ATHLONE TOWN E IL FANGO DELLE MIDLANDS

Il fango delle umide e inospitali midlands irlandesi, 50 anni fa, diedero il benvenuto al pullman del Milan, che si impantanò nei pressi del St.Mel’s Park di Athlone, il campo dell’Athlone Town.

Baile Átha Luain, il nome di Athlone in gaelico, era un paesino esattamente a metà strada tra Galway e Dublino, nel mezzo dell’Irlanda, attraversato longitudinalmente dal fiume Shannon, che 170 chilometri più a sud-ovest si immette nell’Oceano Atlantico attraverso la lunga e frastagliata insenatura di Limerick.

Era il 22 ottobre 1975 e il Milan, reduce dal quinto posto nella stagione 1974/75, quell’anno giocava la Coppa Uefa, terza competizione europea dopo Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe, ma l’ambiente rossonero non era per nulla fluido e tranquillo.

Sulla panchina rossonera sedeva già Giovanni Trapattoni, leggenda rossonera da giocatore che in quella stagione aveva iniziato da allenatore in seconda, e che tre settimane prima era subentrato a Gustavo Giagnoni, il tutto sotto la direzione tecnica del Paron Nereo Rocco, ritornato per l’occasione in soccorso del Milan in un momento difficile a livello societario.

Era in corso infatti la frattura insanabile tra il Presidente Albino Buticchi e la bandiera rossonera Gianni Rivera, con la famosa minaccia da parte del Presidente di scambiare sul mercato il gioiello di Alessandria con l’ala destra del Torino Claudio Sala.

Pochi giorni prima della trasferta irlandese, a settembre 75, Rivera rilevò le quote societarie da Buticchi per poi formare successivamente una nuova società con Vittorio Duina come presidente a capo di una cordata formata da imprenditori milanesi come Dino Armani e Ferruccio Bogarelli, chiamata Finanziaria Milan.

Nonostante i dissidi societari i rossoneri stavano comunque andando bene, avevano guadagnato l’accesso alla fase finale della Coppa Italia, mentre nel primo turno di Coppa Uefa (Trentaduesimi di Finale) eliminarono i forti inglesi dell’Everton, 0-0 a Goodison Park all’andata e 1-0 a San Siro al ritorno con rete di Egidio Calloni su rigore al 64′, 

Arrivarono quindi i Sedicesimi di Finale di Coppa Uefa e i rossoneri dovettero affrontare gli irlandesi dell’Athlone Town, con la prima gara in trasferta.

Athlone era un paesello popolato da 15000 anime, di cui 10000 presenti al St.Mel’s Park, accalcati all’inverosimile sulle precarie tribunette dello stadio, in un classico ottobre umido e come detto fangoso nel cuore della isola verde.

Era un Davide Contro Golia quella partita, i titolatissimi rossoneri, già vincitori di due Coppe dei Campioni, contro una squadra di uno sperduto paese nelle midlands irlandesi, che ovviamente giocò la partita della vita.

La gara terminò infatti 0-0, anche con un rigore parato da Enrico Albertosi a John Minnock sul finire del secondo tempo, una grande prova di tenacia e passione per i nerazzurri irlandesi, che uscirono tra i commossi applausi dei propri tifosi.

Nella gara di ritorno a San Siro il Milan vinse 3-0 ma non senza fatica, sbloccando il risultato solo al 63′ con Francesco Vincenzi, rete seguita poi dalla doppietta di Capitan Romeo Benetti al 70′ e al 77′ su rigore, eliminando gli irlandesi, che ricevettero comunque una grande accoglienza da parte dei propri tifosi al ritorno da Milano.

Il Milan poi superò lo Spartak Mosca negli Ottavi di Finale, ma venne eliminato ai Quarti dai belgi del Brugge, 2-0 nelle Fiandre, e 2-0 per il Milan a San Siro con reti di Albertino Bigon e Luciano Chiarugi, fino alla rete qualificazione belga di Hynderyckx al 74’, davanti ad un San Siro ammutolito. I belgi poi arrivarono in Finale, battuti dal Liverpool di Kevin Keegan, anche se qui siamo già tornati a parlare di calcio “mainstream”.

Le cose che rimangono degli scatti di quel tempo, al centro dell’Irlanda, immagini che incontrovertibilmente trasudano sudore e umidità, sono la passione e gli sguardi di quelle persone, gli spalti e il bordo campo pieni all’inverosimile di persone di ogni età, tutti accalcati a ridosso del campo per pura passione e gioia, dove lo spettacolo era la partita e dove i protagonisti erano i 22 che scendevano in campo.

Nessuna nostalgia, nessuna dietrologia, nessun rimpianto e nessuna malinconia, solo immensa passione e incommensurabile amore per il gioco del calcio, che quel giorno al St.Mel’s Park ha trovato, e continua ancora oggi a trovare su ogni campo fangoso della infinita provincia mondiale, la sua più vera, radicata e meravigliosa essenza.

BIO: Daniele Vecchi è un giornalista, scrittore, commentatore, TV producer e Communication Manager di Ferrara. Ha scritto 12 libri di basket, calcio e narrativa, l’ultima sua opera è “QUANDO ERAVAMO LA PREMIER”. 

Ex musicista, da sempre nel mondo dello sport, commenta la Bundesliga per Sky Sport Switzerland, il Guinness Six Nations di rugby, collabora con La Giornata Tipo, con la Lega Volley Maschile e con la CEV (Confédération Européenne Volleyball).

Una risposta

  1. Grazie Daniele per questo “tuffo nel passato”. Ricordo molto bene questo confronto anche perché i compagni di scuola ( avevo 12 anni) mi presero in giro x giorni xche avevamo giocato cibtri una squadra della quale manco si sapeva pronunciare il nome…Mi piace l’assenza tra fango e calcio vero, forse perché anche i campetti del lodigiano che frequentavo all’epoca l’erba la vedevano sa molto lontano….Grazie davvero. ❤️🖤

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