C’è una frase che probabilmente racconta Sergio Navarro più di qualsiasi curriculum: “prima di formare giocatori bisogna formare persone”.
Non è una frase costruita per impressionare. È la sintesi di un viaggio iniziato molti anni prima, quando Navarro era dall’altra parte del campo, con gli scarpini ai piedi e il sogno comune a tanti ragazzi: diventare un calciatore professionista. Il calcio però, spesso, insegna attraverso le porte che non si aprono. Navarro arriva al Villarreal negli anni in cui il club valenciano sta iniziando una trasformazione storica. È il periodo in cui il Submarino Amarillo costruisce le fondamenta di quello che diventerà uno dei modelli più studiati d’Europa: un club capace di unire risultati, identità e sviluppo dei giovani. Lui quella crescita la vive da calciatore. Fa parte della squadra che conquista la promozione nella Liga nella stagione 1997-98, entrando dentro un ambiente che negli anni successivi diventerà una scuola calcistica riconosciuta in tutto il continente. Ma il suo percorso da giocatore non lo porta verso la fama. E forse è proprio questo il passaggio più importante della sua storia.
Perché Sergio Navarro conosce il calcio anche dal punto di vista di chi arriva vicino al sogno senza trasformarlo completamente in realtà. Conosce la pressione, Conosce le aspettative, Conosce soprattutto una domanda:
Cosa serve davvero a un giovane calciatore per arrivare?
Da questa domanda nasce il secondo capitolo della sua vita. Non più giocare il calcio, ma studiare il calcio. La trasformazione da calciatore a formatore porta Navarro dentro il mondo della metodologia, Il suo interesse non è soltanto la tattica, ma tutto ciò che circonda la crescita del giocatore. Ed è qui che il Villarreal diventa il luogo dove costruisce la propria identità. Nel settore giovanile del club valenciano Navarro lavora sulla creazione di una struttura formativa basata sulla continuità. Il concetto è semplice ma rivoluzionario: un Academy non deve avere tante squadre, deve avere un’unica idea. Dal bambino che entra per la prima volta in campo fino al giovane che si affaccia alla prima squadra, il percorso deve avere coerenza, quindi ogni allenatore deve parlare la stessa lingua, ogni categoria deve preparare quella successiva, ogni esercizio deve avere un significato. Per Navarro il talento non è solo qualcosa che si possiede, ma è anche qualcosa che si costruisce.
E soprattutto qualcosa che deve essere accompagnato.
Questa filosofia trova una delle sue massime espressioni nel libro “Humanizar el fútbol”, dove Navarro racconta una visione del calcio che mette l’essere umano al centro del processo.
Il concetto di “umanizzare” non significa rendere il calcio meno competitivo.
Significa comprenderne la complessità.
Dietro ogni giocatore c’è una persona.
Dietro ogni talento c’è una storia.
Dietro ogni errore c’è un’opportunità di apprendimento.
Nel calcio giovanile, secondo Navarro, l’allenatore non deve essere soltanto colui che corregge un gesto tecnico o assegna un ruolo tattico.
Deve essere una figura capace di accompagnare.
Un educatore.
Un riferimento.
Una persona che aiuta il giovane a comprendere il gioco e se stesso.
È un’idea che supera il concetto tradizionale di formazione calcistica.
Perché un giocatore non cresce soltanto quando migliora il passaggio.
Cresce quando impara a prendere decisioni.
Quando sviluppa autonomia.
Quando comprende il perché delle cose.
Dopo il Villarreal il suo percorso continua attraverso esperienze internazionali che ampliano la sua visione. Russia, Ucraina, ed il ritorno in Spagna come Secondo Allenatore del Levante, affiancando Paco Lopez nell’estate del 2018, Non si trattava dell’ingresso di un semplice collaboratore tecnico, ma della volontà di trasferire nella Liga una metodologia costruita negli anni tra Villarreal, Rubin Kazan e Karpaty Lviv, fondata sulla centralità del calciatore e sullo sviluppo della sua intelligenza decisionale. Il rapporto tra Paco López e Sergio Navarro andava ben oltre quello tradizionale tra allenatore e vice. I due condividevano una visione comune dell’apprendimento, progettando insieme le sedute e costruendo un ambiente in cui il giocatore fosse protagonista del proprio percorso di crescita. Navarro partecipava attivamente alla preparazione tattica, conduceva lui stesso numerose esercitazioni sul campo e contribuiva quotidianamente allo sviluppo del modello di gioco della squadra.
«Sono i giocatori che prendono le decisioni», ha spiegato più volte Paco López, sintetizzando una filosofia che privilegia autonomia, creatività e responsabilità del calciatore. Un principio condiviso dallo stesso Navarro, che ha descritto il ruolo dello staff come quello di una guida capace di accompagnare il giocatore nel proprio processo di apprendimento, piuttosto che fornire continuamente risposte già pronte.
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Questa metodologia trovava applicazione anche nell’analisi delle partite, durante la quale erano gli stessi calciatori a confrontarsi sulle situazioni di gioco e a ricercare le migliori soluzioni, mentre gli allenatori assumevano il ruolo di facilitatori del confronto. Un approccio innovativo che rese il Levante una delle realtà metodologicamente più apprezzate della Liga e attirò l’interesse di allenatori provenienti da diversi Paesi, desiderosi di studiare da vicino il lavoro dello staff valenciano. L’esperienza al Levante rappresentò così il punto di incontro tra la ricerca metodologica sviluppata da Sergio Navarro negli anni precedenti e la sua applicazione nel calcio d’élite, dimostrando come un modello fondato sull’apprendimento, sulla responsabilizzazione e sulla comprensione del gioco potesse esprimere tutta la propria efficacia anche ai massimi livelli del calcio professionistico. Poi arriva Bilbao.
Arriva Lezama.
Uno dei luoghi più identitari del calcio mondiale.
L’Athletic Club non è semplicemente una società.
È una filosofia.
È il rapporto tra territorio, cultura e formazione.
Entrare a Lezama significa confrontarsi con una storia unica: quella di un club che ha costruito la propria grandezza attraverso il lavoro sul settore giovanile. Quando Navarro viene scelto come responsabile dell’Academy, la sfida è enorme,Non deve sostituire un’identità, Ma Deve arricchirla. Il suo lavoro riguarda soprattutto la costruzione di un modello comune: coordinamento tra categorie, formazione degli allenatori, sviluppo individuale dei giocatori e collegamento sempre più forte con la prima squadra. A Lezama porta il principio fondamentale espresso in “Humanizar el fútbol”: prima del calciatore viene la persona. Il giovane deve essere preparato tecnicamente, ma anche mentalmente, Deve imparare a competere, Deve imparare a gestire l’errore, Deve imparare a vivere il calcio. Per Navarro una grande Academy non è quella che vince più tornei giovanili, Ma È quella che permette a più ragazzi di arrivare pronti al calcio professionistico. Perché il calcio moderno non può più dipendere soltanto dall’intuizione. Ha bisogno di strutture. Di competenze., Di persone capaci di creare ambienti favorevoli alla crescita.
Oggi Sergio Navarro è al Milan.
Una nuova sfida, dentro uno dei club più importanti d’Europa. Arriva portando con sé un bagaglio costruito in quasi trent’anni di calcio: l’esperienza del giocatore, la conoscenza del metodologo, la sensibilità del formatore. Il suo compito è contribuire alla crescita dei talenti rossoneri, portando una cultura nella quale il settore giovanile non sia soltanto il luogo dove nascono giocatori, ma dove crescono uomini capaci di diventare professionisti. Sergio Navarro, partito come calciatore alla ricerca del proprio spazio, è diventato uno degli uomini che oggi lavorano per creare quello spazio agli altri.

BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli.










