HARRY KANE, GOL-DEN BALL

In quel di Londra (cornice quanto mai significativa ed evidentemente “decisiva” quale discriminante preliminare), esattamente settant’anni dopo l’assegnazione del primo pallone d’oro al connazionale Stanley Matthews (su cui nel blog trovate apposito dipinto narrativo), Harry Kane diviene il quinto giocatore inglese della storia a fregiarsi del più prestigioso riconoscimento individuale del calcio mondiale.

L’attaccante del Bayern Monaco (73 gol in 65 partite con il club teutonico e con la casacca della nazionale di Sua Maestà, scarpa d’oro come miglior goleador del continente, Bundesliga e Coppa di Germania in bacheca, trascinatore dell’Inghilterra verso il miglior risultato nella coppa del mondo dal vetusto successo datato 1966), ha trionfato pur non potendo esporre, quale scintillante ed incontrovertibile biglietto di presentazione, quei trionfi di squadra che generalmente rappresentano la linea di demarcazione decisiva nell’assegnazione del premio.

Approfittando della mancata partecipazione di Kvaratskhelia (eletto miglior giocatore della passata Champions League con tanto di secondo successo consecutivo con la maglia del Paris Saint Germain) al Mondiale, nonché dell’inferiore considerazione mediatica di elementi cardine della compagine transalpina ( Vitinha e Marquinhos su tutti, con Dembele nuovamente potenziale candidato ma in ogni caso evidentemente ridimensionato per similitudine iconografica dalle performance del compagno di nazionale Mbappe), l’uragano ha fondamentalmente avuto la meglio su tre profili ciclopici che per motivi differenti sono stati costretti ad abdicare al cospetto del bomber anglosassone.

Probabilmente ridimensionata per sfinimento la candidatura dell’eterno Leo Messi ( a onor del vero protagonista di un mondiale sensazionale durante il quale ha strabiliato ancora una volta le platee planetarie e sfiorato il secondo successo consecutivo con l’albiceleste), che avrebbe collezionato il nono (!) titolo nell’albo d’oro, i due nomi forti volti a contendere il riconoscimento ad Harry Kane (nonché i due migliori giocatori al mondo) si sono dovuti accontentare di comparire alle spalle del vincitore.

Penalizzato da un Mondiale giocato al di sotto delle aspettative ( al quale, però, a onor del vero, si era presentato reduce da un infortunio non di poco conto), Yamal, pur trionfando con la Spagna e aggiungendo a soli diciannove anni il titolo iridato all’Europeo conquistato due anni fa, ha pagato l’appena sufficiente rendimento nel corso della kermesse: niente di più scontato, differentemente, assegnargli il pallone d’oro qualora le sue prestazioni fossero risultare all’altezza del palcoscenico iridato. Può aver inciso, indubbiamente, anche la giovane età e la prospettiva in divenire di poter iscrivere più volte il proprio nome nell’elenco degli immortali.

Meno comprensibile, specie per i criteri su cui si fonda la vittoria di Harry Kane, giustificare la mancata preferenza verso Kylian Mbappe: capocannoniere di Champions League, Liga e soprattutto del Mondiale ( torneo che lo vede marcatore principe della storia, dettaglio onestamente tutt’altro che irrilevante nonostante i numeri vadano relazionati alla possibilità di giocare più partite rispetto al passato e in diverse circostanze contro squadre più morbide), il “delantero” del Real Madrid paga la mancata acquisizione di qualsivoglia titolo con la casacca delle “merengues”.

Un dato che, però, dovrebbe a questo punto suggerire che Bundesliga e Coppa di Germania abbiano avuto un peso oltremodo rilevante, or dunque discutibile, nella controversia e nel dualismo fra  due magnifici finalizzatori.

In ogni caso bisogna riconoscere al centravanti britannico qualità indiscutibili (su tutte, oltre ai numeri in chiave realizzativa, la straordinaria capacità di legare e a volte costruire il gioco, fornendo soluzioni pittorescamente aggiuntive alla propria squadra e consegnando ai propri compagni assist visionari) che lo rendono verosimilmente l’attaccante migliore della storia dell’Inghilterra e in assoluto uno dei vertici più apicali, in tal senso, del calcio europeo nella sua totalità temporale.

È il quarto giocatore a vincere il pallone d’oro con la maglia del Bayern Monaco (Beckenbauer, Gerd Muller e Rummenigge prima di lui) per un totale di sei riconoscimenti complessivi al club bavarese che, nella speciale classifica, stacca ulteriormente il Manchester United e si colloca a due passi da Juventus e Milan (otto palloni d’oro per entrambi).

A guidare la graduatoria Real Madrid e Barcellona a quota dodici, principalmente grazie alle epopee di Messi e Cristiano Ronaldo.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

Una risposta

  1. Odio questi premi individuali per uno sport collettivo come il calcio.

    Detto questo, il pallone d’oro dovrebbe sempre essere attribuito a un giocatore chiave che ha contribuito ad una vittoria importante per la sua squadra (questi erano i giusti criteri del pallone d’oro quando era stato creato). Purtroppo adesso il pallone d’oro è diventato solo marketing.

    Secondo i veri criteri di assegnazione, nell’anno di un mondiale, il pallone d’oro doveva andare ad un giocatore della Spagna (io avrei scelto un centrocampista della Spagna, visto quanto la spagna ha surclassato ogni avversario).
    Cosi come doveva essere logico assegnare il pallone d’oro a Jorginho nel 2021 quando aveva vinto da protagonista sia la champions con il Chelsea che l’europeo con l’Italia (ma invece la gente prendeva in giro questa idea, perché in un mondo diventato ultra-marketing e superficiale, Jorginho che ha pochi “followers” faceva storcere il naso a tanti)

    Per premiare quelli che segnano tanti gol esiste già la scarpa d’oro.
    Per premiare quelli che fanno una bella e lunga carriera esistono anche altri premi e riconoscimenti.
    Il pallone d’oro dovrebbe sempre essere assegnato a un giocatore decisivo per la sua squadra durante l’anno solare e che ha vinto cose importanti (senza prendere in considerazione la sua fama, quello che ha fatto prima o quello che farà dopo).

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