CREDERE NEL PROCESSO UN ANNO DOPO, QUASI

La bellezza di sposare l’idea della “via di mezzo” consente alle persone di staccarsi dalla sentenza e dalla schizofrenia del momento, per abbracciare una prospettiva più di lungo respiro, se non addirittura “contro-corrente”. E così dietro all’isterismo così fastidioso e insistente di queste ultime settimane, che lanciava il grido di dolore in base al quale il talento cristallino di Francesco Camarda, sarebbe stato in grave pericolo, ecco invece arrivare il primo decisivo sigillo in serie A.

Il mondo del calcio è il trionfo dell’esasperata prassi del confronto così che, fin dai primi anni nei settori giovanili, è l’’anno di nascita il riferimento dell’etichettatura della “merce-umana”. Nei giorni scorsi il dibattito si era spostato sul confronto fra due under 20, ormai aggregati in maniera stabile nel “mondo dei grandi”, da una parte il citato Camarda e dall’altra Francesco Pio Esposito.

In entrambi i casi, il laboratorio è in costante evoluzione visto che, come dice Julio Velasco, i miglioramenti non avvengono quasi mai in modo lineare e graduale, ma attraverso un salto di qualità, un cambiamento improvviso e significativo che si verifica dopo un periodo di persistenza, studio e fatica. Questo avviene perché il cervello e l’apprendimento non seguono spesso progressi costanti, ma richiedono un certo numero di ripetizioni o tentativi prima che si verifichi una trasformazione. 

Ecco la centralità della necessaria fiducia nel processo: che sia di crescita, di miglioramento o di evoluzione, c’è bisogno di un tempo fisiologico per una maturazione, esattamente come avviene in natura. 

Appena ad agosto 2024 di Camarda celebravamo i primi due gol fra i professionisti prima, all’interno della bolla di Milan Futuro e l’epopea dell’esordio in Champions poco dopo, con tanto di gol nel proprio stadio, seguendo uno dei più frequenti cliché del sogno di bambino. Quel gol, che non passerà mai agli annali per effetto del check var che ne decretò il fuorigioco, ha in realtà sancito la necessaria e pulsante fiducia nel processo di crescita, mantenendo alto il focus sull’obiettivo. Credere nel processo non garantisce il successo, ma non crederci è sicuramente sinonimo di insuccesso. E così, come simpaticamente evidenziato poche ore fa anche dal buon Florenzi nel duetto social con lo stesso Camarda, il tempo giusto per il primo gol in serie A è arrivato, diventando il primo 2008 ad inserirsi nell’elenco dei marcatori nella massima categoria nazionale. E mentre aspettiamo che anche un classe 2007 si sblocchi (idee sui candidati?), ecco che a 17 anni e 202 giorni, il talento rossonero, in prestito a Lecce, ha suggellato la sua prima volta…un anno dopo. 

Che ci piaccia o no, la clessidra va avanti inesorabile, si tratta solo di capire che uso farne. E si tratta di percepire con fiducia il fatto che coltivare il talento porterà a risultati visibili nel tempo, ma sempre variabili da persona a persona, a seconda di sviluppo fisico, sistema di credenze, condizionamenti ambientali e vicissitudini personali. E questo perché ognuno di noi è posizionato sul proprio fuso orario. Proprio in un articolo di poco meno di un anno fa, celebravamo qui il fatto che Luka Modric, pallone d’oro nel 2018, fino a 27 anni non avesse mai vinto un trofeo, a fronte invece oggi a 40, di oltre 27 titoli in bacheca e la voglia di non fermarsi qui. E questo, perché “nel calcio devi sempre dimostrare qualcosa, indipendentemente da ciò che hai raggiunto”.

Lo ribadiamo dunque, tutti in questo mondo lavorano in base al proprio personale fuso orario, per cui alcune persone potrebbero sembrare più avanti o più indietro. La verità è che ognuno sta correndo la propria gara, nel proprio tempo e nella propria unicità e sta combattendo la propria personale battaglia per proteggere il proprio talento.

Bio: Francesco Borrelli è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è condividere come Coach il suo ufficio a fianco alla “palestra delle leggende” di Milanello con Ibra.

Contacts: fraborrelli40@gmail.com / IG. fraborre24_ / https://www.facebook.com/healthybrainnutrition / 0039 328 6212598

Una risposta

  1. Visto che nell’articolo sono stati sfiorati concetti delle Neuroscienze mi permetto di aggiungere anch’io una considerazione della stessa natura.
    Un tempo, ormai del tutto superato, si pensava che il nostro cervello si occupasse unicamente della trasformazione degli stimoli ambientali in atti comportamentali o azioni motorie, dopo aver elaborato lo stimolo e deciso la risposta.
    Oggi sappiamo, invece, che la parte piu’ importante delle attivita’ del nostro cervello e’ quella definita ” spontanea ” cioe’ quando il cervello e’ a riposo e quindi non evoca comportamenti, compie attivita’ predittive e anticipatorie in relazione all’ambiente in cui e’ immerso, simulando apposite rappresentazioni, che consentono poi, all’atto pratico, di dominare sempre piu’ quello stesso ambiente.
    Quanto sopra per dire che i giovani calciatori di talento per poter essere valutati correttamente e compiutamente devono poter beneficiare di almeno tre mesi di minutaggio pieno di gara ai massimi livelli, durante i quali tentativi, errori, esplorazioni, intuizioni, possano sublimarsi nella esplosione e affermazione del talento.
    Il calciatore di elite e’ 90% genetica, 8% alto minutaggio di gara, 2% tutti gli altri fattori.

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