Un allenamento globale, un apprendimento implicito, il bambino al centro del processo.
Tre principi strettamente collegati, che rappresentano l’idea ideale di formazione calcistica nell’Attività di Base. Una metodologia nella quale il gioco non è semplicemente uno strumento dell’allenamento, ma diventa l’ambiente privilegiato attraverso cui il bambino scopre, sperimenta, comprende e sviluppa le proprie capacità.
1. Allenamento globale: imparare il calcio giocando a calcio
Il calcio è un gioco complesso, fatto di continue relazioni tra compagni, avversari, spazio, tempo e pallone. Separare sistematicamente questi elementi significa rischiare di allontanare l’allenamento dalla realtà che il bambino incontra durante la partita.
Gli Scenario Games nascono dall’idea di proporre situazioni di gioco semplici nella loro organizzazione, ma ricche nella loro complessità, nelle quali gli aspetti tecnici, tattici, motori, cognitivi ed emotivi convivono naturalmente.
Un passaggio non è soltanto un gesto tecnico, ma una scelta che dipende dalla posizione dei compagni, dalla pressione degli avversari e dagli spazi disponibili. Un dribbling non è soltanto un’abilità individuale, ma la risposta a un problema che il gioco presenta.
L’allenamento globale permette quindi di sviluppare contemporaneamente più dimensioni dell’apprendimento, senza frammentare continuamente l’esperienza del bambino.
L’obiettivo non è allenare separatamente le componenti del calcio, ma creare le condizioni perché si sviluppino insieme, attraverso il gioco.
2. Apprendimento implicito: scoprire prima di ricevere la soluzione
Uno dei principi fondamentali degli Scenario Games è la convinzione che il bambino possa apprendere molto attraverso l’esperienza diretta, senza la necessità che ogni comportamento venga spiegato, corretto o anticipato dall’allenatore.
L’apprendimento implicito si sviluppa quando il bambino, immerso in una situazione significativa, modifica progressivamente il proprio comportamento grazie alle informazioni che riceve dall’ambiente e alle conseguenze delle proprie scelte.
Se uno spazio viene chiuso dall’avversario, deve cercarne un altro. Se un compagno è libero, può scoprire il vantaggio di collaborare. Se una soluzione non funziona, può provarne una differente.
In questo processo l’errore non rappresenta necessariamente qualcosa da correggere immediatamente, ma diventa una parte essenziale dell’esperienza.
L’allenatore assume così un ruolo diverso: non è colui che fornisce continuamente le risposte, ma colui che costruisce situazioni capaci di generare domande.
Attraverso la gestione degli spazi, del numero dei giocatori, delle regole e degli obiettivi, può orientare l’apprendimento senza togliere al bambino il piacere e la responsabilità della scoperta.
Questo non significa rinunciare all’insegnamento esplicito, ma utilizzarlo con misura, quando può realmente arricchire l’esperienza.
Meno soluzioni suggerite, più opportunità di trovarle. Meno interruzioni, più tempo per sperimentare.
3. Il bambino al centro: protagonista, non esecutore
Mettere il bambino al centro significa riconoscere che l’apprendimento non avviene allo stesso modo, con gli stessi tempi e attraverso le stesse esperienze per tutti.
Ogni bambino possiede caratteristiche, sensibilità, capacità e modalità personali di interpretare il gioco. Gli Scenario Games devono offrire a ciascuno la possibilità di esprimersi, prendere iniziative, affrontare difficoltà e costruire progressivamente la propria autonomia.
In questa prospettiva, l’obiettivo dell’allenatore non è ottenere comportamenti identici, ma favorire la comparsa di soluzioni differenti, personali ed efficaci.
La creatività non può essere richiesta a parole e contemporaneamente limitata attraverso istruzioni continue. Il coraggio di giocare nasce anche dalla possibilità di sbagliare, riprovare e sentirsi libero di scegliere.
Diventa quindi fondamentale costruire un ambiente nel quale ogni bambino sia realmente coinvolto, abbia frequenti occasioni di interagire con il pallone, possa confrontarsi con compagni e avversari e percepisca il proprio contributo al gioco.
Non vogliamo bambini capaci soltanto di eseguire ciò che chiede l’allenatore, ma bambini capaci di comprendere ciò che il gioco richiede.
La sintesi: il gioco come maestro, l’allenatore come regista
Questi tre principi trovano negli Scenario Games una traduzione concreta.
Situazioni brevi, intense e coinvolgenti, costruite intorno a un obiettivo riconoscibile, preferibilmente la realizzazione di una rete. Giochi nei quali collaborazione e opposizione sono sempre presenti, con numeri ridotti di partecipanti e condizioni che permettono di moltiplicare le esperienze e le decisioni.
Dal confronto individuale alle situazioni di superiorità o parità numerica, ogni proposta rappresenta un’opportunità per affrontare problemi differenti, senza perdere la continuità e il significato del gioco.
L’allenatore osserva, interpreta, modifica le condizioni e accompagna il processo, evitando di trasformare ogni situazione in una sequenza di istruzioni.
La qualità dell’allenamento non si misura soltanto attraverso la precisione dei gesti o la corretta esecuzione delle consegne, ma soprattutto attraverso la quantità e la qualità delle esperienze che ogni bambino riesce a vivere.
Perché, alla fine, l’idea di Attività di Base deve partire da una convinzione molto semplice:
Non insegnare il gioco attraverso esercizi, ma lasciare che sia il gioco stesso a insegnare.
E forse la vera competenza di un allenatore non consiste nel dimostrare quanto conosce il calcio, ma nel saper costruire un ambiente nel quale i bambini possano imparare a conoscerlo da soli.

BIO: GIANLUCA URGNANI
Allenatore UEFA B dal 2009, lavora da oltre trent’anni nelle categorie dell’attività di base. Da undici stagioni è allenatore dell’FC Internazionale Milano, ruolo ricoperto nelle categorie U9, U10 e U11. Ha iniziato il proprio percorso nei dilettanti con l’Unitas Coccaglio, per poi proseguire per cinque stagioni al Lumezzane.
Autore di diversi testi sull’allenamento giovanile, oltre che di numerosi articoli e pubblicazioni, nel luglio 2026 ha pubblicato il libro -Dentro il campo, dentro il gioco-.
Da sempre appassionato di formazione degli allenatori, è relatore in convegni, workshop e seminari. Marito e Padre.











Una risposta
Complimenti per l’articolo Gianluca.
Condivido pienamente.
Luca