C’ERA UNA VOLTA LA NOSTRA “FOSSA”

Si chiamava “Rampa 18”, quella che porta all’attuale secondo anello arancio. Un manipolo di ragazzi, sciarpe di lana cucite dalla mamma, bandiere di stoffa pure quelle messe insieme con la macchina da cucire. Due colori, il rosso e il nero, e un nome: “Fossa dei Leoni”. Nato prima con la dicitura di “Milan Club”, poi, sparita quella, è rimasta semplicemente “Fossa dei Leoni”. Sorta nel 1968, un anno che non ha bisogno di introduzioni, per 37 anni ha rappresentato, insieme a Brigate Rossonere e Commandos Tigre, l’asse portante del tifo rossonero. Nel 1974 si sposta nell’attuale secondo anello blu e oggi, dopo lo scioglimento del 2005, il suo striscione lo abbiamo visto appeso come un quadro meraviglioso ma senza più dietro quel ribollire di passione che abbiamo osservato col naso all’insù ogni volta che andavamo a San Siro.

Già, lo scioglimento: era il 15 novembre 2005, vent’anni fa, quando nella ormai triste e famosa riunione di viale Bligny, finiva una storia meravigliosa. In un mondo che da sempre etichetta le curve come un ricettacolo di violenza, affari loschi e perdizione, la Fossa e tutti i gruppi che sono venuti dopo, in quel fiorire di spontaneismo che diventò coscienza (tesseramenti, organizzazione delle trasferte, preparazione delle coreografie, riunioni, comunicati: ecco perché si chiamava tifo organizzato) in anni turbolenti per l’Italia colmi di contestazione e di teschi, leoni e pantere, è stata capostipite di un movimento che, pur con tutte le sue contraddizioni, ha aggregato per decenni migliaia di giovani che hanno trovato nel gruppo e nella curva la loro dimensione di riscatto.

Si entrava per il Milan, si rimaneva per la Fossa: questo l’assioma di molti dei militanti del gruppo che nella stagione 1987-88, quella dell’undicesimo scudetto, arrivò ad avere 15 mila tesserati. Si badi bene, loro c’erano anche quando le cose andavano male. Come a Como nel 1982, brutta sconfitta per 2-0 nell’anno della retrocessione in B, in serie cadetta, nelle trasferte più lontane e sfortunate, così come a Barcellona, Vienna e Tokyo. E a prezzi più che accessibili: i contributi di cassa, l’aiuto a chi, ed erano tanti, non potevano spendere chissà quali cifre, perché allora le curve erano ancora il posto dei prezzi popolari, degli studenti, financo dei fancazzisti. Una storia italiana che raggiunse l’apice negli anni Ottanta, quando tutte le curve, anche quelle delle province, avevano almeno un gruppo portante a rappresentare il tifo.

Tifo e supporto ma anche mentalità: non che non ci fossero gli scontri, non che la Fossa non sia mai stata in prima linea. Così come la sua anima contestatrice: i trionfi dell’epoca Berlusconi non hanno certo messo il bavaglio a un gruppo che non ha lesinato critiche quando l’entourage milanista si è scagliato contro la curva. Come nel 1994, Milan-Salisburgo 3-0: una bottiglietta sulla testa del portiere austriaco Konrad toglie i due punti della vittoria al Milan. “In curva ci sono leoncavallini che odiano Berlusconi”, disse Fabio Capello. “I tifosi devono tifare e basta”, disse in un’altra occasione la dirigenza quando il gruppo osava muovere qualche contestazione per una stagione negativa della squadra. Era il 1997 e la risposta della Fossa, in un comunicato, fu lapalissiana: “Quando decideremo di fare gli ultrà caproni, sempre al servizio del miglior offerente, non ci sarà più lo striscione della Fossa”. Ecco, quel tempo è arrivato. La mentalità ultrà, quella vera, si è persa da tanti anni. Lo striscione non c’è più, e non è questa la sede per entrare nei perché e nei per come, di una storia triste che ha frantumato amicizie decennali. Sono passati vent’anni, e ci piace pensare che la Fossa non ci sia più perché questo non sia nemmeno il calcio della Fossa, che ha vissuto l’epoca ruggente non solo del tifo ma anche del gioco, con le partite tutte di domenica, le radioline e 90° minuto. Meno male che abbiamo avuto la fortuna di vederla, di respirarla, di viverla. E di sentirla. “Leoni armati stiam marciando, siam la Fossa dei Leon…”

BIO: Stefano Ravaglia è giornalista sportivo, scrittore e conduttore. Lavora per Icaro Tv, per Ravenna24Ore, per il Comitato romagnolo della federazione di pallavolo e si è occupato anche di Formula Uno. “Milanologo” come ama definirsi, segue da anni i rossoneri in Italia e in Europa ed è un grande appassionato di calcio inglese. Pubblica i suoi contenuti rossoneri sul network “Tradizione Rossonera”, che trovate su Facebook, Tik Tok, Instagram e Youtube.

18 risposte

  1. E’ difficile spiegare a chi non c’è stato , a chi non l’ha vissuta cosa ha rappresentato la Fossa .
    Per noi è stato tanto , tantissimo e al di là dei luoghi comuni che contraddistinguono i gruppi Ultras per molti è stata anche una palestra di vita.
    Quando si sente dire che ” la Fossa vive ancora ” beh questo invece non è un luogo comune ma la verità in quanto continua a vivere nelle amicizie , negli affetti che ancora legano chi ne ha fatto parte.
    Non vogliamo fare paragoni se era meglio o peggio semplicemente era un altro calcio ma soprattutto noi eravamo….giovani !!!
    Grazie Stefano per questo bel ricordo

  2. Io ero nella Fossa dei primi anni con la Rachele Roberto Damiele ecc e un certo Giancarlo Capelli…..chi sa come viene chiamato ancor oggi ha capito…….

  3. Faccio i complimenti a Stefano per il suo articolo, ma sopratutto sono orgoglioso di aver fatto parte di questo meraviglioso gruppo, dove molte persone, in primis Roberto, mi hanno insegnato molti valori, che tutt’oggi condivido con tanti amici.
    Hic sunt leones

  4. La Fossa vive e vivrà almeno fino a quando coloro che l’hanno vissuta continueranno a vivere e continueranno a rivedersi, ricordarla ma maggiormente a vivere con gli stessi valori e amicizie da allora. Mi piace sperare che chi come me l’ha vissuta , tatuata sulla pelle e ancora nel cuore come allora la tramandi ai figli o alle nuove generazioni per ricordare qualcosa di irripetibile! Hic Sun Leones

  5. Feci la mia prima tessera della Fossa nel 1979, me la spedì proprio un giovanissimo Robero Bertoglio e io ragazzino di Bologna, sognavo un giorno di vedere quella curva da vicino e tifare insieme a loro. Per 26 anni la mia tessera Fossa restava con me ogni anno, non solo, l’ho poi frequentata, conoscendo tante persone che tutt’ora sono grandi amici, ma ho avuto anche il privilegio e l”onore di disegnare tanto materiale per il gruppo, dagli adesivi alle magliette, dai foulard alle sciarpe oltre che fondare nel 1984 la sezione bolognese della fossa che per 21 anni ha seguito costantemente la nostra squadra e ha cantato quell’inno che portiamo sempre nel cuore!

  6. In Fossa ho conosciuto persone con grandi valori con cui sono legato da grande AMICIZIA ancora oggi.E con orgoglio porto ancora oggi al collo la sciarpa col Leone.Grazie Roby ,Grazie Leoni. H.S.L. 68

  7. A Mantova c’era la sez Fossa. C’era una persona amica di Umberto Calza e Daniele Geremia che ci portò al derby del mundialito nel 1981 credo. Io scrivevo a Nadia e Roberto alla latteria in via Cico Simoneta e mi mandavano adesivi e foto….massimo Lippolis mi mandò il libro

  8. Grazie Stefano…grazie veramente…perché con questo articolo hai acceso la luce su mille ricordi e mandato il pensiero ad amici cari, alcuni purtroppo che non ci sono più….
    E un grazie eterno a chi quella palestra di vita l’ha resa viva e ha insegnato a noi “giovincelli” valori come il rispetto e la lealtà…cose che a scuola non si imparano…F.d.L vive…

  9. Ho 54 anni e nelle giornate fredde e continuo a tenere intorno al collo la sciarpa della Fossa. Un legame indissolubile. Domenica farò 250 km in macchina da solo e sarò a soffrire e forse congelarmi al secondo blu. Per sempre Leoni

  10. Anni meravigliosi e un pizzico di nostalgia che riga il viso con qualche lacrima: forse perché erano gli anni migliori della nostra vita e non lo sapevamo, forse perché i figli iniziano a chiederti di andare in curva a cantare per il Milan e la curiosità di sapere com’era una volta quella curva…
    Grazie per questo scritto. Sempre FdL!

  11. In genere rifuggo dal nostalgismo, col Milan pero’ e’ una battaglia persa in partenza… ho una foto della Fossa a San Siro come screen saver del telefono… Grazie per l’articolo

  12. Ho frequentato la curva attivamente da ragazzino dal 1980 al 1986, nonostante fossi nelle Brigate, facevo sempre anche la tessera della Fossa e le conservo tutt’ora. Eravamo un bel gruppo e si avevano delle vere amicizie. Ho ricordi bellissimi e ogni tanto rispolvero vecchie foto della curva.
    Allora mi occupavo delle Bandiere, grande soddisfazione.
    Ricordo Roberto, Antonella, Nadia, Pippo, Anna, Marco, Radio, Alberto, Beppe, Giambellino ecc.
    Ma ricordo anche i primi tentativi di infiltrazioni di personaggi che per “gentilezza” preferisco non nominare e definire.
    Stimo tantissimo Roberto che ha sempre difeso i principi fondamentali della “sana” partecipazione che hanno contradistinto la curva, nel meglio, della sua lunga e bellissima storia.
    Un abbraccio.

  13. Sono entrato nella mitica Fossa dei Leoni nel 1984 e ci sono rimasto fino allo scioglimento.
    La Fossa non era sono un club ultras, la Fossa era il posto dove c’erano le amicizie più vere.
    Ho capito cosa voleva dire il farne parte quando nel 1990, al funerale di mio padre trovai fuori dalla chiesa parte del direttivo che mi aspettava per darmi un abbraccio. Avevo 18 anni, non ero certo ancora uno che spiccava nel gruppo ma per la Fossa ero già uno dei suoi figli.

    E l’ho capito quando anni dopo ai genitori del mio amico Luca coinvolto negli incidenti di Milan-Cagliari di Coppa Italia, arrestato e processato, la Fossa diede un assegno che copriva tutte le spese legali. Luca non faceva parte del direttivo ma anche lui era un figlio della Fossa.

    Ancora oggi, ogni tanto, sogno di essere ancora in curva a suonare il mio tamburo, ad accendere la mia torcia o a sventolare uno dei suoi bandieroni in transenna.

    Roby, eravavmo giovani, é vero, ma lasciatelo dire, eravamo qualcosa di Ecceziunale! Veramente!

  14. Non posso esimermi dall’accodarmi ai commenti di tutti voi, anch’io ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare alla vita della Fossa per tanti anni, grazie a Roberto e a Nadia abbiamo formato la Sezione di Ferrara, abbiamo conosciuto persone meravigliose con le quali siamo ancora oggi in contatto.
    Come diceva Roby, in quegli anni la Fossa è stata una palestra di vita, e per quanto mi riguarda, è stata quella famiglia che ad un adolescente di primi anni ottanta, mancava.
    Non ringrazierò mai abbastanza la Fossa per aver contribuito a diventare una persona migliore.

  15. Anni di amicizie, di ore su treni e pullman. Una palestra di vita e di valori. Mi sono sentito sempre in una Grande Famiglia dove il Milan è sempre stato solo un “fattore aggregate”. Il tempo passa. Ma oggi più che mai – in questo calcio divorato da interessi – i ricordi sono sempre forti. HIC SUNT LEONES

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