, è il momento di tornare al Brescia allenato da Carlo Mazzone, dove ha la possibilità di giocare insieme a Roberto Baggio. Pensate un po’: Roberto Baggio e Andrea Pirlo nella stessa squadra, al Brescia.
Quel mago della panchina che è stato Mazzone ha un’intuizione formidabile: per far coesistere Baggio e Pirlo arretra quest’ultimo in posizione di regista, “inventando” di fatto il regista più abile della storia del calcio italiano. Mi piace ricordare uno dei goal più belli di questo duo dei sogni. La partita è Juventus-Brescia: al 40’ del secondo tempo, da metà campo Pirlo lancia palla in profondità saltando il centrocampo e la difesa bianconera; senza che la palla tocchi terra, Roberto Baggio controlla al volo a seguire, scartando con un unico movimento l’incolpevole portiere della Juventus e depositando il pallone in rete. Il goal di Baggio è da extraterrestre, il passaggio di Pirlo è da gigante, dimostrando quanto il passaggio sia determinante nel Calcio. Il Brescia ottenne il miglior piazzamento della sua storia.
Dopo l’esperienza al Brescia, Pirlo approda al Milan allenato da Carlo Ancelotti, contribuendo a determinare un ciclo vincente. Con i colori rossoneri Pirlo vince 2 Scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, 1 Coppa del Mondo per Club. Il suo contributo è determinante. Ancelotti, sulla falsa riga dell’intuizione di Mazzone, lo dispone al centro del campo come regista basso del modulo ad albero di Natale nel 4-3-2-1. Tutti i palloni transitano dai suoi piedi. Detta i tempi, verticalizza, vede linee di passaggio che gli altri non immaginano nemmeno. Non a caso viene soprannominato il “Maestro”: infatti, ha un’innata capacità di orchestrare il gioco, unita alla sua classe cristallina e all’eleganza nei movimenti. Quando la palla ce l’ha Pirlo è in cassaforte, nessuno è in grado di sottrargliela. Gli assist erano il suo pane: nonostante l’arretramento di posizione rispetto a quando giocava da trequartista, vedeva corridoi e spazi che gli altri giocatori non riuscivano nemmeno a immaginare. Sui calci di punizione pennella traiettorie delicate che ricordano i tratti su tela morbidi e dotati di luce vibrante di grandi artisti come Pierre-Auguste Renoir. Con il Milan realizza 401 partite, mettendo a segno 41 reti. Ma Pirlo è decisivo anche con la Nazionale Italiana, tanto che nel 2006 si laurea Campione del Mondo con la selezione allenata da Marcello Lippi.
Dopo il Milan, con grande dispiacere da parte di numerosi tifosi rossoneri, Pirlo passa alla Juventus, dove dal 2011 al 2015 vince quattro scudetti, due Supercoppe Italiane e una Coppa Italia. A conferma che quando si ha in squadra un giocatore di questo calibro si vince.
Andrea Pirlo ha giocato 872 partite, realizzando 86 reti e la bellezza di 158 assist decisivi, niente male per un playmaker. Detiene inoltre il primato assoluto tra gli italiani per il numero di assist realizzati in Champions League. Per quanto riguarda i passaggi, la media di quelli realizzati con esito positivo a partita si attesta tra l’85 e il 90%. I suoi passaggi erano i tratti colorati di un artista, realizzati su quella tela bianca chiamata campo da calcio, che resteranno per sempre indelebili nella memoria degli appassionati di questo sport.

BIO: LUCA INNOCENTI
Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).
Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5).
Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.
Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.











Una risposta
La tecnica individuale e’ la risultante di perfetti processi senso-motori e neuro-funzionali dei quali si occupa in via esclusiva la genetica individuale; il grado di allenabilita’ e’ ridottissimo.
L’uno vs uno e’ un innatismo la cui manifestazione nel contesto di gara e’ sconosciuta finanche al diretto possessore. Zero possibilita’ di insegnamento.
Tecnica individuale e capacita’ dell’uno vs uno si affinano, modellano e sublimano attraverso il gioco. Tutto il resto e’ noia.