GRAZIE A MAGLIAROSSONERA.IT PER L’IMMAGINE DI COPERTINA
Capita, a volte, in quel mondo fatato che è la lettura, di trovare la giusta ispirazione per la scrittura. Ai più anziani, quelli che captavano le frequenze di Tele Capodistria, il nome di Sergio Tavčar suonerà familiare e riporterà alla memoria la sua voce. Nel libro “L’uomo che raccontava il basket”, edito da BEE, parlando del primo storico successo della Jugoplastika, si esprime in questi termini: “Il piano gioco era: giocano primi cinque finché uno non fa cinque falli, crolla infartato, altri entrano in casi eccezionali e gli allenatori volevano che a vincere fosse la squadra non loro.
Per questo il quintetto della Jugoplastika era blindato.” Il lettore potrebbe, a questo punto, sentirsi disorientato, ma vado subito al sodo. Esistevano un tempo le formazioni tipo, quelle che mandavi a memoria come le giaculatorie e che riportavano alla mente ricordi di successi e, talvolta, nefaste sconfitte. Ed è così che, nell’iniziazione al mondo Milan, fatta di VHS consumati avidamente e rimandati in loop, una delle prime line-up che sapevo meglio, finanche della poesia San Martino di Carducci, recitava pressappoco così: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Rosato, Malatrasi, Trapattoni, Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, Prati. Di quell’undici eccezionale, capace di scrivere pagine uniche in Italia, in Europa e nel mondo, Mario Angelo Anquilletti recitava la parte dell’uomo silenzioso, ma deciso. Il caro Filippo mi ha riferito di un aneddoto del dottor Monti. Nel weekend che precedeva la partita l’Anguilla, tenendo il borsello sotto braccio, chiedeva “chi l’è el pü sé fòrt?” – letteralmente “chi è il più forte?”. Avrebbe riservato al povero malcapitato attenzioni degne di un orso. Perché, in fondo, a detta sua, più che a rassomigliare ad un’anguilla, il Nostro si sentiva un orso silenzioso e schivo, ma dal cuore grande. Mascella incavata, sguardo magnetico da duro del western, avrebbe indubbiamente messo timore a chiunque avesse provato a sgusciargli via.
Dopo gli esordi con la Solbiatese, passò all’Atalanta. Un bel giorno se la dovette vedere con Gigi Riva in Cagliari-Atalanta del 15-11-1964, giorno tra l’altro del suo esordio assoluto in Serie A. Non fu un pomeriggio facile per Rombo di Tuono, che toccò pochi palloni e che fu spesso anticipato dal giovane terzino rossonero. Qualcuno, forse per voler giustificare l’attaccante o per sminuire la prestazione dell’atleta nerazzurro, disse che il Riva non era apparso in ottima giornata. Il giornale La Notte di Milano ebbe della questione un’altra visione: “II pivello Anquliletti, con i volponi Colombo e Gardoni, non si è mal lasciato incantare da Gigi Riva. Il suo è stato senza dubbio un ottimo esordio. Oltre alla partita, l’Atalanta ha trovato anche un terzino.”
E lo trovò anche il Milan qualche anno più tardi, desideroso di riprendersi la leadership cittadina ai danni dei cugini, che all’epoca equivaleva ad una cattolica supremazia. Arrivò nel Milan nel 1966 ed esordì in Milan-Mantova del 2 ottobre 1966. Per accaparrarselo, Carraro aveva dato all’Atalanta Pelagalli e Pioppi in comproprietà. Si inserì ben presto nella litanica formazione rossonera che avrebbe fatto le fortune di Rocco e del Diavolo. La sua maglia fu la numero 2, quella che in un tempo lontano era affidata al terzino destro. 2 come i suoi unici gol col Milan, segnati nel giro di pochi minuti in una serata di Coppa delle Coppe al Levski Sofia. Deve aver suscitato un particolare terrore nei bulgari che lo ricordarono come un incubo e lo considerarono molto più pericoloso del più noto e talentuoso Hamrin.
Arrivarono i successi, il campionato e la Coppa delle Coppe. Poi, senza soluzione di continuità, la Coppa dei Campioni, vinta sulla forma embrionale dell’Ajax che avrebbe spadroneggiato di lì a poco in Europa, e la Coppa Intercontinentale. Ogni tanto il calendario gli metteva di fronte Riva e la sfida attirava l’attenzione dei giornali, pronti a caricare di sensi ulteriori la contesa tra isolani e milanesi, come avvenne il 1 dicembre del 1968. Volete sapere come finì? 0-0. Insomma, Anguilla era riuscito a fermare ancora una volta il bomber, che soffriva una sorta di mal di San Siro (non riuscì in quella stagione nemmeno a segnare all’Inter).
Gioie tante, ancora coppe, in particolare quella vinta a Salonicco contro il Leeds, ma anche delusioni cocenti come la Fatal Verona, pegno che pagarono in molti e che tolse la stella che avrebbero meritato.
È rimasto legato al Milan fino al 1977, riuscendo ad aggiungere al suo invidiabile palmarès un’altra Coppa Italia, la quarta.
Più complesso il suo rapporto con la Nazionale. In un’epoca fatta di formazioni tipo, difficile pretendere che Valcareggi facesse a meno di Burgnich, che occupava la stessa posizione di Anquilletti. Vinse l’Europeo del 1968 senza mai giocare.
Il 2 torna anche con la maglia dell’Italia ma in termini di presenze. Esordisce contro il Messico l’1 gennaio 1969 e gioca la sua seconda ed ultima partita ancora contro il Messico qualche giorno dopo, nel contesto di una tournée in vista del Mondiale messicano. Per lui Messico significa nuvole nere e tristi. Poco prima del torneo si infortuna gravemente, perdendo l’occasione di vivere l’esperienza tra le alture degli stadi. Il 29 marzo 1970 si fece male nella sfida contro la Juventus. A seguito di uno scontro fortuito con Leonardi, riportò una grave distorsione alla caviglia destra che lo estromise dalla corsa per un posto in Nazionale.
Finì la carriera al Monza, ma è rimasto sempre legato ai colori rossoneri. A Vienna chiese l’autografo a Berlusconi per il figlio, dopo aver assistito alla vittoria dei nostri ragazzi sul Benfica.
Alcuni investimenti sfortunati e l’incontro con finti amici, hanno reso più difficile gli anni al di fuori del calcio.
Ci ha lasciati il 9 gennaio 2015, all’età di 71 anni.
Con il Milan ha giocato 418 partite e segnato 2 reti.
Ha vinto tutto: 1 scudetto (1967/1968), 4 Coppe Italia (1966/1967; 1971/1972; 1972/1973; 1976/1977); 1 Coppa dei Campioni (1968/1969); 2 Coppe delle Coppe (1967/1968; 1973/1973); 1 Coppa Intercontinentale (1969).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










3 risposte
Buongiorno Vincenzo, sono felice di aver letto questo omaggio al grande Anquilletti, terzino di grande forza e vitalità del Milan di Rocco.
Anquilletti, credo sia stato il compagno di squadra che ha giocato più partite insieme a Rivera.
Io lo ricordo alla fine del periodo rossonero cioè negli anni 1975/76 e 1976/77: forse non era più l’Anquilletti dei giorni migliori, ma quando era in campo sapevi che avrebbe dato l’anima per il diavolo…rossonero, ovviamente.
Anche lui, come Biasiolo, Calloni, Sabadini e Turone, avrebbe meritato di cucirsi la Stella.
Lui però un pochino di più come è stato per Rivera.
Bel pezzo Vincenzo! Anquilletti è stato un gran bel difensore, corretto, mai sopra le righe, umile e che sicuramente avrebbe meritato di giocare più spesso in Nazionale ma la rocciosità di Burgnich glielo negó. Buona serata e un caro abbraccio.
Massimo 48❤️🖤
Vincenzo, grazie per il bel pezzo su Anguilla.
«Cudicini, Anquilletti, ecc.» è stata la prima poesia che ho imparato a memoria alle elementari, ben prima del San Martino di Carducci, come hai opportunamente fatto notare.
Anguilla faceva parte del primo Milan che vidi giocare a San Siro con il mio papà. L’avversario era il Lanerossi Vicenza (1972) e finì 5-0.
È ancora vivissima in me l’emozione di quel momento: l’ingresso del Milan in campo e la gioia al gol di Rivera.