Essere interista, ma avere il Milan nel destino. O viceversa. È capitato persino allo “Zio” Bergomi di tifare per la fazione opposta prima di vestirsi di nerazzurro. Non è poi così inusuale nella storia di tanti calciatori. Fa parte delle strane macchinazioni con le quali si diverte il Dio Pallone. Questa divinità ama operare nel weekend e un tempo prediligeva la domenica. Così, nella prima giornata del campionato 1978/1979, combina un esordio da brividi per il neopromosso Avellino. A Milano sfida i rossoneri di Liedholm e di Rivera, quest’ultimo alla sua ultima stagione con la maglia del Milan. Vincono i padroni di casa, come da pronostico, ma l’Avellino potrebbe anche far ricorso e rigiocare la partita perchè il suo capitano, Lombardi, è sprovvisto di documento di identità per il riconoscimento prepartita. Non gioca, perchè l’arbitro non lo permette. Sarebbe, in realtà, bastata una dichiarazione del calciatore. L’Avellino fa una gran bella figura. Merito della prova tra i pali di Ottorino Piotti, esordiente nella massima serie, che sfodera una prestazione sontuosa. L’avrà fatto con l’orgoglio di chi è interista. Riesce a tenere inviolata la porta degli irpini fino al 31° della ripresa, quando il fatidico stinco di Buriani risolve la contesa. Il Milan affronta le prime critiche della stagione, ma Liedholm glissa: conta il risultato. Tutti hanno notato il talento di Ottorino Piotti.
Piotti, classe 1954, sguardo ammaliante e agilità da gatto, inizia la carriera nella sua Gallarate prima di passare al Como nel 1974 dove rimane fino alla stagione 1976/1977, in mezzo, un prestito a Bolzano.
Nell’estate del 1977 passa all’Avellino e diventa uno degli artefici della storica promozione in Serie A. Gioca tutte le partite degli Irpini che a Genova, contro la Sampdoria, certificano il passaggio tra le grandi del calcio.
In Serie A le sue prestazioni contribuiscono a mantenere nella massima serie l’Avellino e gli valgono l’attenzione dei grandi club. Milan o Juve, per il John Travolta del Partenio non fa differenza. A riguardo, ha le idee ben chiare: “Tra Juve e Milan non faccio alcuna differenza, tanto sono interista…” Non ha paura di prendere il posto di due mostri sacri: “Certo, Albertosi ha fatto il suo tempo, prima o poi dovrà mollare. È al tramonto anche Zoff, che ha avuto un momento molto difficile nella Juve e nella nazionale. Io stimo questi due portieri e sarei felice di esserne per un po’ la riserva. Un po’ di mesi all’ombra di questi fuoriclasse mi aiuterebbero a maturare, prima di espormi alle responsabilità del club da primato. Però preferisco di gran lunga il Milan. Anzi, meglio riserva al Milan per un anno che subito titolare alla Juve.”
Dicono che sua moglie preferisca Milano ed è forse la sua influenza a vestirlo in rossonero. Anzi no, è proprio quel Dio capriccioso che si diverte a giocare con le carriere dei calciatori. Albertosi viene squalificato per la vicenda del calcioscommesse e Piotti diventa titolare della porta nel campionato di Serie B. La sua sicurezza, la sua abilità tra i pali e quel pizzico di spericolatezza nelle uscite assicurano al Milan il rapido ritorno in Serie A. Curioso notare che la prima sconfitta rossonera in B arriva alla tredicesima giornata contro il Taranto, nell’unica partita non disputata da Piotti. La domenica prima era stato espulso contro il Vicenza, a suo modo in maniera non proprio trasparente: “Non so cosa abbia visto l’arbitro. Io so solo che quando Rosi era a terra gli ho detto: “Dai, non fare la scena, alzati”. Non l’avessi mai detto! Il vicentino è balzato in piedi e mi è venuto incontro minaccioso. Ho capito che voleva colpirmi, ma non ho fatto in tempo a fermarlo: mi ha dato una violenta testata sulla bocca. Sono caduto, a mia volta, a terra. Quando mi sono rialzato l’arbitro mi ha mostrato il cartellino rosso. Ma perché?”
È tra i pali, invece, nella trasferta che potrebbe regalare la promozione. Contro il Pisa il Milan cade e spreca l’occasione per festeggiare. Giacomini la prende male, come l’estremo difensore, autore di una serie di provvidenziali interventi: “Nel primo tempo ho visto davanti a me il peggior Milan di questo campionato. Siamo probabilmente scesi in campo piuttosto deconcentrati ed i risultati si sono visti. Se nei primi 45′ di gioco avessimo giocato con la grinta messa in mostra nella ripresa, sicuramente non avremmo perso. Speriamo di svegliarci In fretta: domenica prossima, infatti, ospitiamo la Lazio.” La certezza della Serie A arriva soltanto nella sfida interna contro il Monza, alla penultima giornata, in un ambiente surreale, con la tifoseria che prima contesta, poi festeggia.
Piotti è titolare del Milan anche in Serie A. Non sarà per nulla un’annata felice. Il Diavolo lotterà fino all’ultima giornata per salvarsi e lo scontro decisivo si gioca a Cesena. Lo spauracchio annunciato si chiama Schachner. L’austriaco non lascia traccia, ma il Cesena sfrutta il piano tattico segnando due volte in contropiede. Inutile la disperata e commovente rimonta dei rossoneri che da Napoli non hanno le notizie che vorrebbero. Si torna mestamente in Serie B. Piotti parte titolare, ma dopo la sconfitta di Como, finisce in panchina. Promosso titolare è il baffuto Nuciari. Tra i due scoppia una sorta di faida interna. Paga il portiere lombardo le colpe di un attacco abulico ed involuto, ma anche una presunta colpa sulla punizione di Palanca che ha regalato ai lariani il prestigioso successo. L’ultima volta che Ottorino non aveva giocato era accaduto a Taranto. Mentre il giovane Nuciari gongola, il più esperto e silurato Piotti si difende: “Non credo di avere colpe particolari, non merito la panchina e non riesco neppure a comprendere a cosa possa servire questo passaggio di consegne. Non ero mai stato tranquillo come in questo periodo e l’ho pure detto al mister quando mi ha convocato dopo Como.” Dalla ventitreesima giornata finisce in panchina a vantaggio di Nuciari. Forse, pensa, avrebbe fatto bene a lasciare il Milan nell’estate precedente quando Farina epurò la vecchia guardia. L’hanno trattenuto l’amore dei tifosi e la volontà di giocarsi le sue carte in Serie A nella stagione 1983/1984, che inizia comunque in panchina. Il Milan non rende, ma dopo la sconfitta di Torino contro la Juventus, Piotti torna tra i pali fino alla fine della stagione, fino ad Udinese-Milan (1-2) del 13 maggio, la sua ultima apparizione. Farina lo vende, non lo considera centrale nel progetto. Va a Bergamo dove resta per ben sei stagioni, dopo i quattro anni in rossonero che ricorda così: “Sono capitato in uno dei periodi più tormentati del Milan. È stata questa, la mia sfortuna. Sono approdato a una grossa squadra nel momento sbagliato. Quando lasciai Avellino per raggiungere Milano e raccogliere l’eredità di Albertosi, io ero nel giro della nazionale. Poi quel primo campionato di serie B, con Giacomini, in pratica mi cacciò in un angolo e andai a finire nel dimenticatoio.”
Il punto più alto con i bergamaschi lo raggiunge nel biennio 1987-1988: prima la finale di Coppa Italia, poi la storica semifinale di Coppa delle Coppe contro il Malines. Piotti ha le idee chiare su quello che sarebbe potuto essere: “In semifinale siamo usciti, ma per quella sfida c’è molto rammarico: nella partita di andata prendiamo gol alla fine, al ritorno andiamo in vantaggio e poi cogliamo una traversa… ovviamente sarebbe stato tutto diverso. Subiamo il pareggio, con il classico tiro della domenica e lì crolliamo, ma se fossimo arrivati in finale avremmo vinto la Coppa.”
Nella stagione 1990/1991 passa al Genoa dove chiude la carriera disputando le sue ultime tre partite.
Negli anni più bui, ha difeso la porta del Milan per 132 volte. Quel Dio bizzoso gli ha dato l’onore di essere molto più di una riserva, ma il titolare amato da tanti tifosi rossoneri. E a San Siro, probabilmente, gli avranno per sempre perdonato l’antica fede. Non il più celebrato, non il più vincente, ma quello che c’era quando serviva davvero.
Con il Milan ha ottenuto due Promozioni in Serie A (1980-81; 1982-83) e vinto una Mitropa Cup L1982)

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










5 risposte
Buongiorno Vincenzo.
Mi viene da dire…finalmente Piotti.
Ricordo molto bene il suo percorso all’Avellino ed ancor di più nel “piccolo diavolo”.
È stato un portiere decisamente sottovalutato: lui e Corti a mio avviso, erano i migliori profili della fine degli anni ’70 ed infatti si parlava molto di entrambi.
Piotti ebbe un periodo di appannamento all’inizio della stagione 82/83: in particolare, la punizione di Palanca a Como, ma anche il gol subito a San Siro col Bari, fu attribuito da qualcuno ad una intempestiva uscita sul giocatore avversario.
In realtà, lui era superiore a Nuciari e lo dimostrò in modo molto evidente nell’ultima stagione in rossonero, con grandi prestazioni (ticordo in particolare quella a San Siro con la Sampdoria, proprio al suo rientro dopo mesi di panchina).
Non ho mai capito la sua cessione, anche se arrivò un ottimo portiere come Giuliano Terraneo (ed anche di quest’ultimo non ne capii la cessione).
Rimanendo a Piotti, fu veramente sfortunato a capitare in quel periodo: probabilmente si gioco’ anche la Nazionale;
Bordon, Galli e Tancredi non mi sembravano superiori…
Dimenticavo: complimenti per l’articolo.
Grazie Gian Paolo, i tuoi commenti sono sempre molto graditi e motivo di approfondimento. Mi sto innamorando di quel “piccolo Milan” fatto di grandi uomini, che hanno saputo dare valore ad una maglia bistrattata in quegli anni. Piotti è stato uno dei tanti per il quale il detto l’uomo giusto nel momento sbagliato calza a pennello.
Buona serata
Vincenzo ❤️🖤
Articolo Amarcordiano e bello Vincenzo! Soltanto i tifosi rossoneri di età superiore agli anta possono ricordare quegli accadimenti che vedendo il nostro Milan discendere per due volte in serie cadetta hanno spesso sottovalutato giocatori molto bravi ma purtroppo sfortunati, ed Ottorino Piotti è stato sicuramente uno di questi.
Un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Caro Massimo, è sempre un piacere sentirti e poter parlare del nostro caro Milan. Certamente sono stati anni complicati e molti dei nostri giocatori avrebbero meritato di più. Piotti, come scrivevo sopra, è arrivato nel momento sbagliato e ha addirittura dovuto lottare per la maglia da titolare. Anche con la Nazionale è stato sfortunato, trovandosi forse in B proprio quando veniva preso in considerazione. Grazie per i complimenti!
Vincenzo ❤️🖤