MONDIALI 2026 – GRUPPO B – QATAR: IL CALCIO QATARINO TRA SOGNI DI GLORIA E CRUDA REALTÀ

Il Calcio moderno, si sa, è un dio capriccioso che ultimamente ha rivolto lo sguardo altrove, lì dove la palla ha ricevuto clamori e onori solo in tempi recenti. Così è stato deciso dal presidentissimo Infantino, e così sarà. Eppure il Qatar, smessi i panni dell’ospite impacciato e un filo timido del 2022, si ripresenta all’agone mondiale del 2026 con la tracotanza di chi ha saputo guadagnarsi il pane, ovvero la qualificazione, col sudore della fronte e non come padrone di casa.

L’iter che ha condotto i “Maroons” oltre l’oceano è stato un lungo travaglio asiatico. Dopo un secondo turno dominato con la sicumera dei forti (16 punti, frutto di cinque successi e un solo pari) contro l’eterna attesa India, il Kuwait e l’Afghanistan, i qatarioti hanno rischiato il naufragio nel terzo atto, scivolando al quarto posto dietro i persiani dell’Iran, gli arcigni uzbeki e gli EAU. È stato allora che la Federazione ha chiamato al capezzale della squadra lo stratega hidalgo Julen Lopetegui, nel maggio del 2025, esonerando Tito Marquez. L’ex nocchiere della Roja, nonché protagonista di un noto hashtag del tifo milanista, ha raddrizzato la barra, ottenendo il pass decisivo nel quarto turno, creato apposta per le ripescate del terzo turno AFC. Dopo un drammatico pareggio a reti bianche contro l’Oman, decisiva è stata la vittoria per 2-1 sugli Emirati Arabi Uniti, griffata dai colpi di testa dei due difensori Boualem Khoukhi e Pedro Miguel.

Il cammino di preparazione ai mondiali per i Maroons non è stato, poi, semplice vista la sportivamente drammatica partecipazione alla FIFA Arab Cup, terminata già dopo il primo turno con un pareggio e due sconfitte, e l’interruzione di ogni attività a causa del conflitto USA -Iran. I ragazzi di Lopetegui hanno disputato, dal dicembre 2025 al maggio 2026, giusto una gara con l’EIRE a Dublino, persa per 1-0.

Don Julen, portiere di discreta fama prima di farsi architetto di tattiche, ha provato a  portare a Doha la sua calma imperturbabile e un’analisi meticolosa, quasi da amanuense del calcio. Il suo credo tattico, nelle gare del quarto turno delle ripescate, si è poggiato su un 4-3-3 che talvolta è mutato in un più rassicurante 4-4-2, a seconda che l’avversario sia un gigante o un pari grado. Nella FIFA Arab Cup ha provato ad imbastire il classico 4-2-3-1, in salsa iberica, con esiti, come detto, non esaltanti tanto che nell’unica amichevole con l’EIRE ha posizionato Issa Laye davanti alla difesa optando per una mediana a 5, dietro un’unica punta Abdurisag.

Il Qatar di oggi non è più quello di Sánchez Bas, tutto timore e tremore: Lopetegui esige una continua spinta sulle fasce con i terzini che galoppano come purosangue, e un pressing arcigno che mira a soffocare l’altrui manovra. Con l’EIRE i primi che abbozzavano un pressing alto sono stati i due centrocampisti Fathi e Gaber, disposti in linea con le ali Junior e Afif, davanti a Laye.

Analizzando i reparti: in difesa, la truppa deve ancora dimostrare di saper reggere l’urto delle corazzate mondiali, pur avendo ridotto i gol subiti a 1,1 per gara nelle qualificazioni. Tra i pali troviamo Mahmoud Abunada, estremo difensore del Al Rayyan, che spicca per reattività e affidabilità, doti fondamentali per trasmettere tranquillità all’intero blocco difensivo. Di sicuro Lopetegui spera che si dimostri più sicuro di Al Sheeb, non proprio tranquillo nel mondiale casalingo. Davanti a lui, il commissario tecnico ha disegnato una linea difensiva a quattro che bilancia perfettamente solidità fisica e intelligenza tattica. Il cuore pulsante della difesa è affidato alla collaudata coppia centrale del Al Sadd formata da Pedro Miguel e Boualem Khoukhi. Il primo, un naturalizzato portoghese, garantisce fisicità, interventi rocciosi e una marcatura asfissiante sull’uomo, mentre il secondo si distingue per la visione di gioco e la preziosa capacità di far ripartire l’azione dalle retrovie con lanci precisi.

Dietro di loro è disponibile Lucas Mendes, brasiliano naturalizzato del Al Wakrah, che probabilmente verrà preferito all’esperto, ed autoctono, Khoukhi. Sulle corsie esterne, il delicato lavoro di copertura e spinta è delegato a Sultan Al-Brake del Al Duhail sulla fascia destra e ad Ayoub Al-Oui, dell’Al Gharafa, sul versante opposto. Entrambi i terzini possiedono un’eccellente propensione offensiva, ma sono stati istruiti per mantenere un posizionamento sempre attento, assicurando che la squadra non si ritrovi mai sbilanciata durante le rapide transizioni delle formazioni avversarie. Tra le riserve qualche possibilità potrebbe averla Homam Elamin, terzino sinistro del club spagnolo Cultural Leonesa, visto in azione contro l’EIRE.

A centrocampo la manovra gira attorno a Jassem Gaber del Al Rayyan, ovvero l’equilibratore, il mediano davanti alla difesa che chiama il pressing e imposta con la saggezza di un veterano. Salendo verso la linea mediana, l’architettura del centrocampo prevede una disposizione a quattro elementi, che funge da vera e propria spina dorsale della formazione, creando una cerniera centrale invalicabile e corsie laterali estremamente pungenti. La zona nevralgica del campo è dominata dal sodalizio tecnico e fisico composto da Assim Madibo, del Al Wakrah, e Karim Boudiaf,del Al Duhail. Madibo agisce come un incontrista, un mediano di pura rottura sempre pronto a mordere le caviglie degli avversari, recuperare palloni e interrompere tempestivamente le trame di gioco altrui. Al suo fianco, Boudiaf veste i panni del regista elegante, vero e proprio faro della manovra qatariota, incaricato di dettare i tempi di gioco, gestire il possesso e smistare il pallone con geometrie pulite e razionali.

Contro gli irlandesi come detto, Lopetegui non ha esitato a sacrificare Boudiaf e Madibo per puntare su un Gaber avanzato, affiancato dal mediano di rottura Fathy del Al Arabi. Alle spalle, davanti alla difesa, al posto del regista Gaber, ha posizionato un secondo incontrista come Laye. Le prime prospettive nefaste hanno condotto, insomma, il CT basco a coprirsi il più possibile.

È però sugli esterni che si accende la vera fantasia della squadra: a destra opera il carioca naturalizzato Edmilson Junior, altro Al Duhail, pedina rapida e tecnicamente dotata, capace di creare costantemente la superiorità numerica nell’uno contro uno. A sinistra agisce Akram Afif, del Al Sadd, la vera mente creativa e la spina nel fianco delle difese avversarie, sempre pronto ad accentrarsi per tentare la conclusione o a pennellare palloni velenosi verso il centro dell’area di rigore. Afif  è il capitano col numero 10, la stella polare dei Maroons, l’ala capace di segnare e servire assist con la stessa facilità con cui si beve un sorso d’acqua nel deserto. Attualmente domina nella Qatar Stars League, ma ha avuto anche una discreta carriera in Europa con tre stagioni In Belgio all’Eupen e una stagione, con 11 presenze, allo Sporting Gijon. Al suo fianco, cresce il virgulto Mohamed Al-Mannai, ventiduenne del Al Shamal che gode della fiducia del CT.

Per il ruolo di centravanti puro e terminale offensivo Lopetegui le ha provate un po’ tutte, inizialmente ha puntato sul tandem Almoez Ali, attaccante del Al Duhail, affiancato da Al-Mannai, schierato come seconda punta di grande movimento.

In seguito il CT basco ha scelto di giocare con un’unica punta: scegliendo Ahmed Alaaeldin, del Al Rayyan, nelle prime amichevoli del 2025, in seguito ha puntato sul suo compagno di club Ahmad Alaa, per la FIFA Arab Cup. Nell’ultima gara con l’EIRE non ha demeritato Yusuf Abdurisag del Al Wakrah, ma tuttavia l’attaccante più dignitoso rimane Almoez Ali, ovvero l’unico ad aver segnato un gol nella gestione Lopetegui. Non è escluso che tra i tanti litiganti, alla fine sarà l’esperto Mohammed Muntari del Al Gharafa a godere, il trentaduenne di origini ghanesi è pur sempre l’unico Maroons con una marcatura mondiale all’attivo.

Il sorteggio, nella sua algida crudeltà, ha inserito i Maroons nel Gruppo B, proprio quello per cui molti italiani avevano già sorriso. Dovranno vedersela con la solida Svizzera (13 giugno), il Canada padrone di casa (18 giugno) e la “azzurricida” Bosnia ed Erzegovina (24 giugno).

Il pronostico, ahimè, non arride ai figli del Golfo. Esperti e scommettitori li dipingono come la Cenerentola del raggruppamento, destinata con ogni probabilità all’ultimo scranno. Tuttavia, se il Qatar del 2022 uscì con le ossa rotte e zero punti, e con il peggior risultato ottenuto dalla nazionale ospitante nella storia ridata, l’obiettivo per questo 2026 è più concreto: centrare almeno un pareggio. Un piccolo passo per una selezione, ma un balzo enorme per la pedata qatariota, che giustificherebbe anche il maxi allargamento asiatico voluto dalla FIFA. Sarebbe già un capolavoro sportivo, un discreto omaggio al Calcio moderno, come detto, sempre più esportabile e sempre meno tradizionale.

I CONVOCATI DI LOPETEGUI:

PORTIERI: Meshaal Barsham (Al Sadd), Salah Zakaria (Al-Duhail), Mahmoud Abunada (Al-Rayyan);

DIFENSORI: Al-Hashmi Al-Hussain (Al-Arabi), Boualem Khoukhi (Al-Sadd), Lucas Mendes (Al-Wakrah), Issa Laye (Al-Arabi), Pedro Miguel (Al-Sadd), Homam Al-Amin (Cultural Leonesa), Sultan Al-Brake (Al-Duhail), Ayoub Al Alawi (Al-Gharafa);

CENTROCAMPISTI: Jassem Gaber (Al-Rayyan), Mohamed Al-Mannai (Al-Shamal), Assim Madibo (Al-Wakrah), Ahmed Fathi (Al-Arabi), Abdulaziz Hatim (Al-Rayyan), Karim Boudiaf (Al-Duhail SC);

ATTACCANTI: Akram Afif (Al-Sadd), Edmilson Junior (Al-Duhail), Yusuf Abdurisag (Al-Wakrah), Hasan Al-Haydos (Al-Sadd), Tahsin Mohammed (Al-Duhail), Ahmed Alaaeldin (Al-Rayyan), Mohammed Muntari (Al-Gharafa), Almoez Ali (Al-Duhail), Ahmed Al-Janehi (Al-Gharafa).

BIO: Stefano Terranova, nato a Policoro (Mt) 37 anni, insegnante di Storia e Storia dell’Arte. Seguo il calcio per passione, convinto che dietro un pallone che rotola c’è sempre una storia interessante da raccontare, dietro un gesto tecnico un pò si sprezzatura da ammirare. 

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