I BAMBINI, MENTRE GUARDANO IL PALLONE, VEDONO CIÒ CHE ACCADE INTORNO?

C’è un aspetto che, osservando quotidianamente i bambini sul campo, mi porta a una riflessione che va oltre la tecnica individuale. Capita di vedere ragazzi concentrarsi completamente sul pallone, seguirlo con lo sguardo, perdere di vista ciò che accade ai lati e faticare a riconoscere la posizione di un compagno o il movimento di un avversario. Non è soltanto una questione di esperienza o di capacità nel controllo della palla. È anche una questione di percezione, attenzione e lettura dello spazio. Ed è inevitabile domandarsi se le abitudini della vita moderna possano avere un ruolo in questo cambiamento.

Smartphone, tablet e altri dispositivi fanno ormai parte della quotidianità di molti bambini. Spesso lo sguardo è rivolto verso uno schermo, a distanza ravvicinata, con la testa inclinata e l’attenzione concentrata su un unico punto. Da qui nasce un interrogativo: trascorrere tanto tempo davanti a stimoli visivi così circoscritti può influire sulle occasioni che i bambini hanno di allenare uno sguardo più ampio, capace di cogliere ciò che succede intorno? Non sarebbe corretto affermare che gli schermi riducano direttamente la visione periferica, perché le prove scientifiche non dimostrano un rapporto causale di questo tipo. Ma il dubbio merita di essere approfondito, soprattutto se consideriamo quanto siano importanti, nello sport, l’osservazione dell’ambiente e la capacità di elaborare più informazioni contemporaneamente.

Nel calcio, infatti, vedere il pallone non significa necessariamente vedere il gioco. Un bambino può saperlo controllare, condurre e passare, ma non accorgersi del compagno libero o non percepire in tempo la pressione di un avversario. La differenza sta spesso in ciò che riesce a osservare prima di ricevere palla e nella rapidità con cui trasforma quelle informazioni in una decisione. È un processo che coinvolge vista, attenzione, esperienza e capacità cognitive, e che si sviluppa progressivamente durante la crescita e attraverso la pratica. Non si tratta soltanto di una sensazione maturata sul campo.

Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Science and Medicine in Football, condotto da Thomas McGuckian e colleghi, ha analizzato il rapporto tra esplorazione visiva e prestazione nei passaggi in calciatori Under 13 e Under 23. I risultati hanno evidenziato l’importanza dei movimenti esplorativi della testa prima di ricevere il pallone, utili per raccogliere informazioni sull’ambiente e preparare l’azione successiva. Un’altra ricerca, pubblicata nel 2022 sul Journal of Eye Movement Research, ha esaminato undici giovani calciatori tra gli otto e i dieci anni. Nel piccolo campione studiato, i bambini con prestazioni inferiori tendevano a guardare maggiormente il pallone durante la sua gestione.

Sono risultati da interpretare con cautela, soprattutto per le dimensioni limitate dello studio, ma indicano quanto il comportamento visivo sia legato al processo di apprendimento calcistico. La questione, allora, non è stabilire se i bambini di oggi siano meno capaci di quelli di ieri. Sarebbe una conclusione semplicistica. Piuttosto, dovremmo chiederci quali esperienze stiano vivendo e quante opportunità abbiano di sviluppare quelle abilità che nel calcio fanno la differenza. Un tempo, per molti di noi, il gioco proseguiva anche fuori dagli allenamenti: cortili, strade, piazze e partite improvvisate costringevano a osservare continuamente ciò che accadeva intorno. Si imparava a evitare un ostacolo, a intuire il movimento di un compagno, a trovare una soluzione senza che qualcuno interrompesse il gioco per suggerirla. Non era necessariamente un percorso migliore sotto ogni aspetto, ma offriva occasioni spontanee di esplorazione, adattamento e presa di decisione.

Oggi quelle occasioni non sono scomparse, ma possono essere meno frequenti per alcuni bambini. Ed è qui che anche il ruolo dell’allenatore diventa centrale. Dire continuamente «alza la testa» non basta, se poi il bambino non viene messo nelle condizioni di comprendere perché dovrebbe farlo. Occorre proporre situazioni in cui osservare sia necessario, in cui esistano più soluzioni possibili e in cui la scelta dipenda da ciò che succede realmente intorno. Il gioco libero, le situazioni ridotte e gli esercizi che richiedono di riconoscere compagni, avversari e spazi possono contribuire a questo percorso, nel rispetto dell’età e delle capacità di ciascuno. Forse, quindi, il tema non riguarda soltanto gli schermi, ma l’equilibrio tra le esperienze che riempiono le giornate dei bambini. La tecnologia offre opportunità che non vanno demonizzate, ma non può sostituire il movimento, il confronto con gli altri e l’imprevedibilità del gioco. Nel calcio, come nella vita, imparare a osservare significa anche imparare a comprendere ciò che non si trova immediatamente davanti ai propri occhi.

La vera domanda non è se i bambini guardino meno di noi, ma se stiamo offrendo loro abbastanza occasioni per imparare a vedere. Perché un giovane calciatore non deve soltanto imparare a dominare il pallone. Deve imparare a leggere lo spazio, riconoscere ciò che cambia e anticipare ciò che potrebbe accadere. E, molto spesso, la giocata giusta comincia proprio da lì: da quello che un bambino riesce a vedere prima ancora di toccare la palla.

Bibliografia

McGuckian et al. (2020), The association between visual exploration and passing performance in high-level U13 and U23 football players.

Vansteenkiste et al. (2022), Visual strategies of young soccer players during a passing test – A pilot study https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/24733938.2020.1769174

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33554775

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34078235

BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli. Coach dell’Academy Napoli Futsal 2012.

2 risposte

  1. A questo proposito avendo studiato ottica e optometria (di cui sono diplomato) mi sono addentrato nello studio del campo visivo.Tra le varie statistiche fatte i ragazzi che passano ore sui piccoli schermi concentrati con lo sguardo verso di essi si è notata una perdita del campo visivo di un 30% e di conseguenza perdita di accomodazione meccanica del cristallino in futuro Quindi quanto è importante nel calcio avere un buon campo visivo per poter essere in grado di scansionare il campo i compagni e soprattutto lo spazio da attaccare ????
    Insufficienza accomodativa: Si verifica quando la capacità di accomodazione è inferiore rispetto a quella attesa per l’età del soggetto. È comune nei bambini e nei giovani adulti, spesso accentuata da un uso prolungato di schermi o da stress visivo.

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