EUROPA LEAGUE 2026-’27 – MILAN-BENFICA 0-2: SAN SIRO FISCHIA I ROSSONERI

Nemmeno un mese dall’inizio della stagione e siamo già a domandarci cosa non va e, cosa più preoccupante, cosa siamo. Le promesse di inizio stagione hanno lasciato rapidamente il posto alla dura realtà del campo e, in casa Milan, l’autunno sembra essere iniziato in anticipo. L’avvento di Amorim sulla nostra panchina era stato accolto con un mix di curiosità ed entusiasmo, l’identikit perfetto del tecnico moderno capace di portare un’identità tattica definita e valorizzare la rosa. Ma già a settembre, i primi bilanci obbligano tutto il nostro ambiente ad una brusca frenata e, inevitabilmente, a fare opportune riflessioni.

La sconfitta interna di ieri sera in Europa League contro il Benfica è stato solo l’ultimo, preoccupante, tassello di un mosaico che fatica a comporsi. Se il mezzo passo falso contro la Lazio in campionato poteva essere derubricato a un normale incidente di percorso di crescita, la prestazione scadente contro i portoghesi ha evidenziato limiti strutturali che non possono più essere ignorati. Mancanza di equilibrio, una fase difensiva che concede troppo e una manovra che, una volta persa la fluidità del possesso palla, si spegne in sterile possesso orizzontale.

La sfida tra Milan e Benfica, valida per il debutto della prima fase campionato di UEFA Europa League, portava con sé l’eco immortale del passato. L’aria stessa ha vibrato, arrivando nel profondo dei nostri cuori, nel ricordo di un’epopea gloriosa, riaccendendo i riflettori dell’emozione su una rivalità nata nell’Olimpo del calcio continentale e scolpita indelebilmente nella storia di due finali della Coppa dei Campioni. 

Il primo pensiero di tutti noi tifosi rossoneri è inevitabilmente andato a quel lontano 22 maggio 1963 nel tempio di Wembley. Il giorno in cui il Milan di Nereo Rocco, del capitano Cesare Maldini e del grande Gianni Rivera toccò per la prima volta il cielo d’Europa, proiettato verso la gloria dalla doppietta di José Altafini (ieri sera in tribuna) che ribaltò il vantaggio iniziale del grandissimo Eusébio, spezzando i sogni del Benfica campione d’Europa in carica. Quella notte segnò l’inizio della leggenda rossonera, che portò in Italia la prima Coppa dei Campioni.

Come un copione sospeso tra realtà e leggenda che trovò la sua perfezione nel secondo atto, ventisette anni dopo, il 23 maggio 1990 a Vienna. Sotto il cielo d’Austria sul terreno epico del Prater, nella notte che consacrò gli Immortali di Arrigo Sacchi, fu la zampata regale di Frank Rijkaard, a trafiggere stavolta inesorabilmente le Aquile di Lisbona. Una sconfitta che condannò ancora una volta i portoghesi a fare i conti con lo spettro della celebre “maledizione di Béla Guttmann” una notte che vide il capitano Paolo Maldini sollevare lo stesso trofeo alzato dal padre quasi trent’anni prima, segno inequivocabile di un destino di un club destinato alla Gloria eterna del calcio.

Ma anche storie di grandi uomini, di campioni mai dimenticati.  Milan e Benfica non è stato solamente il ricordo delle grandi battaglie del passato, ma anche di un incredibile e romantico intreccio del destino, un ponte lungo oltre sessant’anni, incarnato da un uomo: Manuel Rui Costa. La nostra gente stasera riabbracciava colui che per cinque anni, dal 2001 al 2006, ne è stato l’esteta indiscusso, “O’Maestro, il Musagete” colui che incantò il popolo rossonero con la sua classe cristallina e le sue geometrie euclidee.

Il Milan di Amorim era in cerca di certezze, come anticipato ad inizio articolo, dopo un inizio stagione che ha evidenziato fin da subito un paradosso tattico e psicologico evidente: la squadra viaggia a due velocità opposte, mostrando una netta divisione tra il primo e il secondo tempo delle partite. L’approccio iniziale ai match rimane troppo passivo per poi trasformarsi radicalmente dopo l’intervallo, basti pensare che tutti i gol segnati in campionato sono arrivati esclusivamente nel secondo tempo. Stasera avevamo l’obbligo di cambiare, perché l’Europa contemplava un altro scenario tattico, l’imperativo doveva essere: cancellare le amnesie iniziali e imporre con decisione la nostra identità di gioco con personalità. Niente di tutto questo è stato fatto

Amorim a sorpresa (molta) schierava Terracciano nei tre centrali al posto di Gila, Jashari al posto di Modric con Musah in mediana, sugli esterni tornava Bartesaghi con Chukuweze, in avanti Cisse con Hutchinson a supporto di Ramos. Massiccio turnover per il Benfica di Marco Silva in vista della prossima partita con il Porto in campionato. Le Aquile rimanevano comunque una squadra da prendere con tutte le dovute cautele, tecnica e veloce, con accelerazioni improvvise per innescare il bomber Pavlidis (che stasera partiva dalla panchina) sostituito da Duran e tanti altri giocatori di qualità, come abbiamo visto ampiamente ieri sera. 

PRIMO TEMPO

La partita inizia con un Milan macchinoso che manovra con lentezza e poca personalità, il Benfica attento ed ordinato non ha difficoltà a contenere la manovra sterile dei rossoneri, creando densità nella sua metà campo e schierandosi a cinque dietro con l’arretramento di Kaminsky. I lusitani compatti non disdegnano le veloci ripartenze orchestrate dal potente Sudakov a sinistra e Lukebakio a destra. Ed è proprio a destra della difesa che soffriamo la velocità e l’intraprendenza del nazionale belga che prima ci spaventa al 15° minuto con un tiro centrale controllato da Maignan, poi ci fa male al 20° minuto con un’azione fotocopia, stavolta il suo tiro angolato si infila alla sinistra di Maignan, con Bartesaghi in marcatura che poteva fare qualcosa di più insieme a Jashari.

La squadra rossonera non dà mai la sensazione di voler realmente reagire con rabbia allo svantaggio, Jashari porta palla orizzontalmente, ma manchiamo di verticalità, con Ramos ancora desolatamente troppo fuori dal gioco e con Cisse e Hutchinson che cercano un pertugio senza mai trovarlo. Proviamo anche ad aprire il campo con Bartesaghi e Chukuwueze ma l’ottima disposizione del Benfica non fa altro che renderci schiacciati anche sulle fasce, con gli esterni che vanno praticamente addosso ai trequartisti che tentano a loro volta di aprirsi per gli inserimenti dei centrocampisti che non arrivano mai con i tempi giusti. Manca la profondità, Ramos vaga in orizzontale senza mai essere coinvolto, l’unica mezza occasione la creiamo con una discesa e cross di Bartesaghi: la punta portoghese arriva timoroso con poca convinzione. Abbiamo solo un sussulto alla mezz’ora con un tiro da venticinque metri di Terracciano, veramente poco, il Benfica senza troppa fatica, riesce a neutralizzare qualsiasi nostra confusa iniziativa, affidata esclusivamente alle scorribande di Pavlovic. Finisce il tempo con i fischi dei tifosi.

SECONDO TEMPO   

La ripresa parte con i primi cambi di Amorin, ed anche questo particolare, che sta diventando una pericolosa consuetudine, non è un bel segnale. Dentro Gila e Pulisic per Hutchinson e Terracciano, il tentativo di dare una scossa però non da i frutti sperati, la manovra rimane involuta e a rete calciamo solo con De Winter al 50° minuto, il suo tiro da ottima posizione finisce ampiamente alto. Passano pochi minuti ed il Benfica con disarmante facilità raddoppia: El Karouani vola a sinistra e mette al centro un cross rasoterra, Kaminsky al volo, completamente solo, fulmina Maignan, con i nostri centrali completamente schiacciati verso la porta. Il colpo è durissimo.

Dentro Saelemaekers e Moreira per Cisse e Bartesaghi. Il gioco non sgorga, ci affidiamo a sporadiche azioni personali con il solo Pulisic che riesce a creare un minimo di pericolo al 61° minuto, il suo tiro in piena area da buona posizione trova pronto il portiere Trubin. Dentro anche Rabiot e dentro anche il velocissimo Prestianni del Benfica. Il francese ci prova dai venti metri, ma il suo tiro sorvola la traversa. Christian Puilisic appare il più vivo del nostro attacco, Moreira non riesce ad impattare sul match come contro la Lazio e Ramos continua a vagare senza incidere. Dispiace vedere il ragazzo portoghese correre a destra e sinistra senza poter mai affondare, ma occorre dire che il gioco della squadra non aiuta assolutamente le sue caratteristiche, Gonçalo non è un giocatore adatto per struttura fisica a giocare spalle alla porta ma un attaccante che sa attaccare l’area e che partecipa alla manovra (come visto a Torino). In questo momento il nostro gioco perimetrale e scontato inibisce tutto questo e, cosa più allarmante, il ragazzo inizia ad avere il volto smarrito di chi lo ha preceduto.

La partita dei rossoneri si trascina tristemente senza più sussulti fino alla fine certificando una sconfitta pesante che ci pone alle prime dolorose riflessioni. Complimenti al Benfica, che con una formazione ampiamente rimaneggiata, è venuta a San Siro con personalità. Non mi stupirei vederla arrivare in fondo alla competizione.

Il Milan ha deluso e tanto, Amorim con il suo staff ha adesso il compito di intervenire in maniera netta e decisa e soprattutto dare un’idea di gioco e di struttura definitiva alla squadra. Troppi cambi negli intervalli, troppi giocatori che ruotano continuamente (trequarti e mediana) con il risultato di togliere certezze senza dare quell’idea di gioco annunciata a inizio stagione che, al momento, non riusciamo né a vedere né a percepire.

FORZA MILAN   

TABELLINO

Marcatori: Lukebakio (B), Kaminski (B)


MILAN (1-3-4-2-1): Maignan; Terracciano (46′ Gila), De Winter, Pavlović; Chukwueze, Musah, Jashari (73′ Rabiot), Bartesaghi (57′ Moreira); Hutchinson (46′ Pulisic), Cisse (57′ Saelemaekers); Ramos. A disposizione: Torriani, Estupiñan, Gabbia, Tomori, Loftus-Cheek, Modrić, Camarda. Allenatore Ruben Amorim

BENFICA (1-4-2-3-1): Trubin; Banjaqui, Circati, Araújo, El Karouani (88′ Dahl); Aursnes (71′ Barreiro), Palhinha; Lukébakio, Sudakov (71′ Prestianni), Kamiński (80′ Schjelderup); Durán (80′ Pavlidis). A disposizione: Soares, Lenglet, Barrenechea, Echeverri, M. Silva, Cabral, R. Silva. Allenatore Marco Silva

ARBITRO: Jarred Gillett (AUS)

AMMONITI: Pavlovic (M); El Karouani, Durán, Banjaqui, Barreiro (B)

Angoli: 10-1 Recupero: 2′ pt e 4′ st.

Spettatori:68.393.

BIO: Stefano Salerno nato a Livorno classe 1963, vivo a Firenze dal 1997  lavoro nel campo delle Telecomunicazioni, sono milanista dalla nascita appassionato di calcio inglese dai primissimi anni 70  e sostenitore della squadra dei 3 Leoni .   

16 risposte

  1. Cosa dire, carissimo Stefano! Intanto complimenti per l’articolo, con tanto di amarcord, che di questi tempi fa molto male. Vedere Rui Costa in tribuna è stato tanto emozionante quanto malinconico, visto l’andazzo attuale. Amorim sbaglia già dal pre-partita, con una formazione rivoluzionata in un turn-over inutile. Credo che l’Europa League, torneo che ha poco da invidiare – a mio avviso – alla più celebrata Champions League, meriterebbe un approccio diverso. È un’occasione, anche per guadagnarsi una qualificazione alla prossima Champions League, ma di questo passo bisognerà lavorare molto di fantasia. Il gioco del Milan è in climax discendente: ottimo a Torino, bene con il Venezia, malino con Juve e Lazio, malissimo con il Benfica. Imbarazzante il gioco espresso. Il Benfica ha giocato cine se fosse al Da Luz. Amorim pare in confusione. Il cammino europeo parte già in salita. Domenica ci aspettiamo una pronta risposta. Il buon Billy Costacurta ricordava gli esordi con Sacchi e li ha paragonati al primo periodo del tecnico portoghese. Serve tempo, probabilmente, ma importante è svoltare.

    Sempre forza Milan

    Vincenzo ♥️🖤

    1. grazie Vincenzo brutta situazione… molto brutta …troppi aspetti che non vanno bene e che ho paura siano difficilmente arginarabili velocemente … ci lamentavamo giustamente degli ultimi anni … al momento niente è cambiato spero di sbagliarmi… fa veramente male

  2. Bravo Stefano, hai sottolineato giustamente le lacune della squadra evidenziate anche ieri sera….ogni reparto risulta slegato e con evidenti segnali di debolezza, il concetto di “squadra” propriamente detto è ancora lontano dal realizzarsi….se anche un Benfica, a sua volta rimaneggiato, viene a San Siro a vincere meritatamente c’è da chiedersi come si svilupperà la nostra stagione nei prossimi mesi. Roma non fu fatta in un giorno, proviamo a dare fiducia a questo allenatore (il quale farebbe bene a cominciare finalmente a parlare in italiano, per un portoghese non è un’impresa titanica….) ed al suo progetto di squadra, ma per ora del suo lavoro non si vede la differenza rispetto alla scorsa stagione, ed è tutto dire.

    1. Grazie Claudio… purtroppo la squadra al momento non ha una logica in 5 partite abbiamo giocato 60 minuti a Torino dopo niente … uno sprofondo tecnico che mi preoccupa un saluto

  3. Siamo lenti Stefano. Lenti in partenza e lenti nel riprendere l’assetto difensivo. Nel calcio moderno la differenza sta li. Kaminski per esempio, va a doppia velocità rispetto ai nostri. Il salto di qualità lo fai avendo in squadra gente che sa trattare il pallone viaggiando a ritmi elevati, a me per ora non mi pare di vedere nessuno nella nostra squadra tranne il solo Pulisic, in grado di creare pericoli prima che le difese avversarie (delle squadre forti) si schierino. Ho detto per ora, è un augurio, speriamo bene., perché altrimenti risiamo sesti in campionato e presto fuori dalla coppa.

    1. Via Gianluca Non solo lenti .. privi di idee e già sfiduciati dopo 4 settimane.. Modric non è il problema … ilm problema purtroppo è più radicato.. situazione non bella

  4. Da qualche anno la squadra ha quasi sempre ritmi da rappresentativa vecchie glorie. Finché siamo così statici, appena troviamo una squadra attrezzata decentemente pigliamo schiaffi o, nella migliore delle ipotesi, portiamo a casa pareggi stracchi. La sensazione è di essere di fronte a una rosa decisamente mediocre. Diversamente Terracciano, Bartesaghi, Estupinian e RLC, per fare degli esempi, vedrebbero il Milan solo in TV, come il sottoscritto. Spero di sbagliarmi, perché Amorim non ha la bacchetta magica per tramutare ronzini e somari in purosangue.

    1. Sembra di essere entrati in un loop senza uscita … mercato irrisolto.. scelte societarie che lasciano a bocca aperta … giocatori che di vedono cambiare posizione in campo ma più che altro gioco se possibile peggio del passato

  5. Bell’articolo con introduzione da brividi. Dopo la Lazio avevamo auspicato continuità nella formazione. Niente di tutto questo. In campo l’appena arrivato Hutchinson. Per non parlare di Terracciano in una partita per noi importante. Mi pare che il Mister non abbia ancora le idee chiare. Spero di sbagliarmi. Alla prossima.

    1. Grazie Alessio sembra che si vada a tentativi…. la squadra temo che senta questo alone di instabilità tecnico/societaria.. e continuo a ripetere mercato fatto al 30%, con acquisti spropositati che mi auguro possano farmi ricredere… vedo facce e posture in campo che nn mi piacciono un caro saluto

  6. Beh, dire che fosse prevedibile, è troppo però i turnover vanno fatti con attenzione.
    Pochi giorni fa, chiedevo che fine avesse fatto Bartesaghi, eccolo servito nella partita più importante, forse, dell’Europa League del Milan.
    Hutchinson non lo si può mandare così allo sbaraglio.
    Qualcuno dirà “però col sennò di poi…”.
    La verità è che anche ieri Amorim ha voluto sperimentare: Terracciano, Bartesaghi, Hutchinson sono esperimenti alla faccia di 70000 persone (o sciocchi mi verrebbe da dire), che riempiono San Siro.
    Gli esperimenti sinora ci sono costati 4 punti: forse sarebbe il caso di essere più pratici.
    Ricordo un Udinese Milan dove il compianto Franco Baresi era infortunato e mister Capello chiese di rimetterlo in sesto.
    Baresi gioco (bene, ovviamente) e Van Basten fece due gol e tutti a casa.
    Questo per dire che Capello era attento ad ogni dettaglio….
    Jashari: a me piace molto ma ieri sera è andato maluccio.
    Sembra la storia di De Kateleare come quella di Ramos comincia ad assomigliare a quella degli ultimi centravanti del Milan.
    Personalmente comincio a preoccuparmi, ma soprattutto mi chiedo come sia possibile.
    Comunque le umiliazioni sono sempre di più soprattutto a San Siro.
    Riflettevo sul Milan anni ’70, fortissimo nei primi tre anni, problematico da Buticchi in poi: eppure, conservava la dignità nei risultati e, andando a memoria, credo che dal 1970, sino alla “papera” di Albertosi col Porto, non abbiamo mai perso a San Siro.
    Oggi è terra di conquista….

    1. Bellissimo l’articolo Stefano! Stop! Bruttissimo il Milan! Stop!
      Ero di fronte ad una TV in b/n in quel lontano 1963, avevo 15 anni, gioii!! Stop! Ieri sera dopo cena ho dovuto prendere un doppio digerseltz! Stop! Anche Mr. Sacchi all’inizio fatigó e perse con l’Espanjol! Stop! Ma in squadra c’era un trio Olandese che sapeva suonare qualsiasi musica! Stop! Ora il Diavolo non ha né Orchestratore né Musicanti!! Stop!…a presto avverto che sarà recapitato un telegramma preannunciante delle solenni esequie oppure, e mi auguro, un felice matrimonio con il Vero Calcio??…spero, dal profondo della mia anima rossonera, ostinatamente in quest’ultima ipotesi!
      Buon Settembre a tutti!!

      Massimo 48 ❤️🖤

      1. Caro Massimo e’ dura … non fa piacere vedere il Milan ridotto così …non passato nemmeno un mess e come ho scritto siamo una entità senza anima … bruttissima sensazione un abbraccio

    2. Ciao Gianpaolo già con il Venezia c’erano stati segnali che non mi erano piaciuti… le prestazioni dopo un crescendo al limite del surreale…. una brutta situazione… ho vissuto anche io gli anni bui del dopo Verona .. ma questi sono molto peggio

  7. Carissimo Stefano, complimenti per la puntuale cronaca e la solita lucida e competente analisi della partita e del momento. Come si fa a non essere d’accordo.? Qualcuno mi ha ricordato alcune similitudini con quello che successe al Milan di Sacchi. Inizio un po’ contraddittorio in campionato e eliminazione con Espanol con uno 0 – 2 in casa a ottobre. Magari, dico io…Con tutte le perplessità che sappiamo riguardo la proprietà , il mercato incompleto, l’assenza di un organigramma societario, un progetto di gioco complesso io direi che sia presto per decretare un fallimento. Dobbiamo dare altro tempo ad Amorim sperando che sappia cosa stia facendo. E che sia in grado e disponibile a cambiare concetti di gioco e di tattica che forse non si stanno dimostrando funzionali a questi giocatori. Personalmente, mi sembra una squadra che punta troppo sui trequartisti, ruolo tra i più difficili da interpretare e senza profondità. Poi, ma questa è un mio vecchio pallino…viva le due punte!

    1. grazie caro Mirko… magari ci fosse lo stesso percorso di Arrigo… purtroppo temo che non sarà così … quel Milan era di un altra caratura…mi basterebbe arrivare a lottare per la champions con orgoglio e senso di appartenenza da parte di tutti in primis società .. un caro abbraccio

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