UNA POLTRONA PER DUE

Sembrerebbe, parrebbe, si suggerirebbe che Giuseppe Marotta abbia intenzione di voltare le spalle a Giovanni Malagò.

Quello stesso Malagò caldeggiato illo tempore da Giuseppe Marotta affinché salisse al trono della Federazione.

Cosa avvenuta.

Poi decaduta per mancata, preliminare, indispensabile, affiliazione.

Poi ridestata dal commissariamento.

Propedeutico alla rielezione.

Le “colpe” dell’eletto, poi commissariato e Commissario Malagò, parrebbe, sembrerebbe, siano quelle di non aver “eseguito” i desiderata della Lega di Serie A e sembrerebbe, parrebbe, soprattutto il suggerimento di Marotta di scegliere Antonio Conte quale allenatore della nazionale.

Suggerimento che per alcuni sembrerebbe, parrebbe derivare dalla volontà di Marotta di evitare il ritorno sulla panchina della Juve dell’ex capitano.

Ma sembrerebbe, parrebbe che Malagò si sia opposto, dopo averlo anch’egli presumibilmente individuato, alla volontà del Presidente dell’Inter di nominare Giancarlo Viglione, avvocato fino ad oggi responsabile dell’Ufficio legislativo e delle relazioni istituzionali della FIGC, quale figura designata per ricoprire il ruolo di Segretario Generale della Federazione (sostituendo il dimissionario Marco Brunelli).

La controversia relativa a Viglione è presto offerta ed esposta da coloro i quali parrebbero individuare legami finanche troppo intimi con l’universo nerazzurro: a lui è contestata la mancanza di una terzietà assoluta in un ruolo particolarmente delicato, non solo per la conclamata e, fino a prova contraria, soprassedibile fede nerazzurra (con tanto di esposizione mediatica in occasione dei festeggiamenti del tricolore della Beneamata, anche se, in questo senso, si potrebbe obiettare con l’incrollabile fede rossonera di Adriano Galliani, nel frattempo tesseratosi quale dirigente-accompagnatore dell’Enotria, società dilettantistica lombarda, in previsione della potenziale candidatura da opporre all’ormai frastornato e velocemente invecchiato Malagò), quanto per il coinvolgimento all’interno di rilevanti sfaccettature all’ombra del biscione.

Il suo nome è emerso nelle recenti indagini della Procura di Milano sul mondo arbitrale e sulle presunte pressioni esercitate sui designatori.

Pur essendo stato ascoltato dai magistrati esclusivamente come persona informata sui fatti e non come indagato, i contatti emersi con l’addetto agli arbitri dell’Inter e con la dirigenza hanno ulteriormente alimentato il dibattito mediatico sulla sua parzialità di giudizio.

La carica di Segretario Generale della FIGC è una poltrona meno esposta mediaticamente rispetto alla presidenza, ma politicamente cruciale.

Rappresenta il vero motore amministrativo e operativo della Federazione.

Posizionare un uomo di fiducia in quel ruolo permette di consolidare l’influenza sulla governance del calcio italiano.

Averlo in un ruolo chiave garantisce una sponda istituzionale solida.

Or dunque, perché Marotta spinge così tanto per affidare l’incarico a Viglione?

Al punto tale da decidere di voler rovesciare addirittura Malagò favorendo l’insediamento di Adriano Galliani?

Perché suggerire ai malpensanti di ipotizzare che una mossa del genere venga interpretata esclusivamente quale strategica per blindare politicamente il club e garantire che i dossier più scottanti, le riforme o eventuali indagini interne rimangano sotto il controllo di figure alleate e non ostili?

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

Una risposta

  1. Cosa avranno promesso a Galliani, per motivare un pensionato di 82 anni a candidarsi, che 6 mesi fa non aveva neanche preso in considerazione questa eventualità ?

    E’ solo una mossa per mettere pressione a Malago’ e sottometterlo ?

    Oppure pensano veramente di eleggere Galliani, ma allora per quanto tempo ?
    C’è da tenere presente che fra appena 1 anno e mezzo ci saranno di nuovo delle elezioni.
    Gli avranno promesso un ruolo ad interim fino alle prossime elezioni, dove presenteranno un altro candidato ?
    Oppure Galliani ha in mente un super-programma di riforme decennale, che finirà di attuare quando avrà 92 anni ? In quel caso chi gli cambierà i pannolini ? Marotta ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *