MILAN LEGENDS – ANGELO COLOMBO: LA LITTORINA AL SERVIZIO DI SACCHI

FOTO DI COPERTINA DA MILAN NIGHT

La Littorina era un piccolo treno, rivoluzionario per i suoi tempi: affidabile, veloce, sicuro. Era utilizzato per collegare centri urbani remoti, lande solitarie o vallate sperdute, raggiungendo la velocità di 110 km/h.

In una sola parola: utile.

Sarà forse per questo che Angelo Colombo, il biondo centrocampista rossonero dell’epoca sacchiana degli Immortali, che ai tempi mi ricordava per l’aspetto He-Man, ha meritato il soprannome di Littorina della Brianza. In quel centrocampo di altissima classe Colombo fa il gioco sporco, non si fa notare, sarebbe persino assente dalle trame della manovra.

Invece è presente, eccome!

Corre per gli altri, offre il suo apporto tattico preziosissimo e talvolta trova pure la rete.

È affidabile, veloce, sicuro.

Come la Littorina.

Colpisce ciò che ha scritto Arrigo Sacchi su di lui nel suo libro La Coppa degli Immortali facendo riferimento ad un aneddoto: “Un giorno, dopo una partita, Berlusconi e Galliani scesero in spogliatoio per salutarmi. Passò Angelo Colombo e gli feci i complimenti. Galliani si sorprese: «Ma se non ha toccato la palla…»

«Sì, ma, grazie ai suoi movimenti, tanti compagni hanno potuto fare cose importanti», risposi.”

Essenziale, verrebbe da aggiungere.

La carriera di Angelo Colombo inizia dalle sue parti, nel Monza, dove vive stagioni significative in Serie B. La squadra arriva a sfiorare la promozione nella massima serie e per Alfredo Magni Littorina è un elemento essenziale.

Il salto nella massima serie lo fa con l’Avellino che lo acquista dalla squadra brianzola. La sua è una stagione particolarmente prolifica: in 30 presenze segna 6 reti. Uno dei gol lo mette a segno contro l’Udinese che l’anno successivo acquisisce il cartellino di Littorina che allora va a sferragliare in Friuli. È Ariedo Braida a portare Colomboin bianconero. Non sono due stagioni positive per il biondo centrocampista che fatica e sembra compromettere la sua fulminea ascesa. Eppur qualcosa si muove e a muoversi sono le particolari dinamiche di mercato che portano Ariedo Braida e Adriano Galliani (che aveva conosciuto Colombo ai tempi del Monza) alla corte di Silvio Berlusconi che ha intenzione di mettere in atto un manifesto rivoluzionario e ambizioso: portare il Milan sul tetto del mondo.

Se due più due fa quattro diventa inevitabile che quei due uomini si ricordino delle capacità atletiche e tattiche di Colombo che arriva a Milano nel contesto di una campagna acquisti al limite dell’incredibile. I nomi sono altisonanti e si chiamano Ruud Gullit, Marco van Basten e Carlo Ancelotti. Lui sembra un rimpiazzo, un acquisto per far numero o, come oggi si direbbe, per allungare la panchina.

Arrigo Sacchi non la pensa così e dopo un avvio incerto, possiamo dire di ambientamento, lo mette nel vivo del suo progetto tattico affidandogli la maglia numero 4. Il suo primo anno a Milano coincide con l’exploit dello Scudetto rossonero che si iscrive nel novero delle imprese sportive più straordinarie della storia. Littorina apre le marcature in Milan-Avellino, gol dell’ex quindi, il 22 novembre 1987 ma soprattutto pareggia il gol di Careca nella partita del 3 gennaio 1988 contro il Napoli. Il risultato lo sapete, ma per capire cosa rappresenti quella partita per il mondo Milan e per la filosofia del club è utile leggere ciò che scrive il Profeta di Fusignano: “Il 3 gennaio schiantammo il Napoli in quella che ancora oggi considero una delle partite più belle di tutto il nostro ciclo. Segnò subito Careca, poi ci scatenammo: Colombo, Virdis, Gullit, Donadoni, pali, occasioni a raffica. Pressing e attacchi continui per novanta minuti, con un’intensità pazzesca. Gullit incontenibile. Quel giorno il Milan offrì la prima vera rappresentazione del calcio di dominio e bellezza che avevo in testa fin da bambino.”

Un arcigno Pisa è battuto dal suo gol, il terzo stagionale, due punti fondamentali per la corsa verso l’undicesimo titolo che a fine stagione arriva grazie alla vittoria e al sorpasso del San Paolo contro un Napoli in difficoltà.

Dopo l’Italia, l’Europa.

Colombo è una pedina essenziale nella campagna europea del Diavolo. Gioca nove partite in Coppa dei Campioni, tra le quali la finale di Barcellona, quella dell’esodo mosaico dei novantamila cuori milanisti, che si sblocca grazie a un suo tiro dalla distanza respinto dal portiere Lung e che capita tra i piedi di Gullit per il vantaggio. Il Milan vince, domina, alza la Coppa che mancava da vent’anni. Littorina ha recentemente ripercorso le sensazioni di quella particolare giornata in un’intervista rilasciata a Tuttosport, riportata sul sito di pianetamilan.it: “Ricordo tutto di quella giornata, dalla sveglia ai festeggiamenti. La cavalcata verso Barcellona non era stata facile, ma avevamo grande fiducia. Quella finale l’avevamo vinta nella quotidianità preparandola nei minimi dettagli. Siamo arrivati a quell’appuntamento sapendo che l’avevamo in pugno. Tensione? Io dormii serenamente, ma ricordo Ancelotti e Filippo Galli molto tesi. Quella era una squadra di fenomeni totali. Giocare lì in mezzo a loro, che ci fossi stato io o un altro era la stessa cosa perchè il livello era troppo superiore. Quando abbiamo visto il Camp Nou pieno di nostri tifosi abbiamo capito che avremmo vinto la Coppa.”

In campionato, dove Colombo segna tre reti, il Milan finisce terzo, alle spalle del Napoli e dell’Inter campione d’Italia, quella dei 58 punti.

Al successo di Barcellona si aggiunge quello nella Supercoppa Italiana contro la Sampdoria che chiude una stagione perfetta.

A dicembre il manifesto berlusconiano trova la sua piena realizzazione con la Supercoppa Europea vinta a spese del Barcellona e soprattutto con il successo nella Coppa Intercontinentale ottenuta dopo una partita sofferta contro il Nacional di Medellin, vittorie raggiunte grazie alle punizioni decisive di Chicco Evani.

Angelo Colombo è uno degli artefici di questi successi e lo è anche nella stagione 1989/1990, l’ultima al Milan, nella quale è protagonista in Europa giocando ancora una volta tutte le nove partite che portano il Diavolo alla conquista della quarta Coppa dei Campioni contro il Benfica al Prater di Vienna.

A fine stagione lascia il Diavolo e va al Bari di Gaetano Salvemini che cede ai rossoneri un altro Angelo, Carbone. Gioca le ultime due stagioni della sua carriera, totalizzando con i biancorossi 26 presenze e 2 marcature.

In rossonero ha giocato 77 partite e segnato 7 reti, l’ultima in un Lazio – Milan finita 1-3.

Chi è stato Angelo Colombo per il Milan?

Significative ancora una volta le parole spese da Sacchi per lui nel suo libro: “Un giorno il buon Ciccio Graziani mi chiese: «Ma cosa gli avete fatto a quel ragazzo? Quando giocava con me all’Udinese, se andavo sul primo palo, Colombo crossava sul secondo. Se andavo sul secondo, crossava sul primo. Se andavo su tutti e due, crossava fuori…» Non gli avevamo fatto niente. Aveva fatto tutto da solo, grazie alla sua voglia di migliorarsi e alla sua disponibilità al sacrificio. Ogni giorno si fermava a eseguire esercizi tecnici con Italo Galbiati e anche i suoi cross, con il tempo, sono andati a posto. Idee e lavoro. Non si scappa, torniamo sempre lì.”

Ha giocato con la Nazionale olimpica italiana collezionando 7 presenze e partecipando all’Olimpiade di Seoul.

Con il Milan degli Immortali in tre soli anni ha vinto uno Scudetto (1987/1988); una Supercoppa Italiana (1988); due Coppe dei Campioni (1988/1989,1989/1990); una Supercoppa Europea (1989) e una Coppa Intercontinentale (1989).

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

2 risposte

  1. Ciao Vincenzo! Sì, Angelo Colombo era soprannominato
    “littorina” un treno locomotore diesel e vagone nello stesso tempo che io da bambino amavo pazzamente anche perché mi fu regalato un suo modello in legno sul quale scorrazzavo a mo’ di triciclo e divenne per me un giocattolo inseparabile! Angelo è stato un giocatore utile e silenzioso come giustamente ha rimarcato il Profeta di Fusignano nel suo libro.
    Un caro abbraccio con tanti auguri di un sereno e felice Natale.

    Massimo 48

  2. Grazie Massimo per il tuo puntuale commento! Lo ricordo benissimo, Colombo. Ha fatto parte del “mio primo”Milan, quello che vinceva e dominava in Europa e nel mondo. Giocatore umile, grande faticatore, sempre sorridente.

    Approfitto di questo commento per ricambiare gli auguri di un Santo Natale a te e ai tuoi cari. Vincenzo ❤️ 🖤

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