CALCIATORI AL FRONTE NELLE ISOLE FALKLAND: CORREVA L’ANNO 1982

NELLA FOTO DI COPERTINA HECTOR REBASTI EX PORTIERE DEL SAN LORENZO

Molti giovani caddero nella guerra anglo-argentina per il possesso delle Isole Falkland, combattuta tra aprile e giugno del 1982. Un conflitto che mandò sul fronte anche parecchi calciatori. Nodo del contendere, oltre alle Falkland (Malvinas in lingua argentina), erano la Georgia del Sud e le Isole Sandwich Australi, territori sotto dominio britannico da un secolo e mezzo. I caduti sono sepolti nel cimitero di Darwin, situato in una zona fredda e deserta, battuta spesso da un vento gelido, a non molta distanza dal Polo Sud. Dormono su quella collina gli argentini morti in poco più di settanta giorni di conflitto. Attorno alle lapidi arrivano ancora oggi, periodicamente, gruppi di famiglie e veterani argentini per un minuto di silenzio, sventolando una bandiera bianca recante la scritta “Territorio Argentino” sul profilo delle isole contese.

Tra i giovani che evitarono l’inferno delle Falkland ci fu Jorge Burruchaga, il giocatore che quattro anni dopo avrebbe deciso con un suo gol la finale mondiale contro la Germania Ovest a Città del Messico. Scampato alla mattanza delle Malvinas per l’abbraccio della sorte, agevolato dal fatto di essere già un calciatore professionista. All’inizio del conflitto, l’attaccante diciannovenne aveva già esordito nella massima serie argentina, indossando la maglia dell’Independiente che l’aveva prelevato dall’Arsenal de Sarandí, squadra di un sobborgo di Avellaneda. La sua presenza in campo, il 12 febbraio 1982, lo esentò dalla chiamata alle armi. La junta militar, guidata dal generale Leopoldo Galtieri, predisponeva la chiamata obbligatoria per i giovani in età di leva senza particolari esenzioni o privilegi, in larga parte appartenenti a famiglie non abbienti. Migliaia di soldati di leva impreparati e scarsamente equipaggiati, spazzati dall’esercito inglese, persino torturati dai propri ufficiali ed emarginati al loro ritorno a casa. Dei ventitremila soldati argentini mobilizzati, poco meno di settecento morirono al fronte, altrettanti si tolsero la vita una volta a casa.

Molti degli inviati al fronte erano ventenni privi di addestramento adeguato, mentre ai calciatori di prima divisione veniva consentita regolarmente l’attività agonistica nei club di appartenenza. Partirono per il fronte, Omar De Felippe e Gustavo De Luca. Il primo, nato a Ciudad Madero, Buenos Aires, dopo aver iniziato a giocare a calcio con la terza squadra dell’Huracán, venne arruolato nella fanteria argentina. Al termine del conflitto, De Felippe debuttò con l’Huracan in Primera División argentina prima di spostarsi in Colombia, all’Once Caldas, facendo rientro nella sua patria per militare nei campionati regionali con Olimpo, Villa Mitre, Arsenal de Sarandí e San Telmo. Javier Dolard, una seconda punta agile e veloce, era stato inserito da Cesar Menotti nella nazionale giovanile. El Flaco lo affiancò a Ramon Diaz in alcune partite in vista del Mundial 1982. Si è tatuato le Malvinas sulla schiena. In una foto, mostrata negli anni successivi al conflitto anglo-argentino, imbraccia un fucile FAL 7,62. Dolard non potrà mai dimenticare il suo ventesimo compleanno, trascorso sotto le bombe inglesi, a meno di tre settimane dalla fine degli scontri. Molti ragazzi della leva calcistica della classe ’62 ebbero la vita segnata da quel conflitto.

Dopo la guerra nelle Falkland in tanti non riuscirono a ritrovare la strada calcistica. Tra questi Héctor Rebasti, portiere del San Lorenzo. Al fronte, per vincere la paura, cominciò a bere senza sosta, come il capitano nordista di un film di Sergio Leone nei pressi del ponte di Langstone. Sfinito dall’alcol, una sera Rebasti si addormentò sognando che le sorti della guerra si decidessero in una partita di calcio dove lui parava tutto facendo vincere i suoi. Come in un racconto di Osvaldo Soriano. Quando Maradona, nel 1986, affossò all’Azteca l’Inghilterra, nei quarti di finale del Mondiale messicano, Rebasti pianse come un bambino. Anche il portiere Claudio Petruzzi, promessa del Rosario Central, finì in guerra, arruolato nel corpo medico. Ritrovò la sua strada al di fuori del futbol, diventando docente universitario. Julio Vázquez ricevette la cartolina precetto per ricongiungersi all’esercito mentre i suoi genitori manifestavano a Plaza de Mayo, chiedendo notizie sui tanti desaparecidos inghiottiti dalla dittatura. Vázquez scese in campo nella sfida tra Centro Español e Central Ballester. Al termine, si lavò e, senza salutare nessuno, lasciò lo spogliatoio piangendo. Lo attendeva il fronte infuocato delle Falkland.

“Il requiem del sogno del dopoguerra”, come lo avrebbe chiamato Roger Waters, un anno dopo il conflitto nelle Falkland, nell’album The final cut, rivolgendosi alla premier inglese Margaret Thatcher con la frase “Maggie, what have we done”. Quando Puerto Argentino tornò a chiamarsi Port Stanley, con gli inglesi vincitori del conflitto, la Giunta al potere a Buenos Aires trasformò propagandisticamente quella disfatta in “tenace resistenza”.

Tra i reduci delle Malvinas ci fu anche l’attaccante Héctor Cuceli, compagno di squadra di Rebasti, che si porterà dietro per sempre la scena dei suoi compagni saltati in aria. È diventato meccanico e ha chiamato sua figlia Malvina come segno di riconoscenza verso la vita. Juan Colombo era una promessa del Chaco (terza divisione). Dopo la guerra passò all’Estudiantes, vincendo il titolo Nacional nel 1983. “Il calcio mi ha salvato la vita, aiutandomi a curare il trauma della guerra”, dirà. L’attaccante Gustavo De Luca, dieci anni dopo la guerra per le Isole Falkland, conquistava la Copa Interamericana e la Recopa Sudamericana, militando con i cileni del Colo Colo.

BIO: SERGIO TACCONE, Giornalista, classe 1972, è corrispondente del quotidiano La Sicilia. Ha pubblicato 23 libri su vari periodi della storia del Milan, tra cui Milan 125, Milan Champions e Il Milan all’inferno (1981/82). Dirige il portale Storie Rossonere. Co-autore del libro “Ricky Albertosi, romanzo popolare di un portiere”, vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2020. Ha curato il volume “Milan, le stagioni del piccolo diavolo. 1980-’87”, con prefazione di Filippo Galli. E’ autore del testo teatrale “Perdenti vestiti di sogno”, incentrato sullo scrittore argentino Osvaldo Soriano, che contiene un passaggio sui calciatori argentini inviati sul fronte delle Isole Falkland nel 1982.

3 risposte

  1. Ciao Sergio complimenti per l’articolo! Come ho già detto ad Andrea Fiore (commento a un suo articolo) nel 1982 in seconda media ricerca a scuola su argomento, la riconquista delle isole ha favorito la fine della dittatura, ma per me non viene rimarcato abbastanza questo aspetto! The final cut uno dei miei lp preferiti, non solo dei Pink Floyd ma in assoluto! Ciaoooo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *