ITALO GALBIATI: IL NOSTRO MISTER.

Spesso quando si vuole parlare delle persone che tanto ti hanno dato si rischia di parlare di sé stessi.

Succederà anche a me ma questo breve racconto vuole essere un tributo al nostro Mister, a Mister Italo Galbiati.

Arrivai al Milan nel 1980 a 17 anni compiuti anche se da almeno una stagione gli osservatori, in particolare il sciur Brambilla di Vimercate, avevano messo gli occhi sulle mie prestazioni nella squadra di prima categoria del Villasanta, paese allora in provincia di Milano, oggi MonzaBrianza, confinante con Monza ed Arcore, in cui mi divertivo giocare, tenendo insieme, scuola serale e l’apprendistato come disegnatore tecnico, con Rodolfo, Gianluca e mio zio Carlo, il mio riferimento lavorativo, nell’azienda di papa’ Paolo e dei suoi fratelli (Carlo e Giorgio).

 E si, Arcore, il quartier generale di Silvio Berlusconi che, qualche anno dopo, attraverso Fininvest, avrebbe acquistato il Milan da Giussy Farina, imprenditore di origini vicentine.

Ma torniamo al mio arrivo al Milan.

Fu proprio lui, insieme a Mister Braga altra colonna del settore giovanile rossonero e a Fabio Capello che aveva appena dismesso le vesti da calciatore, a volermi fortemente tra le file dei giovani casciavit.

Lui è Italo Galbiati, lui era colui che aveva a cuore tutti i ragazzi che allenava, a volte burbero, cazzuto ma sempre accudente, pronto a passare dall’incazzatura alla battuta in un attimo. Nella serieta’ del lavoro sapeva lasciare spazio a momenti di ilarità.

Come quella volta che, verso la fine dell’allenamento, dopo uno splendido goal al volo di un mio compagno, esclamò :<<Casö Pedro che goal, va a fa la docia!>>. Dopo qualche minuto:<<Ma in dual’è Pedro… ma no, ma l’è andà a fa la docia da bon!>>…(non me ne vogliano i puristi del dialetto milanese) Tutti scoppiammo a ridere!

Lui insieme a Zagatti, altro ex giocatore e colonna rossonera, mi davano del “badilant”, uno che ha i badili al posto dei piedi!

E si, perché rispetto a gran parte dei miei compagni (Evani,Gadda,Icardi,Incocciati,Bolis,Cambiaghi tra gli altri) molti dei quali già da alcuni anni all’interno del mondo rossonero, la mia tecnica non era così affinata o comunque, soprattutto all’inizio, la mia timidezza, inibizione, non mi permettevano di mostrare fino in fondo le mie abilità.

Così mi prese sotto le sue attenzioni e insieme a Mister Braga mi accompagnò nei due anni in cui mi sentivo come se fossi arrivato, da una parte nel paese dei balocchi, dall’altra, alla più difficile dell Università. Il Mister e Faustino (Braga), come lo chiamava lui, mi aiutarono a mostrare il mio talento, ad educare il mio talento, come direi oggi.

Non senza difficoltà, non senza scontri. E si, perché, amavo il calcio più di ogni altra cosa ma il senso del dovere, verso mamma e papà, facevano si che la mia priorità fosse la scuola, lo studio.

E fu proprio su questo terreno che qualche volta, con il Mister, ci scontrammo.

Come quella volta che gli chiesi di saltare l’allenamento del venerdì a Milanello e di potermi allenare con gli allievi al centro di Linate da dove sarei riuscito a raggiungere la scuola serale che frequentavo, più facilmente e senza il cronico ritardo che accumulavo, provenendo da Solbiate Arno.

Avevo un compito in classe a cui non potevo mancare.

 Il Mister al telefono ( quello fisso ! i telefonini ancora non c’erano) mi nego’ la possibilità. Decisi di andarci lo stesso.

La mattina dopo rimasi sorpreso perche’ comunque arrivò la telefonata e la convocazione del mitico segretario Alberto Ceresa, per la partita del pomeriggio.

 Arrivai, accompagnato da papà, in Piazzale Lotto da dove il pullman sarebbe partito per lo stadio Breda di Sesto San Giovanni, quell’anno teatro delle nostre partite.

Salii sull’autobus, salutai il Mister e lui, senza guardarmi mi disse: “testa di cazzo!”. Be, e’ chiaro, ci rimasi male, ma che altro potevo aspettarmi?? Eppure in quella modalità c’era tutto l’amore verso il suo lavoro, verso i suoi ragazzi, me compreso, c’era tutto il suo modo di tenere la parte e nascondere che, in fondo aveva capito. La sua sensibilità non era da ricercare nelle parole. Allo stesso modo lo capì in un momento successivo, in cui, lui e il Milan si giocavano tanto, tutto: la permanenza in serie A.

Siamo alla fine della stagione: al Mister, dopo l’esonero di Mister Gigi Radice e’ stata affidata dalla 17^ giornata ( su un totale di 30) giornata la panchina della prima squadra.

E’ il 12 maggio 1982, mercoledì, la squadra e’ impegnata a San Siro nella partita che ci regalerà la vittoria della Mitropa Cup.

Al termine il Mister darà le convocazioni per la trasferta di Cesena, partenza prevista per il giorno successivo e ritiro in prossimita’ della citta’ romagnola.

Spogliatoio di San Siro, il Mister snocciola i nomi dei convocati, arriva in fondo, nomina i ragazzi della Primavera aggregati al gruppo e quando tocca a me, dice: “Galli tu stai a casa a studiare!

Non ci rimasi male questa volta, sapete perché? Perché da giorni chiedevo al Mister la possibilità di non partire con la squadra. Dovevo preparare la maturità.

Il Mister lo aveva capito, lo aveva capito ma teneva la sua parte, aveva capito la mia necessità e di questo lo ringrazierò per sempre. Io ottenni la maturità, la mia assenza in quel di Cesena, fu certamente irrilevante e ciò che accadde al Milan tutto il popolo rossonero lo sa. Ma questa è un’altra storia così come le lacrime di rabbia e dispiacere che quella domenica non potei trattenere.

Oltre all’aspetto umano c’è un aspetto professionale, un aspetto tecnico, ammesso e non concesso che si possano separare.

Il Mister è stato colui che al Milan ha fatto un gran lavoro sul campo. Soprattutto quello dedicato alla “nostra linea difensiva”, con Sacchi prima e Capello poi. E’ stato lui, Italo Galbiati, il trait-d’union tra due dei tecnici più vincenti della storia rossonera.

Con Capello ha poi vissuto esperienze in Italia e all’estero con Club e Nazionali.

 Ma anche questa è un’altra storia.

Un abbraccio Mister e grazie di tutto.

Sempre nei nostri cuori

Uno dei suoi ragazzi.

17 risposte

  1. Bel momento di memoria per una persona che nella tua crescita di uomo e calciatore è stata importante per te.

    Filippo, complimenti per la tua umanità e riconoscenza verso Galbiati, che avevo confuso con il suo omonimo ex calciatore della Fiorentina.

  2. Hai dato una idea della persona con un ricordo bello e semplice, mister Galbiati resterà sempre nella memoria di noi milanisti, complimenti Filippo

      1. Grazie Filippo per averlo ricordato con affetto!
        Come sai in quegli anni ho avuto modo di apprezzarlo tantissimo a Milanello.
        Ricordo che durante un allenamento Galbiati fece un lusinghiero apprezzamento nei tuoi confronti (RI-conquistasti un pallone in difesa e facesti 30/40 metri con grinta e personalità) che persino il mistes Liddas Liedholm esclamò: è cresciuto tantissimo Filippo! Tu non potevi sentire perché eravamo a bordo campo.
        Non lo dimenticherò mai!
        Grande Galbiati, riposa in pace ovunque tu sia.

  3. Filippo veramente grandi ricordi per un gran personaggio simbolo di un calcio passato ; in effetti pensa che differenza rispetto a oggi dove ogni allenatore ha il suo staff personale !! A quei tempi Sacchi e capello se lo ritrovarono (italo) già in società è già come vice !

  4. CIAO FILIPPO.LEGGENDO QUESTO TUO RACCONTO MI SONO COMMOSSO MOLTO MISTER GALBIATI UOMO UMILE SAGGIO E MOLTO COMPETENTE IN POCHE PAROLE CI VEDEVA LUNGO.SUBIAMO UNA GRAVE PERDITA IN TUTTO E PER TUTTO.CIAO MISTER IL MIO CUORE AVRA SEMPRE UN PISTO PER TE.

  5. Ciao Filippo. Hai fotografato perfettamente Mister Galbiati . Io sono del 1957. I suoi allenamenti a Linate e qualche volta a Milaneĺlo basati sulla tecnica ,e non solo , mi hanno migliorato in modo esponenziale. Lo ricordo con affetto per la persona che è stato e anche nella sua burberita’ . È stato un periodo dei miei due anni e mezzo al Milan con tanti Prof. ( Allora gli chiamavamo così ) importanti. Trapattoni , Trezzi , passando per Cattozzo e il mitico Zagatti e Annovazzi. Ma per noi giovani di allora GALBIATI e stato un maestro e un padre per tutti noi. Ci prendeva da parte e giuesercjtazioni a tutto andare
    Riposa in pace Prof. Non sarai mai dimenticato .

  6. Il calcio di oggi , specialmente con i giovani , ci vorrebbero persone come lui . Che come c’è scritto in questo bellissimo testo , Amava i suoi ragazzi , e il suo dovere . Dicono che si muore veramente quando si Viene dimenticati, beh ! Lui sarà immortale nella memoria dei suoi giovani , e nella storia Rossonera.

  7. Splendido ricordo Filippo.
    Mister burbero ma con un gran talento, specie nel crescere i giocatori.
    Ci mancherà tantissimo.
    Ma vivrà nei nostri cuori.

  8. Caro Filippo tu li avevi al Milan io negli stessi anni ho avuto la fortuna di avere Mister Italo e Mister Francesco due volte alla settimana ( di più non si poteva) all’Aldini Unes di Milano.
    Due persone meravigliose e come dici tu nell’articolo da milanesone era ferito anche alla battuta, ma con entrambi quando si doveva lavorare si lavorava e come !!!!!!!
    Grandi Mister adesso guarderanno insieme il Milan

  9. Caro Filippo,ci siamo conosciuti qualche anno fa all’aeroporto di Napoli,tu tornavi da Salerno,l’aereo porto’ qualche ora di ritardo ed ebbi l’occasione di conoscere un pezzetto della tua vita .Sono felice per i tuoi grandi successi e per la tua ritrovata felicità.Sei un uomo semplice e generoso.Un abbraccio.

  10. Bellissimo ricordo ne voglio aggiungere un altro, quando avevo 16 anni giocavo negli allievi dell’Enotria lui allenava gli allievi del Milan sempre all’enotria mi vide giocare in in amichevole e mi disse “ Sai voglio dirti una cosa , si vede che sei forte e insieme a Pettinari e Durante verrete ad allenarvi con noi ma prova ad arrivare una sola volta in ritardo agli allenamenti e te ne ritorni all’Enotria, anche se sei figlio di uno coi danè a mi me frega un ….. uomo avvisato mezzo salvato. Un uomo intelligente onesto e diretto. Ciao Italo

  11. Il bello della vita è che si incontrano persone top nel loro lavoro ma dietro il proprio ruolo si scoprono uomini veri, con valori umani, dei padri per i più giovani o dei fratelli per i coetanei. Oggi purtroppo il mondo si dimentica troppe volte che abbiamo bisogno di umanità e semplicità per crescere, altrimenti resteremo degli eterni bambini viziati e immaturi. Ho avuto la fortuna di vedere lavorare sul campo mister Galbiati con Milan e Juve, la differenza con gli altri mister era troppo evidente. I dettagli fanno la differenza e in lui ho sempre colto questo aspetto oltre ad essere mai banale nelle correzioni o nei consigli . Buon viaggio mister!

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