RILEGGERE MASULLO E RICONDURLO AL GIOCO DEL CALCIO: L’AUTENTICITÀ DEL GIOCO TRA INTERAZIONI, TEMPORALITÀ E ANTICIPAZIONE

La caratteristica fondamentale della autenticità del gioco del calcio sono le interazioni cooperative e oppositive.

Sono ciò che “rivela“ del gioco del calcio la sua “ inseità fenomenologica”.

Tali interazioni  per esprimersi compiutamente si servono dei costrutti  dello spazio ( orientamento direttivo) e del tempo ( attribuzione di senso, significato e scopo).

Essi  sono interpretativi e proattivi.

La dimensione affettiva apre riportando indietro, l’anticipazione probabilistica “getta“ in avanti.

Tutto ciò che frammenta questo campo di esperienze rende “ inautentico” il processo dell’allenamento.

La prestazione sia soggettiva che intersoggettiva è questo intreccio dinamico di relazioni che si manifestano e si modificano continuamente: la squadra che collabora, l’avversario che si oppone, il contesto che evolve.

Le interazioni autentiche del gioco si esprimono pienamente solo all’interno dello spazio e del tempo.

Lo spazio fornisce l’orientamento direttivo: indica dove è possibile agire, in che direzione si apre un’opportunità, dove invece emerge un vincolo.

Il tempo, invece, permette ai giocatori di attribuire senso, significato e scopo alle loro azioni: quando muoversi, quando attendere, quando accelerare o quando trasformare un’intuizione in un gesto tecnico intenzionale.

Queste interazioni non sono mai passive: sono sempre interpretative e proattive.

Il giocatore non reagisce semplicemente a ciò che accade, ma interpreta ciò che percepisce e, allo stesso tempo, contribuisce a generare ciò che sta per accadere.

È un processo continuo di co-costruzione del gioco.

Due dinamiche fondamentali sorreggono questo agire: la dimensione affettiva e l’anticipazione probabilistica.

La dimensione affettiva “apre” riportando indietro: riattiva vissuti corporei, emozioni, esperienze pregresse, modi abituali di stare nel gioco.

L’anticipazione probabilistica invece “getta” in avanti: proietta il giocatore nel possibile, nel probabile, nel plausibile, permettendogli di essere già orientato verso ciò che potrebbe accadere.

Quando nel processo di allenamento tutto questo viene frammentato — quando lo spazio viene ridotto artificialmente, il tempo viene congelato in esercizi rigidi, le interazioni vengono isolate, le emozioni ignorate — il gioco perde la sua autenticità.

Il risultato è un allenamento “inautentico”, che non coltiva la capacità del giocatore di abitare il gioco nella sua complessità vissuta e nella sua ricchezza fenomenologica.

Allenare davvero significa mantenere integro questo campo di esperienze: uno spazio-tempo di relazione, interpretazione e intenzionalità, dove il calcio si manifesta nella sua essenza più autentica.

“Inseità fenomenologica” del gioco del calcio: invasione, interazioni, intenzionalità, socio-affettività

L’“inseità fenomenologica” del gioco del calcio rappresenta la radice più autentica dell’esperienza calcistica: un sistema dinamico, incarnato, situato e relazionale, in cui ogni gesto nasce dall’immersione del giocatore dentro un mondo condiviso di significati in continuo divenire.

Nel calcio, nulla esiste in modo isolato: ogni movimento, postura, percezione, scelta emerge dalla relazione viva tra giocatore, compagni, avversari, palla e ambiente.

Questa prospettiva fenomenologico-enattiva afferma che il gioco non è un contenitore nel quale I giocatori “eseguono” azioni, ma un fenomeno che prende forma attraverso il loro agire intenzionale.

Da questa visione emergono quattro dimensioni essenziali e non negoziabili che costituiscono l’autenticità del calcio giocato: invasione, interazioni, intenzionalità e socio‑affettività.

  1. Invasione: la natura ontologica del calcio

Il calcio è un gioco di invasione: due squadre che condividono lo stesso spazio e la stessa palla, competendo per conquistare, difendere e trasformare lo spazio. 

L’invasione è il principio  esistenziale del gioco.

È ciò che genera:

  • La continua tensione verso la porta, 
  • La necessità di superare linee avversarie, 
  • La creazione e occupazione di spazi significativi, 
  • La pressione e il recupero della palla.

Sottrarre la dimensione dell’invasione – ad esempio con esercitazioni analitiche o isolate – significa negare l’essenza del calcio come gioco situato, competitivo, orientato allo scopo.

  • Interazioni: la matrice relazionale del gioco

Il calcio è un sistema complesso fondato su interazioni continue, immediate e reciproche. 

Ogni condotta nasce in risposta – e in anticipazione – dei comportamenti altrui.

Le interazioni non sono solo passaggi e comunicazioni, ma:

  • Sguardi, allineamenti, posture, 
  • Traiettorie interpretate, 
  • Cooperazioni implicite, 
  • Perturbazioni generate dagli avversari.

Allenare sottraendo le interazioni (come avviene negli esercizi senza avversari o nella tecnica analitica) significa ridurre il calcio a un gesto astratto, slegato dal contesto che gli dà senso.

  • Intenzionalità: agire orientato allo scopo

Nel calcio ogni azione è un agito intenzionale, cioè orientato a uno scopo emergente nel contesto.

L’intenzionalità non è una “decisione razionale”, ma un impeto corporeo-situato che nasce dalla relazione tra percezione, significato e scopo del momento. 

Un controllo orientato, un dribbling, un pressing, un taglio nello spazio sono condotte intenzionali che emergono dalla comprensione incarnata della situazione.

Allenare senza intenzionalità – ad esempio ripetendo gesti “corretti” senza scopo – impedisce al giocatore di costruire significato motorio e cognitivo.

  • Socio‑affettività: emozioni e legami che generano gioco

Il calcio non è solo tecnica e tattica, ma anche e soprattutto un fenomeno socio‑affettivo. 

Le emozioni non sono un’aggiunta: sono parte costitutiva dell’azione di gioco.

Le dimensioni socio‑affettive includono:

  • Fiducia, cooperazione, empatia, 
  • Regolazione emotiva, 
  • Senso di appartenenza, 
  • Energia condivisa della squadra, 
  • Coraggio decisionale, 
  • Qualità delle relazioni tra giocatori.

Il clima affettivo modula percezione, tempi di gioco, coordinazione e disponibilità all’iniziativa.

Senza di esso, il gioco perde profondità e autenticità.

Togli un elemento, e il gioco non è più autentico

L’allenamento autentico – secondo l’approccio fenomenologico‑enattivo – non può sottrarre nessuna delle quattro dimensioni dell’inseità del calcio:

  • Invasione (natura competitiva e spaziale) 
  • Interazioni (relazioni dinamiche tra soggetti) 
  • Intenzionalità (agito orientato e significativo) 
  • Socio‑affettività(dimensione emotiva e relazionale)

Quando anche uno solo di questi elementi viene escluso, ciò che rimane non è più calcio, ma una simulazione impoverita del gioco. 

Allenare in modo autentico significa invece custodire l’inseità del gioco, affinché il giocatore possa sviluppare competenze vive, situate, significative per “ gettarsi”   nella realtà della partita.

Nel linguaggio fenomenologico, gettarsi non significa semplicemente “buttarsi” o “avanzare con coraggio”.

È qualcosa di più profondo: descrive la modalità originaria con cui il giocatore entra nella situazione di gioco, lasciandosi coinvolgere pienamente dalla sua dinamica.

Gettarsi è:

  1. Esposizione

È l’atto primario di esporsi al mondo del gioco, senza attendere, senza esitare, senza rifugiarsi nella distanza analitica.

Il giocatore si getta quando accetta l’incertezza viva della situazione e vi entra con tutto il proprio corpo.

  1. Aderenza incarnata alla situazione

Il gettarsi è un agito intenzionale corporeo:

Il giocatore non “pensa prima e poi fa”, ma risponde mentre percepisce.

È il cuore dell’enazione:

Percezione, decisione e azione come processo unico.

  1. Relazione

Gettarsi significa immergersi nella rete di relazioni del gioco:

Compagni

Avversari

Palla

Spazio

Direzionalità

Ritmo

Il giocatore non entra solo “nel movimento”, ma nella relazione viva che costituisce il gioco.

  1. Fiducia

Gettarsi significa affidarsi alla squadra, ai propri automatismi situati, alle possibilità emergenti.

È un gesto di fiducia, non solo tecnico o tattico.

Perché è fondamentale nel calcio?

Il calcio non è un gioco di attesa: è un gioco di invasioni, anticipazioni, interazioni e transizioni.

Quando il giocatore non si getta:

Arriva sempre tardi,

Non anticipa,

Reagisce invece di agire,

Subisce invece di guidare,

Ha una percezione ristretta,

Perde intensità e significato.

Gettarsi attiva:

Iniziativa

Aggressività funzionale

Intensità conoscitiva

Sincronizzazione con la squadra

Rapidità situata

Occupazione efficace degli spazi

È una disposizione ontologica prima ancora che un comportamento.

Come si allena il “gettarsi”?

Non si allena con il comando “buttati!”.

La disposizione a gettarsi emerge se il contesto di gioco richiede e valorizza questa modalità di agire.

Giochi con transizioni non lineari

Situazioni dove la palla cambia improvvisamente disponibilità:

Palloni vaganti

Seconde palle

Ribaltamenti repentini

Il giocatore deve gettarsi nel momento prima ancora di capire razionalmente.

Giochi di densità e pressione

Ridurre lo spazio e aumentare la complessità relazionale costringe il giocatore a:

Esporsi

Anticipare

Entrare prima nella situazione

Aderire al ritmo del gioco

Giochi a partire dal 10×10: allenamento capovolto: gettarsi per avanzare, recuperare, proteggere o ribaltare.

Vincoli che premiano l’ingresso nel gioco

Punti solo se si attacca lo spazio dopo un passaggio

Bonus per il recupero immediato

Attacco obbligatorio entro 2 secondi

Ripartenze attive dopo ogni tiro

Il contesto modella il comportamento.

Clima socio-affettivo che sostiene l’esposizione

Il gettarsi nasce anche dalla sicurezza emotiva:

Fiducia reciproca

Legame con I compagni

Ambiente che accoglie l’errore

Energia condivisa

Senza clima affettivo positivo, il gettarsi viene inibito.

Gettarsi come essenza del giocare autentico

Gettarsi è:

Una disposizione profonda

Un’apertura intenzionale

Un agire incarnato

Una forma di fiducia

Una modalità relazionale

È il modo autentico con cui il giocatore entra nel gioco e ne diventa co-autore.

Allenare il gettarsi significa allenare l’essenza stessa del calcio, custodendo la sua natura vissuta, situata e intenzionale.

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