Lo stanno facendo tutti i milanisti, a leggere e ascoltare in giro: il confronto tra Diego Moreira e Rafa Leao. Impietoso, rispetto alle ultime apparizioni del portoghese e alle prime uscite del belga, specie per come Rafa ha iniziato la stagione in Turchia e come Diego si sta esprimendo in Italia.
Nessuno può negare come Leao abbia inciso sulle stagioni di Stefano Pioli che hanno portato allo scudetto, a due secondi posti e alle semifinali di Champions, né sui numeri che comunque ha lasciato nei suoi 7 anni a Milano (tra cui il record del gol più veloce nella storia dei 5 massimi campionati europei). Resto dell’idea che sia stato a lungo il miglior giocatore rossonero, quanto meno l’unico in grado di spaccare, risolvere, decidere una partita da solo: con uno strappo, una galoppata, un’invenzione, che però lentamente si sono diradate fino a scomparire quasi del tutto.
Il raffronto è sui tempi recenti, soprattutto perché l’evoluzione di Rafa si è interrotta imprigionata dalla pigrizia, dall’indolenza, dalla leggerezza di un giocatore, di un uomo, che ha sempre dato l’impressione di non voler crescere. Appagato, sazio del suo talento, senza fuoco nel coltivarlo e arricchirlo.
Moreira appare nettamente più presente nella partita, a prescindere dai gol e dagli assist già regalati alla squadra. Difende, dribbla, crossa, tira, corre a perdifiato, sta a destra e a sinistra, batte corner e punizioni. Merce che dal campionario di Leao non è mai stata offerta, nonostante altre indiscutibili qualità: deve rimpiangere sé stesso. Scarsa applicazione, poca abnegazione, nessuna voglia di salire più in alto. L’indolenza ha marcato Rafa meglio di qualsiasi difensore avversario.
Moreira lo sta facendo dimenticare rapidamente. L’impietosa legge dello sport non fa sconti, premia la fame, la determinazione, l’impegno e dunque così impietosa non sembrerebbe, se non con chi resta attardato. Diciamo pure che alcune abitudini fuori dal campo hanno contribuito a sgretolare l’immagine del portoghese, il quale nel tempo ha preso a somigliare più a un rapper che a un calciatore. In un ritratto dettagliato della “Gazzetta dello Sport”, qualche giorno fa, Diego ha raccontato di amare il look e la musica sopra ogni cosa, tanto da aver dovuto fare una scelta – a un certo punto – tra il palcoscenico e lo stadio. Anche grazie al sangue pallonaro di famiglia (nonno e padre erano calciatori) la direzione è stata quella di avere che fare con un pallone e non con un microfono, riservando le sue coreografie al pubblico del calcio. Bella scelta, direi, occhio e croce…
La sublimazione del derby ha coronato il suo amore infantile per Kakà (del quale ha ereditato il numero di maglia, non a caso): sotto gli occhi gonfi di lacrime nostalgiche di Riccardo, Moreira si è scatenato con 2 assist e una perla su punizione nel primo tempo contro l’Inter, per poi rimboccarsi le maniche fino alle spalle, come i lavoratori dei campi e i muratori, facendo il terzino per tutta la ripresa. Finendo stremato.
Veloce nelle intuizioni, rapido nelle giocate, abile nei dribbling stretti e nelle finte senza mai temere di puntare l’avversario, non ha timore nel colpire il pallone anche di destro. Ha la testa alta, per capire in tempo quando è il caso di crossare e quando invece di tirare. Diego dà l’impressione di stupire anche chi lo ha seguito, lo ha voluto e lo ha comprato, andando oltre ogni più rosea aspettativa specie dopo quell’esordio smarrito a Torino contro la Juventus.
Oggi che è nata una stella, subito dopo il tramonto di un’altra, il popolo rossonero e Amorim se la coccolano e se la lucidano. È guardando le stelle che si sogna in grande: Moreira ha voglia di farlo da solo e con la sua squadra. Il cammino è appena cominciato. Verso l’alto.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











5 risposte
Chi fa da se’ fa x tre..Moreira c’è l’ha nel sangue…andiamoci piano…x rendere credibile il calcio la strada non e ‘ il teatrino attuale.questa generazione lo sta distruggendo il calcio.la morte di quel ragazzo in spagna,faccia riflettere.Leao giocatore da calcio a 5…Moreira se non bene accompagnato dalla famiglia l dal club,e,soprattutto da *una vita sana*…,llo vedremo
Caro Direttore , come da lei sottolineato non era tanto difficile oscurare l’ultimo Leao, anzi sarebbe bastato anche un qualsiasi giocatore a mezzo servizio.
Ed è anche vero che per molti anni il nostro Rafa ha tirato la carretta in solitudine, era l’unico che poteva innescare la scintilla dal cotanto torpore rossonero. Il buon Moreira ha scelto come farsi subito amare dal popolo rossonero con una prestazione super nel derby.
Personalmente non lo paragonerei a Leao anche perché fa tutte le fasi, e bene, oltre a proporsi in zona gol. Speriamo che sia continuo e contribuisca nella crescita di tutta la squadra.
Complimenti per l’articolo, quando parla (in questo caso, scrive) il Maestro bisogna solo ascoltare.
Per raffigurare il confronto con Rafa, direi che le parole perfette sono le seguenti:
“In un ritratto dettagliato della “Gazzetta dello Sport”, qualche giorno fa, Diego ha raccontato di amare il look e la musica sopra ogni cosa, tanto da aver dovuto fare una scelta – a un certo punto – tra il palcoscenico e lo stadio. Anche grazie al sangue pallonaro di famiglia (nonno e padre erano calciatori) la direzione è stata quella di avere che fare con un pallone e non con un microfono, riservando le sue coreografie al pubblico del calcio. Bella scelta, direi, occhio e croce…”
La differenza tra Leão e Moreira Jr sta tutta qui: nelle scelte. Uno ha scelto di buttare alle ortiche un talento per coltivarne un altro (forse), l’altro ha fatto una scelta all’esatto opposto. Ovviamente siamo solo all’inizio del percorso in rossonero di Diego, ma se il buongiorno si vede dal mattino…
Forza Milan sempre!!!
Non mi era mai venuto in mente un confronto tra Moreira e Leao. Anche perché Leao l’avevo proprio dimenticato.
A dirla tutta, l’avevo dimenticato già nel 2024, quando mi era parso solare come la testa del ragazzo gli avrebbe precluso quella carriera calcistica che l’indubbio talento sembrava avergli pronosticato.
«Intelligente, ma non si applica», dicevano i miei insegnanti ai miei genitori. E loro trovavano questa cosa peggiore di sentirsi dire che, purtroppo, ero ritardato e c’era quindi ben poco da aspettarsi.
Ecco, così avevo dimenticato Leao già nel 2024. Purtroppo, le sue continue prestazioni indolenti, come se ci facesse un favore a entrare in campo, mi ricordavano che esisteva ancora.
Adesso spero di godermi Diego Moreira, senza il ricordo né il paragone con quell’occasione persa.
Spiace per Leo. Il Milan ha comunque saputo vincere Coppe Campioni anche senza il divino Van Basten, quella sì una feroce privazione, possiamo anche fare a meno di Rapha Leao.
I piedi si possono raddrizzare, la testa no.
Credo fosse una citazione di un famoso allenatore.
Leao ha consapevolmente scelto di fare una carriera modesta rispetto alle proprie capacità.
Proprio ieri è apparso su questo blog, un articolo su Anquilletti, esempio di dedizione e di come si può diventare campioni senza avere la classe di Rivera.
Moreira sino ad ora è stato estremamente impattante nelle partite: la speranza è che abbia una mentalità che lo porti a non accontentarsi di migliorare e a rispettare le regole del gioco che sono prima di tutto, il rispetto e l’umiltà verso gli sportivi (esempio Franco Baresi), altrimenti rischierebbe di ripercorrere la strada di Leao.
L’articolo è scritto per me in modo chiaro e condivisibile, tuttavia, mi permetto di non essere d’accordo su un punto: I lavoratori dei campi e i muratori.
Quello è un altro livello, questo invece è un gioco, costoso quanto volete, ma completamente staccato dalla vita reale.