L’AURA DI ANTOINE GRIEZMANN

Stadio “Metropolitano” di Madrid, mercoledì 29 aprile. Alle ore 21, calcio di inizio di Atletico Madrid-Arsenal valevole per la semifinale di andata di Champions League. Arbitro dell’incontro, l’olandese Danny Makkelie.

Le squadre entrano in campo e si posizionano a centrocampo: colchoneros da una parte, gunners dall’altra. Parte l’inno della Champions e tutto lo stadio canta e si stringe intorno ai ragazzi di Simeone. Tutti i calciatori sono concentrati e sono ripresi dalle telecamere. Tutti sono allineati tranne un giocatore dell’Atletico Madrid che si sposta indietro, mette le mani sui fianchi e guarda tutto lo stadio pieno, vociante e festante. Non sta mancando di rispetto al “protocollo”, ma quella per lui sarebbe stata la sua ultima partita con la maglia bianco-rosso-blu madridista in una partita di Champions League. Quel giocatore è Antoine Griezmann, un nome tosto nella storia del secondo club d’importanza della capitale spagnola. Dal 1° luglio prossimo, le “Petit diable” diventerà un giocatore dell’Orlando City, club della MLS americana.

Il nome di Griezmann è un nome pesante per l’”Atléti”, visto che il numero 7 di Maçon a oggi è il quarto giocatore con più presenze e quello che ha segnato di più negli oltre cento anni di storia del club.

Le strade dell’attaccante francese e della squadra allenata dal “Cholo” si separeranno con l’inizio della nuova stagione. Un addio che ha commosso tutti e che vedrà l’addio di un giocatore che ha scritto la storia dei colchoneros e del calcio transalpino di questo secondo decennio del XXI secolo. E pensare che Griezmann (35 anni lo scorso 21 marzo), in carriera, da professionista, ha giocato solo in tre momenti in Francia: quando la Nazionale giocava in uno stadio dell’Esagono; quando questa si allenava a Clairefontaine (la “Coverciano” francese); quando con l’Atletico giocava in trasferta in terra francese. Altrimenti “Grizou” non ha mai vestito, da professionista, la maglia di nessun club francese, visto che dal 2009 gioca ininterrottamente in Spagna. In particolare ha giocato in tre territori diversi del Paese iberico: Paesi Baschi (con la Real Sociedad, tra il 2009 ed il 2014), Castiglia (in due tranche dal 2014 al 2019 e dal 2021 a oggi con l’Atletico Madrid) e Catalogna (dal 2019 al 2021 con il Barcellona). Un attaccante veloce, tecnico e freddo sottoporta capace di andare tredici volte in carriera (compresa questa) in doppia cifra in classifica marcatori. Un giocatore che è sempre meglio avere in squadra e mai contro.

Un giocatore ed un amico (ormai) per Simeone che, durante la conferenza stampa prima della partita dei quarti di Champions contro il Barcellona, ha detto di “Grizou”: “volevo ringraziarti per il tuo lavoro a Madrid, per la tua umiltà. Sei un esempio per i giovani. Grazie per ciò che hai fatto, che fai e che farai ancora. Grazie per il tuo impegno e la tua professionalità: hai saputo mantenere il giusto equilibrio tra il nostro rapporto di lavoro e l’amicizia. Per me sei prima di tutto un grande calciatore e poi un amico”.

Se un calciatore è riuscito a fare dire tutto ciò a uno sanguigno come Simeone, significa che il prossimo 30 giugno sarà un giorno di lutto per i tifosi dell’Atletico che perderanno un giocatore davvero formidabile. Anche il calcio europeo perderà un pezzo da novanta (nonostante la non più giovane età calcistica): sarebbe stato bello vederlo, ad esempio, in Serie A, in Premier o un Ligue 1 (magari nell’ Olympique Lione per il quale fa il tifo da sempre) ma è scritto negli astri che la carriera di Antoine Griezmann non si sarebbe chiusa in Francia.

Il palmares del Griezmann giocatore di club non è ricchissimo, anzi: un titolo di Segunda division, una Uefa Europa League, una Supercoppa di Spagna ed una Coppa di Spagna vinte con Real Sociedad, “Atléti” e Barcellona. Più ricco, anzi ricchissimo, quello in Nazionale: campione del Mondo in Russia nel 2018, vice-campione quattro anni dopo in Qatar, campione d’Europa (e capocannoniere del torneo) nel 2016 e vincitore di una Uefa Nations League nel 2021. A livello personale, Griezmann ha vinto invece tantissimo con il picco dell’Onze d’Or nel 2015 e i due terzi posti nella classifica del Pallone d’oro nel 2016 e nel 2018.

Se il suo zenith è stato l’Atletico Madrid, il suo nadir sono state le due stagioni nel Barcellona: nonostante i blaugrana abbiano speso 120 milioni di euro per lui nell’estate 2019 (diventando il sesto giocatore più pagato di sempre), in Catalogna “Grizou” ha fatto bene, ma si pensava potesse fare molto meglio nonostante compagni di reparto stellari come Messi, Suarez, Dembélé ed il giovane Ansu Fati. C’era tanto hype su di lui, ma dopo solo due anni il numero 7 nativo della Saône-et-Loire è tornato, in prestito, nella Madrid sponda “Atletico”, tornando quello che tutti conoscevano.

Scartato in Francia perché ritenuto debole e piccolo di statura, il “Piccolo diavolo” deve tutto a Simeone dal punto di vista tecnico e della posizione in campo: il “Cholo” lo ha migliorato facendolo segnare tanto, facendogli far segnare di più i compagni, nonché rientrare e ripartire.

Dal 1° luglio Antoine Griezmann si trasferirà in Florida e sarà MLS, un campionato (più o meno) allenante dove giocherà con tantissimi altri campioni over-35: probabile che anche lì farà bene. Del resto, la sua storia parla da sé: se c’è da far gol, “Grizou” c’è.

Il suo apporto in campo è stato sempre significativo: agilità, un bagaglio tecnico elevato, grande visione di gioco e pericolosità nell’ultima trequarti, rendono davvero l’attaccante francese uno dei più forti di questi ultimi anni, chiuso anche lui (come tanti altri) dalla forza dei vari Cristiano Ronaldo e Messi, ma tolti i due fenomeni, Griezmann può rientrare tranquillamente nell’Olimpo dei grandi attaccanti europei della sua generazione alla pari di Kane, Lewandoski, Mbappé, Haaland e Benzema, solo per fare qualche nome.

Un mito, un giocatore glamour, vicino alla causa del movimento LGBTQIA+, vicino al calcio femminile, informato sul Mondo che gli gira intorno e molto inclusivo, “Grizou”.

E poi quell’aura, il suo essere carismatico ed essere un punto di riferimento per compagni di squadra, tifosi e tifosi avversari. Il calcio europeo perderà un grande giocatore dal prossimo 1° luglio. Beati gli americani, quindi. E a noi tutti rimarranno impresse due istantanee di Antoine Griezmann: uno qualsiasi dei suoi (tanti) gol segnati in carriera e l’immagine di lui che, durante il momento sacro dell’inno della Champions, come un bambino nel paese dei balocchi, guarda ciò che lo ha fatto diventare grande: il “Metropolitano” di Madrid, dove è diventato quello che è diventato.

Bonne chance, buena suerte and good luck in America, “Piccolo Diavolo”.

BIO Simone Balocco: Novarese del 1981, Simone è laureato in scienze politiche con una tesi sullo sport e le colonie elioterapiche nel Novarese durante il Ventennio. Da oltre dieci anni scrive per siti di carattere sportivo, storico e “varie ed eventuali”. Tifoso del Novara Calcio prima e del Novara Football Club dopo, adora la sua città e non la cambierebbe con nessun altro posto al Mondo. Collabora da tempo con la redazione sportiva di una radio privata locale e ha scritto tre libri, di cui due sul calcio. I suoi fari sono Indro Montanelli e Gianni Brera, ma a lui interessa raccontare storie che possano suscitare interesse (e stupore) tra i lettori. Non invitatelo a teatro ma portatelo in qualunque stadio del Mondo e lo farete felice.

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