MILAN LEGENDS: JUAN ALBERTO SCHIAFFINO, PER TUTTI “EL PEPE”

Averlo visto giocare rappresenta, per chi ha potuto godere di quelle movenze e della sua classe, una sorta di benedizione.

Mio padre, uomo dalle parole centellinate, conferma il genio di un calciatore che ha segnato il suo tempo, mentre il carissimo Massimo Baldoni, penna nota di questo blog, l’ha visto all’Olimpico e quei tre puntini di sospensione con il quale chiudeva un suo messaggio lasciavano intendere che si potrebbe dire tanto sul Maestro, il primo grande acquisto sudamericano della storia del Milan.

E si può scomodare il buon Arrigo Sacchi che forse un giocatore del genere avrebbe voluto averlo nel suo Milan:«Forse non è mai esistito regista di tanto valore. Schiaffino pareva nascondere torce elettriche nei piedi. Illuminava e inventava gioco con la semplicità che è propria dei grandi. Aveva innato il senso geometrico, trovava la posizione quasi d’istinto».

Le fonti, a cui devo sempre la mia particolare e forse esagerata devozione, rimandano a un primo contatto del giocatore uruguagio con il mondo Milan in una piccola località della Svizzera, Hilterfingen, dove si trovava la nazionale Celeste per il mondiale del 1954. Dopo alcune voci contraddittorie, il Milan e il Peñarol si accordarono “sotto forma di un prestito di due anni contro compenso di 270000 pesos (45 milioni) dei quali 70000 pesos toccarono come premio di trasferta al calciatore.”I giornali non lesinarono elogi per un blitz straordinario che avrebbe segnato positivamente il campionato italiano e soprattutto la storia del Milan. 

In Italia arrivò con l’alone di grandiosità che la vittoria del mondiale del 1950 gli aveva attribuito. Due gol, che significarono sconfitta per la Selecao, provocarono il più drammatico scossone tellurico che storia del calcio ricordi: la povera nazionale brasiliana cambiò il colore della sua camiseta, il Brasile conobbe un’endemica successione di suicidi e attacchi cardiaci e soprattutto la Coppa Rimet prese la via di Montevideo. I Bianchi sudamericani persero la partita finale del girone e il mondiale, mentre Schiaffino e Ghiggia, autori di quei due gol, divennero per sempre leggende del futbol. Storia nota, d’accordo, ma funzionale al racconto del Nostro al quale varrebbe la pena aggiungere il sincero dispiacere di Juan Alberto nel vedere cotanta sofferenza colpire quel popolo fiero.

Schiaffino fu per tutti El Pepe.

Lo fu prima di tutti per sua madre che per quel carattere ribelle e irritabile gli affibbiò il soprannome. Per la plebe del Peñarol, squadra con la quale vinse cinque titoli nazionali, era il prediletto, il Piccolo Maestro e lo fu pure per il noto scrittore Eduardo Galeano: «Schiaffino, con le sue giocate magistrali, organizzava il gioco della squadra come se stesse osservando tutto il campo dalla più alta torre dello stadio.»

Per altri ancora fu El Dios del Futbol, divinazione laica derivata dal successo contro il Brasile.

In Serie A arrivò a ventinove anni, non più giovanissimo e coprì la mediana che era di pertinenza di Gren, partito alla volta di Firenze, mancanza palese sopperita dal tocco di palla sublime e dall’intelligenza tattica che l’hanno reso per molti connazionali il più grande della storia calcistica del suo paese.

L’esordio fu a San Siro contro la Triestina da cui proveniva un altro calciatore che avrebbe segnato in maniera indelebile le sorti del Diavolo: Cesare Maldini. Prima di campionato epocale, dunque.

Il Milan vinse 4 a 0 con una doppietta nel giro di due minuti di Pepe Schiaffino, il modo migliore per presentarsi alla Scala del Calcio da direttore d’orchestra e qualche giornale non mancò di ricordare quel suo noto pseudonimo, intitolando “Un Milan pepato.

All’ottava giornata Schiaffino segnò il suo primo gol nel derby terminato 1 a 1 che evitò ai rossoneri la sconfitta. A Milano capirono il perché di quel soprannome quando si beccò sei giornate di squalifica dopo Milan-Udinese 2-2 a causa di un finale convulso. Nonostante questo pesante riposo forzato della sua stella e una flessione nei risultati all’inizio del girone di ritorno, coincisa con la sconfitta di Trieste e il tonfo interno contro la Sampdoria, il Milan conquistò il suo quinto scudetto e Pepe fu tra gli artefici della cavalcata rossonera che ebbe nell’8 a 0 al Genoa il suo acuto più importante, con la doppietta del dieci rossonero che su ventisette partite mise a segno quindici centri.

Il Milan della stagione 1955/1956 arrivò secondo, lontano dalla Fiorentina che vinse il titolo con dodici punti di vantaggio sui lombardi che non riuscirono a bissare il successo dell’anno prima. Il rendimento di Juan Alberto Schiaffino fu sempre altissimo, con 37 presenze e 22 gol. Il Milan arrivò in semifinale di Coppa dei Campioni, eliminato dal Real Madrid, ma bissò il successo del 1951 in Coppa Latina grazie al successo in finale contro l’Athletic Bilbao per 3 a 1, nella quale Schiaffino realizzò la terza marcatura.

Nel 1956 arrivò a Milano Gipo Viani e la squadra milanese vinse il suo sesto scudetto, davanti alla Fiorentina di sei punti. Pepe fu meno prolifico delle passate stagioni ma i suoi gol risultarono sempre pesanti. Nello scontro diretto di Firenze, il Milan passeggiò sulla povera Viola e Schiaffino mise il suo timbro sul 3 a 0 finale. Rilevante fu la doppietta dell’uruguagio al Genoa del 30 dicembre 1956, due marcature segnate di testa e di piede. Andò male in Coppa Latina dove i rossoneri furono nettamente battuti dal Real Madrid  in semifinale (1-5) e dovettero accontentarsi del terzo posto.

Gli anni si facevano sentire ma Schiaffino seppe essere sempre incisivo nei momenti focali. In campionato i campioni d’Italia in carica vissero un’annata anonima, chiusa con il nono posto. La vena realizzativa di Schiaffino iniziò a scemare, almeno in ambito domestico. Fu in Europa che il Milan si rese protagonista di una cavalcata straordinaria, arrivando fino all’atto conclusivo della Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. A Bruxelles si sfidarono Rossoneri e Blancos in un match che vide il Milan in vantaggio per due volte. Proprio Schiaffino aprì le marcature al 60’ ma il Real la riprese con Di Stefano. Il gol di Grillo illuse gli italiani che subito furono riagguantati da Rial. A pochi minuti dalla fine Schiaffino ebbe la palla della vittoria ma si andò ai supplementari e il Real Madrid alzò la sua terza Coppa dei Campioni di fila.

Stagione 1958/1959, anno dispari, sinonimo di vittoria: arrivò il settimo scudetto, il terzo per El Pepe. Al termine del campionato i rossoneri vinsero il titolo con tre punti di vantaggio sulla Fiorentina, ancora seconda, e sei sui cugini nerazzurri. Solo due le marcature di Schiaffino: il gol del vantaggio nel 5 a 1 all’Alessandria e la rete al Bologna. Il rapporto con Viani, che fortissimamente l’aveva voluto, diventò rovente e la convivenza tra i due risultò sempre più complessa. Nella stagione 1959/1960  le presenze furono 22 condite da 2 reti nel 3 a 1 al Napoli e al consueto Genoa, sua vittima preferita. E pensare che i rossoblù sarebbero potuti essere la sua squadra.

Non va bene la stagione dei rossoneri nelle coppe: male in Coppa Italia, malissimo in Coppa dei Campioni, eliminati da un complessivo 1-7 dal Barcellona nelle cui partite Pepe resta fuori.

Una foto facilmente reperibile sul web immortala Schiaffino con un giovanissimo Gianni Rivera, in una sorta  di investitura divina da parte de El Dios del Futebol al futuro Golden Boy.

Questo avvicendamento avviene nel 1960. Non senza polemiche e sommosse popolari, Schiaffino finì alla Roma, che quell’estate aveva provato a prendere anche Maldini, lasciando la maglia numero dieci a Rivera.

Nelle due stagioni sotto il Cupolone Pepe giocò 47 partite, segnò 3 reti e vinse la Coppa delle Fiere del 1961.

Con la nazionale Celeste vinse il celeberrimo mondiale brasiliano e arrivò quarto in Svizzera, lì dove era nato il serrato corteggiamento degli emissari del Milan.

Con la maglia dell’Uruguay disputò 21 partite e segnò 8 reti.

Si ricordano anche 4 presenze con l’Italia, tra le quali la disfatta di Belfast del 15 gennaio 1958 che ci costò caro nel cammino di qualificazione verso Svezia 1958. La sconfitta fu dolorosissima e Brera annotò:”La figura è meschina al punto che il grande Schiaffino ne piange istericamente.

Con il Milan ha totalizzato 149 presenze segnando 47 reti.

Ha vinto tre Scudetti (1954/1955, 1956/1957, 1958/1959) e una Coppa Latina (1956).

Si è spento il 13 novembre 2002 nella sua amata Montevideo all’età di 77 anni.

Occupa il 17° posto tra i più forti calciatori del ‘900 secondo la IFFHS.

In una speciale classifica redatta dal Guerin Sportivo dei cinquanta giocatori più forti del XX secolo occupa l’ottava posizione. Specifica il noto settimanale :”Raramente si era ammirato da noi un fuoriclasse di così squisita completezza. Per chi l’ha visto giocare, Schiaffino resta l’emblema del calcio, la capacità di fare tutto e bene e nel modo più semplice, la geometria e l’ispirazione: con in più un pizzico di pepe.”

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

5 risposte

  1. Articolo sontuoso Vincenzo! Hai splendidamente descritto uno dei più grandi maestri del pallone mai vissuti! Ti ringrazio per la graditissima citazione di un bambino, allora dodicenne, che ebbe la fortuna di vedere quei piedi con “le torce” perennemente accese ad illuminare il terreno di gioco ed ora da qualche mese si onora di scribacchiare nel variopinto Blog del nostro Filippo Galli. Mi trovo con la famiglia in vacanza a Pakostane, un posto paradisiaco tra natura e un mare….di tifosi del Milan che con il conterraneo Modric nutrono una incontenibile sete di rinascita! ❤️🖤
    Un forte abbraccio !
    Massimo 48

    1. Grazie, carissimo Massimo!
      Schiaffino è stato un grandissimo fuoriclasse, forse il primo acquisto planetario del Milan (escludendo Peppino Meazza che al Milano non era quello dell’Ambrosiana). Chi l’ha visto ha goduto di uno spettacolo unico nel suo genere.
      Pakoštane, Hrvatska rivijera, a due passi da Zadar…terra di pastori illustri…terra di Luka Modrić…❤️🖤

  2. Maggio 1983( filippo galli,20 anni già in prima squadra) mi trovavo a Linate con Ettore Meli mio figlio 12,anni- provino- si vedeva partitella.il ragazzino si faceva rispettare abbastanza bene…a bordo campo un giornalista anche famoso,che mi invita a portarlo in visione altra sponda di Milano,e,vicino a noi un massaggiatore,piccolo di statura,vivacissimo,si chiamava Quinto direi sui 50/60 anni…prima ci dice difficile prendere ragazzi di fuori regione- noi si veniva dalla Siclia-poi ci racconta… Anno 58/59 Viani allenatore Milan e Pedroni D S,c era provino Gianni Rivera da Alessandria,16 anni ,fisico graciino,lo avevano scartato a priori.a bordo campo cera con Quinto Schiaffino,cui massaggiava ginocchio destro..e’ stato Schiaffino che ha gridato forte a Pedroni e Viani,che erano distanti # “prendetelo quel ragazzino” !# lo han preso xk lo ha detto schiaffino e anche xk c erano alcuni giornalisti e la parola di Schiaffino aveva un peso..( dopo quel ragazzo,ben valutato prima da Giuseppe Zagatti responsabile settore giovanile Milan linate e prima, da Italo Galbiati non ha avuto un futuro,x circostanze e varie incurie…oggi grazie a Dio,53 enne ha un bella famiglia e x amore e passione condivisa col presidente storico della Vibonese di Vibo Valentia, Serie D girone I,Pippo Caffo,- confermato anche quest’ anno stagione 2025/26,Direttore Sportivo.

  3. Ottimo articolo Vincenzo.
    Schiaffino era famoso per essere tirchio. Genova, via XX Settembre (credo), domenica mattina: Liedholm, Nordhal, Buffon e Schiaffino passeggiano e, arrivando davanti a un bar, Nordhal propone un caffè per scaldarsi e tutti approvano. Mentre stanno entrando, Pepe colto dal dubbio domanda se il caffè lo rimborsa il Milan, ma gli altri gli tolgono l’illusione. “Beh, non fa poi così freddo, io vi aspetto fuori”. Però sia mio papà che mio suocero dicevano che con la palla era formidabile. Complimenti ancora per l’articolo.

    1. Grazie Paolo, troppo gentile! Conosco questo aneddoto che riguarda il suo braccino corto. Ripeto, chi l’ha visto è rimasto estasiato!
      A presto
      Vincenzo ❤️🖤

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