QUELL’IMPRESA SFIORATA DALLA DEA

Ormai estromessa dalla più importante manifestazione continentale a causa del pesante passivo subìto nella gara d’andata, l’Atalanta fa visita al Bayern Monaco con l’obiettivo principale di onorare la competizione, sciorinare una prestazione che possa essere agli antipodi rispetto a quanto visto in quel di Bergamo ed eventualmente agguantare la soddisfazione di tornare a casa con un risultato soddisfacente.

Oltremodo punita dall’ iniziale spavalderia di Palladino (che dopo aver subìto sei reti si è difeso parlando di  quella “differenza di valori” che se in realtà avesse preliminarmente ben supposto e compreso non l’avrebbe condotto a snaturare l’assetto identitario, consegnando l’ampiezza del risultato su un piatto d’argento ai tedeschi, limitatisi a stravincere i duelli e a cavalcare le praterie create dal tirar fuori i bergamaschi soprattutto centralmente), invaso da un “entusiasmo” eccessivo nella lettura aprioristica ( che stride a posteriori con la serena accettazione postuma della sconfitta: non è infatti corretto lasciare intendere che non si potesse fare di più, un atteggiamento inaccettabile a mio modo di vedere perché la voragine numerica non è giustificabile dalla sola forza dei teutonici), l’Atalanta vuole abbandonare il palcoscenico europeo ricordando ai più di essere la compagine capace di vincere appena due anni or sono il secondo torneo continentale, la più grande impresa nella storia degli orobici, il cui maggiore vanto in termini di politica estera era sino ad allora rappresentato dalla campagna continentale effettuata nella stagione 1987-88 nella mai adeguatamente rimpianta Coppa delle Coppe.

Un torneo che i nerazzurri acquisirono il diritto di disputare in qualità di finalisti perdenti dell’edizione di Coppa Italia della stagione precedente.

Fu infatti il Napoli di Diego, che altresì conquistò lo scudetto, a trionfare nella seconda manifestazione nazionale: Maradona e compagni, va da sé, disputarono la Coppa dei Campioni e l’Atalanta rappresentò, lodevolmente, il nostro Paese.

Dopo aver avuto ragione dei gallesi del Merthyr Tydfil nei sedicesimi e dell’Ofi Creta agli ottavi, le reti di Nicolini e Cantarutti siglarono il successo nella gara d’andata dei quarti di finale contro lo Sporting Lisbona, a cui seguì l’uno a uno in terra di Portogallo: la “dea” ottenne così la qualificazione alle semifinali, turno in cui fu costretta però a piegarsi dinanzi ai belgi del Malines (futuri vincitori) che di fatto proibirono a Stromberg e compagni di realizzare un sogno senza precedenti.

Infatti, nonostante l’esclusione nel penultimo atto, il cammino dell’Atalanta rappresenta il migliore rendimento in ambito europeo mai avuto da una formazione non militante, in quel frangente storico, nel massimo campionato di appartenenza.

Sì, l’Atalanta militava in Serie B.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

Una risposta

  1. Buonasera Andrea, è vero l’Atalanta militava in serie B, ma era una squadra, retrocessa abbastanza clamorosamente l’anno precedente, visto il buon parco giocatori a disposizione.
    C’è anche da considerare che, il calcio italiano era di livello superiore rispetto ad oggi ed infatti una compagine di serie B, come l’Atalanta, compì questa impresa.
    Forse, per inseguire quel sogno, l’Atalanta, pur ben attrezzata, fece fatica a tornare in serie A: se non ricordo male, arrivò quarta e proprio da quella stagione, per effetto della riorganizzazione della serie A, salivano quattro squadre.
    Bisogna anche osservare che, la Coppa delle Coppe era si prestigiosa, ma forse era quella più abbordabile delle tre.
    Comunque sono d’accordo: l’impresa di quell’Atalanta resta notevole…

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