LE STRANE SCELTE DI TORINO

La domanda che aspettavo dei giornalisti all’allenatore rossonero, nel dopopartita contro la Juventus, non è arrivata. Forse verrà fatta venerdì alla vigilia della trasferta a Roma con la Lazio, chissà… Era questa: “Scusi, Amorim: lei ha giocato con la stessa formazione d’attacco in tutte le gare estive e le prime 2 di campionato. Perché alla terza, proprio in occasione del primo incontro delicato, ha tolto il più in forma (Chukwueze, decisivo sia con i granata che poi con i bianconeri) per Moreira che è sembrato un pesce fuor d’acqua, ha cambiato i 2 trequartisti (Cisse, Loftus-Cheek) a favore di una coppia che in quel ruolo non ha mai giocato, Saelemaekers e Rabiot, decisivi contro il Torino e il Venezia nei loro ruoli?”

Lo stravolgimento al cospetto della squadra di Spalletti si è sentito in maniera pesante: niente dalle fasce, niente in verticale, niente incursioni. Mi dicono di Ramos: io credo che anche Sormani farebbe fatica in una situazione del genere. Nel Milan andrebbe bene un Lukaku in forma, Haaland perché se li porta tutti a spasso, Mbappé perché parte e va. Nel Milan andrebbe bene un bufalo, che pascola tranquillo nella prateria e al momento giusto parte irrefrenabile, invece a fine gara scopri che dei 30 giocatori mandati in campo tra titolari e subentrati, Gonçalo Ramos è quello che ha corso di più e ha coperto più chilometri. 

Il calcio è cambiato: prima mi sono adeguato, poi mi sono arreso, qualche volta ho anche capito. Un tempo quello che correva di più nella squadra all’Aldini Lanfranchi ero io: non essendo bravo, ma grosso e veloce, l’allenatore mi sguinzagliava a randellare per tutto il campo. Ero mediano. E a quell’epoca era infatti il mediano a correre più di tutti gli altri, in ogni squadra. Ora, che sia diventato il centravanti a fondersi i polmoni, sottintende che lo sappia fare, lo voglia fare, sia utile per tutti. Ramos ci mette l’anima, fa a sportellate lontano dall’area di rigore per poi precipitarsi ad occuparla quando la squadra sale, ma perde forse un po’ di lucidità. Non è stato il caso di Torino, dove ha giocato in eremitaggio nella botte di Diogene, ma in prospettiva deve accadere che a rete ci vadano gli altri come infatti è accaduto finora: 2 Cisse, 1 Rabiot e un mezzo Jashari in compartecipazione. 

Digressione sul centravanti a parte, torno alla formazione iniziale schierata all’Allianz Stadium. I cambi hanno dato un impulso diverso, per qualche minuto almeno, portando comunque al gol del vantaggio con la splendida sventagliata di Chukwueze per Cisse, ma Loftus-Cheek è ripiombato nel suo bislungo letargo perdendosi anche colpevolmente Gatti in occasione dell’1-1. Un altro dubbio che vorrei togliermi è sull’amore che Amorim sembra provare per Estupinan e Musah. Mi domando se siano davvero così meglio di Bartesaghi e Jashari (mi rispondo di no, ma io non alleno). E mi domando se Pulisic abbia fatto qualcosa di sbagliato, se si sia comportato male, se sia così peggio da trequartista di Loftus-Cheek o Saelemaekers o Rabiot, il quale è un fenomeno nel coprire il campo (ricordate Milan-Napoli dello scorso anno, nel lungo spezzone in 10 contro 11?), ma fatica a stare lassù a pressare senza palla e spalle alla porta con la palla. 

Resto fiducioso che qualcuno le domande ad Amorim le faccia, ma mi basterebbe rivedere a posto le cose nella formazione titolare contro la Lazio. Magari con un’idea nuova solo sulla fascia sinistra e casomai a fianco di Modric. Ho visto tutte le gare dei romani, in Coppa Italia e in campionato, per amore di Gattuso: corrono, hanno grinta e fame, giocano bene, attaccano. Magari là davanti faticano un po’, ma oltre all’incursore Frattesi, adesso hanno affiancato Gudmunsson a Pinamonti e Cancellieri. Per non dire di Zaccagni in moto perpetuo… Mettiamoci a posto, Amorim, andando a riprendere il filo del discorso.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

6 risposte

  1. Ed il filo del discorso lo hai ripreso tu stesso in prima persona grande Luca iniziando dall’incipit del tuo pezzo dove giustamente sottolinei la mancanza di mirate domande da parte di qualche tuo collega ad Amorim. È chiaro ed evidente che se perpetrasse anche contro la Lazio, in piena evanescenza altimetria, a interpretare la gara come accaduto sulle sponde del Po, potremmo malamente perder punti anche su quelle del biondo e amato Tevere!
    Buona giornata e buon Milan!

    Massimo 48 ❤️🖤

  2. Sono le stesse domande che mi sono posto io. Dopo 66 anni di tifo appassionato per questa maglia, negli ultimi 4 sono un po’ stanco di vedere le pedine che non sono al loro posto. Dopo una boccata d’ossigeno durata Ben 7 mesi, con Max Allegri che pian piano stava oliando bene gli ingranaggi, secondo me stiamo ripiombando nel baratro. Forza Amorim, forza ragazzi, smentitemi, vi prego. 🔴⚫

  3. Concordo con il contenuto dell’articolo, forse l’allenatore vuol creare gruppo facendo sentire, almeno all’inizio, tutti titolari e coinvolti nel progetto.
    Personalmente, non metterei in panchina Jashari che, mi pare forse l’elemento che meglio interpreta il pensiero di Amorin.
    Ad ogni modo, siamo alla terza giornata e, se usciamo indenni dalla trasferta romana, pur restando dietro in classifica, possiamo dire di essere sulla giusta via, che non è quella dello scudetto.
    E, comunque, manca all’appello, il giocatore più forte della rosa: Pulisic.

  4. Io penso che principalmente a Torino sia mancata la giusta mentalità
    Mi spiego, sembravamo preoccupati anche oltre i nostri limiti
    Poi quanto concerne Rabiot, direi che la sua prestazione ha influito in negativo anche su quella di Moreira
    La strada è lunga e bisognerà avere tanta pazienza

  5. Caro Luca, ormai stabilmente un ” faro ” di equilibrio e saggezza in un contesto giornalistico spesso banale, concordo con le perplessità che hai raccontato in modo chiaro e con l’ironia che ti contraddistingue. Aggiungo alcune considerazioni e dubbi, specie per ciò che riguarda il nostro modo di attaccare. Con la premessa che questo allenatore non mi dispiace, soprattutto nel modo in cui comunica. Ma , rispetto al gioco…per esempio..chi può fare goal oltre a Ramos? A parte Rabiot, in questo momento c’è solo Cisse che mostra una certa attitudine. L’unico giocatore che potrebbe aiutarci è Pulisic. Poi, la posizione di Rabiot non convince, ma siamo sicuri che possa tenere un centrocampo a due con lui e Modric? Ne dubito. La scelta di Musah ( a me non dispiace..ma so di essere un marziano) credo spieghi bene cosa chieda Amorim a centrocampo. A me sembra che questo tipo di schieramento e di tattica renda difficile la produzione offensiva. Se poi a Ramos, l’unico vero attaccante venga richiesto di muoversi così tanto, le possibilità di creare e fare goal si riducono ulteriormente. Pensieri e dubbi dopo tre partite. Qualcuno, faceva notare le pesanti critiche dopo la terza partita del Milan di Sacchi nel 1987….quando poi iniziò la leggenda. Aspettiamo e vediamo.

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