C’è una costante in chi persegue un modello vincente nel mondo dello sport e consiste nella necessità di vivere ogni obiettivo, ogni raggiungimento, come una tappa di un insieme, per affrontare al meglio il prossimo step.
Il coach di tutti i coach, Julio Velasco, a proposito della necessità di ripartire con nuovi stimoli dopo l’oro olimpico dell’Italvolley femminile da lui guidata, parla dell’importanza di immaginare di aver perso tutto per uscire dalla pressione.
«Continuare a vincere è molto difficile, è un meccanismo mentale che ancora non conosciamo bene, però qualcosa accade. Ci si allena allo stesso modo, non si è presuntuosi, ma poi ripetersi è arduo. Forse è l’obbligo di vincere, che pesa come una condanna. Meno male che Dante è morto, sennò gli direbbero: bella la Divina Commedia, ma possibile che ora non scrivi un’altra cosa migliore? Mi preoccupano questi meccanismi che provocano pressioni insostenibili. L’unico modo per uscirne è immaginare di aver perso e continuare a imparare da chi abbiamo battuto».
Centrale in questa riflessione è applicare il concetto di pressione, per qualcuno un privilegio e un segno tangibile di timore da parte dell’avversario nei nostri confronti.
Il coach argentino predilige un metodo molto più “socratico”, stimolando le proprie atlete alla riflessione attraverso le domande. Che è poi il principale strumento utilizzato da noi Mental Coach per andare in profondità con i proprio Coachee.
«Lo studiavo all’università e mi affascinava: incalzare l’interlocutore per provocare il suo processo creativo. Con i giocatori la comunicazione è univoca: parliamo, spieghiamo e critichiamo noi. Allora attraverso le domande cerco di far pensare. Alla fine una cosa è chiara: noi allenatori non facciamo niente, al limite facciamo fare ai giocatori; se non ci riusciamo, abbiamo fallito. E’ inutile essere bravi noi a gestire situazioni complicate se loro non sanno come fare. Noi allenatori siamo soprattutto insegnanti».
Le parole di coach Velasco ci conducono a una verità importante su come la reale abilità non sia vincere una volta, ma restare affamati nel tempo, resettando tutto dopo ogni successo, rimettendo ogni tassello in discussione e ricominciando mattone su mattone a costruire.

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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