Il gelo del Circolo Polare Artico non ferma i sogni europei del Bodø/Glimt. La squadra norvegese si prepara ad affrontare l’Inter in una sfida che profuma di storia, consapevole di rappresentare non solo una città lontana dai grandi centri del calcio continentale, ma un intero movimento che ha saputo ribaltare pregiudizi e confini geografici.
Eppure, mentre gran parte d’Europa è nel pieno della stagione, il Bodø vive una situazione particolare: non gioca una partita di campionato da quasi tre mesi. In Norvegia, infatti, il calendario segue un modello diverso rispetto alle principali leghe europee. La stagione inizia a marzo e si conclude a novembre. Nel 2025 il club ha chiuso al secondo posto, a un solo punto dal Viking, confermandosi ai vertici del calcio nazionale.
Il lungo inverno e la preparazione all’estero
Da dicembre a marzo in Norvegia il calcio si ferma. Le temperature rigidissime e le nevicate costanti rendono impraticabili molti campi. Per questo motivo il Bodø/Glimt si allena lontano da casa, tornando in patria soltanto per disputare le gare europee.
Tra gennaio e febbraio la squadra trascorre circa un mese in Spagna per preparare gli impegni continentali. Prima della sfida contro l’Atlético si è allenata a Benidorm, nei pressi di Valencia. Il ritiro principale, come già accaduto nel 2025, si è svolto invece a Marbella, meta ormai abituale per molte squadre del Nord Europa in cerca di clima mite e strutture adeguate.
Dopo i play-off europei, a marzo il Bodø tornerà a competere anche in campionato. Prima, però, c’è un obiettivo ambizioso: conquistare una storica qualificazione agli ottavi di Champions League.
Dalla discriminazione all’élite del calcio europeo
La storia del Bodø/Glimt è una parabola che attraversa oltre un secolo. Fondato nel 1916, il club ha dovuto attendere decenni prima di poter competere ai massimi livelli. Fino al 1972, infatti, la Federcalcio norvegese impediva alle squadre della Norvegia settentrionale di accedere alla prima divisione.
Ufficialmente si parlava di differenze tecniche rispetto ai grandi club del sud, come il Rosenborg. In realtà, pesavano anche ragioni geografiche ed economiche: Bodø è una città remota, oltre il Circolo Polare Artico, distante più di mille chilometri dai centri più ricchi del Paese. I club meridionali non volevano affrontare trasferte così lunghe per sfidare squadre considerate di livello inferiore, composte – secondo stereotipi dell’epoca – da “rozzi pescatori”.
La svolta arrivò nel 1972, quando il divieto fu revocato. Il Bodø raggiunse la massima serie nel 1975, iniziando un percorso lento ma costante verso il riconoscimento nazionale.
La rifondazione e l’era Knutsen
Un altro momento chiave arriva nel 2017, con la retrocessione in seconda divisione. Quella che poteva sembrare una battuta d’arresto si trasforma in opportunità. Il club sceglie di rifondarsi puntando su sostenibilità economica e valorizzazione dei talenti locali.
Alla guida tecnica c’è Kjetil Knutsen, l’allenatore che diventerà il simbolo della rinascita. Sotto la sua gestione il Bodø/Glimt conquista nel 2020 il primo titolo nazionale in 104 anni di storia, aprendo un ciclo vincente che porterà a quattro campionati, l’ultimo nel 2024.
Un orgoglio nazionale temuto in Europa
Oggi il Bodø/Glimt è rispettato e temuto nel panorama europeo. È l’unico club norvegese ad aver raggiunto le semifinali di una competizione continentale – traguardo centrato la scorsa stagione in Europa League, dopo aver eliminato la Lazio ai quarti.
Da emarginati a orgoglio della Norvegia: la trasformazione è completa. Dal gelo artico alle notti di Champions, il Bodø/Glimt ha dimostrato che distanza e pregiudizi possono essere superati. E ora, contro l’Inter, vuole continuare a scrivere una storia che fino a pochi decenni fa sembrava semplicemente impossibile

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
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2 risposte
C’è un precedente con LINTER, coppa delle coppe 78-79 , ero bambino, ricordo le immagini un pò sfuocate, LINTER giocava praticamente in tuta per il freddo polare e credo fosse ottobre, ciaoooo!
Buongiorno Federico, scrivo dopo l’insuccesso nerazzurro, con l’immagine del 3 di bastoni nelle carte da scopa, che è circolato dappertutto.
Il mio collega, Giovanni, interista dalla pianta dei piedi all’ultimo capello, mi dice:” Gianpa, quelli correvano il quintuplo di noi, mi sarei aspettato il quarto gol!”.
È un interista, ma obiettivo ed ha aggiunto che i presunti grandi campioni, Barella, Thuram ecc., lo hanno totalmente deluso.
Ma c’è poi da meravigliarsi se in fondo, la Norvegia ci ha fatto 7 gol in due partite, soltanto perché hanno evitato di giocare il primo tempo a San Siro?. Altrimenti, tra le due gare, saremmo finiti in doppia cifra.
Si può definire una sorpresa la sconfitta dell’Inter?.
Secondo me no, anche in virtù del fatto che il Bodoe Glimt ha battuto squadre che non hanno nulla da invidiare all’Inter ed al calcio italiano.
Allora è giusto fare una considerazione sul calcio italiano ed essere onesti nell’affermare che, mentre la Norvegia cresce, sia a livello di club che di nazionale, noi diminuiamo, (come il Battista), sia come club, che come nazionale.
Eppure abbiamo gli stranieri nei club.
Così, forse, anche gli stranieri non sono di primo livello e i grandi nomi arrivano in tarda età. Eppure, giocatori di 41 anni, fanno ancora la differenza.
Oppure, giocatori celebrati da anni in Italia, che di fatto, non hanno mercato all’estero e noi ci esaltiamo perché, a corrente alternata, fanno un gol in contropiede perché la difesa avversaria è piazzata male ed il portiere esce scriteriatamente.
Forse, in Italia ci manca qualcosa e prima di tutto, l’umiltà…