Ci sono squadre che vincono.
E poi esistono squadre che cambiano il modo di pensare il calcio.
La differenza è enorme. Le prime conquistano trofei. Le seconde conquistano il futuro.
Tra il 1971 e il 1973 l’Ajax non si limitò a vincere tre Coppe dei Campioni consecutive. Costruì un linguaggio nuovo. Inventò una grammatica calcistica che avrebbe attraversato i decenni, cambiato nazioni, influenzato generazioni di allenatori e modificato per sempre il modo di interpretare lo spazio, il possesso e il movimento.
In quella Amsterdam attraversata dal vento e dall’innovazione culturale, il calcio smise di essere una somma di ruoli e diventò un sistema di relazioni.
Johan Cruijff non era semplicemente un attaccante. Era il centro di una rete.
Attorno a lui ruotavano giocatori cresciuti per comprendere il gioco prima ancora di eseguirlo. Calciatori tecnicamente raffinati, tatticamente intelligenti, educati a occupare qualsiasi zona del campo. Non specialisti, ma interpreti.
L’Ajax non acquistava stelle. Costruiva calciatori funzionali a un’idea. Ogni giovane veniva formato per servire il sistema. Ogni movimento individuale esisteva per migliorare il collettivo.
Nasceva così il Calcio Totale.
Cinquant’anni dopo, a migliaia di chilometri di distanza, un’altra squadra sembra aver imboccato una strada sorprendentemente simile.
Il Paris Saint-Germain di Luis Enrique.
Per anni il club parigino aveva cercato la gloria europea accumulando talenti straordinari. Campioni immensi. Nomi globali. Operazioni mediatiche.
Poi qualcosa è cambiato. La domanda non era più: “Chi è il giocatore più forte?”
La domanda è diventata: “Quale giocatore rende più forte il sistema?”
È una differenza sottile. Ma è la stessa differenza che separava l’Ajax degli anni Settanta dal resto del continente. Luis Enrique non arriva dal calcio olandese. Eppure ne è uno degli eredi più autentici. Perché il filo che collega Amsterdam a Parigi passa inevitabilmente da Barcellona.
Passa da Johan Cruijff. Passa dalla rivoluzione culturale che l’olandese esportò in Catalogna. Passa dalla Masia. Passa da una generazione di allenatori che hanno imparato a considerare il possesso come uno strumento di controllo, il pressing come un’arma collettiva e la formazione dei giocatori come il cuore dell’identità di un club.
Luis Enrique è figlio di quella scuola. E il suo PSG, bicampione d’Europa consecutivo, sembra rappresentarne l’evoluzione contemporanea. Non una copia dell’Ajax. Sarebbe impossibile. Ma forse il suo discendente più vicino.
Come l’Ajax di Michels e Cruijff, il PSG moderno sembra costruire uomini prima ancora che interpreti tattici. Cerca giocatori capaci di comprendere il gioco, di occupare spazi diversi, di pressare, associarsi, creare superiorità e sacrificare il protagonismo individuale per il funzionamento collettivo. L’Ajax inventò il futuro. Il PSG potrebbe esserne l’ultima versione aggiornata. Ed è proprio qui che nasce la domanda più affascinante del calcio contemporaneo:
Il Paris Saint-Germain è davvero il nuovo Ajax?

BIO: Vincenzo D’Aniello è nato ad Aversa (CE) il 25-5-1985 . È in possesso della licenza di allenatore UEFA/B e ha allenato in diverse categorie e in diverse scuole calcio della provincia di Caserta e Napoli.











3 risposte
Esatto, Luis Enrique passa da Van Gaal di cui era l’ala sinistra, e Van Gaal al di là delle forme, non era opposto a Cruijff, ma ne era l’evoluzione.
Forse il PSG è il nuovo Ajax. Lo è stato anche il Milan di Sacchi e, non a caso forse, degli olandesi. Di certo una sola cosa: tra Amsterdam e Parigi ci sono circa 500km in auto. Non migliaia. L’analisi è comunque interessante e valida. Il mito è che ancora oggi, chi vince in maniera consistente è paragonato ai lancieri di Michels e Cruijff. E questo resta unico, a mio modesto parere.
Come sempre ottimo articolo.
Complimenti Vincenzo
La dimostrazione lampante che la copacita abbinata alla visione sapendo la storia genera l’evoluzione.
20 anni che sostengo questo ma veniamo presi per eretici.
Lo ribadirò sino alla morte il nostro paese è morto di inkovqzione si regge sulla cultura dei dinosauri incapaci di evolversi.