Con una palla ci giocavano i cinesi già tra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo, ma “il gioco più bello del mondo”, così come lo conosciamo oggi, nacque il 24 ottobre 1857 a Sheffield, nel cuore dell’Inghilterra. Quel giorno l’avvocato ventiseienne Nathaniel Creswick, insieme all’amico venticinquenne William Prest, fondò lo Sheffield Football Club, la prima squadra di calcio della storia.
Le prime partite si disputarono “in famiglia”, con i soci del club divisi in varie squadre, e anche se le regole non erano ancora del tutto chiare, il gioco era vivace e divertente, e la fatica ben ripagata dal piacere di stare all’aria aperta in compagnia degli amici. Tuttavia, per trasformare una semplice passione in uno sport a tutti gli effetti, mancava ancora qualcosa. Non ci volle molto a capire che senza un vero avversario in grado di alzare l’adrenalina dei calciatori e il testosterone dei supporter, e senza una vera sfida da preparare,affrontare e vincere, ogni gioco, anche il più bello del mondo, è condannato a restare solo e soltanto un passatempo. La fortuna volle che alcuni ragazzi di un quartiere vicino, incuriositi da quel brillante trastullo appena ideato, decidessero a loro volta di fondare un club. Fu così che il 4 settembre del 1860 nacque l’Hallam Football Club, la seconda squadra più antica del mondo.
E così, fatto il gioco e fatte le squadre, non restava che giocare per davvero. E si giocò. Il match, disputato il 26 dicembre 1860 al Sandygate Road di Crosspool, si concluse con il punteggio di 2-0 in favore dello Sheffield. Ma al di là del risultato, ciò che i pochi spettatori assiepati sulle gradinate di quel campo da cricket prestato al football avevano visto fu unavvenimento destinato a rimanere nella storia: la prima, vera partita di calcio, giocata nel primo, vero rettangolo verde del mondo. E come se non bastasse, poiché entrambe le squadre venivano da Sheffield, quel giorno nacque anche il primo derby della storia.
È curioso che il primo derby del gioco più bello del mondo si sia giocato a Sheffield e non nell’omonimo capoluogo del Derbyshire dove il termine, sinonimo di partite tra squadre della stessa città o regione, o di rivalità tanto feroci da rendere gli incontri importanti quanto una finale – ha preso vita. A chi ne lega l’etimologia a Edward Stanley, XII conte di Derby, che nel 1780 istituì una corsa ippica talmente prestigiosa da imprimere il proprio nome non solo alle gare equestri ma, per estensione, anche alle sfide calcistiche, così come a chi fa risalire l’origine a un’epoca perfino anteriore, ovvero al periodo in cui, durante i festeggiamenti del martedì grasso, le parrocchie rivali di Derby si affrontavano in un selvaggio incontro di calcio medievale, noto come Shrovetide football, la storia risponde che la verità non risiede nell’esclusività di una versione rispetto all’altra. È probabile, infatti, che tanto la gara ippica quanto il match primordiale, per ragioni distinte ma ugualmente radicate nella tradizione del Derbyshire, abbiano contribuito a originare quel termine che oggi troviamo in ogni angolo del mondo, perfino in Groenlandia, con il derby tra il B-67 Nuuk e il GSS Nuuk, o in Thailandia, con il sentitissimo match tra Muangthong United e Chonburi FC.
Tuttavia, le rivalità capaci di raggiungere una dimensione quasi mitologica si trovano in quei paesi e in quelle regioni nei quali il calcio viene considerato alla stregua di una vera e propria religione. Qualche esempio? Il “Fla-Flu” tra Flamengo e Fluminense in Brasile, “El Clásico” tra Barcellona e Real Madrid in Spagna e il “Superclásico” tra River Plate e Boca Juniors – definito da FourFourTwo il“derby più importante al mondo” – in Argentina. Ci sono poi il “Der Klassiker” tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund in Germania, il “derby degli eterni nemici” tra Olympiacos e Panathinaikos in Grecia, il “North-West Derby” tra Liverpool e Manchester United in Inghilterra e l’“Old Firm” tra Celtic e Rangers in Scozia. In alcuni casi, poi, un derby può addirittura riscrivere la storia e gli equilibri geopolitici del pianeta. Un esempio emblematico di ciò fu il “derby dei Balcani” tra Stella Rossa e Dinamo Zagabria, giocato il 13 maggio 1990, in cui gli scontri tra ultras e l’iconico calcio di Boban a un poliziotto preannunciarono e forse accelerarono il dramma delle guerre jugoslave.
Anche l’Italia, ovviamente, ha i suoi derby. I più sentiti sono certamente il “derby d’Italia” tra Juventus e Inter, il “derby della Madonnina” tra Inter e Milan e “l’altro derby d’Italia” tra Milan e Juventus, ma anche il “derby della capitale” tra Roma e Lazio ha un fascino pressoché unico. E come non ricordare altri antagonismi meno blasonati ma altrettanto sentiti, come il “derby di Puglia” tra Bari e Lecce o il “derby del Tirreno” tra Livorno e Pisa?
A questi ne va aggiunto un altro, meno noto e più recente ma non per questo meno sentito, al quale mi sono permesso di dare un nome che, chissà, forse un giorno entrerà nel lessico calcistico. Sto parlando di Milan-Monza, incontro che nel corso di un’intervista con Filippo Galli presentai come “derby di Villa San Martino”.
L’appellativo è un omaggio alla storica residenza di “Sua Emittenza” SilvioBerlusconi, il presidentissimo che portò entrambe le squadre sulla cima di vette mai raggiunte prima del suo insediamento. Questo derby non è solo una partita tra due squadre lombarde, ma un capitolo nuovo nella storia del calcio italiano, scritto con l’inchiostro della passione del Cavaliere più famoso d’Italia. Quando rilevò il Milan nel 1986, lo trasformò da un club in crisi in un simbolo di gloria mondiale, con trofei che ancora luccicano nella memoria dei tifosi. Nel 2018, con lo stesso spirito, prese il Monza, una realtà di provincia con sogni più grandi delle sue possibilità, e la condusse in Serie A, spezzando perfino la maledizione legata a un famoso film di Renato Pozzetto nel quale l’attore lanciava l’anatema: “Io sono del Monza, non riusciremo mai a venire in Serie A.”
Il primo incontro tra Milan e Monza si giocò in Brianza il 22 giugno 1958, quando le due squadre si affrontarono in Coppa Italia. Da allora il bilancio dei confronti diretti conta 16 partite, con 14 vittorie per il “Diavolo” e solo due successi per i “Bagaj”. Tuttavia, è solo dal match giocato a San Siro il 22 ottobre 2022 che ho potuto dare a questa sfida il nome di “derby di Villa San Martino”, poiché fu quella la prima partita con Silvio Berlusconi nella doppia veste di ex presidentissimo del Milan e proprietario del Monza.
Ora, il destino ha scelto una data simbolica per scrivere il prossimo capitolo: l’ultima giornata dell’attuale Serie A. Il prossimo “derby di Villa San Martino”, infatti, non sancirà solo la fine del campionato, ma la chiusura di un’epoca, poiché il Monza, dopo un’annata tutt’altro che ricca di soddisfazioni, lascerà la massima divisione dopo tre stagioni tra le più entusiasmanti della sua ultracentenaria storia.
Comunque sia, questa sfida non potrà più essere vista solo come una partita tra squadre lombarde, né come l’ennesimo remake in chiave calcistica de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Sì, perché il Monza che sfida il Milan non è solo la storia di una piccola realtà di provincia pronta a incrociare i tacchetti contro un gigante del football con lo stesso coraggio con cuil’anziano Santiago affrontò il gigantesco marlin e un mare immenso come lo stadio Meazza, uscendone sconfitto ma tutt’altro che mortificato. Monza- Milan è molto di più. Monza-Milan sarà sempre, almeno per me, il “derby di Villa San Martino”, la messa in scena degli amori calcistici di SilvioBerlusconi, l’uomo che a tutti coloro che gli hanno voluto bene – giocatori, dipendenti e tifosi in primis – ha insegnato che: “Chi ci crede combatte. Chi ci crede supera tutti gli ostacoli. Chi ci crede vince.”

BIO: Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977.
Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura.
Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali.
Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi.
Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”.
Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.
Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.
Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello.
Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’.
Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”.
Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti.
Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo.
Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive anche per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport.









