I quarti di finale hanno confermato la forza della Magnifique France. La squadra di Didier Deschamps è costruita per vincere il suo terzo titolo mondiale. Contro il Marocco non c’è stata partita. I Transalpini hanno imposto il loro gioco con disarmante facilità, creando diverse occasioni da gol già nel primo tempo. Mbappé si è concesso persino il lusso di sbagliare dagli undici metri. La sensazione è che questa squadra giochi con il pilota automatico. Mbappé e Dembelè hanno già segnato insieme tredici gol. Se la memoria non mi inganna, nel 2002 Ronaldo (8) e Rivaldo (5) segnarono in due tredici gol al termine del Mondiale nippo-coreano. Pensiamo che con le prossime due partite a disposizione dei Galletti questo piccolo primato possa essere battuto. Mancano i gol di Olise, ma il talentuoso attaccante del Bayern Monaco preferisce far segnare i compagni piuttosto che mettersi in proprio. Il futuro in casa francese è roseo. O se volete bleu.
Il Marocco ha tanto da recriminare.
Se avesse avuto maggior coraggio forse avrebbe giocato meglio le sue carte. Poco sarebbe cambiato probabilmente, la Francia avrebbe mostrato la sua superiorità. Dalle parti di White Hart Lane amano citare To Dare Is to do. È mancata l’audacia nei magrebini che si sono arenati in un’accidia calcistica che ha snaturato l’essenza stessa del gioco della squadra di Ouahabi. Il pressing della Francia ha compromesso spesso la costruzione dal basso degli africani e i palleggiatori, come Ayyoub Bouaddi, hanno commesso anche errori in fase di costruzione. Per riassumere, come dice Totò, ai marocchini è mancato il coraggio della paura.
Ma si sa, il calcio non si fa mai con i se”. In Belgio avranno pensato tanto alla sostituzione tra Courtois e Lammens avvenuta al 71’ di Spagna-Belgio. Il portiere del Real Madrid aveva accusato un dolore alla gamba e così Garcia l’ha sostituito. Morale della favola: entra il secondo e combina la classica frittata che manda a casa i Diavoli Rossi. Ci sono state polemiche non solo per l’errore del povero Lammens ma anche per la stessa decisione di Garcia. Courtois voleva continuare, quindi l’ex tecnico di Roma e Napoli ha deciso di sua spontanea volontà di togliere uno dei migliori in campo fino a quel momento.
A prescindere da tutto ciò, la Spagna ha meritato la vittoria. Resta una certa tendenza al palleggio, ma De La Fuente ha anche dato verticalità improvvisa al gioco delle Furie Rosse. Lamine Yamal e Niko Williams, quest’ultimo entrato nella ripresa, sono lungi dall’essere quei funamboli scatenati che due anni fa portarono la Spagna sul tetto d’Europa. È una Roja costruita più sul collettivo che sulle individualità, con certezze trovate lungo il percorso, che si fanno trovare al posto giusto al momento giusto, come Merino. Il calciatore dell’Arsenal ha risolto le ultime due sfide ad eliminazione diretta, partendo sempre dalla panchina.
Si aspettava Haaland in Norvegia-Inghilterra, assoluta certezza in termini di gol. La difesa dei Tre Leoni è riuscita a limitarlo e a frenare la sua insaziabile voglia di gol. Va anche detto che l’attaccante del Manchester City non stava in ottime condizioni. Recriminano gli scandinavi per alcune occasioni sbagliate, anche per una buona dose di sfortuna. Chi è una garanzia in questo Mondiale è Jude Bellingham, autentico trascinatore. Una doppietta la sua che manda in estasi il suo popolo che ora sogna di rompere un sortilegio lungo sessant’anni. L’Inghilterra è una squadra compatta e talentuosa che ha dato prova, ancora una volta, di esserci contro le squadre più ostiche. Sognare è ora concesso.
Ha forse poco da recriminare la Svizzera sul suo ottimo cammino in questo torneo. Avevamo preannunciato una battaglia per l’Argentina che si è fatta trascinare nel secondo supplementare in tre partite ad eliminazione diretta. Ha trovato i gol degli attaccanti che mancavano, soprattutto quelli di Julian Alvarez e Lautaro Martinez, al suo primo gol mondiale su azione. Finora l’Albiceleste ha affrontato avversari ampiamente alla sua portata, faticando più del solito. Se vorrà difendere il titolo mondiale, dovrà necessariamente fare un salto di qualità.
È il Mondiale delle certezze.
Al ballo finale non sono state ammesse le matricole che avevano tanto impressionato.
Restano le squadre annunciate, quelle più forti. Tutte e quattro appartengono al club delle otto nazionali che hanno vinto la Coppa del Mondo.
Francia-Spagna è la rivincita della semifinale europea di due anni fa. La sensazione è che i francesi abbiano qualcosa in più rispetto ai rivali. La Spagna, dalla sua, ha una migliore organizzazione difensiva che ha portato Unai Simon a battere il record di imbattibilità che apparteneva a Walter Zenga. Ma l’attacco atomico della Francia metterà in grossa difficoltà il reparto difensivo degli iberici.
Di certo non mancherà lo spettacolo, come non mancherà in Inghilterra-Argentina. È una sfida che si carica sempre di significati ulteriori e che torna quarant’anni esatti dalla sfida del 22 giugno del 1986. Inglesi e argentini non si sfidano dal Mondiale dal 2002, quando un rigore di Beckham decise in pratica l’eliminazione della squadra sudamericana allenata all’epoca da Bielsa. Sarà una partita vibrante. Vedo meglio gli inglesi dal punto di vista fisico. Come detto, la nazionale di Sua Maestà sembra esaltarsi nelle sfide più complesse.
L’Argentina può ancora permettersi il lusso di affidarsi a Messi, che gode dell’elisir di lunga vita calcistica. Inoltre ha ritrovato i gol dei suoi attaccanti che avevano fatto fin qui gli sparring partner del dieci argentino. Assisteremo probabilmente ad una sfida intensa e nervosa, nella tradizione di questa partita.
Per le magnifiche quattro la storia è a un passo. Concentrazione, forza e voglia di vincere faranno la differenza. Bisognerà buttare il cuore oltre l’ostacolo, trasformare la paura della sconfitta in coraggio e voglia di vincere. I se saranno solo motivo di recriminazione. La storia non si fa con i se, e nemmeno quella del calcio.
Buon Mondiale a tutti!

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










