LA SPOON RIVER DELLA COPPA CAMPIONI

Dove sono l’Ajax, la Steaua Bucarest, la Stella Rossa di Belgrado, il Malmö FF e l’Anderlecht, il primo con le sue quattro Coppe dalle grandi orecchie, l’altro capace di portare per la prima volta il trofeo nell’Europa dell’Est, e poi i primi e ultimi campioni di una Jugoslavia ormai prossima al collasso, i vicecampioni del 1978-79 e la squadra più titolata del Belgio? Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Come Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, anche questi club sono stati uccisi. Non dalla febbre o dagli imprevisti della vita, ma da tre fattori capaci di cambiare per sempre gli equilibri del calcio europeo.

Il primo si colloca tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quando il calcio spalancò le porte alle pay-tv. Fu allora che il divario economico tra i principali campionati e quelli meno attrattivi cominciò ad ampliarsi, fino ad assumere le proporzioni che conosciamo oggi. Ne è testimonianza il fatto che nell’esercizio chiuso il 30 giugno 2025 l’Ajax ha realizzato un fatturato di 178,1 milioni di euro, premi europei, biglietteria e ricavi commerciali compresi, mentre l’Arsenal nella stessa stagione ha incassato 318,9 milioni dai soli diritti televisivi.

Il secondo giunse il 15 dicembre 1995, quando la Corte di giustizia delle Comunità europee, pronunciandosi sul caso del calciatore belga Jean-Marc Bosman, stabilì che un giocatore a fine contratto potesse cambiare squadra senza il pagamento di un’indennità di trasferimento e dichiarò illegittime le regole che limitavano il numero degli stranieri comunitari schierabili in campo. Una decisione inattaccabile sul piano dei diritti, poiché riconosceva anche ai calciatori le legittime tutele spettanti a ogni lavoratore, ma che sul piano economico e sportivo produsse effetti asimmetrici e irreversibili. In sostanza, se da una parte i campionati più ricchi poterono assicurarsi i migliori calciatori in circolazione, aumentando il divario rispetto alle altre leghe, dall’altra le società delle federazioni minori ebbero sempre maggiori difficoltà a trattenere gli elementi più talentuosi. Emblematico è il caso dell’Ajax laureatosi campione d’Europa nel 1995, che negli anni immediatamente successivi alla sentenza perse a parametro zero quattro protagonisti di quel successo: Davids, Reiziger, Kluivert e Bogarde, tutti destinati a vestire la maglia del Milan.

L’ultimo maturò attraverso le riforme che portarono la Coppa dei Campioni, competizione a eliminazione diretta riservata ai vincitori dei campionati nazionali, a perdere la propria identità per tramutarsi in una sorta di eurolega a prevalente appannaggio delle squadre delle federazioni più influenti, con i campioni dei Paesi meno attrattivi relegati al ruolo di comparse. È così che siamo arrivati alla Champions League di oggi, un torneo che nelle ultime trentuno edizioni è stato vinto trenta volte da squadre provenienti dai cinque principali campionati d’Europa (Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1 e Serie A) e che nella fase campionato vede il Como, arrivato quarto in Serie A, ma non la Stella Rossa, campione di Serbia eliminata al terzo turno di qualificazione.

E mentre sempre più squadre dormono sulla collina, Aleksander Čeferin dice che il calcio riguarda i giocatori e i tifosi, non i dirigenti e i proprietari. OK, facciamo finta di credergli.

BIO: Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, elenco pubblicisti, dal giugno 2026, ha manifestato fin da giovanissimo un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura. Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali. Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi. Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”. Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.

Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.

Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello. Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’. Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”. Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti. Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo. Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport, e dal 2025 anche per The Daily Cage, portale specializzato negli sport da combattimento.

2 risposte

  1. Complimenti, sollevi un tema interessante. Purtroppo molte di queste “scuole” sono in crisi irreversibile, pensiamo alla scuola rumena (gli ultimi veri campioni rimangono Mutu e Chivu..), a quella bulgara (messa malissimo da una vita). Molti club dell’ est fanno addirittura fatica a trattenere i migliori under 20, ed è il caso delle serbe e delle bosniache (gente come Dzeko, Vlahovic fu ceduta attorno ai 18 anni).

  2. Gran bell’articolo Davide, Chapeau! È fuor di dubbio che la sentenza Bosman, arrivata sei anni dopo la caduta del Muro di Berlino, ne ha emulato un radicale cambiamento storico in buona parte propositivo ma anche farcito di impensate negatività. Del resto il mondo del calcio riflette molto spesso gli accadimenti della nostra vita.
    Un caro saluto.

    Massimo 48 ❤️🖤

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *