Il 1992 è un anno importante per il Mondo: a gennaio inizia lo smembramento della Jugoslavia con l’indipendenza di Slovenia e Croazia, il 7 febbraio si firma il trattato di Maastricht che porta alla nascita della UE, si tiene il summit sulla Terra di Rio de Janeiro, Bill Clinton diventa il nuovo Presidente degli Stati Uniti, mentre da noi in Italia è un annus orribilis per via dell’inizio di Tangentopoli e della morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per mano di attentati mafiosi.
Dal punto di vista calcistico, la Danimarca vince a sorpresa l’Europeo (cui non si qualifica, ma che vi partecipa per l’esclusione della Jugoslavia) e Marco Van Basten vince il suo terzo Pallone d’Oro.
L’Italia sportiva quell’anno gioisce grazie a Tomba, Compagnoni e allo sci di fondo ad Albertville e con la scherma, il ciclismo e la pallanuoto a Barcellona.
In Inghilterra, il 1992 è una sorta di “anno zero” per il calcio: la stagione 1992/1993 è la prima con la nuova denominazione di Premier League. A vincere la prima edizione è il Manchester United, al suo ottavo titolo nazionale. Da quel momento, inizia una golden age per il Red Devils che diventano una delle squadre più forti, ricche e famose della storia del calcio, non solo inglese. Quello sarà il primo di tredici titoli nazionali in ventuno stagioni, tutti con in panchina quel guru del football che è sir Alex Ferguson.
Il 1992 è un anno d’oro del Manchester United anche per via del suo settore giovanile, guidato da Eric Harrison. In particolare nella “Primavera” dei Red Devils inizia a farsi notare una nidiata di talenti che farà la fortuna del club mancuniano.
Quell’anno la squadra di Harrison vince la FA Youth Cup, la versione “giovanile” della coppa più prestigiosa ed antica a livello mondiale per club: il 15 maggio sconfiggono il Crystal Palace in due partite imponendosi complessivamente 6-3. La rosa è composta, tra gli altri, dal portiere Kevin Pilkington, i difensori Chris Casper, Lenny Taylor, John O’Kane e Giorgio Switzer, i centrocampisti Raffaello Burke, Simon Davies, Keith Gillespie e Ben Thornley, gli attaccanti Andy Noone, Colin McKee e Robbie Savage. Questi ragazzi, con l’aggiunta di altri sei, diventano noti con i nomignoli di “Class of ‘92” o “Fergie’s Fledglings (i “novellini di Ferguson”).
Il momento più alto (a dire il vero) per loro è una partita di allenamento pomeridiano contro la prima squadra che contava gente del calibro di Bruce, Irwin, Hughes, Pallister e Robson. È una partita di allenamento, nulla di che, nulla da temere, una partita che serve ai “grandi” per allenarsi in vista del week end e per i ragazzi per farsi le ossa. Ed invece la “Primavera” si impone 4-2, una vittoria incredibile che fa stropicciare gli occhi a Ferguson: non crede ai suoi occhi che una squadra di diciottenni abbia annichilito la sua.
Della “Class of ‘92” si distinguono sei giocatori che, volutamente, non sono stati inseriti nel precedente elenco: due terzini (un destro e un sinistro) e quattro centrocampisti. I loro nomi sono Gary e Phil Neville, Nicky Butt, Ryan Giggs, Paul Scholes e David Beckham. Questi calciatori, ancora oggi iconici, sono la “leva” che contribuisce negli anni a rendere lo United un club unico al Mondo.
Il culmine della loro storia sarà la finale di Champions League del 26 maggio 1999 al Camp Nou di Barcellona: 2-1 contro il Bayern Monaco, United che torna a vincere la “coppa della grandi orecchie” a distanza di 31 anni e tutti sono determinanti per il raggiungimento della finale (non giocata però da Phil Neville e Scholes, entrambi squalificati). Questi ragazzi militeranno tutti, contemporaneamente, nello United per dieci stagioni consecutive, vincendo tutto, tra cui il treble Premier-FA Cup-Champions League del 1999.
La “Class of ‘92” è una generazione di fenomeni. Ragazzi semplici con un potenziale incredibile e capaci, da grandi, di diventare dei punti di riferimento per chi volesse approcciarsi al calcio, diventando idoli per le masse, non solo tra i supporters dei Red Devils. Ragazzi che con spirito di sacrificio, talento innato ed un forte legame di amicizia tra loro, hanno fatto la fortuna di Alex Ferguson, tecnico molto spiccio. Un vero maestro di calcio e uomo d’impatto che, (anche) grazie a quei “Fab Six”, crea qualcosa che i tifosi dello United neanche immaginavano nei loro sogni più belli, ovvero diventare un top team di caratura mondiale.
Ma chi sono nello specifico questi sei giocatori?
Il più mainstream è, ovviamente, David Beckham, dal 1999 “coniugato” Adams e chiamato “Spice boys”, maglia numero 7 che a Manchester sponda Old Trafford è una maglia da miti del calcio (da Best a Robson a Cantona), ha un destro telecomandato che gli permette di calciare punizioni perfette, oltre a diventare un punto di riferimento per squadra e tifosi; Ryan Giggs (che fino al 1989 si chiama Ryan Wilson) è un centrocampista arcigno, uno che fa sia la fase difensiva che quella offensiva, uno che non molla mai; Paul Scholes è definito (in poche parole) da Zinedine Zidane come il miglior centrocampista della storia del calcio, un simbolo del club ed uno che sa il fatto proprio in mezzo al campo; Gary e Phil Neville sono complementari essendo uno terzino destro e l’altro sinistro, non sono delle star ma due giocatori affidabili, competitivi e pronti al sacrificio per tutti; Nicky Butt, di quei “Fab Six”, è forse quello di cui si parla meno e (forse) il meno conosciuto, anche se da mediano da una mano incredibile alla squadra, recuperando palloni e dando un senso di equilibrio tra attacco e difesa.
Il periodo d’oro della “Class of ‘92” (che si indentifica totalmente con questi sei giocatori) va dal 1992 al 1999. Giocheranno insieme fino al 2003, per poi, piano piano, lasciare Old Trafford per altri lidi: David Beckham andrà via nell’estate 2003 al Real Madrid (a seguito di un litigio con Ferguson, il quale gli tirerà contro uno scarpino), seguito poi da Butt e Phil Neville nel 2004 e 2005 (firmano con Newcastle e Everton), mentre Gary Neville nel 2011 e Scholes nel 2013 chiudono la carriera con i Red Devils. L’ultimo a lasciare il “teatro dei sogni” è Ryan Giggs nel 2014 dopo qualcosa come 963 partite giocate.
Se questi giovani sono riusciti ad entrare in prima squadra, il merito (e l’intuito) è di Ferguson che capisce che la prima squadra è da svecchiare, facendo partire nel giro di due stagioni campioni affermati (Hughes, Ince e Kančel’skis per intenderci) per dare spazio alla “Class of ’92”. Una scelta all’inizio poco apprezzata dai tifosi, ma rivelatasi azzeccata e fonte di soddisfazioni: quindici trofei (domestici e internazionali) tra il 1992 ed il 1999 sono il biglietto da visita del club anche con quei sei ragazzi in campo.
Parlando della “Class of ‘92”, non si può non pensare a “Busby Babes”, la squadra giovanile del club allenata da Matt Busby che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, scrisse pagine di vittorie (cinque FA Youth Cup consecutive tra il 1953 ed il 1957) e che nel 1968 vinse la Coppa dei Campioni. In mezzo, il terribile incidente aereo di Monaco di Baviera (dopo la partita di Coppa dei Campioni pareggiata a Belgrado contro la Stella Rossa che qualificò la squadra alle semifinali) del 6 febbraio 1958, che porta alla morte dei passeggeri, tra cui otto giocatori. Tra loro, Duncan Edwards, il calciatore più promettente di tutta l’Inghilterra, deceduto dopo due settimane di ricovero in ospedale. Paragone difficile da fare, in quanto le squadre giocano in ere differenti, ma l’impatto è molto simile.
Se Ferguson ha il merito di aver portato la “Class of ‘92” in prima squadra, quello che li plasma è invece Eric Harrison, tecnico della “Primavera” e altro maestro di calcio, quello che li ha formati e inculcato loro la disciplina in campo e fuori, oltre a impostarli dal punto di vista tecnico-tattico ed aver dato loro fiducia, un buon modo per dare speranza a chi si avvicina (o vuole avvicinarsi) seriamente al calcio professionistico.
La “Class of ’92” del Manchester United è ancora oggi ricordata ed è stata celebrata negli anni attraverso libri, film, un documentario (uscito nel dicembre 2013) e anche merchandising grazie ad Adidas che nel novembre 2017 (a 25 anni dalla vittoria della vittoria della FA Youth Cup) ha realizzato delle le sneakers a hoc (in soli 1.992 esemplari) con i colori del Manchester United. Fuori dal rettangolo di gioco, il punto però più alto della “Class” è la nascita di una università (la University Academy ’92), istituita dalla sinergia tra Manchester United, Lancaster University e Trafford Council.
Ci sono squadre che si ricordano per i trofei vinti e altre che diventano un simbolo, perché riescono a rappresentare un’epoca e a cambiare il modo in cui un club immagina il proprio futuro. La “Class of ’92” dei Red Devils appartiene a entrambe le categorie. E gli amanti del calcio (anzi del football) non possono che ringraziare non solo madre natura per aver dato a quei sei ragazzi un dono unico, ma anche aver avuto un maestro poco noto ma importante come Harrison.
Calcisticamente, non male davvero quel 1992.

BIO Simone Balocco: Novarese del 1981, Simone è laureato in scienze politiche con una tesi sullo sport e le colonie elioterapiche nel Novarese durante il Ventennio. Da oltre dieci anni scrive per siti di carattere sportivo, storico e “varie ed eventuali”. Tifoso del Novara Calcio prima e del Novara Football Club dopo, adora la sua città e non la cambierebbe con nessun altro posto al Mondo. Collabora da tempo con la redazione sportiva di una radio privata locale e ha scritto tre libri, di cui due sul calcio. I suoi fari sono Indro Montanelli e Gianni Brera, ma a lui interessa raccontare storie che possano suscitare interesse (e stupore) tra i lettori. Non invitatelo a teatro ma portatelo in qualunque stadio del Mondo e lo farete felice.










