THE OUT-SKIRT OF FOOTBALL – 23 – ELOGIO DEL CORAGGIO

Parla il Coraggio.

Qualsiasi cosa dicano di me i mortali, non ignoro certo quanto il Coraggio sia talvolta giudicato incoscienza, temerarietà, persino follia. Eppure, ecco qui la prova decisiva: io, io solo, ho il dono di accendere i cuori e di dare forza agli uomini e alle donne.

lo sono il Coraggio, e oggi parlo in prima persona. Sono io che muovo i passi delle giocatrici quando l’avversario sembra più forte, quando il dubbio insinua che non valga la pena provarci. “Sono più esperte”, “Sono la squadra più forte d’Italia” eppure io le spingo ad alzare lo sguardo e a cercare la compagna libera anche quando sarebbe più rassicurante chiudersi dietro e aspettare che sia l’avversaria a fare la giocata.

Il mondo, lo sappiamo, celebra la prudenza, l’esperienza, la sicurezza di chi ha già vinto. Ma ditemi: che valore avrebbero queste qualità senza di me?

Senza di me non esiste gioco, perché ogni passaggio porta con sé la possibilità dell’errore. Conoscermi richiede una prova di empatia ossia mettersi a nudo davanti alle proprie paure e avere la forza di stringerle tra le mani. La costruzione dal basso, contro una squadra esperta e che pressa è l’emblema stesso del rischio. Eppure io sono lì, in campo, con le giocatrici e quando anche loro sentono che ci sono ecco che si sviluppa il gioco. Passaggio dopo passaggio, la squadra sale in palleggio e cresce nel corso dei minuti.

È nel correre questo rischio che si allena la fiducia perché quale significato avrebbe la relazione, se non ci fosse il coraggio di esporsi all’altro?

Per comprendere cosa sia la relazione guardate Giovanni a bordo campo. Vive il campo con la sua squadra, incoraggiando, suggerendo e abbracciando le sue giocatrici ad ogni cambio. La sua voce è la mia voce. Una voce che incita a scegliere, a provare ad esprimere il proprio gioco anche contro le probabilità. Ed è in questo spazio di libertà che l’errore trova il suo significato. Non è fallimento come molti pensano ma è l’esito di un processo in cui il risultato non coincide con quanto avevamo previsto. L’errore però è legato a un istante. Subito dopo riparte un’altra azione. Il fallimento dico io, è restare ancorati a questo istante passato e lasciare che definisca il nostro presente. Il fallimento è una non scelta, il rifiuto della mia essenza.

È per questo che Giovanni accetta che l’errore faccia parte del gioco: si arriva a quell’istante per una scelta e subito dopo ne nasce un’altra permettendoci di riscrivere quanto successo.

Le giocatrici crociate questo lo hanno capito. Sono instancabili, testarde, esempio di chi continua a correre anche quando, nonostante gli sforzi, il risultato non le premia.

Quindi sì, chiamatemi illusione, ingenuità, sogno fuori misura. Ma ditemi: senza di me, chi avrebbe mai osato sfidare chi è più esperto? Chi avrebbe mai avuto la forza di insistere sul proprio gioco, anche quando sembrava da folli?

lo sono il Coraggio.

Sono la scintilla che accende un’azione, l’energia che unisce una squadra.

Senza di me vittoria e sconfitta sarebbero solo una recita vuota che non emoziona.

Perciò, elogiatemi. Perché ogni gesto di chi osa, in campo come nella vita, porta con sé il sapore più autentico della libertà.

BIO: LAURA ZUCCHETTI

Gen Z di nascita ma vintage nei modi, parlerei per ore di sport e questioni di genere. Vivo il calcio femminile da tifosa ma con lo sguardo da psicologa sociale per riflettere sulle sue contraddizioni e opportunità figlie della realtà nella quale siamo immersi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *