Buonasera a tutti e grazie per essere venuti a questa mia prima, e rigorosamente ultima, conferenza stampa da candidato CT.
Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di ritirare la mia candidatura.
La Federazione non mi aveva ancora chiamato, è vero.
Ma nel nostro calcio questi sono dettagli perché, prima si annunciano i nomi altisonanti, poi si cerca l’allenatore e infine, se avanza tempo, si prova a inventare un progetto.
È un metodo innovativo.
Molto italiano.
Io, purtroppo, avevo idee antiquate.
Volevo convocare i giocatori per merito.
Lasciare lavorare lo staff senza telefonate dal piano di sopra.
Proteggere i giovani dai deliri degli adulti.
Ridurre il peso di sponsor, procuratori, cene di gala e bilancini politici.
Volevo, in sostanza, fare in modo che chi ha la responsabilità tecnica avesse anche il potere di decidere.
Un programma estremista, me ne rendo conto.
Pensavo che un Direttore Tecnico servisse a dirigere.
Che ingenuità.
Nel nostro sistema puoi scegliere in totale libertà, a patto di scegliere esattamente ciò che hanno già deciso altrove.
Non serve competenza, serve qualcuno con un bel sorriso in camera, capace di ripetere “progetto” sette volte, “ripartire dai giovani” cinque, e ringraziare per la fiducia mentre gli sfilano la sedia da sotto.
Sia chiaro: con tutto il rispetto per Andrea Pirlo, il punto non è lui.
Il punto è la facilità con cui si passa dalle suggestioni alla Guardiola o alla Ancelotti alla prima soluzione a portata di mano, pretendendo che nessuno noti il salto mortale.
È come promettere la finale di Champions e poi presentarsi alla calcetto del giovedì.
Ci si diverte uguale, per carità, ma non raccontateci che era il piano A.
E poi c’è Paolo Maldini.
Un uomo che trasuda campo, storia e senso della maglia.
Uno che sa cosa significa la parola responsabilità.
Il problema è che la responsabilità senza potere decisionale è solo una colpa prenotata in anticipo.
Ti chiamano per rifare il look al sistema, ti dicono che hai carta bianca, poi ti accorgi che la carta è bianca solo perché non ci puoi scrivere niente.
La verità è semplice… il declino del calcio italiano non comincia quando falliamo una qualificazione sul campo.
Comincia quando il merito deve chiedere il permesso alla politica.
Quando il progetto viene dopo gli equilibri di palazzo.
Quando la competenza viene fatta sedere al tavolo d’onore, ma non le è permesso ordinare dal menu.
Per questo mi faccio da parte. Mi manca il requisito fondamentale: non so fingere che vada tutto bene.
Io me ne torno al campo.
Lì, almeno, quando la palla esce dal campo lo vedono tutti.
E non serve una riunione di condominio per ammetterlo.










