Nella mattinata di venerdì 5 dicembre in Piazzale Lavater, presso l’Edicola Panini,il giornalista Marco Nosotti ha intervistato l’indimenticato “Genio” rossonero: Dejan Savicevic.
Una intervista rilasciata dal grande numero 10 milanista è sempre piena di molteplici spunti, anche alla luce dei molteplici ruoli ricoperti nel Mondo del calcio dall’intervistato (già Ct della Serbia-Montenegro e attualmente Presidente della federazione di Podgorica). Le prime considerazioni riguardano l’andamento della nazionale montenegrina nelle recenti qualificazioni per i Mondiali: <…beh abbiamo faticato in un girone complicato, abbiamo fatto bene fino alla gara a Praga con i cechi, dopo quella: il crollo. Ma i giovani ci sono… bisogna avere pazienza …>. Il Montenegro è una Nazione con poco più i 633.537 abitanti, che negli anni ha visto emergere elementi come Jovetic, Vucinic, Delibasic, Marusic e Krstovic. Diciamo che la pazienza del Presidente è ben comprensibile.
Il Genio continua la sua intervista raccontando le sue origini calcistiche.
<Sono cresciuto a Podgorica, i miei erano ferrovieri. Ho iniziato ad amare il calcio con i Mondiali del 1974.. > quando un po’ tutti pensavamo al Mondiale di Johann Cruijff e Franz Beckenbauer, Savicevic rivela <… l’amore è nato guardando la Nazionale jugoslava di Oblak, Surjak, Bogicevic e Dzaijc>. Quella versione dei Plavi fu una dei tanti esempi di estremo talento, palesatosi nel 9 a 0 allo Zambia, mai realizzato compiutamente, con tanti interpreti estremamente estetici ma poco concreti. La crescita del piccolo Savicevic a Podgorica continuò <… per strada dove organizzavamo delle squadre tra i figli dei ferrovieri e i figli dei poliziotti, loro stavano al di là della ferrovia. In genere si giocava al pomeriggio, si facevano tornei di calcetto. Li però si era senza arbitro, quindi o dribblavi o comunque nessuno ti fischiava fallo. In uno di questi tornei venni notato dai dirigenti del Podgorica >. La formazione iniziata con il calcetto è diventata una consuetudine nei Paesi balcanici, famoso è a tal proposito il video di Luka Modric bambino impegnato in un torneo di Futsal. La federazione norvegese, che tanto ha studiato il sistema formativo croato, ha lanciato, nei primi anni 2000, il Barnefotballens verdigrunnlag: un progetto dal nome impronunciabile, ma che ha funzionato alla grande. Il piano prevedeva la creazione nelle scuole di numerosi campetti da street futsal, gratuiti e accessibili per chiunque. L’obiettivo era stimolare lo sviluppo della tecnica di base, senza giudizio, punteggio, risultato o classifica.
La libera espressione della tecnica individuale è stata importante anche per il giovane Savicevic, che oggi può dire: <Ho cominciato ad allenarmi a 14 anni con allenatori specifici, prima ho giocato a calcetto con ragazzi più grandi di me. Oggi vedo che i ragazzi iniziano ad allenarsi a 7 anni, fanno più tattica e meno tecnica, è un po’ il contrario di quello che ho fatto io! Diciamo che oggi farei fatica a poter dribblare…>. In questa riflessione finale Dejan condensa uno dei grandi problemi della formazione del calcio italiano, un mantra che sentiamo ripetere da ormai quasi dieci anni. Nella realtà italiana, il problema non è tanto la mancanza dei “ragazzi che giocano per strada”, come ha detto Gattuso in una recente conferenza stampa, quanto una formazione precocemente rigida e tattica che tende a formare calciatori poco incisivi. Ne vediamo, da un bel po’ di anni, le conseguenze nelle gare della Nazionale, dove manca estro e fantasia da ormai molti anni.
Continuando la sua intervista il Genio rossonero tocca un altro punto interessante, del suo percorso formativo: <Nelle giovanili e poi in prima squadra venivi preparato per entrare subito al posto dei titolari. Le stelle della squadra, anche quelle più importanti aspettavano il momento per poter andare all’estero per prendere più soldi. Tu dovevi essere pronto a prendergli il posto, sapevi che quel momento sarebbe arrivato.. >. Il sistema jugoslavo in quegli anni concedeva, ad ogni atleta, il trasferimento all’Estero solo dopo una certa soglia di età (27 anni fino al 1980, poi abbassata a 25) o dopo uno specifico numero di presenze in Nazionale. Le grandi squadre, una volta ceduti gli elementi di punta, ripartivano dalle giovanili o prelevando i migliori giovani dai club provinciali. Così agì il leggendario Dragan Dzaijc quando ricostruì la Stella Rossa negli anni Ottanta, quando puntò su Stojkovic, Mihaijlovic, Pancev e Savicevic prelevandoli rispettivamente dal Radnicki,Vojvodina, Vardar e Buducnost. Una volta giunto nella gloriosa Stella Rossa, il giovane Savicevic aveva la possibilità di maturare in un contesto molto competitivo: e infatti lo stesso montenegrino ammette che <mi esaltavo a giocare nei grandi stadi, ed ero stato abituato bene: in casa ero al Marakana di Belgrado. In trasferta capitavo in stadi caldissimi come Zagabria, Spalato o al Partizan di Belgrado.. >.
Il percorso di lancio del giovane talento poteva, però, subire un arresto alle soglie della Nazionale. Per Savicevic una delle cause dell’insuccesso della Jugoslavia a Italia ’90 furono soprattutto: “ le scelte del CT, Osim. Lui era troppo legato ai veterani. Gente come Susic era stato un grande fuoriclasse ma nel ’90 aveva 37 anni. Giocai poco proprio per fare spazio a Susic… Se Osim avesse avuto un po’ di coraggio, in panchina avrebbe visto me, Jarni, Suker, Boksic.. Dopo il Mondiale divenni titolare fisso, fino alla dissoluzione>” Risentire queste considerazioni oggi fa venire una notevole nostalgia, sia per quello che era quella Nazionale jugoslava e sia per quello che sarebbe potuto diventare senza le Guerre fratricide dell’ultimo decennio del Novecento. Analizzando razionalmente il discorso di Savicevic, al quale va affiancato anche una famosa battuta di Osim riportata nel dialogo da Nosotti, : <la formazione? Un rompicapo… ho 10 Savicevic che non posso mettere tutti in campo>, si intuisce che un sistema calcistico funzionante ha come piacevole conseguenza la produzione abbondante di calciatori talentuosi. Una situazione del genere è sempre positiva, un tempo anche i CT azzurri venivano “processati” addirittura per le mancate convocazioni (ricordiamo quelle di Pruzzo, Beccalossi, Mancini, Zola o Baggio) mentre oggi fanno fatica a trovare valide alternative per i titolari in alcuni ruoli. Una situazione drammaticamente paradossale.
Ritornando all’intervista di Savicevic, un altro punto nodale della discussione si è toccata quando sono state affrontate le difficoltà del montenegrino al Milan: < ..il primo anno, lo sapete tutti, ho avuto molte difficoltà … poco spazio e molte critiche da parte di mio allenatore: Capello. A fine anno tutto lo staff tecnico era d’accordo su di me: dovevo andare via dal Milan. Arrivò Berlusconi a inizio maggio e parlò con me e poi con lo staff. Alla fine disse: “ Se Savicevic non torna ad essere quello della Stella Rossa è colpa vostra. Quindi per me siete voi quelli da cambiare”. Alla fine anno trovai fiducia e giocai con continuità, insomma sono ritornato Savicevic.. >. Tutti conosciamo la visione profondamente estetica del calcio di Silvio Berlusconi, il suo amore per i grandi fantasisti e per il bel gioco è cosa risaputa e non sorprende la sua posizione.
Tuttavia è importante sottolineare che la conoscenza del bel gioco, oltre al piacere di vedere ed apprezzare il talento dotato di grande inventiva, è cruciale nella costruzione di una squadra di calcio vincente. In questo aneddoto raccontato dal montenegrino viene messo in risalto una visione, quella berlusconiana, estetica che supera la qualità e il dato oggettivo, che in quel momento era giustificato dallo staff tecnico. Savicevic veniva spesso accusato di scarso interesse per la fase difensiva oltre che ad una condotta lunatica, tutte condizioni che per Berlusconi erano secondarie rispetto alle giocate del montenegrino nelle sue giornate di vena. In un calcio, quello moderno, nel quale il talento è notevolmente ingabbiato non solo dalla tattica, come avveniva negli anni ’90, ma anche dalle statistiche, che sono alla base degli algoritmi, è importante saper apprezzare e difendere il talento individuale difendendolo dai tentativi di soppressione.
La Storia ha poi dato ragione al presidente del Milan, anche solo per la splendida notte di Atene del 18 maggio 1994 dove il Genio fu uno dei protagonisti assoluti della serata. A tal proposito Dejan ammette che < si il Barcellona era una ottima squadra: Stoichkov, Koman, Romario e Guardiola.. e noi non avevamo Baresi e Costacurta. Ma le dichiarazioni di Cruijff ci caricarono, mi caricarono moltissimo.. >. Al 22’ Zubizarreta esce quasi sui piedi di Dejan, il quale colpisce la palla con il piede sbagliato: ne scaturì un cross strano, quasi magico, racconta Savicevic: <Ho avuto fortuna… tirando con la destra ho colpito male, ho picchiato con il sinistro e la palla è andata a Massaro che ha segnato… >.
Al 2’ della ripresa, invece, inventa quello che è stato votato come il goal del Secolo. Albertini allarga sulla destra, Nadal sembra in vantaggio e prima di spazzare fa rimbalzare il pallone. Dejan gli si para davanti e alto lo anticipa, con un piede forse un po’ troppo alto: il pallone s’impenna e scavalca il difensore, Savicevic è più veloce del difensore del Barcellona. Lascia rimbalzare la palla e con un sinistro vellutato disegna un arcobaleno che sembra essere riprodotto con un compasso. Zubizarreta è attonito: prova con un colpo di reni ma la parabola è troppo perfetta per potere essere intercettata. Il pallone, nel silenzio di uno stadio ammutolito per la giocata, s’insacca nel sette e in un secondo distrugge anni di rivoluzioni tattiche e novità dentro e fuori dal campo di Cruijff, immobile in panchina. Pizzul commentò l’azione con un poco ortodosso: “min…a un goal incredibile…”. Savicevic ammette, con un sorriso sardonico <… ho incontrato due volte Zubizarreta dopo… beh (scoppia a ridere). L’ho visto fuori e .. ci ho provato>. Semplicemente: il Genio..

BIO: Stefano Terranova, nato a Policoro (Mt) 37 anni, insegnante di Storia e Storia dell’Arte. Seguo il calcio per passione, convinto che dietro un pallone che rotola c’è sempre una storia interessante da raccontare, dietro un gesto tecnico un pò si sprezzatura da ammirare










2 risposte
Ciao Stefano, bel pezzo complimenti. Solo un inciso: sul goal di savicevic nella finale di Atene asserisci che sia stato votatocome goal del secolo…A me sinceramente non risulta… in quale referendum? Grazie.
Indimenticabile Genio i Suoi Dribbling unici e Affascinanti Grazie per Tutto Quello Che Hai Fatto Per il Milan.