Il Paraguay è un paese senza sbocchi sul mare. Ma il mare resta un anelito a partire già dall’etimologia del nome che significa in lingua guaranì “l’acqua che va verso il mare.” L’Oceano, che non bagna il Paese, non ha impedito ai paraguaiani di farsi conoscere nel mondo anche grazie alla sua combattiva nazionale di calcio che parteciperà, per la nona volta nella sua storia, alla prossima fase finale del Campionato del mondo.
Il suo esordio coincide con il prologo del torneo: nel Mondiale uruguaiano la Albirroja uscì al primo turno, avendo però ottenuto una vittoria contro il Belgio. Stessa sorte nel 1950 e nel 1958, mentre a Messico ’86 i paraguaiani riuscirono a superare la fase a gironi. La vittoria contro l’Iraq e i successivi pareggi contro Messico e Belgio proiettarono i Guaraní agli ottavi di finale dove nulla poterono contro l’Inghilterra di Lineker, autore della doppietta nel 3 a 0 finale. A Francia ‘98 i paraguaiani tennero col fiato sospeso i padroni di casa. Il Golden Goal di Laurent Blanc, il primo nella storia dei Mondiali, costò ai sudamericani l’eliminazione agli ottavi di finale. Stessa sorte toccò al Paraguay di Cesare Maldini, che aveva ben figurato nella fase a gironi, qualificandosi al secondo posto dietro la Spagna. Ad infrangere i sogni di Cesarone, fu il tedesco Neuville che regalò la qualificazione ai quarti di finale alla Germania. In Sudafrica il Paraguay raggiunse il miglior risultato della sua storia. Dopo aver eliminato il Giappone ai calci di rigore, ai quarti incrociò la Spagna. Questa volta fu un altro grande attaccante, “El Guaje” David Villa, a giustiziare i sudamericani, dopo che sullo 0-0 Cardoso del Benfica sbagliò un calcio di rigore. Iniziò il declino della nazionale che coincise con le tre mancate qualificazioni alle fasi finali del Mondiale.
Il ritorno non è stato semplice, si può anche dire che tutto sembrava già compromesso. Dopo sei turni, il Paraguay aveva segnato soltanto un gol e vinto una sola partita, contro la Bolivia. In Coppa America le tre sconfitte su altrettanti incontri erano costati l’eliminazione precoce. La federazione aveva affidato la panchina prima a Guillermo Barros Schelotto, poi a Daniel Garnero, entrambi argentini. Non soddisfatti, si sono allora affidati al terzo della compagnia: Gustavo Alfaro. Con lui la storia è cambiata. Sono arrivate le vittorie interne contro Brasile (1-0), Argentina (2-1) e Paraguay (2-0). In dodici incontri una sola sconfitta e la sesta posizione, l’ultimo slot utile per staccare il pass per il Mondiale nordamericano.
Va detto che il sesto posto è stato deciso dalla differenza reti perché Colombia, Uruguay e persino il Brasile hanno ottenuto lo stesso numero di punti del Paraguay (28). Vittorie di misura che rispecchiano la filosofia di una squadra che ha sempre fatto fatica a segnare ma che fa della compattezza e della solidità difensiva i suoi punti di forza. E Alfaro si è appoggiato su queste certezze per ricostruire la fiducia di una squadra allo sbando. Si è regalato, così, il suo secondo mondiale di fila: aveva infatti allenato l’Ecuador in Qatar. È riuscito a ridare entusiasmo ad un ambiente depresso che aveva perso il supporto dei suoi tifosi. Una piccola e importante rivoluzione. Il suo è stato un lavoro quasi psicologico. Ha ricordato ai suoi giocatori i tanti sacrifici che hanno dovuto fare per giocare il torneo che si sogna da piccoli, come lui ha fatto quando da piccolino guardava le prodezze del Brasile di Pelé in Messico. Nei suoi ritiri ha imposto un solo tavolo per creare gruppo, superando così affinità, età o provenienza geografica. Alfaro è un tecnico navigato, nato per fare l’allenatore internazionale. L’ha dimostrato nelle recenti esperienze con l’Ecuador e con la Costa Rica. Ma sa anche dare un’anima alle sue squadre. Probabilmente giocherà con l’1-4-2-3-1 privilegiando le caratteristiche genetiche di un popolo di calciatori tenaci e combattivi che da sempre puntano sulla fase difensiva. La filosofia è semplice: il miglior attacco è la difesa. Primo non prenderle, dunque.
Non mancano le individualità.
Gli occhi sono puntati su Enciso. Il giocatore dello Strasburgo, che ha raggiunto le semifinali di Conference League, è cresciuto enormemente sotto la guida di Alfaro ed è il giocatore di punta della squadra sudamericana. Cubas è un altro giocatore che incarna la garra sudamericana e che è dotato di esperienza. Il problema tattico di Alfaro non è tanto l’assetto della sua squadra, che comunque sa adattarsi ad ogni tipo di avversario, piuttosto far convivere Enciso e Gòmez. Il giocatore del Brighton è un altro talento a disposizione di Alfaro e un infortunio al ginocchio in primavera aveva fatto temere il peggio. Saranno importanti anche le prestazioni di Sanabria, talento mai sbocciato completamente. Con la Cremonese è retrocesso in B, ma i suoi quattro gol durante le qualificazioni hanno cambiato il giudizio sulle prestazioni. Il passaggio del turno rappresenta un obiettivo realistico per il Paraguay. Importante sarà l’esordio contro i padroni di casa degli Stati Uniti. Alfaro sa benissimo cosa aspettarsi dalla sua squadra: “Non possiamo promettere la vittoria. Promettiamo dignità nel rappresentare un Paese, con tutto il coraggio e la dedizione che hanno storicamente caratterizzato il Paraguay, e contiamo sul sostegno dell’intera nazione.”
Come da tradizione, il Paraguay renderà difficile la vita a chiunque. Non sarà la squadra più spettacolare del torneo, ma potrebbe essere una delle più complicate da affrontare.
Il Paraguay esordirà il 13 giugno contro gli Stati Uniti. Il 20 giugno ci sarà la sfida alla Turchia e chiuderà il girone contro l’Australia il 26 giugno.
CONVOCATI
Portieri: Roberto Fernandez (Cerro Porteno), Orlando Gill (San Lorenzo de Almagro), Gastón Olveira (Olimpia).
Difensori: Gustavo Velazquez (Cerro Porteno), Juan José Caceres (Dinamo Mosca), Gustavo Gomez (Palmeiras), Omar Alderete (Sunderland), Fabian Balbuena (Gremio), José Canale (Lanus), Junior Alonso (Atletico
Mineiro), Alexandro Maidana (Talleres Cordoba).
Centrocampisti: Diego Gomez (Brighton), Andrés Cubas (Vancouver Whitecaps), Damian Bobadilla (Sao Paulo), Matías Galarza (Atlanta United), Braian Ojeda (Orlando Città), Mauricio Magalhaes (Palmeiras), Alejandro Romero Gamarra (Al-Ain).
Attaccanti: Gustavo Caballero (Portsmouth), Miguel Almiron (Atlanta United), Julio Enciso (Strasburgo), Ramon Sosa (Palmeiras), Antonio Sanabria (Cremonese), Alex Arce (Independiente Rivadavia), Gabriel Avalos (Independiente), Isidro Pitta (Bragantino).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










