L’ELEGANZA E LA CLASSE: INIESTA E L’ANIMA DEL FUTSAL

L’eleganza è un termine che deriva dal latino “elegantia” e sta a significare “chi sa scegliere”. Il concetto di eleganza è associato a quello di buon gusto, di bellezza, ma allo stesso tempo di semplicità. La persona elegante è colei che si permette di sottrarsi qualcosa.

Tutti noi abbiamo ascoltato almeno una volta i cronisti affermare “La classe non è acqua”; questo modo di dire è stato forgiato dai cronisti calcistici tra gli anni Cinquanta e Sessanta per affermare che taluni giocatori anziani erano comunque dotati di grandi abilità tecniche durature, come lo è l’acqua. Ma la classe non è solo riconducibile all’età anagrafica, in quanto è elemento costituente del giocatore stesso, pertanto sin dai primi calci dati al pallone.

Nelle rose delle squadre calcistiche, i giocatori di interdizione sono coloro che, grazie alle loro capacità condizionali e alle abilità tecniche di sottrazione del pallone o di rallentamento dell’azione avversaria, fanno il cosiddetto “lavoro sporco”. Taluni tendono, in gergo, a definirli anche giocatori di quantità; “box to box”, per il ruolo che ricoprono in una squadra. Tali giocatori andrebbero sempre elogiati anche solo per i metri di campo che, con grande umiltà, sono in grado di coprire e per l’enorme sacrificio in termini di ossigeno che compiono in fase difensiva.

In alcuni casi sono giocatori non particolarmente graziosi dal punto di vista estetico, ma estremamente efficaci. Ad essi, nella visione popolare del calcio, si contrappongono i giocatori eleganti, quelli considerati di classe, per l’appunto. Ed è su quest’ultimi che vorrei soffermarmi per qualche riga.

Per quello che è il mio pensiero, sono solito associare eleganza e classe alla postura del giocatore, alla fluidità nella corsa, all’accuratezza nel posizionamento in campo, alla dolcezza delle giocate, alla visione di gioco, all’intuito, all’ordine e alla precisione, al mantenimento della calma sotto pressione, all’abilità nella guida della squadra nei momenti difficili della partita, ma non solo in tali circostanze: anche all’eccellenza in quei gesti tecnici che richiedono spirito di iniziativa e impiego del pensiero astratto. Quindi esistono diversi tipi di classe? La classe è la classe, ma esistono certamente giocatori di classe aventi caratteristiche e posizioni differenti. Basti pensare a quella moltitudine di calciatori che sono stati e sono attualmente in circolazione. Il loro stile di gioco sembra non richiedere sforzo.

Ma l’eleganza è utile nel calcio o un esercizio stilistico fine a se stesso? Il calcio moderno è improntato tantissimo su fisicità e velocità, lo sappiamo, elementi più evidenti agli occhi di tutti. Ma nel calcio professionistico di élite, dove la differenza si gioca sui dettagli, tutto ciò non è sufficiente. Diceva Cruijff che «la creatività non fa a pugni con la disciplina».

I giocatori di classe hanno spesso un’innata attenzione al dettaglio, il che li aiuta a sviluppare la capacità di anticipazione, nonché a curare un livello di efficacia delle proprie giocate in partita che è superiore a quello degli altri calciatori.

Usano la loro eleganza mettendola a disposizione dei compagni di squadra. Lo stile di classe li abitua a giocare a testa alta, ad analizzare il contesto, a non sprecare mai, a provare gusto per il bello, controllando la palla senza spesso guardarla, a testa alta. È in tutto ciò che l’eleganza si sposa con l’utilità e l’efficacia.

Il calciatore elegante è bellezza, è armonia… ma non solo.

ANDRES INIESTA

Parlando di eleganza e classe, uno dei migliori giocatori dotati di tali virtù è stato Andrés Iniesta.

Iniesta è nato a Fuentealbilla nel 1984. Il suo talento lo porta a entrare nella Masia del Barça all’età di 12 anni. I blaugrana non tardano a notarlo, tanto che nel 2002 esordisce in prima squadra grazie a Louis van Gaal, anche se sarà poi grazie a Frank Rijkaard che diventerà un punto fermo negli anni successivi. Ma Iniesta è ricordato soprattutto per il ciclo guidato da Pep Guardiola (2008-2012). Nel 2009 è memorabile il suo gol allo scadere contro il Chelsea allo Stamford Bridge, che qualificò il Barça in finale di Champions League.

Con la Nazionale Spagnola è rimasto negli annali del calcio “Il gol”: era l’11 luglio 2010, quando nella finale dei Mondiali in Sudafrica contro l’Olanda, al minuto 116 del tempo supplementare segnò il gol che consegnò alla Spagna la Coppa del Mondo. Un tiro di destro al volo che lo ha reso un’icona e una leggenda.

A livello di club, nel 2018 passa al Vissel Kobe in Giappone, dove è considerato una vera star. Ma chiuderà poi la sua carriera strepitosa all’Emirates Club (UAE), giocando la stagione 2023-2024 negli Emirati Arabi Uniti.

I numeri al Barcelona: ha collezionato 674 presenze ufficiali, segnato 57 gol e servito 135 assist, vincendo ben 32 trofei con il club.

Palmarès – i trofei principali:

  • Club: 9 Liga, 6 Copa del Rey, 4 Champions League con il Barça
  • Nazionale: 1 Mondiale 2010 + 2 Europei 2008 e 2012

LA CLASSE DI INIESTA ED IL LEGAME CON IL FUTSAL 

Iniesta è sempre stato un maestro del dribbling nello stretto e del controllo orientato, capace di liberarsi degli avversari con una naturalezza e una fluidità uniche. Movimenti compassati, visione anche dietro la nuca e passaggi millimetrici eseguiti con una calma disarmante. Sul rettangolo di gioco era efficace ed elegante.

Il Futsal mi ha insegnato a pensare veloce e a decidere in spazi stretti”.

Perché il Futsal è stato una chiave del suo successo da calciatore?

Per rispondere alla domanda basta ricordare le sue caratteristiche principali: visione periferica fuori dal comune, pallone magicamente attaccato al piede, capacità di destreggiarsi in spazi ristretti. Tutte virtù che ha sviluppato e accresciuto nel suo passato nel futsal, grazie al piccolo campo della sua Fuentealbilla, al pallone a rimbalzo controllato, alla pressione costante dell’avversario che per 40 minuti non ti lascia ossigeno. Nel Futsal con tutta probabilità ha appreso anche uno dei suoi dribbling più caratteristici: “la croqueta”. Un fondamentale dribbling in rapidità che consiste nello spostare il pallone da un piede all’altro con due tocchi fluidi e continui per superare un difensore, sfruttando gli spazi stretti tipici del calcio a cinque. Quando il difensore si avvicina, usa l’interno del piede forte per spingere rapidamente la palla lateralmente, facendola passare davanti al corpo. Con lo slancio del corpo, usa l’interno dell’altro piede per indirizzare la sfera in avanti, eludendo l’intervento dell’avversario.

UN EPISODIO INTERESSANTE: L’ALLENAMENTO CON IL BARÇA FUTSAL 

Come tutti coloro che hanno praticato Futsal, la passione per questa disciplina non termina mai. Nel 2013 Iniesta fu protagonista di uno spot dell’abbigliamento tecnico che lo sponsorizzava, nel quale raccontava il suo amore per questo sport che tanto lo ha appassionato da bambino e aiutato a crescere:

Ho iniziato giocando in spazi piccoli, tutto è partito da qui. Giocare a futsal adesso mi riporta alle mie radici. Negli spazi stretti devi trovare il modo per uscire, ogni volta con una soluzione diversa, perché essere prevedibili significa perdere. Quindi bisogna provare, rischiare, e impari in fretta che il possesso palla è tutto. Non importa dove giochi, questo è il mio campo“.

Durante questo spot Iniesta scese in campo per un allenamento con la squadra del Barcelona Futsal, la sezione professionista dedicata a questa disciplina del FC Barcelona, militante nella Primera División, la massima serie della Liga Spagnola di Futsal.

L’allenatore all’epoca era Carmona, uno degli allenatori di maggior successo del Barça Futsal, un maestro della tattica, che ha condotto i blaugrana alla vittoria di numerosi trofei nazionali e di altrettante Champions League.

Carmona raccontò così dell’allenamento con Iniesta: “Quando Iniesta si allenò con noi è stato per noi del Futsal un enorme riconoscimento. Ci siamo allenati con grandissimo rispetto perché potete immaginare se avessimo causato un infortunio a Iniesta”, disse sorridendo.

Iniesta si allenò con grande impegno e certamente il centrocampista Maestro è uno dei giocatori chiave del Barcelona di Guardiola perché ha praticato il Futsal da ragazzo.

Iniesta non ebbe difficoltà durante l’allenamento: “Oh, era molto bravo”, ricordò Carmona.

Interessante anche il commento con il punto di vista verso i giocatori di Futsal di Iniesta dopo l’allenamento: “Ciò che adoro è la loro abilità con la palla, l’intensità dei movimenti, i passi laterali, i blocchi, i passaggi”.

Continuò: “Abbasso il cappello di fronte ai giocatori di Futsal perché è uno sport estremamente difficile. Guardarlo in TV è diverso da quando lo alleni o lo giochi davvero. Sono davvero impressionanti gli elementi tattici e di movimento nel gioco“.

Insomma: il Barça di Guardiola era praticamente Futsal su campo grande — palleggio, triangoli, decisione in 1 secondo. Iniesta, uno dei giocatori dotati di maggior classe ed eleganza, era il giocatore più “futsal” di tutti. Senza Futsal niente Iniesta come lo conosciamo: sempre orientato nel controllo, dotato di visione periferica che gli consente di capire che succede anche dietro la nuca, veloce di testa prima che di gambe.

In Italia quando saremo pronti a investire per riservare al Futsal lo spazio che merita? Fintanto che non saremo pronti ad abbracciare e sostenere il cambiamento temo che sarà difficile avere degli Iniesta italiani.

BIO: LUCA INNOCENTI

Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21). 

Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5).

Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli. 

Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.

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