Francamente non si è mai capito bene l’inflessibile ostracismo verso Fikayo Tomori, la scorsa estate. In rossonero da 5 anni con oltre 160 presenze, uno scudetto e una Supercoppa italiana, è stato messo fuori rosa prima ancora che Amorim iniziasse il suo scouting che pure non sembrava escludere nessuno. Scelta societaria, dunque, non tecnica, perché il difensore inglese pagava il reiterato rifiuto di trasferirsi, già manifestato nell’estate del 2025: voleva solo il Milan, ma il Milan non voleva più lui.
La stagione è iniziata e con essa i conti quotidiani dell’oste: l’infortunio a Gabbia, gli acciacchetti di Gila, l’attesa della maturazione di De Winter hanno drasticamente accorciato la coperta in poche settimane e l’allenatore è corso ai ripari. Chiesto e ottenuto il reintegro, Tomori ha comunque dovuto aspettare a lungo la sua occasione, dopo di che una serie di prestazioni convincenti coronate con l’ottima partita di Udine ha chiuso definitivamente il caso ed è tornato ad essere una scelta, un’opportunità credibile. Fik è un difensore solido fisicamente, non cristallino nel palleggio, fortissimo nei recuperi a campo aperto, un po’ più a disagio nell’uno contro uno, poco cresciuto nelle letture e nei posizionamenti a difesa schierata. Quest’ultimo è il suo difetto principale, cui non ha posto rimedi sensibili nel corso del tempo.
Sono sempre stato convinto che in questi casi, oltre agli allenamenti e alle indicazioni dell’allenatore, sia quanto mai importante avere al fianco una guida, un leader, un maestro: non è un caso che le stagioni migliori di Tomori coincidano con la presenza di Simon Kjaer al suo fianco. Tomori è però un milanista marchiato a fuoco: la sua volontà di continuare a indossare questa maglia, la sopportazione di qualche panchina di troppo fino all’esclusione dal progetto, i suoi atteggiamenti (compresi i dettagli come le esultanze dopo i gol e alla fine delle partite vinte, anche quando non è in campo) lo certificano in maniera inequivocabile. Già solo per questo, non soltanto a causa di carenze numeriche del reparto, si è meritato il reintegro e le soddisfazioni delle ultime uscite.
Quella di Christian Pulisic è una storia vagamente simile, quantomeno per l’aspetto contraddittorio del 2026. Fino a metà della scorsa stagione, dal giorno del suo arrivo nell’estate del 2023, l’americano era stato senz’altro uno degli acquisti più azzeccati delle ultime stagioni, tornando ai livelli che a Dortmund (diventò il giocatore più giovane straniero di sempre a segnare un gol in Bundesliga) e nei primi tempi al Chelsea (dove nel 2019 diventò il più giovane giocatore della storie dei blues a segnare una tripletta) lo avevano assurto a uno dei centrocampisti più completi, non solo in prospettiva.
La stagione 2022-23 è la peggiore della sua carriera a causa di un infortunio al ginocchio, ma soprattutto per il rendimento molto deludente della squadra, che si piazza solo dodicesima in Premier League. Il Milan si fa avanti e lo acquista per soli 20 milioni. Un affare, perché da allora Christian Pulisic diventa uno dei centrocampisti più prolifici della Serie A. La bella novella si interrompe alla fine del girone di andata dello scorso campionato: Pulisic non segna più, si ferma continuamente ai box con fastidi di varia natura, viene accusato di pensare ai Mondiali (dove non brillerà) nonostante qualche screzio con il C.T. Pochettino. Finisce sul banco delle possibili cessioni, soprattutto per volontà di molti tifosi che lo hanno scaricato.
È tornato, silenziosamente, elegantemente, con molta rabbia in corpo, riaprendo orgogliosamente la valigia con il suo ricco campionario ed è una delle risorse migliori di questa squadra. Qualche volta la vita, la carriera, il destino, ti offrono la seconda chance. Altre volte devi cercarle da solo, trovarle, non perdere l’attimo e saltare di nuovo su, sul tuo futuro costruito sul passato. Tomori e Pulisic sembrano avercela fatta.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










