6XSEMPRE: BUON COMPLEANNO CAPITANO

“Papà ma come mai nessun giocatore del Milan ha la numero 6?”

Una delle funzioni più affascinanti del cervello umano, è quella di lavorare per immagini e proporle al momento giusto, estraendole dalla propria memoria di foto virtuali in un’associazione efficiente e puntuale.

Questa modalità operativa non fa eccezioni perché opera quotidianamente sia in maniera inconscia sia in forma più consapevole, a seconda delle utilità: state guidando e vedete il nuovo modello di un’auto che vi piace e vi viene in mente quella volta che avete vissuto una certa soddisfazione automobilistica ; siete al supermercato e individuate quella bottiglia di vino degustata in un’occasione particolare; o magari quel profumo con cui vi sovviene quella persona così importante nella vostra vita. Il cervello lavora come un processore perfetto e sa anche enfatizzare le reazioni chimiche, associate a questi collegamenti, rilasciando gli ormoni del benessere, legati a ricordi piacevoli o anche alla visualizzazione di future soddisfazioni (come ad esempio il c.d. ormone della ricompensa, la dopamina, spesso oggetto di un focus importante nel lavoro di visualizzazione dei mental coach con gli atleti). 

Benessere è anche conoscere questi meccanismi che dunque possono aiutare a migliorare la qualità della vita, in qualsiasi mansione ci troviamo a svolgere, sia in orario lavorativo che nel tempo libero; mentre siamo con colleghi adulti o quando viviamo il nostro quotidiano da genitori. O da fratelli maggiori; o da educatori; o ancora da allenatori. In ciascuna missione di vita che abbiamo deciso di abbracciare c’è una costante che accompagna certi concetti ad immagini vissute in passato. 

Quando provo a raccontare ai miei figli che cosa significhi dare il buon esempio, c’è una diapositiva virtuale che più di altre si presenta nella mia mente e individua un uomo sulla trentina, posizionato su un campo di calcio e impegnato a dirigere accanto a sé i propri compagni di squadra.

1996–97 Milan Associazione Calcio – Franchino “Franco” Baresi

Quest’uomo lo vedo concentrato e raramente incline al sorriso, ma pronto ad abbracciare e a confortare il vicino in difficoltà, se necessario. Nell’immagine in movimento, quest’uomo dirige e guida il reparto difensivo del suo team, incita e applaude,  alza il braccio, scuote la testa rivolto all’arbitro. E ancora si tiene il ginocchio, in un assolato mezzogiorno di fuoco in un terreno di gioco americano.

Quest’uomo si rialza e libero di sognare si presenta sul dischetto del rigore, assumendosi una responsabilità propria soltanto di chi ha deciso di guidare i suoi. Quest’uomo non solleva soltanto trofei e riconoscimenti, ma vive anche il dolore in prima persona e lo elabora senza nascondere le proprie emozioni più autentiche e reali.

Proprio come mio figlio in questo momento, che non nasconde il suo stupore nell’osservare per la prima volta nel mio Google quest’uomo con la numero sei fuori dai pantaloncini e nell’immaginare a sua volta disimpegni, scatti e anticipi. 

Di certo, per chi lo ha conosciuto ed ha vissuto accanto a lui in campo, c’è stata una capacità fuori dal comune di guidare le proprie persone attraverso l’esempio e la dedizione, mediante anche dolore fisico, fedeltà e senso di appartenenza.

Per tutto questo e tanto altro grazie e buon compleanno CAPITANO!

Bio: Francesco Borrelli

 Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.

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2 risposte

  1. E pensare che quando arriva al Milan Sacchi, nell’estate del 1987, l’8 maggio di quell’anno ha compiuto 27 anni e per la maggioranza di giornalisti etc e’ ormai una promessa non mantenuta. In nazionale gioca titolare Tricella e anche quello sembra ormai un treno gia’ passato.
    Sempre grazie a Franco Baresi e a tutti quelli che ancora oggi aiutano a ricordare tutto quello che ha dato al Milan e allo Sport

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