PSG-Atletico Madrid, Mondiale per Club 2025 (CWC).
I francesi aprono le danze e Vitinha, autore del calcio d’inizio, mette in pratica la stessa strategia vista nella finale di Champions League contro l’Inter e nelle precedenti gare a eliminazione diretta.
Il portoghese lancia lungo e manda il pallone in fallo laterale, sulla corsia destra, quasi a ridosso della bandierina.
Il piano dei Campioni d’Europa è chiaro, studiato e allineato con l’idea di pressione voluta da Luis Enrique: baricentro alto, azzerare il ragionamento degli avversari e recuperare palla imbrigliando gli opposti in una gabbia tattica.
I Colchoneros del Cholo Simeone, però, preparati all’eventualità, non si lasciano cogliere di sorpresa e disinnescano la mossa del PSG con una contromossa tempestiva.
Galan raccoglie subito la palla a bordo campo e la rimette in gioco velocemente, togliendo ai francesi la possibilità di iniziare la riaggressione e affacciarsi in massa sulla trequarti.
Nonostante ciò, i parigini avanzano ugualmente e proseguono col gegenpressing, a testimonianza di quanto il principio instillato dall’allenatore spagnolo abbia definito la mentalità della squadra, pronta a sacrificarsi e a combattere su ogni pallone. Insieme. Alla fine Les Rouge-et-Bleu vincono 4-0 (marcatori: 19′ Fabian Ruiz, 46′ p.t. Vitinha, 87′ Mayulu, 97′ rig. Lee Kang-in) e rifilano un poker agli spagnoli, dominando in lungo e in largo nel corso del match.
COMUNICARE IN MODO CHIARO I PRINCIPI DI GIOCO
Tutto parte dal pensiero e da come esso può essere trasferito da un mittente a uno o più destinatari, dall’allenatore ai suoi effettivi. Non in modo meccanico, ma razionale e consapevole: nel calcio di oggi, e nella sua evoluzione digitale-antropologica (perché lo sport è fatto di uomini e professionisti, figli di un’epoca in costante mutamento, a livello sociale e culturale), non contano gli schemi ma i principi di gioco, ossia la predisposizione nel riconoscere le situazioni in campo e i continui cambiamenti.
Come? Parlando un linguaggio comune – come affermato di recente da Roberto De Zerbi – e condividendo una grammatica “pulita” che consenta a ogni singolo di comprendere le intenzioni dell’altro e agire di conseguenza.
“Se avessi avuto più tempo, ti avrei scritto una lettera più breve“. Luis Enrique ha raccontato il suo approccio comunicativo con i calciatori citando le parole di Blaise Pascal e motivando le sue idee fuori dal campo.
Sulla scia della “legge della minima informazione”, secondo il tecnico del PSG i video di preparazione alle gare devono essere brevi, così da non annoiare o distrarre nessuno: informazioni essenziali per trasmettere ai giocatori messaggi mirati, conoscenza dei concetti e di tutti gli strumenti per affrontare ogni variabile. E quindi saper fare una determinata cosa, nello spazio e nel tempo, in qualsiasi momento.
“Less in more”. Ossia, “meno è più” o “meno è meglio”. Eliminare il superfluo per valorizzare l’essenziale, senza banalizzare la complessità, in linea con la filosofia di design di Van der Rohe. Una modalità che, a detta di “Lucho”, permette agli atleti di scendere in campo con la testa libera, pronti a dare il massimo e a giocare per divertirsi.
L’allenatore del PSG ha spiegato quanto sia importante, per lui e il suo staff, semplificare le istruzioni rivolte ai giocatori:
“Stiamo cercando di arrivare al punto di dare loro il minor numero di informazioni possibile. Spesso l’allenatore tende a dire molte cose per sentirsi tranquillo. Passeremo molti mesi a pensare al messaggio che voglio darvi, in modo che quando ve lo darò, siate in grado di assimilarlo”.
L’obiettivo è chiaro: ridurre al minimo le difficoltà dei principi, trasferendo solo ciò che è davvero fondamentale. Un approccio che non sottrae la componente tattica, ma la rende più fruibile ai giocatori e fortifica la tecnica individuale in un quadro più ampio e collettivo.
Cognizione, identità, partecipazione: “Unus pro omnibus, omnes pro uno”, proprio come Dumas comanda.
E seguendo questa tesi, con 11 (+5) moschettieri all’attivo, il PSG pensa, interpreta ed esegue, rispolverando il comandamento numero 1 del pallone, dal Vangelo secondo Johan Cruijff: “Il calcio si gioca con la testa. Se non hai testa, le gambe da sole non bastano”.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Nato lo stesso giorno di Bobby Charlton, cresciuto con il mito di Johan Cruijff e le magie di Alessandro Del Piero. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.
- Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
- Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema”; “Vanzina: una famiglia per il cinema”; “Noi che…le vacanze di Natale” e “Cult in campo: L’allenatore nel pallone…40 anni dopo”.
- Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
- Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
- Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News, scrivendo le analisi delle partite dei biancorossi e partecipando alla trasmissione Binario Sport.
- Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
- Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017) e il saggio “Nel segno del doppio” nel libro “Mediaset e il cinema italiano. Film, personaggi, avventure” di Gianni Canova e Rocco Moccagatta.









