Nell’annata più balorda della storia rossonera, andata in archivio con la seconda retrocessione in B dopo un nefasto terzultimo posto in campionato, il Milan vinse la Mitropa Cup. Era il 12 maggio 1982. Competizione un tempo di altissimo prestigio (nell’epoca d’oro di questo trofeo, l’Inter subì un epocale 9-0 dallo Slavia Praga, l’11 luglio 1938), la Coppa dell’Europa Centrale da qualche tempo è stata declassata a quadrangolare con partite di andata e ritorno. Nella stagione 1981/82 vi prendono parte le vincitrici del campionato di seconda divisione in Italia, Cecoslovacchia, Ungheria e Jugoslavia. Il Milan, passato da Gigi Radice a Italo Galbiati, arriva all’ultimo impegno in Mitropa, a San Siro contro i cecoslovacchi del Vitkovice, con l’obbligo della vittoria per conquistare il titolo.
Il club di Ostrava ha scelto il viaggio in pullman per raggiungere Milano. Un tragitto stradale di circa 1.200 chilometri. L’autobus impiega quasi trenta ore. A bordo, tra una tappa e l’altra dello spostamento, l’allenatore Jiri Dunaj catechizza i suoi sulla condotta da tenere in campo e sui punti deboli dei rossoneri, visionati in Ungheria, il mese precedente, nella partita contro l’Haladas. Il campionato, andato in archivio da una settimana, con il titolo conquistato dal Dukla Praga, ha visto il Vitkovice chiudere al nono posto, con otto lunghezze di vantaggio dalla zona retrocessione. Nel doppio confronto stagionale contro i neocampioni del Dukla, la squadra di Dunaj è uscita imbattuta, vincendo a Praga (0-1) e pareggiando al ritorno (1-1). L’allenatore ha già ottenuto la conferma per la prossima stagione. Non perdendo contro il Milan, i cecoslovacchi avrebbero la possibilità di scavalcare il Diavolo sul filo di lana e aggiudicarsi il trofeo, dovendo ancora giocare contro gli jugoslavi dell’Osijek.
All’arrivo a Milano, Dunaj chiede ai dirigenti milanisti le foto di Gianni Rivera. L’ex capitano del Milan gode ancora di una grande popolarità in Cecoslovacchia, malgrado i tre anni trascorsi dal suo ritiro. “Abbiamo promesso ai nostri tifosi tante fotografie al ritorno a casa. Da noi Milan vuol dire Rivera”, dichiara l’allenatore della squadra di Ostrava. La mattinata prima della partita contro i rossoneri, i giocatori cecoslovacchi vengono notati in centro a Milano. Finiscono persino coinvolti in uno sciopero degli automezzi pubblici che li costringe a percorrere mezza città a piedi prima di rientrare in albergo. Rispetto alla partita d’andata, giocata sette mesi prima e vinta allo scadere dal Vitkovice, Dunaj presenta una formazione rinnovata per 5/11, a partire dal portiere. A San Siro, il guardiapali è Jaroslav Zapalka, classe 1958, che si è guadagnato la fiducia di Dunaj dopo un avvio di stagione come vice di Havlicek. In campo a San Siro c’è anche Albrecht, classe 1950, con un’esperienza in nazionale durante la fase finale del mondiale messicano del 1970.
L’arbitro è lo jugoslavo Vlaijc. Italo Galbiati, con la testa già alla trasferta campale di Cesena, decisiva per la salvezza in serie A, schiera Piotti tra i pali, Icardi, Maldera, Venturi, Tassotti e Baresi in difesa, Cambiaghi ed Evani sulle fasce, Novellino e Moro interni di centrocampo, con Jordan unica punta effettiva. Antonelli e Battistini restano a riposo, Collovati è fuori per infortunio. Lo stopper della Nazionale di Enzo Bearzot, già certo della convocazione al Mondiale spagnolo, non avrebbe più indossato la maglia rossonera. I soliti diecimila fedelissimi non fanno mancare affetto e supporto alla squadra nella partita di epilogo della Mitropa Cup. Partenza all’attacco, con gli avversari sorpresi dalla determinazione rossonera. Molte iniziative passano dal piede di Walter Novellino al quale è stata affidata la fascia di capitano. Sulle ali operano due giovani, entrambi diciannovenni: Evani e Cambiaghi. Joe Jordan, da settimane accantonato in campionato, sfodera la sua migliore prestazione stagionale, lottando come un leone su ogni pallone. Sullo squalo di Carluke i tifosi ripongono buona parte delle residue speranze salvezza. La partita s’incanala subito sui binari giusti per il Milan. Dopo una decina di minuti, Cambiaghi allunga per Novellino che di tacco aziona Maldera. Il terzino s’invola con la solita irresistibile falcata. Moravcik lo atterra appena entrato in area. Franco Baresi, con un tiro forte e centrale, spiazza Zapalka e sblocca il risultato.

Sull’altro versante, Piotti sciorina una prodezza su conclusione di Gajdusek, il miglior giocatore del Vitkovice. Ottima la risposta del portiere milanista, tra i pochi a salvarsi in campionato nel corso della stagione. Jordan si mette in evidenza in un paio di circostanze. Prima dell’intervallo, Gajdusek coglie il palo con una sventola alla sinistra di Piotti. Brivido. Nella ripresa, il Milan mette al sicuro la vittoria.
Il raddoppio arriva grazie ad un bolide da fuori area del giovanissimo Alberto Cambiaghi. Una rete da antologia, sintesi di potenza e precisione. La giocata più bella di tutta la Mitropa Cup 1981/82. Cresciuto nel vivaio rossonero, Cambiaghi è stato aggregato in prima squadra, esordendo in Coppa Italia, contro il Verona, il 23 agosto ‘81. Il Vitkovice è in balia del Milan. Zapalka, detto Jarda, compie una tripla parata su conclusioni di Baresi, Novellino e Jordan. Un intervento prodigioso, a San Siro, da raccontare ai suoi nipoti. Il Milan trova il terzo gol ancora su rigore (atterramento di Battistini, subentrato a Moro). Dagli spalti i tifosi invocano il nome dell’attaccante scozzese, applaudito anche in occasione di un recupero difensivo. Invogliato anche da Baresi, Joe non si tira indietro e con un tiro centrale dagli undici metri realizza il terzo gol.

Nel momento più drammatico della storia milanista, i rossoneri conquistano un trofeo internazionale, nove anni dopo Salonicco. “La Coppa dà la carica al Milan” titola il giorno dopo la Gazzetta dello Sport. Dagli spalti parte il coro dei tifosi: “Resteremo in serie A”. Il Vitkovice, deluso per la sconfitta, torna a casa sobbarcandosi un’altra odissea stradale, con colazione, pranzo a sacco e ventotto ore di viaggio. Per una sera, il Milan accantona gli incubi del campionato. Quattro giorni dopo, tuttavia, la vittoria di Cesena non basterà per centrare la salvezza, complice una brutta faccenda partenopea.
Tratto dal libro di Sergio Taccone “Il Milan all’inferno. Il racconto della stagione 1981/82”,
Storie Rossonere, 2024.

BIO: SERGIO TACCONE, Giornalista, classe 1972, è corrispondente del quotidiano La Sicilia. Ha pubblicato 23 libri su vari periodi della storia del Milan, tra cui Milan 125, Milan Champions e Il Milan all’inferno (1981/82). Dirige il portale Storie Rossonere. Co-autore del libro “Ricky Albertosi, romanzo popolare di un portiere”, vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2020. Ha curato il volume “Milan, le stagioni del piccolo diavolo. 1980-’87”, con prefazione di Filippo Galli.











6 risposte
Ottimo racconto Sergio come i tuoi libri.
Grazie di cuore, Gian Paolo
Ciao, c’ero anch’io quella sera allo stadio, dodicenne con mio papà, una delle mie prime volte poi 18 anni di abbonamento nell’era Berlusconi. E ricordo benissimo Cesena e la contemporanea a Napoli con la “prodezza” del nostro amicone giaguaro…..
Ricordo abbastanza bene quella stagione.
Mi rimane il dubbio di quanto sia stata disgraziata e quanto i giocatori ci abbiano messo del loro boicottando l’allenatore Radice e i suoi allenamenti.
Però rimpiango l’entusiasmo con cui si amava un giocatore come Jordan, arrivato sfibrato da 1000 battaglie.
Ciao Giuseppe, Jordan un mito!
Filippo
Avevo 5 mesi e 1 settimana.
Voglio pensare che nel mio inconscio non abbia gioito troppo perche’ sapevo di ciò che ci avrebbe atteso da lì a pochi giorni, ovvero la battaglia di Cesena.