ANAGENNISI: IL PROGRAMMA CHE STA ALLA BASE DELLA RINASCITA DEL CALCIO GRECO

Pochi paesi al mondo, come la Grecia, associano il proprio nome più ad un concetto di passato, mitico e glorioso, che ad una idea di prospettiva futura. L’immagine stessa del calcio greco non fa eccezione. Nel 2004, agli Europei portoghesi, è sembrato a tutti che gli dei dell’Olimpo si fossero messi le scarpe con i tacchetti per fare un dispetto a tutto il continente. Vinsero gli ellenici, con un miracolo vero e proprio, ma con un’idea di gioco “antica” legata ad una difesa di ferro e ai micidiali contropiedi di un ispirato Charisteas (cognome, tra l’altro, che significa proprio “colui che è stato favorito”). Poi, come successe ad Icaro ovvero quando capita di avvicinarsi al sole senza avere ali solide, è cominciata la precipitosa discesa. Esauritasi la generazione del 2004, in verità in modo assai repentino, ci fu il vero tracollo, ovviamente tragico, del calcio greco.

Il punto di non ritorno, la vera e propria notte buia del pallone ellenico, è arrivato il 14 novembre del 2014 quando la Nazionale, allenata dall’attuale direttore tecnico azzurro Ranieri, riuscì nell’impresa di farsi battere dalle Isole Fær Øer. Quel match costò la panchina al commissario tecnico romano, è passo alla Storia come  “il disastro epocale” del calcio greco.  

L’intero panorama del calcio greco non destava buone sensazioni: la Ethniki (il nome locale della nazionale) continua a non vedere, come noi italiani, una fase finale di un Mondiale dal 2014, e la Greek Super League, negli ultimi dieci anni, è diventata il campionato più vecchio d’Europa: con i suoi 28 anni e mezzo d’età media e appena un risicato 7,5% di giocatori cresciuti nei vivai locali.

In buona sostanza, il massimo torneo ellenico, negli ultimi anni, è diventato un torneo per onorati veterani (come Marcelo, James, Valbuena o Mvila) con molta nostalgia e pochissimo fiato. Fino a qui son sicuro che il caro lettore avrà trovato non pochi punti in comune con la situazione del nostro calcio italiano.

Anche in Grecia, dunque, giunsero a quel punto, con l’orgoglio finito sotto i tacchetti e il vuoto spinto alle spalle, dove ci si guarda in faccia e si sceglie. Le opzioni sul tavolo erano: chiudere baracca e dedicarsi esclusivamente ad altri sport (magari convincendo i giovani a seguire il tennis di Tsitsipas o il basket di Antetokounpo), oppure rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo, dai bambini, dal fango e dalle pietre dei campi di periferia. Hanno scelto la seconda. E siccome da quelle parti per le cose serie serve sempre un nome da tragedia classica o da poema omerico, l’hanno battezzata Anagennisi (Rinascita).

Un piano lungo dieci anni che va a rispolverare persino il mito delle Termopili e del re Leonida, non per fare del folklore, ma per insegnare ai ragazzini a non aver paura dell’uno contro uno e a riprendersi quella creatività di strada che il calcio moderno aveva finito per inghiottire.

La presentazione ufficiale del piano si è tenuta ad Atene (presso il Grand Hyatt) il 23 gennaio del 2026 con la partecipazione del Segretario Generale della UEFA, Theodore Theodoridis, dei vertici della HFF e delle leggende vincitrici di EURO 2004 (tra cui Kostas Katsouranis, Antonis Nikopolidis, Vasilis Lakis, Stelios Venetidis, Kostas Chalkias) e altri ex nazionali come l’ex Olympiakos e Roma Vasilis Torosidis.

Il programma Anagennisi è stato presentato come una presa di coscienza di una crisi strutturale. Nonostante lo storico trionfo a EURO 2004 e successi isolati, la Grecia non si qualifica a una fase finale di un Mondiale dal 2014 e aveva mancato l’accesso ai recenti Mondiali del 2026. Questa presa di coscienza era figlia dei dati raccolti dalla Federazione che evidenziavano uno scenario critico per la crescita dei talenti locali. Come già detto la Super League greca registrava l’età media più alta d’Europa (28,5 anni) mentre soltanto il 7,5% dei calciatori del massimo campionato era cresciuto nel vivaio del club di appartenenza.

Il presidente federale Makis Gagatsis ha sottolineato l’urgenza di invertire la rotta creando una metodologia comune, investendo in infrastrutture e formando in modo sistematico gli allenatori.

Un elemento distintivo di Anagennisi  è stata la sua identità concettuale, definita dal responsabile del progetto Konstantinos Vrakas. Nei documenti tecnici federali, la retorica del progetto si ispira espressamente alla battaglia delle Termopili del 480 a.C.. Il riferimento storico, noto ai più per il noto fumetto di Frank Miller, venne richiamato per sviluppare il modello di “smart warrior football” basato sui seguenti pilastri:

Identità storica: Mantenere la compattezza difensiva, la forza nei duelli individuali (“spietati nell’uno contro uno”) e la rapidità nelle transizioni.

Lavoro di squadra e spazi: Creare “compattezza attraverso il lavoro di squadra”, saper “penetrare per uccidere” e “sfruttare lo spazio” in campo.

Ritorno alla creatività: Superare il gioco eccessivamente “robotico” o tatticizzato per ripristinare la creatività tipica del calcio di strada.

Sorvolando sul pittoresco riferimento storico e sui termini violenti, in sostanza Vrakas e i suoi esperti vogliono ravvicinare il calcio greco alle moderne tattiche del continente europeo.

Soffermiamoci per un attimo sulla biografia del direttore del progetto: Konstantinos Vrakas (spesso menzionato dai media greci anche come Kostas Vrakas). Nonostante la rilevanza del suo ruolo attuale all’interno della Federazione Calcistica Greca (HFF), non è una figura che proviene dal calcio giocato ad alti livelli professionistici, ma un profilo di stampo prettamente manageriale, tecnico e organizzativo. Vrakas ha una formazione incentrata sul management sportivo e sullo sviluppo delle metodologie calcistiche. Le sue competenze si focalizzano sulla strutturazione di accademie e sulla pianificazione strategica a lungo termine delle organizzazioni sportive.

Prima di assumere la guida del progetto Anagennisi, Vrakas ha lavorato a stretto contatto con i dipartimenti di sviluppo della UEFA, assimilando i modelli di crescita dei settori giovanili più all’avanguardia d’Europa (in particolare i sistemi di crescita della federazione belga, tedesca e olandese). Nelle sue rarissime uscite pubbliche e conferenze programmatiche, si definisce un “riformatore metodologico. Il suo lavoro non si limita alla nazionale maggiore, ma si concentra sulla formazione dei nuovi allenatori e sulla creazione di linee guida unificate per tutte le scuole calcio della Grecia. Insomma: non un ex commissario tecnico, né un ex bandiera della Ethniki, ma un manager con vasta esperienza sul campo e precise competenze sulle metodologie della formazione che tanto somiglia a Gerard Houllier, uno dei padri del centro francese di Clairefontaine. Piccolo inciso: Vrakas, nelle sue sparute uscite pubbliche, non ha mai parlato dei “videogames” o della mancanza di ragazzini “che giocano a pallone” come cause dell’involuzione del sistema calcistico greco. Non credo sia un caso.
Il programma è stato strutturato dal Direttore Tecnico delle Nazionali Giovanili, Dimitris Papadopoulos, e dal Project Manager e responsabile della metodologia delle selezioni U-14, U-15 e U-16. Giannis Samaras è il responsabile dello sviluppo tecnico. Samaras, che qualcuno ricorderà con la maglia del Celtic Glasgow, ha guidato l’accademia del Panathinaikos, e conosce promesse e illusioni del calcio greco. Ora ridisegna la grammatica dell’apprendimento: fino a otto anni si gioca solo tre contro tre, per arrivare progressivamente a nove contro nove tra gli Under-15. «Vogliamo togliere l’ossessione del risultato e ridare gioia. Niente rimesse laterali, il gioco riparte palla al piede».

Al loro fianco lavorano, come figure di supporto, alcuni consulenti internazionali, tra cui spiccano l’olandese Michael Lindemann, già tecnico dell’Ajax e responsabile del programma di One For The Game, e Richard Allen, ex Head of Talent ID per la The FA, con i quali la HFF punta a posizionarsi entro dieci anni tra le migliori nazioni europee nello sviluppo dei giovani, prendendo come riferimento paesi a limitato bacino demografico come Belgio e Portogallo.

Per garantire una diffusione capillare del metodo, la Grecia è stata organizzata in una rete coordinata: il Paese è stato suddiviso in 52 associazioni locali (EPS) e 10 regioni. In ciascuna regione opera un Centro di Eccellenza guidato da un allenatore federale a tempo pieno, con il compito di istruire i tecnici locali ed equiparare il linguaggio d’allenamento. Nei primi quattro mesi sono state attivate iniziative in 32 associazioni regionali distribuite in 20 città. Seguendo le raccomandazioni del tecnico belga Chris Van der Haegen e dell’ex internazionale francese Bruno Cheyrou, entrambi tecnici esperti UEFA, la riforma ha posto l’istruzione degli allenatori e dei responsabili dei vivai al centro del processo di cambiamento.

Giannis Samaras ha introdotto modifiche sostanziali alla grammatica dell’apprendimento, nel programma è stato seguito il progetto Futures Programme (ripreso dal Modello belga): per evitare l’emarginazione dei talenti a sviluppo fisico ritardato (“banane verdi” o talenti acerbi), il programma prevede due selezioni Under-15 distinte: una per i giovani già strutturati e una riservata ai ragazzi ancora indietro nella crescita biologica Al programma sono poi seguite delle norme concreto sull’impiego nei club: in Gamma Ethniki (terza divisione) vige l’obbligo di schierare almeno due Under-18 in campo e mantenerne altri due in panchina (misura che ha generato quasi 300 esordienti in una sola stagione). In Coppa di Grecia è obbligatorio avere sempre in campo almeno un calciatore Under-21 di nazionalità greca.

Sul piano delle infrastrutture, la HFF ha stabilito la creazione di un centro federale d’eccellenza: Sede centrale a Paiania. A Paiania è prevista la realizzazione di un moderno centro d’allenamento federale modellato sull’esempio del centro francese di Clairefontaine. L’impianto rappresenterà la “Casa delle Nazionali” permanente per tutte le selezioni greche, un’esigenza richiamata anche dal capitano Tasos Bakasetas (“serve una casa dove costruire”). Il piano integra le strutture d’allenamento delle associazioni territoriali e le accademie private dei club per svolgere raduni e monitoraggi periodici dei talenti.

I primi risultati di questo riorientamento del calcio greco ha già provocato un passaggio verso un calcio più propositivo e basato sulla tecnica che sta portando alla luce profili radicalmente diversi dai classici difensori greci del passato. Simbolo di questo cambio di paradigma è il diciottenne Konstantinos Karetsas, diventato il più giovane marcatore nella storia della nazionale ellenica e della Nations League prima di trasferirsi al Borussia Dortmund per 30 milioni di euro. Accanto a lui, giocatori offensivi e di grande spessore tecnico come Christos Tzolis, ora all’Arsenal, e Giannis Konstantelias (Borussia Dortmund) stanno ridefinendo l’identità tattica della squadra. Al loro fianco agiscono il diciannovenne Christos Mouzakitis, dell’Hull City, e il comasco Tasos Douvikas.

Anche le selezioni giovanili hanno mutato la loro identità: l’Under 21, nel percorso di qualificazione agli Europei di categoria, sta dimostrando una spiccata personalità offensiva. Spiccano le roboanti vittorie per 5-0 contro Malta, il 3-0 in trasferta sulla Georgia e un clamoroso successo per 3-2 contro la Germania, a testimonianza di una squadra non più disposta a subire passivamente il gioco avversario. Anche l’Under 19 maschile ha mostrato una netta crescita realizzativa, come evidenziato dallo schiacciante 8-0 rifilato al Liechtenstein e dal 4-2 sul Kazakistan. Le selezioni giovanili non cercano più il pragmatismo esasperato, bensì il dominio tecnico della partita.

Lo stesso commissario tecnico della Ethniki, il serbo Ivan Jovanovic, predilige un calcio moderno ed europeo, solitamente strutturato su un 4-2-3-1 fluido. Sfrutta molto la creatività degli esterni e dei trequartisti, abbandonando il baricentro basso storico della Grecia. Non è un selezionatore che ha paura di osare: Jovanović ha rivoluzionato le convocazioni schierando formazioni con un’età media di 22.7 anni e inserendo contemporaneamente minorenni come Karetsas e Mouzakitis nei quadri della nazionale maggiore. Nella gestione della selezione lavora in fortissima sinergia con il Direttore Tecnico Papadopoulos. Richiede ai suoi giocatori entusiasmo e gioia nel possesso palla, l’esatto opposto della tradizionale cultura calcistica greca della “sofferenza” difensiva.

Sotto la sua guida, la Grecia ha ottenuto una storica promozione in League A di Nations League, inaugurata con le due recenti e storiche vittoria fuori casa contro la Serbia e, soprattutto, la Germania. La nuova Grecia del calcio tuttavia sa che le vittorie, seppur storiche, servono a regalare solo nuovo entusiasmo, da sole non possono più bastare perché è tempo di proiettarsi verso l’obiettivo finale: la qualificazione a Euro 2028.

BIO: Stefano Terranova, nato a Policoro (MT) 37 anni, insegnante di Storia e Storia dell’Arte. Seguo il calcio per passione, convinto che dietro un pallone che rotola c’è sempre una storia interessante da raccontare, dietro un gesto tecnico un pò si sprezzatura da ammirare. 

Una risposta

  1. Mi sembra molto interessante il programma. Il 3vs3 è ripreso dal funino e forse con un giocatore in più, magari un portiere a rotazione, si potrebbe avere una maggiore completezza del gioco

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