MARIO GILA: UN “PLAYMAKER DIFENSIVO” PER RUBEN AMORIM

Cari lettori, mettetevi comodi perché qui non si parla del solito corazziere d’area di rigore che spazza via pallone e caviglie con la grazia di un demolitore di periferia. Mario Gila Fuentes, nato sotto il sole di Barcellona il 29 agosto del 2000, è un’altra faccenda, un difensore che sembra uscito da un manuale di buone maniere applicato al gioco del calcio. Parliamo di un atleta di 1 metro e 85 che non ha bisogno di essere un gigante per farsi rispettare nei contrasti, ma che preferisce la rapidità d’esecuzione e una mobilità che oggi, in questa Serie A che corre sempre di meno, valgono tantissimo. È un destro naturale che si muove con leggerezza, capace di cambiare direzione con la facilità di chi sa già dove andrà a finire il battibecco prima ancora che inizi.

La sua carriera è un viaggio che parte dalle piazze catalane del Santa Perpètua e del Sabadell, passando per l’Espanyol, prima di finire dritto in una delle accademie più nobili del mondo, quella del Real Madrid, nel 2018. Lì, sotto lo sguardo severo di una leggenda come Guti nel Castilla, la seconda squadra dei Blancos, ha imparato l’arte del mestiere diventandone vice-capitano e collezionando 73 presenze con 5 reti, dimostrando che se c’è da buttarla dentro su palla inattiva non si tira certo indietro. Il debutto in prima squadra arriva il 30 aprile 2022, un quarto d’ora finale contro l’Espanyol al posto di Camavinga, giusto il tempo di respirare l’aria dei grandi e mettersi in bacheca un campionato spagnolo vinto con Ancelotti. Poi, il grande salto verso l’Italia: la Lazio lo rileva per 6 milioni nell’estate del 2022, ma l’impatto con Maurizio Sarri è di quelli che metterebbero alla prova la pazienza di un santo. Trentatré panchine in una stagione sono una penitenza dura da digerire, un periodo da “oggetto misterioso” che lo ha costretto a crescere in silenzio, lavorando sui nervi e sulla tattica.

Ma il talento, quello vero, non resta in cantina troppo a lungo. Nella stagione 2023/2024 Gila si è preso la scena, diventando il pilastro di una difesa che ha assaggiato anche il profumo della Champions League (4 presenze). Le sue caratteristiche di gioco lo rendono un playmaker aggiunto: non è il classico difensore che aspetta l’avversario per aggredirlo fisicamente, ma un interprete moderno che gioca d’anticipo, leggendo le traiettorie come se avesse un sesto senso per il pericolo. Il meglio di sé lo dà in conduzione verticale; lo abbiamo visto saltare la pressione avversaria palla al piede, ribaltando l’azione con una naturalezza che tradisce il suo passato da centrocampista. Statisticamente, i numeri parlano chiaro: nella stagione 2025/2026 ha messo insieme 31 presenze da titolare in Serie A con una precisione nei passaggi che sfiora il 91%, segno di una pulizia tecnica rara per chi di mestiere dovrebbe solo distruggere. Ha vinto 135 duelli totali di cui 57 aerei, dimostrando che anche senza essere un corazziere, il tempismo e la reattività sopperiscono a qualche centimetro in meno rispetto ai giganti del reparto.

Per capire meglio cosa intendiamo per “playmaker difensivo” vale la pena descrivere due giocate di Gila, messe in mostra in Lazio-Sassuolo dello scorso 9 marzo. Durante la sfida, Mario Gila ha dato prova della sua eccezionale visione di gioco e capacità atletica in due momenti chiave della gara. Nella prima occasione, il difensore spagnolo ha approfittato di un errore tecnico del centravanti avversario Moro, che ha perso il controllo del pallone a ridosso della metà campo. Recuperata prontamente la sfera, Gila si è lanciato in una progressione verticale cercando subito Isaksen nello spazio; accortosi che Matic stava uscendo per chiudergli la linea di passaggio, ha utilizzato l’interno del piede per orientare la propria corsa ancora più centralmente, tagliando fuori il mediano serbo. Senza toccare ulteriormente il pallone, ha poi servito di prima Isaksen tra i centrali difensivi, mettendolo a tu per tu con il portiere per un’occasione che è però terminata di poco alta sopra la traversa.

La seconda azione, avvenuta intorno al 66° minuto della stessa partita, è stata ancora più emblematica del suo talento in conduzione palla. Pressato forte da Nzola nella propria metà campo, Gila gli è girato intorno con eleganza ed è partito palla al piede, sfilando indenne tra Laurienté e Koné. Nonostante la disponibilità della mezzala Dele-Bashiru per uno scarico facile, lo spagnolo ha preferito continuare la sua cavalcata, saltando nuovamente Matic con una bruciante accelerazione nello spazio e arrivando a minacciare direttamente la linea difensiva avversaria. Dopo aver servito Dia, Gila è scattato con intelligenza alle spalle di Muharemović aspettando il passaggio di ritorno per andare in porta. L’azione è sfumata perché i compagni hanno optato per scelte diverse, lasciando il difensore visibilmente rammaricato per la potenziale occasione da rete non sfruttata.

Ora il Milan ha deciso di puntare forte su di lui, con un blitz che ha lasciato al palo la concorrenza di Napoli e Atalanta per una cifra che oscilla tra i 25 e i 30 milioni di euro. La Milano rossonera si augura che l’affare vada in porto. L’inserimento nel sistema della società di “Casa Milan” sembra scritto nelle stelle di Milanello: il nuovo tecnico Ruben Amorim, cultore della linea alta e della costruzione dal basso, lo ha individuato come il rinforzo ideale per una difesa che deve saper correre all’indietro tanto quanto sa impostare in avanti. Le aspettative sono altissime per un ragazzo di 25 anni che ha già assaggiato la convocazione nella nazionale maggiore spagnola e che al Milan troverà un contratto quinquennale da circa 5 milioni netti a stagione. Gila arriva a Milano con la concretezza di chi ha sofferto in panchina e la personalità di chi sa di poter diventare un leader totale, unendo quella scuola spagnola fatta di possesso a una marcatura difensiva che in questi anni romani è diventata finalmente “italiana” nel senso più nobile del termine.

BIO: Stefano Terranova, nato a Policoro (Mt) 37 anni, insegnante di Storia e Storia dell’Arte. Seguo il calcio per passione, convinto che dietro un pallone che rotola c’è sempre una storia interessante da raccontare, dietro un gesto tecnico un pò si sprezzatura da ammirare. 

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