IL RINVIO DEL PORTIERE MODERNO – 2- : PERCEZIONE, AZIONE…

Quando osserviamo un portiere effettuare un rinvio, siamo portati naturalmente a concentrarci sul gesto: la rincorsa, il piede d’appoggio, il contatto con il pallone, la traiettoria e la distanza raggiunta. È ciò che vediamo e, proprio per questo, è ciò che per molto tempo abbiamo considerato il cuore del problema. Ma il gesto che osserviamo rappresenta soltanto la parte finale di un processo molto più complesso. Prima che il piede colpisca il pallone, il portiere ha già dovuto raccogliere informazioni, interpretare la situazione, riconoscere le possibilità offerte dal gioco e scegliere una soluzione. È qui che, a mio avviso, dobbiamo iniziare a cambiare il modo di allenare il rinvio.

Il portiere moderno non riceve semplicemente il pallone e decide cosa farne. Durante la partita è continuamente immerso in un ambiente che cambia: la posizione dei compagni, il movimento degli avversari, la pressione, gli spazi che si aprono e si chiudono, la posizione della linea difensiva e quella degli attaccanti modificano in ogni momento le possibilità disponibili. La qualità della sua distribuzione dipende quindi dalla capacità di leggere questa situazione prima ancora di eseguire il gesto. La FIFA, nei propri materiali dedicati al gioco del portiere, sottolinea proprio questa dimensione. Il portiere, quando la squadra è in possesso, deve essere in grado di offrire una soluzione, assumere una posizione utile rispetto a compagni e avversari e contribuire a determinare la velocità e la direzione della manovra. La distribuzione viene inoltre considerata in relazione al tipo di pressione esercitata dall’avversario e all’obiettivo di mantenere o far progredire il possesso. (FIFA Training Centre⁠).

Questa prospettiva porta direttamente a un concetto fondamentale: prima del piede viene la percezione. Pensiamo a un rinvio dal fondo. Il portiere si avvicina al pallone e ha davanti a sé diverse possibilità. Può giocare corto, può cercare un compagno tra le linee, può utilizzare un cambio di gioco, può giocare oltre la linea difensiva oppure può scegliere una soluzione più diretta. Nessuna di queste opzioni è automaticamente corretta. La scelta dipende dal contesto. La FIFA ha sintetizzato questa varietà attraverso un vero e proprio Distribution Framework, distinguendo distribuzioni “around”, “through”, “into”, “onto” e “beyond”. La classificazione è interessante perché sposta l’attenzione dal gesto alla funzione del passaggio: aggirare la pressione, superare una linea, giocare nello spazio, cercare un compagno in situazione di duello oppure attaccare lo spazio alle spalle della linea difensiva. (FIFA Training Centre⁠).

Il portiere, quindi, non deve semplicemente sapere calciare in più modi. Deve riconoscere quale soluzione utilizzare.Ed è proprio qui che entra in gioco la scansione visiva. Nei lavori proposti dal FIFA Training Centre dedicati alla costruzione dal basso, ai portieri viene richiesto di osservare continuamente il campo, anche prima di ricevere il pallone, per identificare le migliori opzioni disponibili. Non si tratta di guardare il gioco una sola volta e poi eseguire: l’informazione deve essere continuamente aggiornata perché anche il contesto cambia continuamente. (FIFA Training Centre⁠). Questa è una differenza fondamentale rispetto all’allenamento tradizionale del rinvio.

Se mettiamo il portiere davanti a dieci palloni consecutivi e gli chiediamo di calciare verso lo stesso bersaglio, possiamo certamente lavorare sulla tecnica. Possiamo migliorare la coordinazione, la precisione e la qualità del contatto. Ma non stiamo necessariamente allenando la capacità di scegliere. La partita ci presenta un problema completamente diverso. Il portiere deve osservare mentre l’azione si sviluppa, aggiornare le informazioni, riconoscere la pressione e decidere quale soluzione sia più conveniente. Per questo motivo anche la metodologia deve progressivamente avvicinarsi alla realtà del gioco. Il Settore Tecnico della FIGC, nei propri percorsi formativi dedicati all’evoluzione del ruolo, ha sottolineato proprio l’importanza di una metodologia che integri fase globale, analitica e situazionale, arrivando a situazioni nelle quali il portiere debba conoscere e costruire il gioco. (FIGC⁠). Non significa abbandonare la tecnica analitica. Significa darle un significato. Prima posso lavorare sulla qualità del gesto. Poi posso chiedere al portiere di scegliere tra più bersagli. Successivamente posso modificare la pressione, la posizione dei compagni e degli avversari, il tempo disponibile e la conseguenza della scelta. In questo modo il gesto tecnico smette progressivamente di essere un fine e diventa uno strumento per risolvere un problema di gioco.

È una distinzione che considero fondamentale anche nel lavoro quotidiano con i giovani portieri. Un errore di rinvio non dovrebbe essere giudicato sempre e soltanto dalla traiettoria finale del pallone. Dobbiamo chiederci cosa è successo prima. Il portiere aveva visto la soluzione? Aveva letto correttamente la pressione? Aveva riconosciuto lo spazio? Aveva scelto una soluzione coerente con la situazione? Oppure ha eseguito un gesto tecnicamente corretto partendo da una decisione sbagliata? Sono domande diverse e conducono a correzioni diverse. La stessa FIFA, osservando il calcio internazionale recente, ha evidenziato come i portieri siano sempre più coinvolti nella costruzione e come la capacità di variare la distribuzione sia diventata importante per evitare di rendere la squadra prevedibile. Al FIFA U-20 World Cup 2025, per esempio, gli esperti hanno osservato un aumento dell’utilizzo di palloni oltre la linea difensiva come scelta intenzionale per attaccare lo spazio alle spalle degli avversari, insieme alla necessità di adattare la distribuzione a tipo di pressione ricevuta.

Questo ci porta a una conclusione che considero centrale: un grande rinvio non è necessariamente quello più lungo, più potente o tecnicamente più spettacolare. È quello che nasce dalla lettura corretta della situazione e permette alla squadra di ottenere un vantaggio. Il piede esegue ciò che il cervello ha deciso. Per questo, quando parliamo di rinvio moderno, dovremmo smettere di chiederci soltanto quanto lontano riesca a calciare un portiere e iniziare a chiederci quanto bene riesca a leggere il gioco prima di farlo.

La tecnica rimane fondamentale. Ma la tecnica senza percezione rischia di diventare soltanto un gesto ben eseguito. Il portiere moderno deve invece imparare a trasformare l’informazione in una decisione e la decisione in un’azione efficace. È questo il passaggio che porta dal portiere che sa calciare al portiere che sa giocare. Nel prossimo articolo entreremo nel cuore del gesto: la biomeccanica del rinvio. Analizzeremo come il corpo costruisce velocità, equilibrio e precisione e perché la qualità del risultato non dipenda soltanto dalla forza applicata al pallone, ma dalla capacità dell’intera catena cinetica di trasferire energia nel momento corretto.

BIO: ANTONIO FERRARO

Allenatore dei portieri con oltre vent’anni di esperienza nel calcio, maturata in contesti professionistici e dilettantistici ad alto livello. Nel corso della carriera ha operato all’interno del settore giovanile professionistico del Torino Calcio, affiancando allo sviluppo tecnico una costante attenzione agli aspetti percettivo-decisionali della prestazione del portiere.

In possesso di Laurea Magistrale in Scienze Motorie, integra competenze accademiche e metodologiche con l’esperienza di campo, sviluppando modelli di allenamento basati sull’evoluzione del ruolo nel calcio moderno.

È abilitato UEFA A e specializzato come Allenatore dei Portieri con qualifica UEFA Goalkeeper B (UEFA GKB), titoli che certificano una preparazione avanzata nella gestione e nello sviluppo della prestazione specifica.

Nel corso del proprio percorso ha lavorato in diverse categorie, dalla Serie C ai campionati di Eccellenza e Promozione, confrontandosi con contesti competitivi differenti e contribuendo alla crescita di portieri in tutte le fasi del loro sviluppo.

L’attività è orientata allo studio e all’applicazione di modelli prestativi innovativi, con particolare riferimento ai processi di scanning, anticipazione e preparazione motoria, elementi chiave nel ruolo del portiere nel calcio contemporaneo.

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